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Notificazioni

Sommario

Inquadramento | Organi delle notificazioni | Schema delle notificazioni | I mezzi tecnici idonei. Notificazioni via P.E.C. | Le notificazioni urgenti | Le notificazioni all'imputato | Irreperibile e sospensione del processo |

Inquadramento

Le notificazioni sono lo strumento, a forma vincolata, attraverso il quale gli atti del procedimento sono portati a conoscenza di soggetti diversi dal loro autore.

Esse costituiscono il procedimento diretto a costituire la conoscenza legale dell’atto notificato in capo al destinatario. La violazione delle disposizioni in materia comporta la nullità della notifica e, dunque, degli atti successivamente compiuti (art. 178, lett. c), c.p.p.). Oltre alle ipotesi di nullità di ordine generale di cui all'art. 178 c.p.p., il legislatore dedica una disposizione specifica alla nullità delle notificazioni (art. 171 c.p.p.); segno, questo, del particolare rilievo che la questione assume ai fini della correttezza dell'intero sviluppo del procedimento. Le nullità delle notifiche, infatti, possono riverberare i propri effetti sulla validità dell’intero procedimento; il che spiega la cautela con la quale il legislatore ne ha circoscritto il regime di invalidità.

 

Organi delle notificazioni

Il soggetto materialmente deputato alla notificazione è l’ufficiale giudiziario (o chi ne esercita le funzioni, ad esempio il messo di conciliazione) del luogo ove la notifica deve essere eseguita ovvero quello funzionalmente competente in ragione dell’ufficio giudiziario procedente.

Egli, quale pubblico ufficiale, consegna – personalmente o per mezzo del servizio postale – copia (integrale o per estratto) dell’atto alla persona del destinatario o ad altra persona abilitata a riceverlo, procedendo all’accertamento della conformità tra l’originale dell’atto da notificare e la copia notificata, come risulta dalla relata di notifica, che è atto fidefacente. In caso di difformità tra l’originale e la copia consegnata al destinatario, per quest’ultimo farà fede la copia consegnata.

In presenza di procedimenti con detenuti ed in quelli davanti al tribunale del riesame, la notificazione può eseguirla – su disposizione del giudice e nei casi di urgenza – la polizia penitenziaria del luogo in cui i destinatari sono detenuti. Della polizia giudiziaria può avvalersi anche il pubblico ministero nei soli casi di atti di delega d’indagine (art. 151 c.p.p.).

Anche il giudice ed il P.M. possono effettuare attività equipollenti alla notifica dando lettura dei provvedimenti alle persone presenti e gli avvisi ex art. 148, comma 5, e 151, comma 3, c.p.p. Si tratta delle c.d. notificazioni de praesenti, le quali producono gli stessi effetti delle notificazioni, purché siano soddisfatti due requisiti:

  1. i destinatari del provvedimento siano presenti al momento della lettura;
  2. di tale accadimento sia dato atto a verbale.

L'equipollenza di tale strumento alle notificazioni si estende non solo nei confronti dell'imputato che sia rappresentato dal proprio difensore di fiducia ma anche in caso di difensore d'ufficio ovvero di mero sostituto processuale del difensore di fiducia (Cass. pen, Sez. VI, 11 gennaio 1996, n. 2693; Cass. pen., sez. II, 27 settembre 1999, n. 4000).

Schema delle notificazioni

Nella sua configurazione essenziale, il procedimento di notifica si sviluppa lungo le seguenti fasi:

  • di impulso (iniziativa di portare l’atto a conoscenza del destinatario);
  • esecutiva (consegna dell’atto da notificare al destinatario del medesimo, ovvero a persona legittimata a riceverlo, convivente, portiere o chi ne fa le veci: sono i cc.dd. consegnatari, nel luogo indicato dalla legge);
  • di documentazione dell’attività svolta (relazione di notifica).

 

In evidenza

Nel procedimento di notificazione il destinatario dell’atto è colui al quale l’atto è diretto.

Il consegnatario dell’atto è, invece, colui che è legittimato a ricevere l’atto in luogo del destinatario diretto.

