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Concorso (necessario) di persone nel reato

Sommario

Inquadramento | Concorso necessario di persone nel reato | Elemento soggettivo | Differenza tra concorso di persone nel reato continuato e il reato di associazione per delinquere ex art. 416 c.p. | Concorso eventuale di persone nel reato a concorso necessario | Concorso esterno | Aggravante del numero di persone | Attenuante della partecipazione di minima importanza | Desistenza volontaria | Profili processuali | Casistica |

Inquadramento

Il concorso di persone nel reato è previsto dal Libro I, Titolo IV, Capo III del codice penale.

Gli elementi essenziali che fanno sì che si configuri il concorso, sono costituiti dalla pluralità di soggetti agenti; dal contributo causale che gli stessi apportano all'azione che può essere o materiale o morale; dalla realizzazione della fattispecie anche in forma tentata; e dall'elemento psicologico che si concretizza nel c.d. dolo di concorso.

Poiché l'art. 110 c.p. prevede la punibilità di tutti i concorrenti nel reato senza distinguere le modalità di partecipazione di ogni soggetto, tale norma si applica non solo ai reati monosoggettivi o a concorso eventuale, ovvero quelli che possono essere commessi anche da un solo soggetto e per i quali il concorso di persone non è necessario ma solo eventuale, ma anche ai reati plurisoggettivi o a concorso necessario nei quali la norma incriminatrice prevede espressamente, quale elemento costitutivo, che il fatto venga commesso da una pluralità di agenti in capo ai quali si possa configurare il dolo specifico di concorso.

A loro volta, i reati plurisoggettivi si dividono in: propri, ovvero quelli per i quali la norma dispone la punibilità di tutti i concorrenti descrivendo espressamente la condotta che deve essere tenuta dai soggetti perché siano punibili; e impropri, quelli per i quali la norma prevede come necessarie condotte di più persone, ma soltanto una di queste è punibile e non quella del soggetto che partecipa al reato che spesso è il soggetto passivo (ad esempio: usura, concussione, corruzione di minorenni).

I reati a concorso necessario vengono anche classificati in reati plurisoggettivi unilaterali, poiché le condotte dei diversi soggetti si muovono in una stessa direzione, come nei reati associativi, ovvero bilaterali, poiché sono caratterizzati dalla direzione delle condotte dei vari soggetti l'una verso l'altra (corruzione, bigamia), o addirittura l'una contro l'altra (rissa).

Concorso necessario di persone nel reato

Tale ipotesi di concorso si configura quando la norma prevede più condotte che sono tutte necessarie alla realizzazione del reato e devono essere tenute da più soggetti.

Oltre che dal reato di associazione per delinquere ex art. 416 c.p. e dal reato di associazione di tipo mafioso previsto dall'art. 416-bis c.p., tale ipotesi è costituita, ad esempio, dai seguenti reati:

 

rissa:previsto dall'art. 588 c.p., tutela la vita e l'incolumità della persona e punisce chiunque prenda parte a una rissa. Per la sua configurazione è prevista la partecipazione di più soggetti;

 

corruzione:previsto dagli artt. dal 318 al 322-bis c.p. ed è a concorso necessario ed a struttura bilaterale. Inoltre, è configurabile il concorso eventuale sia nel caso in cui il contributo del terzo si realizza nella forma della determinazione o del suggerimento fornito all'uno o all'altro dei concorrenti necessari, sia nell'ipotesi in cui si risolve in un'attività di intermediazione finalizzata a realizzare il collegamento tra gli autori necessari (Cass. pen., Sez. VI, 10 aprile 2015, n. 24535);

 

trasferimento fraudolento di valori:tale reato era previstodall'art. 12-quinquies, comma 1, del d.l. 8 giugno 1992, n. 306, convertito in legge 7 agosto 1992, n. 356. Attualmente è previsto dall'art. 512-bis c.p. e integra una fattispecie a concorso necessario caratterizzata dalla necessità del dolo specifico. La sua struttura non esclude che uno dei due concorrenti possa essere non punibile anche per mancanza di dolo, ferma restando la responsabilità dell'altro (Cass. pen., Sez. II, 2 luglio 2009, n. 28942).

