Giurisprudenza commentata

Sull'applicazione dei criteri della sentenza Thyssenkrupp per distinguere il dolo eventuale dalla colpa cosciente

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni | Guida all'approfondimento |

Massima

È configurabile l'omicidio volontario nella forma del dolo eventuale, e non l'omicidio colposo aggravato dalla previsione dell'evento, nel comportamento di chi si sia chiaramente rappresentata la concreta possibilità del verificarsi di tale evento dannoso e si sia determinato ad agire anche a costo di causarlo ove esistano indici sintomatici di tale volontà.

Il caso

Nella sentenza in esame la Corte di cassazione ha esaminato il caso di una persona che era stata rapinata in ora notturna – mentre si trovava in un parco pubblico insieme alla sua compagna in stato di gravidanza – da due giovani che li avevano minacciati con una pistola costringendo l'uomo a consegnare loro un telefono cellulare mentre altre due persone fungevano da “palo” a breve distanza.

Risalite in auto le due vittime della rapina stavano allontanandosi dal luogo quando la donna riconosceva, in due ragazzi a bordo di una moto che proveniva dal senso inverso, le due persone che avevano svolto la funzione di “palo” e avvertiva il suo compagno che immediatamente invertiva la marcia e si metteva all'inseguimento del motoveicolo con a bordo i due presunti autori del fatto criminoso.

L'inseguimento si protraeva per circa tre chilometri e l'autovettura riusciva lentamente ad avvicinarsi al motociclo; raggiuntolo lo investiva violentemente cagionando la caduta rovinosa al suolo dei due occupanti e la loro morte istantanea.

Tutte le fasi della seconda parte della vicenda (inseguimento e urto tra i veicoli) erano state documentate dalle telecamere impiantate nella zona.

La questione

Due sostanzialmente erano i temi proposti con i ricorsi. Il primo tema riguardava la ricostruzione dei fatti che i difensori dell'imputato ritenevano essersi svolti diversamente da quanto accertato dai giudici di merito: secondo il ricorrente, le ragioni dell'inseguimento erano determinate dalla volontà di farsi riconsegnare il cellulare rubato e non di provocare danni fisici ai due rapinatori. In secondo luogo le condotte accertate erano idonee a dimostrare che l'agente non aveva posto in essere alcuna condotta diretta a provocare lesioni (e tanto meno la morte) ai due ragazzi. Al contrario, invece, i dati di fatto accertati erano idonei a dimostrare al più l'esistenza della colpa cosciente e giammai il dolo eventuale.

Le soluzioni giuridiche

La Corte di cassazione ha anzitutto ritenuto inammissibili i motivi riguardanti la ricostruzione dei fatti ritenendo che la sentenza impugnata li avesse motivatamente apprezzati, senza incorrere in alcun vizio logico, fondando la sua valutazione sulle riprese televisive che dimostravano il progressivo avvicinamento dell'autovettura al motociclo e un impatto tra i due veicoli avvenuto senza che il conducente dell'auto avesse compiuto alcuna manovra idonea ad evitarlo.

Per quanto riguarda invece il più complesso problema riguardante l'inquadramento giuridico della condotta accertata la Corte di cassazione ha ritenuto corretta la valutazione del giudice di merito che ha ritenuto che l'ipotesi andasse inquadrata nel fatto tipico dell'omicidio volontario ravvisando, sotto il profilo soggettivo, l'ipotesi del dolo eventuale.

I giudici di legittimità hanno infatti richiamato i precedenti della Cassazione sul tema del dolo eventuale – ed in particolare la recente pronunzia sul tema delle Sezioni unite – ed hanno, in particolare, fondato la loro valutazione sulla circostanza che i giudici di merito avevano individuato una serie di elementi sintomatici dai quali emergeva la conferma dell'esistenza di un atteggiamento psicologico riconducibile alla preventiva accettazione dell'evento morte da parte dell'agente.

In conclusione la Corte ha ritenuto inammissibili i motivi concernenti la ricostruzione dei fatti; ha respinto il discorso, confermando la sentenza impugnata, quanto all'affermazione di responsabilità per l'omicidio volontario annullandola esclusivamente in relazione al mancato riconoscimento dell'attenuante della provocazione.