 

L’istanza che dà impulso alla notifica deve essere formulata da una delle parti che il legislatore individua come legittimata e, pertanto, giudice, P.M. e parti private. La superiore precisazione ha ricadute in punto di validità dell’atto tutte le volte in cui la notifica si avvii sulla base dell’istanza di un soggetto non legittimato. In questi casi la notifica non è idonea a produrre l’effetto conoscitivo.

Lo schema generale di esecuzione delle notifiche è individuato negli artt. 157, commi da 1 a 5 e comma 8, c.p.p. e nell’art. 163 c.p.p. Il primo si occupa di individuare il luogo della notifica ed i consegnatari; il secondo estende le disposizioni dell’art. 157 c.p.p. alle notifiche successive alla prima. Con la precisazione che per le parti private diverse dall’indagato o imputato il luogo delle notifiche successive alla prima deve essere individuato nel difensore

I mezzi tecnici idonei. Notificazioni via P.E.C.

Con riferimento all’esecuzione delle notifiche viene in rilievo il disposto dell’art. 148, comma 2-bis, c.p.p., il quale, nel consentire all’autorità giudiziaria (ivi compreso il P.M.) di notificare ai difensori con mezzi tecnici idonei, vale ad esprimere l’esigenza del legislatore di accelerare i tempi del procedimento notificatorio tutte le volte in cui il progresso tecnologico lo consenta (Cass. pen., Sez. IV, 21 marzo 2007, n. 24842).

La disposizione di cui all’art. 148, comma 2-bis, c.p.p. utilizza una formulazione “aperta”: non sono specificati nel dettaglio i mezzi tecnici idonei, permettendo l’automatico adeguamento della prassi agli sviluppi tecnologici. In questa prospettiva, il riferimento ai mezzi tecnici idonei è, oggi, senz’altro idoneo a ricomprendere le notifiche a mezzo P.E.C.

 

QUALI SONO LE NOTIFICHE OBBLIGATORIE VIA PEC?

Obbligatorie

Non obbligatorie

 

L’art. 150 c.p.p. fa invece riferimento all’esigenza di superare il rigido schematismo formale imposto dagli artt. 157 c.p.p. e art. 163 c.p.p. tutte le volte in cui sussistono circostanze particolari. Si tratta, dunque, di uno strumento consegnato ai soggetti del procedimento che consente di bilanciare l’interesse dei medesimi alla notifica con quello del possibile destinatario al corretto svolgimento del procedimento notificatorio. Sarà il giudice a verificare sia l’esistenza dei casi particolari, sia l’idoneità dei mezzi, compendiandosi il suo giudizio nel decreto motivato che dispone la notifica.

L’art. 150 c.p.p. non trova applicazione con riferimento all’imputato o indagato. Si è posto il problema se possono essere effettuate all’imputato domiciliato presso il difensore le notifiche con mezzi tecnici idonei ex art. 148, comma 2-bis, c.p.p.. Sul punto Cassazione a Sezioni unite ha chiarito che l’art. 148, comma 2-bis, c.p.p. è una disposizione di ordine generale e l’art. 157, comma 8-bis, c.p.p. è un’ipotesi particolare della prima. Sono, perciò, da ritenersi valide le notifiche all’imputato presso il difensore con mezzi tecnici idonei (Cass. pen., Sez. un., 28 aprile 2011, n. 28451).

L'ufficio competente, a seguito del relativo provvedimento dispositivo del giudice, provvede alla notifica con l'espresso obbligo di attestazione, in calce all'atto notificato, della trasmissione del contenuto originale dell'atto stesso.

La mancata attestazione dell'originale dell'atto non determina inesistenza o nullità dello stesso ma una mera irregolarità (Cass. pen., sez. I, 11 dicembre 2002, n. 217). Il difensore che non abbia ricevuto l'atto potrà solo effettuare esplicita contestazione in tal senso (Cass. pen., Sez. IV, 21 marzo 2007, n. 24842).

