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Irreperibilità

Sommario

Inquadramento | Omessa notifica ex art. 157 c.p.p. | Le nuove ricerche | Il decreto di irreperibilità | Gli effetti | La sospensione del processo per gli irreperibili |

Inquadramento

Nel lessico processuale il sostantivo irreperibilità qualifica la situazione di quell'imputato al quale non è stato possibile notificare gli atti del procedimento penale mediante le forme dell'art. 157 c.p.p. e che appare introvabile anche dopo che l'autorità preposta ai relativi accertamenti ha svolto quelle apposite ricerche che il legislatore impone di compiere prima dell'emissione del decreto che certifica questa situazione.

Omessa notifica ex art. 157 c.p.p.

La prima condizione affinché si possa giungere alla dichiarazione di irreperibilità è, come sottolinea l'art. 159 c.p.p., che non sia stato possibile eseguire le notificazione all'imputato nei modi previsti dall'art. 157 c.p.p. Quest'ultima disposizione prevede in proposito che, salva l'ipotesi degli artt. 161 e 162 c.p.p., la prima notificazione all'imputato non detenuto deve essere effettuata mediante consegna diretta nelle mani dell'interessato.

Allorché questo non sia possibile, lo stesso articolo prevede due ipotesi sussidiarie. La prima prevede la notifica nella casa in cui il destinatario abita, o dove lavora, con consegna della copia dell'atto a un convivente, al portiere o a chi ne fa le veci. La seconda eventualità si apre laddove siano sconosciuti questi luoghi: in questo caso la notificazione sarà eseguita nel  luogo ove l'imputato abbia temporanea dimora o recapito, con consegna anche in questo caso della copia dell'atto ad una delle suddette persone. Completano la disciplina la previsione di una serie di precauzioni volte a garantire che, anche in questi casi,  l'imputato possa comunque ottenere una conoscenza effettiva dell'atto che gli deve essere notificato.

Le nuove ricerche

L'impossibilità per l'autorità giudiziaria di notificare all'imputato con le forme ordinarie obbliga la stessa ad effettuare nuove ricerche al fine di rintracciarlo.

 

In evidenza

Al fine di svolgere le nuove ricerche l'autorità giudiziaria (pubblico ministero e giudice) può avvalersi, secondo quanto previsto dall'art. 61 disp. att. c.p.p., della polizia giudiziaria, che all'esito dei propri accertamenti dovrà redigere una minuziosa relazione dalla quale dovranno emergere, innanzitutto chi ha eseguito le ricerche, i luoghi in cui sono state svolte, i nomi dei familiari dell'imputato rinvenuti e le notizie dagli stessi fornite circa il luogo in cui il loro congiunto si trova.

 

I luoghi in cui queste indagini devono, obbligatoriamente, essere compiute vengono individuati dall'art. 159 c.p.p. nel luogo di nascita, ultima residenza o dimora anagrafica, sede del lavoro abituale ed infine presso l'amministrazione carceraria centrale.

Giova in proposito sottolineare che quest'elenco non assume carattere esclusivo. L'avverbio particolarmente lascia difatti aperta la possibilità di ricercare anche altrove l'imputato ed in particolare in quei luoghi ove è possibile che si possano assumere delle informazioni sulla reperibilità dello stesso. A condizione naturalmente che comunque si svolgano ricerche presso i luoghi indicati nell'art. 159 c.p.p. 

L'attuale formulazione della disposizione normativa fa poi trasparire che, a differenza della precedente disciplina, le nuove ricerche devono essere eseguite cumulativamente e non alternativamente o parzialmente nei luoghi indicati. 

Laddove questo non avvenga si condizionerà la validità del successivo decreto di irreperibilità emesso sulla base di ricerche incomplete. In particolare si è sottolineato che ove le indagini non vengano compiute in tutti i luoghi positivamente indicati si genererà la nullità assoluta del decreto di irreperibilità e delle conseguenti notificazioni se attinenti alla citazione a giudizio dell'imputato (Cass. pen., Sez. V, n. 44375/2014; Cass. pen., Sez. III, . 9244/2010; Cass. pen., Sez. II, n. 40041/2009).

Presupposto implicito di queste nuove richieste è ovviamente che ci si trovi nella obiettiva possibilità di poterle compiere ossia che si sia a conoscenza del luogo di nascita, di ultima residenza e degli altri specificamente indicati (Cass. pen., Sez. III, n. 17458/2012).