Osservazioni

Il tema della distinzione tra colpa con previsione e dolo eventuale ha ricevuto, negli ultimi tempi, una rapida accelerazione sia in giurisprudenza (in particolare per le vicende legale al disastro della Thyssenkrupp) che in dottrina. Ma il tema è tutt'altro che nuovo essendo già stato esplorato, anche di recente, in vicende riguardanti il contagio aids e la circolazione stradale

Preliminare rispetto all'esame della recente evoluzione della giurisprudenza sul tema del dolo eventuale occorre procedere alla delimitazione dei confini con l'ipotesi prossima, quella della colpa con previsione o colpa cosciente. Intanto, che cosa si intende per previsione? Mi rifaccio ad una definizione risalente ma sempre attuale: dal punto di vista etimologico “previsione” significa visione anticipata: un soggetto prevede un evento, quando se ne rappresenta il verificarsi, prima della sua effettiva realizzazione. La previsione, dunque, è un atteggiamento psichico di ordine conoscitivo che si caratterizza per il fatto che l'oggetto della conoscenza è proiettato nel futuro (v. A. PAGLIARO, La previsione dell'evento nei delitti colposi, in Riv. giur. circol. trasp., 1965, 347).

Tradizionalmente si afferma che, nella colpa cosciente, l'agente prevede che la sua condotta possa cagionare l'evento ma ha il convincimento di poterlo evitare. Nel caso del dolo eventuale l'agente non ha invece la convinzione di poter evitare l'evento ma accetta il rischio che l'evento si verifichi anche se poi sul concetto di accettazione del rischio si sono verificate ampie divergenze riguardanti la sufficienza o meno del momento rappresentativo e se sia necessario accertare le’sistenza di un momento volitivo.

L'ipotesi dolosa – in sintesi estrema – è stata nel tempo elaborata sotto due profili (o teorie): la teoria della rappresentazione e quella della volizione. In base alla prima l'agente deve rappresentarsi l'evento e questa rappresentazione deve avere caratteristiche di concretezza in presenza delle quali l'agente sceglie comunque di agire. Le teorie che richiedono, anche nel dolo eventuale, la presenza di un elemento volontario richiamano invece la necessità di un qualche cosa di più rispetto alla rappresentazione dell'evento (la rappresentazione corrisponde alla previsione ma la previsione non è incompatibile con la colpa). Questo orientamento è stato fatto proprio dalla ricordata sentenza delle Sezioni unite nel caso Thyssenkrupp che hanno così sintetizzato il concetto: in sintesi si può dire che nel dolo eventuale, oltre all'accettazione del rischio o del pericolo vi è l'accettazione, sia pure in forma eventuale, del danno, della lesione, in quanto essa rappresenta il possibile prezzo di un risultato desiderato. Vi è dunque nel dolo eventuale una componente lato sensu economica. E la sentenza prosegue richiamando la necessità di un elemento di assimilazione alla volizione che individua nella possibilità di affermare che l'agente avrebbe agito anche nella certezza di produrre il risultato.

Le Sezioni unite non si sono limitate a queste osservazioni ma, con una serie di progressive argomentazioni, hanno cercato di individuare i caratteri del dolo eventuale e, in particolare, della componente volitiva che ovviamente, se accentuata, rischia di confondere il dolo eventuale col dolo diretto. E così la sentenza richiama la situazione di dubbio (che, se non risolta, non consente di configurare l'ipotesi dolosa) e la necessità che vi sia qualche forma di adesione interiore all'evento. Sottolinea poi la diversità della previsione dell'evento che deve avere caratteristiche di astrattezza nella colpa cosciente e di concretezza nel dolo eventuale. Per concludere che è di decisivo rilievo che nella scelta d'azione sia ravvisabile una consapevole presa di posizione di adesione all'evento, che consenta di scorgervi un atteggiamento ragionevolmente assimilabile alla volontà, sebbene da essa distinto: una volontà indiretta o per analogia, si potrebbe dire. In questo risiede propriamente la rimproverabilità, la colpevolezza dell'atteggiamento interno che si denomina dolo eventuale.