Per completare il discorso sulle notificazioni ex artt. 148, comma 2-bis, 149 e 150 c.p.p. va, infine, precisato che le Sezioni Unite (sent. n. 26 giugno 2015, in corso di pubblicazione) hanno chiarito che sono valide le notificazioni effettuate via PEC a persona diversa dall’imputato da parte degli Uffici di cui ai Tribunali già autorizzati ex art. 51 d.l. 25 giugno 2008 n. 112 e successivi decreti attuativi.

Il dubbio in ordine alla validità delle summenzionate notifiche è derivato dalla serie di norme speciali che, nel regolare la materia, si sono susseguite nel tempo senza un’adeguata disciplina di diritto intertemporale.

L’art. 16 d.l. n. 179 del 18 ottobre 2012 ha, infatti, disposto che nei procedimenti penali le comunicazioni e notificazioni a persona diversa dall’imputato da effettuarsi da parte della cancelleria siano effettuate esclusivamente per via telematica a norma degli artt. 148, comma 2-bis, 149, 150 e 151, comma 2, c.p.p., abrogando, contestualmente, i commi da 1 a 4 dell’art. 51 del d.l. 112/2008, che già consentiva tale modalità di notifica in favore di quei Tribunali a ciò debitamente autorizzati con decreto.

Va ancora aggiunto che l’art. 1, comma 19 punto 1 lett. a) e b), l. 228/2012 ha introdotto la lettera c-bis) al comma 9 dell’art. 16 d.l. n. 179/2012, disponendo che le disposizioni dei commi da 4 a 8 dello stesso articolo acquistano efficacia a decorrere dal 15 dicembre 2014 per le notificazioni a persona diversa dall’imputato nei procedimenti dinanzi ai tribunali ed alle corti di appello.

Si è, conseguentemente, posto il problema della validità delle notifiche effettuate a persona diversa dall’imputato via PEC da parte delle cancelleria di quei Tribunali che erano stati autorizzati alle notificazioni telematiche in forza dell’art. 51 d.l. 25 giugno 2008 n. 112, che, come visto, è stato successivamente abrogato dall’art. 16 d.l. n. 179/2012.

Le possibili soluzioni interpretative erano due: (i) considerare assorbente la disciplina di cui all’art. 16 d.l. 179/2012 e, conseguentemente, nulle le notifiche effettuate in forza dell’abrogata disciplina di cui all’art. 51 d.l. 112/2008; (ii) ovvero, ritenere che le disposizioni di cui all’art. 16 d.l. 179/2012 siano applicabili sono agli uffici giudiziari che non siano già stati autorizzati alle notifiche via PEC in forza dei decreti ministeriali autorizzativi indicati dal menzionato art. 51 d.l. 112/2008.

Quest’ultima è la soluzione fatta propria dalla Cassazione a Sezioni Unite.

 

Le notificazioni urgenti

Per una maggiore celerità nell'attività di notificazione, il legislatore ha previsto con l'art. 149 c.p.p. le notifiche urgenti tramite telefono e telegrafo.

L'unico soggetto legittimato a disporre di tale strumento è il giudice, che può provvedervi d'ufficio o su sollecitazione delle altre parti. Destinatari di tali forme di notifica sono tutti i soggetti diversi dall'imputato e dall'indagato per il quale, invece, trovano applicazione le norme ordinarie.

Quanto alla tipologia di atto da notificare, l’art. 149 c.p.p. fa riferimento ai soli avvisi e alle comunicazioni. Si attribuisce valore di notificazione soltanto alla comunicazione telefonica che sia seguita da un telegramma inviato al destinatario dell’avviso per dare conferma della comunicazione effettuata.

La necessità o meno del telegramma ha creato un acceso dibattito in dottrina ed in giurisprudenza, in particolare in tema di avviso al difensore della fissazione dell’udienza di convalida per l’arresto o del fermo (art. 390, comma 2, c.p.p.) o dell’interrogatorio di garanzia (art. 294 c.p.p.). Da una parte, si è sostenuto che l’avviso al difensore di fiducia dato tramite telefono, ma non seguito dal telegramma, non completasse il procedimento di notificazione urgente (Cass. pen., Sez. VI, 6 luglio 2010, n. 27088).