 

violenza sessuale di gruppo: tale delitto è previsto dall'art. 609-octies c.p. Costituisce una fattispecie autonoma di reato a carattere necessariamente plurisoggettivo proprio, consistente nella partecipazione, da parte di più persone riunite, ad atti di violenza sessuale di cui all'art. 609-bis c.p. in cui la pluralità di agenti è richiesta come elemento costitutivo. Per la sua integrazione si richiede, oltre all'accordo delle volontà dei compartecipi al delitto, anche la simultanea effettiva presenza di costoro nel luogo e nel momento di consumazione dell'illecito, in un rapporto causale inequivocabile, senza che, peraltro, ciò comporti anche la necessità che ciascun compartecipe ponga in essere un'attività tipica di violenza sessuale, né che realizzi l'intera fattispecie nel concorso contestuale dell'altro o degli altri correi, potendo il singolo realizzare soltanto una frazione del fatto tipico ed essendo sufficiente che la violenza o la minaccia provenga anche da uno solo degli agenti. Queste connotazioni distinguono la violenza sessuale di gruppo dall'ordinario concorso di persone nel reato di cui all'art. 609-bis c.p. e cioè nel reato di violenza sessuale (Cass. pen., Sez. III, 20 febbraio 2018, n. 16037; Cass. pen., Sez. III, 13 novembre 2003, n. 3348; Cass. pen., 3 giugno 1999, n. 11541).

 

spaccio di sostanze stupefacenti ex art. 73 del d.P.R. 309/1990: Si tratta di reato a concorso necessario costituito dallo scambio tra almeno due persone che si realizza spesso attraverso l'intermediazione di terzi. Inoltre, perché possa sussistere l'aggravante del concorso di tre o più persone prevista dal comma 6 dell'art. 73, occorre che la pluralità di soggetti sia riferibile a uno delle condotte necessarie per l'integrazione del reato (offerta, eventuale intermediazione, acquisto) e non alla somma delle tre, poiché l'ordinamento connette uno specifico disvalore proprio al coinvolgimento di più persone nel medesimo ruolo. Poiché si tratta di reato plurisoggettivo, l'aggravante sarebbe altrimenti pressoché implicita nella stessa ipotesi semplice (Cass. pen., Sez. VI, 16 aprile 1997, n. 5993);

 

In evidenza

Il venditore della sostanza stupefacente non può essere sentito in qualità di testimone assistito ma solo in qualità di imputato di reato connesso, nel dibattimento a carico dell'acquirente della stessa sostanza, atteso che egli è concorrente necessario nel reato contestato a quest'ultimo. (Cass. pen., Sez. VI, 14 gennaio 2010, n. 12610).

 

finanziamento illecito ai partiti:previsto dall'art. 7, comma 3, legge 195/1974. Si qualifica come un reato a concorso necessario. Tale struttura dell'illecito non esclude che uno dei due concorrenti possa essere non punibile anche per mancanza di dolo, ferma restando la responsabilità dell'altro. Per quanto concerne l'elemento soggettivo, non è a dolo incrociato non richiedendo la norma penale accordo dell'erogatore e del percettore sulla provenienza del finanziamento e sulla mancanza delle condizioni che legittimerebbero lo stesso, una semplice consapevolezza, per la punibilità di ciascuno dei correi, dei suddetti dati (Cass. pen., Sez. VI, 27 marzo 1996, n. 5531);

 

banda armata: la fattispecie ipotizzata dall'art. 306 c.p. corrisponde a un reato plurisoggettivo a concorso necessario di carattere permanente, la cui consumazione si protrae nel tempo sino a quando perdura la partecipazione alla banda armata e nel quale la permanenza è interrotta solo quando sia raggiunta la prova dell'estromissione o del recesso della persona dall'associazione criminosa;