Questa rigorosa ricostruzione consente di ritenere acquisiti determinati risultati. In particolare non sembra possa più essere messo in discussione che, nei casi di dubbio non risolto, si rimanga sul terreno della colpa e che, per configurare il dolo eventuale, sia richiesta la rappresentazione dell'evento o del danno. È invece dubbio che possa ritenersi definitivamente risolto il problema dell'individuazione dei criteri necessari per accertare la presenza dell'elemento volitivo che consenta di evitare di pervenire ad una sovrapposizione del dolo eventuale con il dolo diretto. Che significato dare, infatti, alla volontà indiretta o per analogia? Che sia diretta o indiretta la volontà non ci avviciniamo troppo al dolo diretto?

Tornando alla precedente elaborazione dottrinale possiamo rilevare che in passato si era affermato (v. F. MANTOVANI, Colpa, in Dig. disc. pen., vol. II, Torino, 1988, 299 a p. 304) che, nel caso della colpa con previsione, se l'agente avesse saputo che l'evento si sarebbe verificato si sarebbe astenuto mentre, nel caso del dolo eventuale, avrebbe agito ugualmente; si tratta, in buona sostanza della c.d. prima formula di Frank così descritta in dottrina: la colpa c.d. cosciente sarebbe presente in colui che, se avesse avuto certa cognizione dell'esistenza del presupposto, si sarebbe astenuto dalla condotta, dolo eventuale in chi avrebbe agito ugualmente (PROSDOCIMI).

Questa formula (che, nella sostanza, descrive un giudizio controfattuale) – si è inoltre affermato, da parte di altri Autori – se correttamente applicata, impone una razionalizzazione limitatrice del ricorso al dolo eventuale, in contrasto con le tendenze rivolte a modulare l'imputazione soggettiva in base a supposte esigenze di carattere generalpreventivo (L. EUSEBI) e si è rilevato altresì che questa formula consente di essere usata come un contro-fattuale, tenendo conto di più elementi di giudizio nella ‘base' della valutazione del soggetto: più elementi di quelli che egli stesso aveva a quel tempo, e che se avesse avuto gli avrebbero fatto rimeditare la decisione (M. DONINI).

Già in astratto, dunque, la distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente presenta ampi margini di incertezza. In concreto è poi, in molti casi, assai arduo distinguere tra le due categorie riguardanti la colpevolezza dovendosi ricostruire con incerti criteri sintomatici – in base alle condotte umane accertate o a segni esteriori non sempre agevolmente decifrabili – il processo psicologico dell'agente.

Di queste difficoltà interpretative sono espressione i contrasti sviluppatisi in dottrina e in giurisprudenza – compresa quella di legittimità – in relazione a casi concreti quali il contagio di aids, eventi particolari verificatisi a seguito di condotte abnormi nella circolazione stradale e il caso Thyssenkrupp che ha avuto esiti divergenti nei giudizi di merito.

La sentenza in commento fa espresso riferimento alla sentenza delle Sezioni unite – anche se non sembra esprimere un'esplicita adesione alla ritenuta necessità dell'elemento volitivo richiesta dalla sentenza Thyssenkrupp – e riserva invece la sua attenzione all'individuazione degli elementi di conferma indicati dai giudici di merito a conferma dell'ipotesi dolosa.  

È peraltro da segnalare che altre sentenze delle sezioni semplici della Corte di cassazione paiono invece essersi adeguate più esplicitamente alle indicazioni contenute nella sentenza delle Sezioni unite. Si vedano Cass. pen., Sez. VI, 26 febbraio 2015 n. 22065 (relativa ad uso improprio di armi da parte di appartenente alle forze dell'ordine), in Giur.it., 2015, 1990, con nota di S. RAFFAELE, La (residua?) validità dell'accettazione del rischio quale criterio identificativo del dolo eventuale, e Cass. pen., Sez. V, 23 febbraio 2015 n. 23992 (relativa al contagio aids).

Inutile aggiungere che la distinzione tra le due ipotesi assume un rilievo ancor maggiore quando il fatto non sia previsto come reato nella forma colposa. In questi casi un fatto reato previsto soltanto come doloso difetta di tipicità se è possibile provare esclusivamente la colpa con previsione e non il dolo eventuale (e tanto meno il dolo diretto o quello intenzionale).