Dall’altra, si è sostenuta la irrilevanza dell’adempimento in questione (Cass. pen., Sez. I, 4 giugno 1993).

Le Sezioni unite della Cassazione hanno chiarito che è necessario distinguere tra il dare avviso e il notificare avviso:

  • nella prima ipotesi è sufficiente procurare al destinatario dell’avviso l’effettiva conoscenza della notizia, anche se questa è comunicata con forme diverse da quelle prescritte per le notificazioni;
  • nel secondo caso (notificare un avviso) la conoscenza degli atti deve essere necessariamente acquisita nei modi stabiliti dalle norme sulle notificazioni (Cass. pen., Sez. un., 12 ottobre 1993, n. 23). Da qui la rilevanza del telegramma di conferma.

Le notificazioni all'imputato

Particolare attenzione il codice dedica alle notifiche all’imputato o indagato.

Il procedimento di notifica all’imputato si distingue a seconda che lo stesso si trovi o meno in stato di detenzione e se si tratti della prima notificazione o delle successive.

Con riferimento alla prima notificazione all’imputato libero che non abbia eletto o dichiarato domicilio (art. 157 c.p.p.)la ricerca del destinatario sarà effettuata presso:

  1. casa di abitazione;
  2. luogo di lavoro (in alternativa tra loro);
  3. in subordine, luogo di temporanea dimora o recapito.

Nei luoghi suddetti l'atto può essere consegnato:

  1. a mani proprie dell'imputato: la notifica sarà valida ovunque venga effettuata;
  2. a mani di terzi qualificati: convivente o, in mancanza, il portiere. L'atto viene consegnato in busta chiusa e sigillata con sottoscrizione del portiere sull'originale ed invio al destinatario di raccomandata A/R per informarlo dell'avvenuta notifica;
  3. presso la casa comunale: soltanto dopo un secondo accesso nei luoghi sopra indicati. L’avviso di deposito viene affisso alla porta di abitazione dell'imputato e comunicato con raccomandata A/R.

L’omissione di uno dei passaggi previsti dall’art. 157, commi da 1 a 8, c.p.p. determina la nullità assoluta della notifica (Cass. pen., Sez. IV, 11 ottobre 2005, n. 41649).

Per l’imputato detenuto la disciplina delle notificazioni non ha destato particolari problemi interpretativi e si può rinviare alla lettura degli artt. 156 e 161, comma 3, c.p.p.. Diversamente per le notifiche all’imputato non detenuto.

La disciplina delle notifiche successive alla prima all’imputato non detenuto ha costituito oggetto di dibattito con l’introduzione dell’art. 157 comma 8-bis c.p.p. (l. 60/2005). La norma ha previsto che le notifiche successive alla prima vengano effettuate consegnando l'atto al difensore di fiducia dell’imputato (anche mediante mezzi tecnici idonei), salvo che questi non dichiari immediatamente all'autorità che procede di non accettare la notificazione.

 

Orientamenti a confronto. Rinuncia alla domiciliazione forzosa

Rinuncia alla domiciliazione forzosa contenuta nella nomina

  • Sempre ammessa

Rinuncia alla domiciliazione forzosa non contestuale alla nomina

  • Secondo un primo orientamento: il difensore ha l’onere di rifiutare l’incarico senza indugio e, pertanto, senza che decorra un apprezzabile lasso di tempo tra accettazione dell’incarico e dichiarazione di rifiuto;
  • Secondo altro orientamento: la rinuncia può essere effettuata contestualmente e fino alla prima delle notifiche al difensore ex art. 157, comma 8-bis, c.p.p.

Il comma in esame ha creato un forte contrasto interpretativo: da un lato, circa l’ambito di applicazione dell’art. 157, comma 8-bis, c.p.p., dall’altro, circa l’eventuale prevalenza o meno del c.d. domicilio “forzoso” (comma 8-bis cit.) rispetto al domicilio eletto o dichiarato ovvero al domicilio determinato di cui rispettivamente all'art. 161, commi 1 e 2, c.p.p.