 

divieto di gareggiare in velocità con veicoli a motore: tale delitto previsto dall'art. 9 ter, comma 2 del d.lgs. 285/1992 (codice della strada), punisce la violazione del divieto di gareggiare in velocità. Costituisce un reato plurisoggettivo necessario in quanto richiede l'intervento di una pluralità di soggetti;

 

mercato di voto: tale delitto è previsto dall'art. 233 della r.d. 267/1942 (legge fallimentare) e punisce il creditore che stipula col fallito o con altri nell'interesse del fallito vantaggi a proprio favore per dare il suo voto nel concordato o nelle deliberazioni del comitato dei creditori. È un reato plurisoggettivo a concorso necessario poiché il fatto tipico è costituito dalla stipulazione tra il creditore, da un lato, e il fallito o altri soggetti che agiscono nel suo interesse, dall'altro. Inoltre, il comma 3 estende la punibilità al fallito e a chi ha contrattato col creditore nell'interesse del fallito;

 

bancarotta preferenziale: tale delitto è previsto dall'art. 216, comma 3, della r.d. 267/1942 (legge fallimentare) e punisce il fallito, che, prima o durante la procedura fallimentare, a scopo di favorire, a danno dei creditori, taluno di essi, esegue pagamenti o simula titoli di prelazione. Rientra nella categoria dei reati plurisoggettivi, in quanto i soggetti attivi sono il debitore che paga e il creditore che riceve ma solo quando quest'ultimo non si limita a ricevere il pagamento. Alla luce di ciò, concorre nel reato di bancarotta preferenziale il creditore che, consapevole dello stato di dissesto del debitore fallendo, fornisce un contributo causale determinante alla violazione della par condicio (Cass. pen., Sez. V, 20 maggio 2014, n. 40998).

Elemento soggettivo

Generalmente, ai fini della configurazione del dolo di concorso, la volontà di concorrere non presuppone necessariamente un previo accordo o, comunque, la reciproca consapevolezza del concorso altrui, in quanto l'attività costitutiva del concorso può essere rappresentata da qualsiasi comportamento esteriore che fornisca un apprezzabile contributo, in tutte o alcune fasi di ideazione, organizzazione o esecuzione, alla realizzazione dell'altrui proposito criminoso.

Ne deriva che, a tal fine, assume carattere decisivo l'unitarietà del fatto collettivo realizzato che si verifica quando le condotte dei concorrenti risultino, alla fine, con giudizio di prognosi postuma, integrate in unico obiettivo, perseguito in varia e diversa misura dai soggetti, essendo sufficiente che ciascun agente abbia conoscenza, anche unilaterale, del contributo recato alla condotta altrui (Cass. pen., Sez. unite, 22 novembre 2000, n. 31; Cass. pen.,Sez. V, 15 maggio 2009, n. 25894; Cass. pen.,Sez. II, 15 gennaio 2013, n. 18745).

Differenza tra concorso di persone nel reato continuato e il reato di associazione per delinquere ex art. 416 c.p.

Per distinguere le due fattispecie, è bene fare una premessa.

I reati associativi costituiscono un'ipotesi di reati necessariamente plurisoggettivi propri poiché per tutte le condotte tipiche la norma prevede delle pene.

L'associazione per delinquere si caratterizza per tre fondamentali elementi, costituiti: a) da un vincolo associativo tendenzialmente permanente, o comunque stabile, destinato a durare anche oltre la realizzazione dei delitti concretamente programmati; b) dall'esistenza di una struttura organizzativa, sia pur minima, ma idonea e soprattutto adeguata a realizzare gli obiettivi criminosi presi di mira; c) dall'indeterminatezza del programma criminoso che distingue il reato associativo dall'accordo che sorregge il concorso di persone nel reato.

Quest'ultimo requisito non viene meno per il solo fatto che l'associazione sia finalizzata esclusivamente alla realizzazione di reati di un'unica tipologia, poiché esso attiene al numero, alle modalità, ai tempi e agli obiettivi dei delitti progettati, che possono perciò anche integrare violazioni di un'unica disposizione di legge, senza che ciò incida sulla configurabilità del delitto associativo.

