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Notizia di reato

29 Luglio 2015 |

Sommario

Inquadramento | Notizie di reato qualificate e non qualificate | Le singole notizie di reato qualificate | Esclusione dell'obbligo di denuncia nell'ambito dell'attività di investigazione difensiva (art. 334 bis c.p.p.) | Registro notizie di reato | Denuncia anonima | Aspetti processuali |

Inquadramento

Per notizia di reato (notitia crimins) si intende l’informazione ricevuta o appresa da parte del pubblico ministero o della polizia giudiziaria che un reato sarebbe stato commesso da una o più persone non identificate (notizia generica) o identificate (notizia specifica). L’acquisizione della notizia di reato è indispensabile affinché detti organi possano iniziare le indagini preliminari. La notizia di reato costituisce il presupposto del procedimento penale ma non fa parte di questo. L’art. 330 c.p.p. stabilisce che “il pubblico ministero e la polizia giudiziaria prendono notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato presentate a norma degli articoli seguenti…”

Notizie di reato qualificate e non qualificate

Nell’ambito delle notizie di reato esse si distinguono in notizie qualificate (o nominate) e qualificate (od innominate) .

La distinzione tra le due notitiae criminis configura un’attività di ricerca e ricognizione dell’informazione, connotata da differenti modalità di acquisizione della notizia. Nel caso della notizia qualificata, pubblico ministero e polizia giudiziaria svolgono un ruolo passivo, fungono da collettori di informazioni provenienti da canali qualificati.

Nel secondo caso (notizia non qualificata) si esplica una un’attività pre-procedimentale di ricerca e ricognizione dell’informazione proveniente da canali non qualificati.

Notizia nominata o qualificata. Sono notizie qualificate le denunce dei pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio (art. 331 c.p.p.) e dei privati (art. 333 c.p.p.), il referto (art. 334 c.p.p.), l’informativa della polizia giudiziaria (art. 347 c.p.p.) la querela (art. 337 c.p.p.).

Notizia innominata o non qualificata. È costituita dagli atti e dai fatti più vari. Trattasi di categoria “aperta” in cui possiamo inserire la conoscenza diretta del fatto, la confidenza privata, l’informazione giornalistica, il fatto notorio ecc. 

Le singole notizie di reato qualificate

Denuncia da parte di pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio (art. 331 c.p.p.)

I pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio, individuati secondo le nozioni fornite dagli artt. 357358 c.p.p., che nell’esercizio delle loro funzioni o del loro servizio hanno notizia di un reato perseguibile d’ufficio devono farne denuncia per iscritto anche quando non sia individuata la persona a cui il reato è attribuito.

Sono esclusi dal novero degli obbligati gli appartenenti alla polizia giudiziaria per i quali l’obbligo di riferire la notitia criminis è specificamente disciplinato dall’art. 347 c.p.p.

Il presupposto oggettivo per cui sorge l’obbligo di inoltrare la denuncia è la conoscenza di una notizia di reato, conoscenza che richiede dati obiettivi ed elementi essenziali, come previsto dall’art. 332 c.p.p., appresa nell’esercizio delle sue funzioni.

Presupposto soggettivo dell’obbligo di presentazione della denuncia è la qualifica di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio; mancando tale condizione si deve ritenere applicabile la fattispecie prevista dall’art. 333 c.p.p. (denuncia dei privati).

La denuncia deve essere presentata in forma scritta, senza ritardo, al pubblico ministero o ad un ufficiale di polizia giudiziaria, salvo specifiche deroghe previste dall’art. 221 norme di coord. c.p.p.

In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, la notificazione del processo verbale di contestazione redatto dagli ispettori del lavoro dalle Asl è condizione per la procedibilità dell'azione penale per cui, fino alla scadenza del termine fissato per l'adeguamento delle irregolarità riscontrate, il procedimento rimane sospeso e potrà riprendere solo quando venga accertata l'inosservanza delle prescrizioni impartite dagli organi accertatori (Cass. pen., Sez. III, 2 aprile 2013, n. 40740).

 

Denuncia da parte di privati (art. 333 c.p.p.)

La denuncia è la dichiarazione con cui una persona fisica può (facoltà) portare la commissione di reati perseguibili d’ufficio a conoscenza del pubblico ministero o della polizia giudiziaria, ad eccezione di alcuni casi determinati dalla legge per cui la denuncia è obbligatoria. Detta fattispecie è prevista dall’art. 364 c.p. che impone ad ogni cittadino di denunciare i delitti contro la personalità dello Stato punibili con l’ergastolo .