Ad alimentare il dibattito ha contribuito la poca chiarezza dell’art. 157, comma 8-bis, c.p.p. e la scelta del legislatore di interpolarlo.

Secondo alcuni la indicazione di un comma 8-bis, anziché un comma 9, varrebbe ad individuare il luogo della notifica solo nell’ipotesi in cui sia stato necessario procedere alla prima notifica mediante deposito alla casa comunale. Esso cioè non sarebbe applicabile tutte le volte in cui la prima notifica è avvenuta nei luoghi indicati all'art. 157, commi 1 e 2,c.p.p..

Tale interpretazione è stata superata dalla Cassazione: la lettera della norma si riferisce a tutte le ipotesi di notifica di cui ai primi otto commi dell’art. 157 c.p.p. (Cass. pen., sez. IV, 11 ottobre 2005, n. 41649).

La superiore conclusione se, da un lato, ha offerto al comma 8-bis un maggiore campo di applicazione, dall’altro ha accentuato l'esigenza di coordinare tale disposizione con i primi due commi dell’art. 161 c.p.p. Tutte le disposizioni sopra citate si occupano, infatti, delle notifiche successive alla prima fatte all'imputato.

 

Luoghi della notifica successiva alla prima all'imputato non detenuto

Art. 157, comma 8-bis, c.p.p.

Salva l'elezione o dichiarazione di domicilio e solo nelle ipotesi di nomina del difensore di fiducia

Art. 161, commi 1 e 4, c.p.p.

Ipotesi di preliminare “contatto” con l'imputato o indagato

Art. 161, commi 2 e 4, c.p.p.

Ipotesi di mancato “contatto” preliminare con l'imputato o indagato

  • Al difensore, anche con mezzi tecnici idonei. È ammesso il rifiuto immediato della domiciliazione (c.d. domicilio forzoso).
  •  Nel domicilio dichiarato o eletto;
  • in caso di mancata dichiarazione o elezione di domicilio, ovvero di inidoneità o insufficienza della medesima, presso il difensore di fiducia o di ufficio. Non è consentito il rifiuto della domiciliazione (c.d. domicilio legale). Delle conseguenze della mancata, insufficiente o inidonea elezione o dichiarazione di domicilio è dato avvertimento all'imputato o indagato;
  • nelle ipotesi di modificazione del domicilio dichiarato o eletto e di mancata comunicazione del nuovo domicilio per caso fortuito o forza maggiore, le notificazioni si eseguono nei luoghi di cui agli artt. 157 c.p.p. e art. 159 c.p.p.
  • Nel domicilio dichiarato o eletto;
  • in caso di mancata dichiarazione o elezione di domicilio, ovvero di inidoneità, mancanza o insufficienza della medesima, presso il luogo dell'ultima notificazione (c.d. domicilio determinato). Delle conseguenze della mancata, insufficiente o inidonea elezione o dichiarazione di domicilio è dato avvertimento all'imputato o indagato;
  • in caso di impossibilità di notificazione nel domicilio determinato, mediante consegna al difensore di fiducia o di ufficio. Non è consentito il rifiuto della domiciliazione.

La dichiarazione o elezione di domicilio è valida per ogni stato e grado del procedimento (art. 164 c.p.p.).

Nelle ipotesi in cui l'art. 157 comma 8-bis c.p.p. non opera – ivi compresa quella di rifiuto alla domiciliazione da parte del difensore – il sistema delle notifiche successive alla prima è regolato nella sua interezza dall’art. 161, commi 1, 2 e 4, c.p.p. In casi simili la notifica, salva l’elezione o la dichiarazione di domicilio, verrà sempre effettuata presso il difensore (che paradossalmente non potrà comunque rifiutare l'atto) o nel domicilio determinato (art. 161, comma 2, c.p.p.).