Per la configurazione dell'elemento psicologico, è necessaria la permanente consapevolezza di ciascun associato di far parte del sodalizio criminoso e la volontà di rendersi disponibile a cooperare per l'attuazione del comune programma delinquenziale.

Considerate tali premesse, è agevole comprendere che il discrimen tra il reato associativo e il concorso di persone nel reato continuato deve essere individuato nel fatto che, in quest'ultimo, l'accordo criminoso viene stretto in via occasionale e limitata, essendo diretto soltanto alla commissione di più reati determinati, ispirati da un unico disegno criminoso che li comprende e prevede tutti. Nell'associazione per delinquere, invece, l'accordo è finalizzato all'attuazione di un più vasto programma, volto alla perpetrazione di una serie indeterminata di delitti, con la permanenza di un vincolo associativo tra i partecipanti, ciascuno dei quali ha la costante consapevolezza di essere un associato, anche indipendentemente dall'effettiva commissione dei singoli reati programmati.

Concorso eventuale di persone nel reato a concorso necessario

È possibile la configurazione di un concorso eventuale nel reato plurisoggettivo, quando ai concorrenti necessari previsti dalla norma si uniscono altri soggetti che concorrono nel reato ricoprendo ruoli necessari o ruoli atipici.

La possibilità del concorso eventuale dell'estraneo nelle figure di reato plurisoggettivo non può essere negata in via di principio, occorrendo invece esaminare in concreto la struttura del singolo reato plurisoggettivo al fine di acclarare la possibilità di un concorso eventuale di persone nel medesimo.

In tema di associazione per delinquere comune o di tipo particolare è giuridicamente corretto qualificare concorrenti eventuali nel delitto, coloro che si aggiungono ai concorrenti necessari per svolgere attività di cooperazione, istigazione, aiuto, secondo le svariate manifestazioni in cui può estrinsecarsi il concorso previsto dall'art. 110 c.p.; è necessario, tuttavia, che le loro condotte risultino tutte finalisticamente orientate verso l'evento tipico di ciascuna figura criminosa, consentendo questa convergenza e coincidenza volitiva, l'estensione della rilevanza penale a comportamenti i quali, avulsi dal contesto e singolarmente considerati, non rientrerebbero nell'attività esecutiva del reato descritta dalla norma.

Concorso esterno

Il concorso eventuale di persone nel reato a concorso necessario, alla luce della complessa struttura organizzativa e dei molteplici ruoli previsti nelle strutture associative e in particolare in quella di stampo mafioso ex art. 416 bis c.p., ha fatto sì che fosse possibile configurare il ruolo di concorrente esterno che deve essere distinto dal ruolo di partecipe all'associazione.

Tale soggetto è colui che, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa dell'associazione e privo dell'affectio societatis, cioè, della volontà di far parte dell'associazione, fornisce un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo, sempre che questo esplichi un'effettiva rilevanza causale e quindi si configuri come condizione necessaria per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative dell'associazione (o, per quelle operanti su larga scala come “Cosa nostra”, di un suo particolare settore e ramo di attività o articolazione territoriale) e sia diretto alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso della medesima (Cass. pen., Sez. unite, 12 luglio 2005, n. 33748; Cass. pen., Sez. VI, 18 giugno 2014, n. 33885).

La efficienza causale in merito alla concreta realizzazione del fatto criminoso collettivo costituisce, dunque, elemento essenziale e tipizzante della condotta concorsuale, di natura materiale o morale, ma la giurisprudenza ha specificato che non è sufficiente una valutazione "ex ante" del contributo, risolta in termini di mera probabilità di lesione del bene giuridico protetto, ma è necessario un apprezzamento "ex post", in esito al quale sia dimostrata, alla stregua dei comuni canoni di "certezza processuale", l'elevata credibilità razionale dell'ipotesi formulata in ordine alla reale efficacia condizionante della condotta atipica del concorrente (S.U. n. 33748/2005).