Per privato cittadino deve intendersi qualunque cittadino ma anche il pubblico ufficiale non appartenente alla polizia giudiziaria o incaricato di pubblico servizio che abbiano avuto conoscenza del fatto criminoso non nell’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio.

 

Referto (art.334 c.p.p.)

Il referto integra una denuncia obbligatoria la cui omissione è penalmente sanzionata (art. 365 c.p.p.) e consiste nella dichiarazione con cui l’esercente una professione sanitaria porta la comunicazione di un reato perseguibile d’ufficio, del quale abbia avuto notizia in occasione della prestazione della sua opera, a conoscenza del pubblico ministero o della polizia giudiziaria.

La categoria degli esercenti una professione sanitaria è piuttosto ampia . Vi rientrano i medici, i chirurghi, i veterinari, i farmacisti e pure le ostetriche, le assistenti sanitarie visitatrici e le infermiere diplomate.

Il referto deve essere fatto pervenire entro 48 ore o, se vi è pericolo nel ritardo, immediatamente. Sorge in presenza di una informazione penalmente rilevante nell’esercizio della professione sanitaria ma non sorge quando il referto esporrebbe la persona assistita ad un procedimento penale (per esempio il reato di rissa); non sussiste obbligo per il reato di lesioni colpose ad eccezione dell’ipotesi di lesioni gravi o gravissime causate dalla violazione delle norme in materia di infortunio sul lavoro.

 

In evidenza

L’omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio configura il reato previsto dagli art. 361 o 362 c.p.; l’omessa denuncia di reato da parte del cittadino configura il reato di cui all’art. 364 c.p.; l’omissione di referto integra il reato di cui all’art. 365 c.p.

Nel reato di omissione di referto, l'obbligo di riferire si configura per la semplice possibilità che il fatto presenti i caratteri di un delitto perseguibile di ufficio, secondo un giudizio riferito al momento della prestazione sanitaria in relazione al caso concreto, a differenza di quanto ricorre per la fattispecie di omessa denuncia, dove rileva la sussistenza di elementi capaci di indurre una persona ragionevole a ravvisare l'apprezzabile probabilità dell'avvenuta commissione di un reato, posto che, nell'illecito previsto dall'art. 365 c.p., la comunicazione fornisce, per vicende riguardanti la persona, elementi tecnici di giudizio a pochissima distanza dalla commissione del fatto, insostituibili ai fini di un efficace svolgimento delle indagini e del rispetto dell'obbligo di esercitare l'azione penale; ne consegue che il sanitario è esentato dall'obbligo di referto solo quando abbia la certezza tecnica dell'insussistenza del reato. (Fattispecie in cui la corte ha ritenuto corretta la condanna di due medici i quali, in relazione al decesso di un minore, pur avendo riconosciuto l'errore diagnostico di un collega, avevano omesso il referto, ritenendo, sulla base di valutazioni probabilistiche ed approssimative, che l'evento letale fosse comunque inevitabile, Cass. pen., Sez. VI, 29 ottobre 2013, n. 51780).

Esclusione dell'obbligo di denuncia nell'ambito dell'attività di investigazione difensiva (art. 334 bis c.p.p.)

Il difensore e gli altri soggetti di cui all’art. 391-bis (sostituto del difensore, investigatore privato autorizzato, consulente tecnico) non hanno obbligo di denuncia neppure relativamente ai reati dei quali abbiano avuto notizia nel corso delle attività investigative da essi svolte. L’esclusione deriva dal fatto che il difensore esercita un servizio di pubblica necessità. Si è escluso che, nell’esercizio delle funzioni difensive e nell’espletamento dell’attività di investigazione , il professionista e i collaboratori assumano la veste di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio .

 

 

Registro notizie di reato

Ogni notizia di reato, qualificata o non qualificata, acquisita dal pubblico ministero di propria iniziativa o comunicata da altri, comprese le condizioni di procedibilità, che rechino in sé la prima notizia di un reato deve essere iscritta, immediatamente, nell’apposito registro custodito presso l’ufficio. Il nome dell’indagato deve essere iscritto contestualmente o “nel momento in cui risulta”. L’iscrizione di reato deve avere luogo nello stesso giorno in cui la notizia di reato perviene alla procura della Repubblica.

