Quesiti Operativi

Espulsione del cittadino comunitario pericoloso

È possibile allontanare dallo Stato un cittadino comunitario che commette reati?

 

 

Se il giudice accerta che un cittadino comunitario delinque non ha alcun potere autonomo sul suo allontanamento dallo Stato, eccetto il caso in cui lo condanni alla pena della reclusione superiore a due anni (art. 235 c.p.) o per reati in materia di stupefacenti (art. 86, d.P.R. n. 309/1990).

Quando il giudice si trova di fronte ad imputati i cui precedenti penali comprovano la commissione continuativa di delitti nel nostro Paese, anche non particolarmente gravi come i furti ma comunque dimostrativi di uno stile di vita predatorio,  può sollecitare l’autorità amministrativa (Ministro degli interni o prefetto) affinché emetta il provvedimento di allontanamento, sempre avendo di vista i presupposti dello stesso. Infatti, l’ordine di allontanamento non deve essere motivato da ragioni economiche, deve rispettare il principio di proporzionalità e conseguire a comportamenti che rappresentino una minaccia attuale, concreta e sufficientemente grave per la sicurezza dello Stato, per l'ordine pubblico o per la pubblica sicurezza.

Se è vero che l'esistenza di condanne penali non giustifica di per sé l'adozione dell’allontanamento da parte dell’autorità amministrativa, come previsto dall’art. 20, comma 4, d.lgs. 30/2007, esse comunque sono assai rilevanti nella valutazione perché la continuatività di condotte delittuose può costituire una minaccia per l'ordine pubblico e per la sicurezza ed il giudice, a conoscenza dell’iter criminale dell’imputato comunitario, è tenuto a rappresentarlo in osservanza del principio di leale collaborazione.  

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