Inoltre, ai fini della configurabilità del dolo diretto occorre che l'agente, pur in assenza dell'”affectio societatis”, sia consapevole dei metodi e dei fini della stessa nonché dell'efficacia causale della propria attività di sostegno per la conservazione o il rafforzamento della struttura organizzativa, essendo a tal fine sufficiente che egli abbia previsto ed accettato tale effetto come risultato non solo possibile, bensì certo, o comunque altamente probabile, della propria condotta (Cass. pen., Sez. II, 13 aprile 2016, n. 18132; Cass. pen., Sez. V, 9 marzo 2012, n. 15727; Cass. pen., Sez. unite, 12 luglio 2005, n. 33748).

 

In evidenza

 Anche con riferimento al delitto di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico è configurabile il concorso esterno nel reato nei confronti di quei soggetti che, pur restando estranei alla struttura organizzativa, apportino un concreto e consapevole contributo causalmente rilevante alla conservazione, al rafforzamento e al conseguimento degli scopi dell'organizzazione criminale o di sue articolazioni settoriali, sempre che sussista la consapevolezza della finalità perseguita dall'associazione a vantaggio della quale è prestato il contributo (Cass. pen., Sez. I, 14 marzo 2010, n. 16549)

Aggravante del numero di persone

La circostanza aggravante di cui all'art. 112, comma 1 n. 1, c.p. che prevede un aumento di pena se il numero di persone che sono concorse nel reato è di 5 o più, è applicabile nei reati plurisoggettivi necessari perché in questi è essenziale la contestualità nella fase esecutiva del comportamento illecito plurisoggettivo, mentre un numero di agenti maggiore di quello minimo richiesto dalla norma ben può costituire un quid pluris apprezzabile quale fattore circostanziale che manifesta un carattere di più intensa pericolosità e idoneo a determinare maggior allarme sociale (Cass. pen., Sez. III, 9 novembre 2017, n. 6714, nella specie, violenza sessuale di gruppo). Per questa ragione, l'aggravante trova, ad esempio, applicazione nel reato di corruzione propria in atti giudiziari, sempre che concorrano non meno di quattro persone oltre quelle la cui partecipazione è necessaria e senza che rilevi, ai fini del computo numerico, il fatto che ad alcuni concorrenti sia attribuibile un apporto unitario perché appartenenti ad uno stesso centro di interessi (Cass. pen., Sez. VI, 4 maggio 2006, n. 33435).

Fanno, però, eccezione le fattispecie plurisoggettive che richiedono espressamente un maggior numero di concorrenti come elemento essenziale del reato. Inoltre, l'aggravante in questione non è ritenuta applicabile anche quando la fattispecie plurisoggettiva preveda essa stessa, espressamente, un numero di concorrenti necessari. In particolare, si è affermato che l'aggravante medesima non trovi applicazione nell'ipotesi specifica prevista dall'art. 416-bis c.p., in quanto l'associazione per delinquere di stampo mafioso presuppone, per sua natura, un portato soggettivo di tipo partecipativo di assoluto rilievo (Cass. pen., Sez. VI, 16 luglio 2014, n. 39923). Ugualmente si è ritenuto nell'ipotesi di associazione per delinquere prevista dall'art. 416 c.p., poiché il numero delle persone pure se determinato nel minimo e indeterminato nel massimo è già previsto come elemento costitutivo del reato (Cass. pen., Sez. unite, 7 luglio 1984, n. 20) e il maggior numero di concorrenti è connaturale all'essenza della fattispecie (Cass. pen., Sez. V, 5 luglio 2004, n. 38252 ). In senso contrario, peraltro, si è affermato che l'aggravante del numero delle persone prevista dall'art. 112 n. 1 c.p. si applica anche ai reati a concorso necessario, nei quali il concorso di un numero minimo di persone costituisca elemento essenziale, senza previsione di un numero massimo, poiché non contrasta con la maggiore gravità che essi assumono per effetto della partecipazione di un numero notevole di soggetti (Cass. pen., Sez. VI, 20 novembre 2003, n. 16737, fattispecie relativa ad associazione per delinquere composta da più di cinque persone).

