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Il giudice può acquisire elementi formati dopo l’ammissione del rito

11 Marzo 2022 |

Cass. pen., sez. II, 12 novembre 2021 (dep. 7 marzo 2022), n. 8136

Giudizio abbreviato

 

Nello stesso tempo si è ribadito che l'eventuale inutilizzabilità di una prova, ancorché acquisita ex art. 441 comma 5 c.p.p., di per sé non rende invalida la decisione, se non viene dimostrata (alla luce delle motivazioni addotte) la concreta utilizzazione del materiale “inutilizzabile” ai fini decisori, a nulla rilevando che tale “prova inutilizzabile” sia stata ritenuta precedentemente come assolutamente necessaria nella fase della sua ammissibilità.

 

A fronte di tali presupposti la Corte ha così respinto o dichiarato inammissibili una serie di motivi di ricorso in cassazione, accogliendo peraltro quelli attinenti alla mancata motivazione relativa all'applicazione dell'aggravante dell'agevolazione mafiosa, che va “dimostrata” nella sua concreta sussistenza, e alle lagnanze protese ad una corretta denuncia del fatto che in caso di aumento della pena ex art. 597 comma 3 c.p.p. la pena per i reati satelliti (già giudicato da altro giudice) non può essere maggiore rispetto a quella originariamente disposta nel precedente procedimento, dato il principio della reformatio in peius operante in materia.

 

Lette ed in sé considerate le motivazioni della sentenza in commento sono condivisibili e non paiono meritare particolari critiche, trattandosi di principi ormai consolidati e sui quali ancor oggi sussiste sostanziale condivisione in ambito giurisdizionale.

 

Fonte: Diritto e Giustizia

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