I problemi pratici di maggiore interesse attengono all’applicazione della clausola di salvaguardia di cui all'art. 157, comma 1, c.p.p. (il quale fa salvo il domicilio eletto o dichiarato) e all’individuazione del residuo spazio di applicazione da assicurare all’art. 161, comma 2, c.p.p.

Sotto il primo profilo è stato ritenuto che il domicilio forzoso di cui all'art. 157, comma 8-bis,c.p.p., dovesse prevalere rispetto al domicilio dichiarato o eletto in sede di primo contatto con l’imputato o indagato ex art. 161, comma 1, c.p.p. (Cass. pen., Sez. III, 20 settembre 2007, n. 41063). Soluzione, questa, che contrasta con la lettera dell’art. 161, comma 1, c.p.p. nella parte in cui assicura all’imputato o indagato che le notifiche successive alla prima verranno effettuate al domicilio eletto o dichiarato. La tesi è stata, pertanto, superata da Cass. pen., Sez. un., 27 marzo 2008, n. 19602, che ha affermato che le notifiche successive alla prima vanno sempre effettuate nel domicilio dichiarato o eletto.

Quanto, invece, ai rapporti tra l'art. 157, comma 8-bis, c.p.p. e l'art. 161 comma 2, c.p.p. è stato chiarito che le notifiche successive alla prima, in caso di mancata dichiarazione o elezione di domicilio da parte dell'imputato, vadano effettuate presso il difensore di fiducia. L'art. 161, comma 2, c.p.p., pertanto, opererà solo in caso di mancata elezione o dichiarazione di domicilio e contestuale assenza o rifiuto del difensore di fiducia.

Rimane certo che l'introduzione dell'art. 157, comma 8-bis, c.p.p. avrebbe imposto anche la modifica del tenore degli avvisi di cui all'art. 161, commi 1 e 2, c.p.p., atteso che, nel caso di mancata elezione o dichiarazione di domicilio, e contestuale nomina del difensore di fiducia, le notifiche non verranno eseguite nel domicilio determinato, ma in quello forzoso. La discrasia tra l'informazione che, ai sensi dell'art. 161 c.p.p., l'imputato o indagato riceve, e quanto, invece, effettivamente disposto dall'art. 157, comma 8-bis, c.p.p., è destinata a dare luogo ad una irregolarità, non sanzionabile con la nullità della notifica.

L'art. 163 c.p.p. dispone che le notifiche successive alla prima siano effettuate ai sensi dell'art. 157 c.p.p. in quanto applicabili. Il rinvio, pacificamente, va inteso alla sola disciplina dei consegnatari individuati dall'art. 157 c.p.p.

 

Casi particolari

Imputato latitante o evaso

Art. 165 c.p.p.: consegna di copia al difensore.

Imputato interdetto o infermo di mente

Art. 166 c.p.p.: consegna al difensore e contestuale notifica dell'atto al tutore o al curatore speciale (art. 71 c.p.p.).

Prima notificazione all'imputato in servizio militare

Art. 158 c.p.p.: consegna alla persona nel luogo in cui il destinatario risiede per ragioni di servizio. In mancanza, deposito presso l'ufficio del comandante.

 

Irreperibile e sospensione del processo

Irreperibile e sospensione del processo

Lo statuto dell’imputato irreperibile è stato di recente oggetto di modifiche per effetto della l. 67/2014 che, nell’ambito di un più complesso disegno riformatore, e pur non mutando il regime delle notificazioni, ha introdotto una causa di sospensione del processo a carico dell’imputato che sia assente inconsapevole nel processo a suo carico.

La l. 67/2014, inoltre, ha valorizzato la conoscenza effettiva degli atti notificati, prevedendo la soppressione del processo in contumacia. Al di fuori dei casi di assenza (art. 420-bis c.p.p.), impedimento a comparire (art. 420-ter c.p.p.) o nullità dell’avviso di udienza all’imputato, è fatto onere al giudice di rinviare l’udienza e disporre che il relativo avviso sia notificato personalmente all’imputato tramite polizia giudiziaria. Se tale notifica non riesce il processo deve essere sospeso.

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