La circostanza aggravante prevista dall'art. 112, comma 1, n. 2, c.p. che prevede un aumento di pena per chi ha promosso o organizzato la cooperazione nel reato o ha diretto l'attività delle persone che hanno concorso nel reato, è configurabile anche per i reati a concorso necessario purché siano ben individuabili i ruoli. Per l'applicazione della circostanza aggravante è sufficiente che i concorrenti siano in numero di due persone, in quanto la dizione persone indicata dalla norma include anche il dirigente, promotore od organizzatore dell'attività dei concorrenti nel reato (Cass. pen., Sez. I, 13 dicembre 1994, n. 2181). La circostanza aggravante è applicabile al delitto di violenza sessuale di gruppo, in quanto non sussiste alcuna incompatibilità tra la natura di reato a concorso necessario e la maggiore gravità della condotta di chi ha promosso od organizzato la cooperazione nel reato ovvero ha diretto l'attività dei compartecipi (Cass. pen., Sez. III, 9 marzo 2011, n. 14956).

Ai fini della circostanza aggravante, il promotore è colui che ha ideato l'impresa delittuosa, perché ne ha avuto l'iniziativa, riuscendo a persuadere altri dell'opportunità di attuarla, mentre l'attività di direzione richiede lo svolgimento e l'esternazione di attività preparatorie (Cass. pen., Sez. I, 7 giugno 2011, n. 2645).

Attenuante della partecipazione di minima importanza

L'art. 114 c.p. prevede una circostanza attenuante secondo la quale il giudice, se ritiene che il contributo prestato da una delle persone che hanno concorso nel reato ha avuto minima importanza nella preparazione o nell'esecuzione del reato, può diminuire la pena.

Tale disposizione non si applica, però, nei casi indicati nell'articolo 112 c.p.

È agevole, quindi, rilevare che la suddetta attenuante è incompatibile con i reati plurisoggettivi.

Ad esempio, è incompatibile con il reato di associazione per delinquere e con il reato di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti, dato che tale circostanza attenuante si riferisce espressamente alle persone che sono concorse nel reato a norma degli articoli 110 e 113 c.p., che prevedono rispettivamente il concorso eventuale nel reato e la cooperazione nel delitto colposo. Ciò perché, nel reato plurisoggettivo od a concorso necessario, nella valutazione legislativa dell'illiceità penale, non viene in considerazione l'azione del singolo imputato, bensì l'attività dell'associazione criminosa nel suo complesso, qualunque sia il ruolo svolto dal singolo associato, necessariamente partecipe, insieme agli altri, di quell'attività.

Desistenza volontaria

In tema di tentativo, il concorrente nel reato plurisoggettivo, per beneficiare della scriminante prevista dall'art. 56, comma 3 c.p., secondo la quale lo stesso risponde solo per gli atti compiuti se desiste dall'azione, non può limitarsi ad interrompere la propria azione criminosa, occorrendo, invece, un quid pluris consistente nell'annullamento del contributo dato alla realizzazione collettiva e nella eliminazione delle conseguenze dell'azione che fino a quel momento si sono prodotte (Cass. pen., Sez. I, 10 gennaio 2014, n. 9284).

Profili processuali

Omesso appello del P.M. In tema di reati a concorso necessario, a seguito di una sentenza di assoluzione l'omesso appello del P.M. nei confronti di uno dei due imputati non comporta l'implicita ammissione dell'insussistenza del fatto-reato, necessariamente attribuito ad entrambi, poiché il P.M. ha facoltà di chiedere un nuovo esame delle risultanze processuali anche soltanto nei confronti di un solo imputato (Cass. pen., Sez. II, 18 settembre 2007, n. 9167).

