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Il verbale di accertamento di tasso alcolemico non deve essere tradotto in lingua madre

24 Maggio 2019 |

Cass. pen., Sez. VI, 21 febbraio 2019 (dep. 21 maggio 2019), n. 22081

Atti (traduzione degli)

Con sent. n. 22081/2019, la Sesta Sezione Penale ha annullato con rinvio al giudice del merito la pronuncia del Tribunale di Vicenza, su ricorso per saltum del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Venezia, ravvisando una violazione della legge processuale, nella misura l’imputato era stato assolto perché il fatto non sussiste per difetto di traduzione del verbale di accertamento del tasso alcolemico nella lingua madre del soggetto straniero sottoposto all’alcoltest.

Qualificato l’accertamento del tasso alcolemico come atto urgente ed indifferibile, secondo costante giurisprudenza di legittimità, la Corte di Cassazione verifica la compatibilità della natura dell’atto con le prescrizioni di cui all’art. 143 c.p.p. in relazione al diritto di difesa per la nomina di un interprete che consenta allo straniero di comprendere il contenuto degli atti che lo riguardano.

Sul punto, si precisa come l’omessa formulazione dell’avviso che precede l’atto, con gli avvertimenti di cui all’art. 114 disp. att. c.p.p., invalida la procedura sia che l’imputato sia italiano sia che sia straniero, determinando una nullità di ordine generale ex art. 182, comma 2, c.p.p. Tuttavia, con riguardo allo straniero «nell’ipotesi in cui si debba provvedersi all’accertamento dello stato di ebbrezza, a mezzo di alcoltest, l’urgenza ed indifferibilità dell’accertamento, pur fermo restando l’obbligo di dare avviso all'interessato di farsi assistere da un difensore di fiducia in lingua italiana, ai sensi dell'art. 114 disp. att. cod. proc. pen., nondimeno, non impongono il previo obbligo di traduzione del contenuto dell’avviso e dello scopo dell’atto, ai sensi dell’art. 143 cod. proc. pen., per coloro che assumano di non comprendere la lingua in quanto stranieri, posto che l’attesa per il reperimento dell’interprete o del traduttore rischia di compromettere definitivamente l’esito dell’accertamento, legato al decorso del tempo» (Cass. pen., Sez. IV, 16 gennaio 2018, n. 7668).

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