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Le regole in materia di incompatibilità del giudice si applicano anche al procedimento di prevenzione?

17 Agosto 2020 |

Cass. pen., Sez. VI, 24 giugno 2020 (dep. 6 agosto 2020), n. 23605

Misure di prevenzione

La Corte di Cassazione risolve alcuni dubbi interpretativi riguardanti l’applicabilità delle regole previste dal codice di procedura penale in tema di incompatibilità e il riconoscimento di quest’ultima qualora lo stesso giudice assuma provvedimenti in materia di confisca (misura di prevenzione) e sequestro (misura di prevenzione) nello stesso procedimento.  

 

Questo il contenuto della sentenza della Corte di Cassazione n. 23605/20, depositata il 6 agosto.

 

 

La Corte d’Appello di Roma dichiarava inammissibile l’istanza di ricusazione avanzata dagli attuali ricorrenti ai sensi dell’art. 37 c.p.p. contro i membri del collegio del Tribunale di Reggio Calabria, che si era espresso in merito alla confisca – misura di prevenzione anticipando un giudizio nel merito circa la richiesta di dissequestro dei beni sequestrati proposta dal terzo interessato.
Ritenendo tale valutazione di merito pregiudicante l’imparzialità necessaria per la decisione sulla confisca, i ricorrenti propongono ricorso per cassazione.

 

La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili, osservando come nonostante sul tema dell’applicabilità delle cause di incompatibilità previste dal codice di procedura penale nel procedimento di prevenzione sussista un contrasto giurisprudenziale, prevale comunque l’orientamento positivo, vista la natura giurisdizionale del procedimento di prevenzione e la sua incidenza su diritti costituzionalmente rilevanti.
Tuttavia, gli Ermellini affermano che da tale estensione non deriva il riconoscimento di una causa di incompatibilità qualora lo stesso giudice adotti il provvedimento relativo alla confisca – misura di prevenzione e (nello stesso procedimento) quello relativo al sequestro – misura di prevenzione, stante la mancata presenza nel procedimento di prevenzione di una soluzione di continuità tra la fase cautelare e quella definitiva.
Del resto, la stessa Corte evidenzia che non sussiste nel modello legale del procedimento in oggetto alcuna separazione funzionale tra giudice della fase cautelare e giudice della decisione di primo grado, fermo restando che una giurisdizione che tollera tale identità soggettiva adotta semplicemente un modello diverso, e non minore, di tutela dell’imparzialità.
A seguito di tale ragionamento, la Corte afferma che non si configura, dunque, alcuna incompatibilità, dal momento che il provvedimento avente natura preventiva ha natura interinale e provvisoria, e dichiara inammissibili i ricorsi.

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