 

Misure cautelari personali. In tema di applicazione di misure cautelari personali, la prognosi di commissione di reati della stessa specie, ai sensi del comma primo lett. c) dell'art. 274 c.p.p., può essere operata anche nel caso in cui il reato per il quale si procede sia a concorso necessario (Cass. pen., Sez. VI, n. 1823/1993).

Casistica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Concorso esterno in associazione di tipo mafioso

 

 

 

 

 

 

 

In tema di associazione di tipo mafioso, l'avvocato che - senza limitarsi a fornire al proprio cliente-associato consigli, pareri ecc. mantenendosi nell'ambito di quanto legalmente consentito - si trasformi in un "consigliori" della cosca, assicurando un'assistenza tecnico-legale finalizzata a suggerire sistemi e modalità di elusione fraudolenta della legge (nella specie, diretti a far acquisire agli esponenti del sodalizio il controllo di una società), risponde del delitto di concorso esterno, ovvero di quello di partecipazione all'associazione, qualora ricorrano gli ulteriori presupposti della affectio societatis e dello stabile inserimento nella struttura organizzativa del sodalizio (Cass. pen., Sez. II, n. 17894/2014).

 

In tema di associazione di tipo mafioso, integra la materialità del concorso esterno l'attività del magistrato che, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa dell'associazione e privo dell'affectio societatis, assicuri, in esecuzione di una promessa fatta ai vertici della associazione mafiosa, il proprio voto favorevole alla assoluzione di imputati appartenenti al sodalizio stesso e una gestione compiacente del dibattimento, così precostituendosi un giudice non imparziale ma prevenuto in favore degli imputati, il cui sodalizio si rafforza per effetto del contributo del membro della istituzione giudiziaria, e non essendo viceversa necessaria la prova che egli abbia anche persuaso e orientato le scelte degli altri membri del collegio. (In motivazione la Corte ha censurato la decisione dei giudici di merito i quali avevano assolto il magistrato sul rilievo che era mancata la prova del condizionamento operato dall'imputato sugli altri giudici, pur in presenza di indizi - quali dichiarazioni di collaboranti - non valutati nella loro globalità) (Cass. pen., Sez. V, n. 16493/2006).

 

In tema di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, deve ritenersi colluso l'imprenditore che, senza essere inserito nella struttura organizzativa del sodalizio criminale e privo della affectio societatis, instauri con la cosca un rapporto di reciproci vantaggi, consistenti, per l'imprenditore, nell'imporsi sul territorio in posizione dominante e, per l'organizzazione mafiosa, nell'ottenere risorse, servizi o utilità. (Nel caso di specie, l'imprenditore operava nell'ambito del sistema di gestione e spartizione degli appalti pubblici attraverso un'attività di illecita interferenza, che comportava, a suo vantaggio, il conseguimento di commesse e, in favore del sodalizio, il rafforzamento della propria capacità di influenza nel settore economico, con appalti ad imprese contigue) (Cass. pen., Sez. VI, n. 30346/2013).

 

Integra la fattispecie di concorso esterno in associazione mafiosa la condotta con cui un esponente politico in cambio dell'ottenimento di voti per sè e per altri familiari impegnati in competizioni elettorali, consenta alla consorteria mafiosa di conseguire illecitamente, in modo diretto e indiretto, la gestione o, comunque, il controllo di attività economico-politiche (Cass. Sez. VI, n. 44667 del 12/05/2016).

 

Risponde del reato di concorso esterno nel reato associativo e non di procurata inosservanza di pena, colui che, esterno al sodalizio, agisce con la finalità di fornire non un aiuto episodico al singolo associato per sottrarsi all'esecuzione della pena, ma un contributo causalmente diretto alla conservazione o al rafforzamento del sodalizio. (Fattispecie nella quale la Corte ha configurato il delitto di cui agli artt. 110, 416-bis c.p. nella condotta dell'imputato, che aveva messo a disposizione dell'associazione mafiosa la propria abitazione, affinché ivi potessero trovare rifugio latitanti di spicco e svolgersi riunioni di vertice dell'organizzazione, finalizzate ad elaborare le strategie criminali e a gestire gli affari illeciti della consorteria) (Cass. pen. Sez. I, n. 21642/2016).