La particolare accuratezza che deve essere impiegata nello svolgimento delle ricerche dell'imputato che, di fatto, costituisce l'effettiva garanzia dell'intero meccanismo, impone che non ci si accontenti di mere acquisizioni formali (come quelle dei certificati anagrafici), poiché il termine ricerca utilizzato dal legislatore evoca appunto l'idea di una vera e propria attività investigativa che deve essere svolta per raggiungere il risultato di rintracciare l'imputato.

Una ricerca che per essere effettiva deve essere orientata in tutti quei posti in cui vi sia la possibilità di trovare l'imputato, compresa quindi una dimora temporanea: questo appare l'unico modo per dimostrare di aver fatto realmente di tutto per raggiungere lo scopo al quale è finalizzata l'attività investigativa (Cass. pen., Sez. V, n. 33070/2005).

Lo stesso rigore si deve adottare anche nel caso di trasferimento all'estero dell'imputato poiché fatta eccezione per l'ipotesi in cui si ignori l'esatto recapito all'estero dell'imputato (Cass. pen., Sez. I, n. 27552/2010), nel caso in cui dalle ricerche effettuate sul territorio nazionale siano emersi elementi in grado di individuare una precisa località straniera ove l'imputato dimori o eserciti abitualmente la sua attività lavorativa sarà onere dell'autorità giudiziaria estendere anche li le proprie ricerche per accertare l'esatto indirizzo dell'imputato (Cass. pen., Sez. V, n. 17690/2010; Cass. pen., Sez. II, n.22662/2009; Cass. pen., Sez. III, n. 30600/2004).

Diversa la situazione in cui l'imputato, residente o dimorante in luogo certo straniero, rifiuti di ricevere la raccomandata contente l'invito ad eleggere domicilio in Italia e ne ometta il ritiro all'ufficio postale competente in quanto in questi casi la compiuta giacenza perfeziona la procedura di notifica con impossibilità di dichiarare l'irreperibilità dell'imputato (Cass. pen., Sez. III, n. 19735/2010).

Il decreto di irreperibilità

Nell'ipotesi in cui anche le nuove ricerche dell'imputato diano esito negativo l'autorità giudiziaria emette il decreto di irreperibilità designando un difensore a colui che ne sia privo, disponendo contestualmente che allo stesso venga notificato l'atto. Da questo momento l'irreperibile è rappresentato dal suo difensore.

Quest'ultima espressione deve essere intesa con giudizio. L'attribuita rappresentanza al difensore vale, evidentemente, ai fini delle notificazioni e non per il compimento di quegli atti personalissimi che possono essere posti in essere solo dall'imputato o da un suo procuratore.

Dalla precisazione che la notificazione sia eseguita mediante consegna di copia al difensore deriva che non sia affatto necessario procedere ad una duplice notifica, tanto del decreto di irreperibilità (Cass. pen., Sez. VI, n. 11667/2006) quanto del decreto che dispone il giudizio (Cass. pen., Sez. III, n. 7474/2008).

L'irreperibilità ha natura processuale e non ha valore assoluto ma relativo fotografando, di fatto, una situazione che si presenta in un dato momento all'autorità giudiziaria che nonostante gli sforzi compiuti non sia riuscita ad individuare i luoghi ove trovare l'imputato. Per la validità del relativo decreto rilevano le notizie conosciute o conoscibili al momento della sua emissione, irrilevanti, per la legittimità della procedura, quelle assunte ex post (Cass. pen., Sez. V, n. 3285/2000) tanto da doversi ritenere abnorme il provvedimento che dichiari la nullità del decreto di irreperibilità perché successivamente alla sua emissione siano stati acquisiti elementi idonei a rintracciare l'imputato (Cass. pen., Sez. I, n. 14506/2009).

 

In evidenza

Occorre tenere nettamente distinta la situazione di irreperibilità dell'imputato da quella della latitanza. Ed infatti mentre quest'ultima ha immediata rilevanza processuale ed è determinata da una scelta volontaria dell'imputato che si sottrae all'esecuzione di un provvedimento limitativo della libertà personale emesso nei suoi confronti, in tal modo dimostrando di non voler partecipare al proprio processo; l'irreperibilità dell'imputato possiede tutt'altro rilievo, poiché potrebbe essere tanto involontaria quanto incolpevole, e quindi è una situazione che non denota affatto la volontà dell'imputato di non partecipare al proprio processo.