Del registro delle notizie di reato esistono diversi modelli:

  • il modello 44, il registro delle notizie di reato a carico di persone ignote o, comunque, le notizie per il quali il pubblico ministero non è in grado di individuare la persona a cui attribuire il fatto al momento dell’iscrizione della notizia. Qualora in seguito alle indagini espletate sia individuata la persona cui il fatto è attribuito, dovrà procedersi a nuova iscrizione nel registro relativo alle persone note, ma dovrà essere indicato il numero del registro di provenienza, così da costituire segnalazione adeguata, per l’autorità giudiziaria procedente, in ordine al riferimento temporale della prima iscrizione.
  • il modello 21, il registro delle notizie di reato a carico di persone note, ove vengono iscritte le notizie di reato per le quali risulti individuato fin dall’origine il nome della persona;
  • il modello 21-bis per i reati attribuiti alla competenza del giudice di pace.

Esiste poi il modello 45 , denominato “registro degli atti non costituenti notizie di reato”, nel quale vengono inseriti gli atti e le informative prive di rilevanza penale (esposti in materia civile ed amministrativa, atti privi di senso, dal contenuto abnorme o assurdo, atti riguardanti eventi accidentali).

La funzione essenziale del registro è quella di attestare il dies a quo per la decorrenza di termini procedimentali. Dalla data di iscrizione della notitia criminis nel registro delle notizie a carico di ignoti decorre il termine semestrale entro il quale il pubblico ministero deve chiedere al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione della notizia di reato o l’autorizzazione a procedere ai sensi dell’art. 415, comma 1, c.p.p. Gli altri termini decorrono solo dalla registrazione del nome della persona cui il reato è attribuito, ad eccezione della richiesta di rito immediato da parte del pubblico ministero, ai sensi dell’art. 454 c.p.p., che deve avvenire entro novanta giorni dalla iscrizione della notizia di reato nel registro previsto dall’art. 335 c.p.p.

Il termine per l’esercizio dell’azione penale è di sei mesi dalla data in cui il nome della persona, alla quale il fatto è attribuito, è iscritto nel registro delle notizie di reato e di un anno se si procede per alcuno dei delitti indicati nell’art. 407, comma 2, lettera a).

I termini per l’espletamento delle indagini preliminari sono soggetti al regime della sospensione feriale.

Il pubblico ministero può richiedere la proroga del termine previsto dall’art. 405 c.p.p. I termini sono comunque ordinatori e non perentori.

Ai sensi dell’art. 335, comma 3, c.p.p. viene riconosciuto il diritto alla conoscenza della pendenza del procedimento per cui l’indagato, la persona offesa (ma non il danneggiato) ed i loro difensori possono richiedere che siano comunicate le iscrizioni contenute nel registro delle notizie di reato. La comunicazione è esclusa qualora si proceda per uno dei delitti di cui all’art. 407, comma 2, lett. a). È pure esclusa se sussistono specifiche esigenze investigative; in tal caso il pubblico ministero dispone con decreto motivato il segreto sulle iscrizione per un periodo non superiore a tre mesi e non rinnovabili.

 

In evidenza

Per nome dell’indagato si intende la completa identificazione dello stesso non essendo sufficiente la semplice indicazione di nome e cognome; ciò anche per gli effetti che ne derivano ai fini del computo della durata delle indagini e della utilizzabilità degli atti compiuti (Cass. pen., Sez. III, 18 maggio 2015, n. 20415).

In tema di iscrizione della notizia di reato nel registro di cui all’art. 335 c.p.p., il pubblico ministero, non appena riscontrata la corrispondenza di un fatto di cui abbia avuto notizia ad una fattispecie di reato, è tenuto a provvedere alla iscrizione della notitia criminis senza che possa configurarsi un suo potere discrezionale al riguardo. Ugualmente una volta riscontrati, contestualmente o successivamente, elementi obiettivi di identificazione del soggetto cui il reato è attribuito il pubblico ministero è tenuto ad iscriverne il nome con altrettanta tempestività (Cass. pen., Sez. un.24 settembre 2009, n. 40538).