 

Integra il concorso esterno in associazione mafiosa la condotta di un appartenente alle forze di polizia giudiziaria che fornisce ripetutamente agli esponenti apicali di una cosca notizie in ordine ad indagini in corso, ad operazioni preventive in preparazione e ad iniziative di polizia in danno degli affiliati, in tal modo rendendo più sicuri i piani criminali del sodalizio e favorendone l'ideazione e l'esecuzione. (In motivazione, la S.C. ha precisato che tale sistematica attività non poteva essere ricondotta nell'alveo del delitto di favoreggiamento, che ricorre invece nell'ipotesi di episodico aiuto ad eludere le investigazioni o sottrarsi alle ricerche in favore del singolo associato, che abbia commesso un reato eventualmente compreso nel programma associativo) (Cass. pen., Sez. VI, n. 11898/2013) .

 Corruzione in atti giudiziari

Nel delitto di corruzione in atti giudiziari, quando la somma pattuita è effettivamente corrisposta, ma il delitto non è configurabile per difetto dell'elemento psicologico in capo al pubblico ufficiale, la strutturale unitarietà della fattispecie impedisce di ritenere tipico anche il fatto del concorrente necessario che, quindi, non può essere punito nemmeno a titolo di tentativo. (In motivazione, la Corte ha evidenziato che, nella fattispecie, siccome il provvedimento giudiziario che il pubblico ufficiale avrebbe dovuto illecitamente condizionare era stato, al momento della conclusione dell'accordo corruttivo, già compiuto, si versava inoltre nell'ipotesi di reato impossibile) (Cass. pen., Sez. V, n. 8426/2013)

  

Corruzione elettorale

 

Il delitto previsto dall'art. 86 d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570 - integrante un'ipotesi di cosiddetta "corruzione elettorale" - non è un reato a concorso necessario, di talché per la sua configurabilità è sufficiente la sola promessa di utilità da parte del corruttore, la quale si atteggia come promessa del fatto del terzo e, conseguentemente, impegna solo chi la effettua (Cass. pen., Sez. I, n. 35495/2014)

 

Assoluzione in altro procedimento

La natura necessariamente concorsuale del delitto di corruzione implica che all'assoluzione per insussistenza del fatto, in separato procedimento, dell'imputato del delitto di corruzione passiva in atti giudiziari faccia seguito, nell'altro procedimento, l'assoluzione con identica formula del corruttore attivo e dei suoi intermediari, dovendosi escludere la sussistenza dell'intero fatto corruttivo. (Cass. pen., Sez. VI, n. 33519/2006)

 

Sentenza pronunciata in altro procedimento e incompatibilità del giudice

Ricorre la fattispecie del concorso necessario nel reato, idonea a creare la situazione di incompatibilità di cui all'art. 34 c.p.p., introdotta con la sentenza della Corte costituzionale del 2 novembre 1996, n. 371 da parte del giudice che abbia pronunciato o concorso a pronunciare sentenza a carico di concorrenti in processo separato, solo se la posizione del terzo estraneo a quel processo, che si assume pregiudicata, costituisca elemento essenziale per la configurabilità del reato contestato agli altri concorrenti (Nella specie, si era giudicato in separato processo sulla posizione di corruttore e di alcuni pubblici ufficiali corrotti. La Corte, nell'affermare il principio di cui in massima, ha ritenuto che, pur essendo il reato di corruzione a concorso necessario, non poteva ritenersi pregiudicata la posizione del terzo estraneo - altro pubblico ufficiale anch'egli corrotto secondo l'accusa - perché, essendo più i pubblici ufficiali corrotti, la posizione del terzo estraneo non era essenziale per la configurazione del reato di corruzione) (Cass. pen., Sez. VI, n. 1752/1998).

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