 

Gli effetti

In virtù delle recenti modifiche normative che hanno introdotto una nuova disciplina per il c.d. processo in assenza perde molta della sua importanza la disciplina della efficacia della dichiarazione di irreperibilità contenuta nell'art. 160 c.p.p., per la ragione che attualmente, una volta emersa l'irreperibilità dell'imputato il giudice dispone la sospensione del processo.

Volendo, per completezza, dar conto, comunque, di quanto stabilito dall'art. 160 c.p.p., si deve sottolineare che lo stesso accogliendo, di fatto, le sollecitazioni provenienti dal giudice delle leggi (Corte. cost. n. 54/1971 e Corte cost. n. 197/1976) ha provveduto a dettare una disciplina che si articola intorno al principio secondo il quale l'efficacia del decreto di irreperibilità viene meno con il termine della fase processuale nella quale viene emesso. 

In particolare si prevede che:

  • il decreto emesso dal P.M. nel corso delle indagini cessa di avere efficacia con il provvedimento che definisce l'udienza preliminare o in sua mancanza con la chiusura delle indagini preliminari;
  • il decreto emesso dal giudice o dal p.m. per la notifica degli atti di cui agli artt. 419 e 429 c.p.p. cessano di avere efficacia con la pronuncia della sentenza di primo grado;
  • il decreto di irreperibilità emesso dal giudice di secondo grado o da quello di rinvio cessa di avere con la sentenza che definisce i relativi giudizi.

La sospensione del processo per gli irreperibili

Con la legge 67 del 2014 il legislatore ha provveduto alla soppressione dell'istituto della contumacia ed ad una complessiva rivisitazione della disciplina del processo penale nei casi di mancata costituzione in giudizio dell'imputato.

Tra le novità introdotte dal suindicato intervento legislativo spicca certamente quella che consente la sospensione del processo, e non del procedimento, nei confronti degli imputati irreperibili.

In particolare il novellato art. 420-quater c.p.p. prevede che qualora l'imputato non sia presente e non ricorrano le condizioni per procedere in su assenza (ex art. 420-bis c.p.p.), o non via sia un legittimo impedimento dell'imputato o del difensore (art. 420-ter c.p.p.) e fuori dalle ipotesi di nullità della notifica di fissazione dell'udienza preliminare, il giudice dispone il rinvio dell'udienza provvedendo alla notifica dell'avviso personalmente all'imputato mediante la polizia giudiziaria.

Se la notifica a mani proprie non risulta possibile il giudice deve disporre con ordinanza la sospensione del processo nei confronti dell'imputato assente. Un epilogo interdetto nell'ipotesi in cui deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p.

Nonostante non venga detto espressamente gli imputati interessati da questo meccanismo sospensivo sono i c.d. irreperibili, sebbene l'affermazione meriti di essere precisata. Non vi è alcun dubbio che questa sia la sorte dei processi svolti nei confronti di coloro i quali siano irreperibili sin dall'inizio del procedimento. Sorge qualche difficoltà interpretativa per i casi in cui l'imputato divenga irreperibile da un dato momento delle indagini preliminari, e si sia in presenza di una di quelle situazioni, descritte nell'art. 420-bis c.p.p., che lasciano presumere la conoscenza del processo.

Due le soluzioni prospettabili: o la sospensione del processo perché si ritiene che le nuove disposizioni siano del tutto incompatibili con le modalità di notificazione all'imputato irreperibile, oppure essendo ancora valida la forma di notificazione di cui all'art. 159 c.p.p. ed essendovi la prova della conoscenza del procedimento l'esito sospensivo dovrebbe essere escluso e si dovrebbe procedere in assenza dell'imputato (Silvestri, Le nuove disposizioni in tema di processo “in assenza” dell'imputato, Ufficio del Massimario della Cassazione penale).

La disposta sospensione del processo assume natura interlocutoria imponendo al giudice che l'ha emessa di verificare con cadenza quantomeno annuale che permangano le condizioni che ne hanno imposto l'adozione. In questo senso stabilisce l'art. 420-quinquies c.p.p. che il giudice quando ne ravvisi l'esigenza o comunque allo scadere di ogni anno dalla pronuncia della propria ordinanza disponga nuove ricerche dell'imputato per la notifica dell'avviso.

L'esito positivo delle ricerche conduce alla revoca della sospensione, che si avrà anche qualora sia intervenuta la nomina fiduciaria di un difensore o comunque in ogni altro caso in cui vi sia la prova certa che l'imputato è a conoscenza del procedimento o se debba essere pronunciata sentenza ai sensi dell'art. 129 c.p.p.

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