In tema di azione penale, mentre il procedimento attivato a seguito di iscrizione degli atti nel registro previsto dall’art. 335 c.p.p. (c.d. "mod. 21") ha come esito necessitato l'inizio dell'azione penale o la richiesta di archiviazione, l'iscrizione di atti nel registro non contenente notizie di reato (c.d. "mod. 45") può sfociare o in un provvedimento di diretta trasmissione degli atti in archivio da parte del pubblico ministero in relazione a quei fatti che fin dall'inizio appaiano come penalmente irrilevanti, o può condurre al medesimo esito della procedura prevista per le ordinarie notitiae criminis, qualora siano state compiute indagini preliminari o il fatto originario sia stato riconsiderato o comunque sia sopravvenuta una notizia di reato. In questo secondo caso, l'eventuale richiesta di archiviazione non è condizionata dal previo adempimento, da parte del pubblico ministero, dell'obbligo di reiscrizione degli atti nel registro "mod. 21", in quanto la valutazione, esplicita o implicita, circa la natura degli atti spetta al titolare dell'azione penale indipendentemente dal dato formale dell'iscrizione in questo o quel registro, e al giudice per le indagini preliminari non è riconosciuto alcun sindacato né su quella valutazione né sulle modalità di iscrizione degli atti in un registro piuttosto che in un altro (Cass pen., Sez. III, 2 ottobre 2014, n. 40813).

Denuncia anonima

La denuncia anonima non costituisce notizia di reato: l’attività di indagine presuppone che una notitia criminis sia pervenuta all’autorità giudiziaria in forma sufficientemente dettagliata in modo che possa delinearsi un fatto che abbia le connotazioni essenziali di una fattispecie criminosa tanto da poter dar luogo all’iscrizione nel registro delle notizie di reato, onde per cui delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso , salvo quanto disposto dall’art. 240 c.p.p.

 

Eccezioni al divieto di uso di denunce anonime

Tuttavia non si esclude che il pubblico ministero e la polizia giudiziaria possano trovare utile spunto per l’attività da una fonte anonima per cui la notitia criminis appresa dagli organi requirenti, a seguito di indagini disposte sulla base di una denuncia anonima, debba essere immediatamente registrata.

 

In evidenza

La denuncia anonima non può essere probatoriamente utilizzata e, quindi, in base ad essa non è possibile procedere ad atti quali le intercettazioni telefoniche che presuppongono l’esistenza di indizi di reato; tuttavia, le notizie ivi contenute possono e debbono, in virtù del principio di obbligatorietà dell’azione penale, costituire spunti per l’investigazione del pubblico ministero o della polizia giudiziaria al fine di assumere dati conoscitivi diretti a verificare se dall’anonimo possano ricavarsi gli estremi utili per la individuazione di una valida notizia criminis. (Nella specie il P.M., ricevuto uno scritto anonimo che ipotizzava gravi reati contro la P.A. ha operato una iscrizione nel registro delle notizie di reato a carico di ignoti per il delitto di calunnia, avviando investigazioni utili sia a individuare l’anonimo che a chiarire i fatti da quest’ultimo rappresentati, le quali, pur non consentendo l’individuazione dell’anonimo, avevano tuttavia, consentito l’emersione di gravi indizi di reato contro la P.A. in relazione ad una gara di appalto; la suprema corte ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il tribunale del riesame ha ritenuto la legittimità delle intercettazioni telefoniche richieste dal P.M. in relazione a due ipotesi di reato alternative, di cui sussistevano gravi indizi: calunnia contenuta nell’anonimo o gravi reati contro la P.A. emergenti dalle indagini di polizia giudiziaria. Cass. pen., Sez. V, 28 ottobre 2008, n. 4329).

Aspetti processuali

La notizia di reato costituisce il presupposto del procedimento penale ma non fa parte di questo. Il procedimento inizia con il primo atto di indagine preliminare compiuta dal pubblico ministero o dalla polizia giudiziaria dopo l’acquisizione della notizia.

La notizia di reato non costituisce fonte o mezzo di prova. Disposto il rinvio a giudizio dell’imputato essa rimane inclusa nel fascicolo del pubblico ministero; viene immessa nel fascicolo del dibattimento solo in quanto costituisca condizione di procedibilità (art. 431, lett. a)) ma in tal caso prova solo l’esistenza di quest’ultima e non la commissione del reato (art. 511, comma 4, c.p.p.).

 

 

 

 

 

 

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