È ancora da rilevare che le problematiche accennate si riferiscono sia alle fattispecie commissive che a quelle omissive non essendovi alcuna ragione per ritenere che la colpa con previsione e il dolo eventuale possano riferirsi solo alle prime; anzi è del tutto evidente come, soprattutto nei reati omissivi impropri, accada spesso che la condotta sia caratterizzata da negligenza consistente in omissione malgrado la previsione dell'evento e, in questi casi, l'omissione voluta potrebbe anche consistere nell'accettazione dell'evento dannoso il cui verificarsi è indifferente per chi era tenuto ad evitarlo.

Nelle ipotesi omissive sarà anche necessario individuare l'esistenza di una posizione di garanzia per poter addebitare l'evento, anche da un punto di vista oggettivo, all'agente (si veda il caso di responsabilità per omesso impedimento dell'evento, riconducibile ad un caso di dolo eventuale, di cui si è occupata Cass. pen., Sez. III, 12 maggio 2010 n. 28701, in Cass. pen., 2011, 4288 con nota di M. SABATINI, Responsabilità per omesso impedimento dell'altrui fatto criminoso: la Corte di Cassazione nuovamente alle prese con i “segnali d'allarme”).

Guida all'approfondimento

Sulla definizione di colpa cosciente e di dolo eventuale - e sulla distinzione tra le due forme di elemento soggettivo - numerosi sono i contributi dottrinali. Solo a titolo di esempio possono consultarsi gli scritti di:

G. DE FRANCESCO, Dolo eventuale e dintorni: tra riflessioni teoriche e problematiche applicative, in Cass. pen., 2015, 4624;

G. DE VERO, Dolo eventuale e colpa cosciente: un confine tuttora incerto, in Riv. it. dir. proc. pen., 2015, 77;

M. DONINI, Il dolo eventuale: fatto-illecito e colpevolezza, in Dir. pen. contemp., n. 1, 2014, 70;

L. EUSEBI, Verso la fine del dolo eventuale ? (Salvaguardando, in itinere, la formula di Frank), ibid., 118;

F. VIGANO', Il dolo eventuale nella giurisprudenza più recente, id. del 31 marzo 2014;

A. AIMI, Dolo eventuale e colpa cosciente al banco di prova della casistica, id., 2013, 301;

E. MAZZANTINI, Dolo eventuale e colpa con previsione: dai concetti “generali” agli indicatori “di settore”, in Dir. pen. e processo, 2013, 1143;

S. CANESTRARI, Dolus eventualis in re licita: limiti e prospettive, in Indice penale, 2013, 23; S. CAMAIONI, Evanescenza del dolo eventuale, incapienza della colpa cosciente e divergenza tra voluto e realizzato, in Riv.it.dir.proc.pen., 2012, 508;

A. MANNA, Colpa cosciente e dolo eventuale: l'indistinto confine e la crisi del principio di stretta legalità, in studi in onore di F. COPPI, Torino, 2011, vol.I, 201;

E. DI SALVO, Colpa cosciente e dolo eventuale, diretto e alternativo, in Cass. pen., 2009, 431; F. AGNINO, La sottile linea di confine tra dolo eventuale e colpa cosciente, in Giur. merito, 2009, 1489;

S. CANESTRARI, La definizione legale del dolo: il problema del dolus eventualis, in Riv. it. dir. proc. pen., 2001, 906;

P. VENEZIANI, Dolo eventuale e colpa cosciente, in Studium iuris, 2001, 70;

L. EUSEBI, Appunti sul confine fra dolo e colpa nella teoria del reato, in Riv. it. dir. proc. pen., 2000, 1053;

G. FORTE, Ai confini fra dolo e colpa: dolo eventuale o colpa cosciente ?, in id., 1999, 228;

S. PROSDOCIMI, Dolus eventualis. Il dolo eventuale nella struttura delle fattispecie penali, Giuffrè, Milano, 1993.

 

A commento della sentenza delle sezioni unite della Corte di cassazione 24 aprile 2014 n. 38343, depositata il 18 settembre 2014, Espenhahn, relativa al disastro verificatosi presso la Thyssenkrupp di Torino, si vedano:

A. AIMI, Il dolo eventuale alla luce del caso Thyssenkrupp, in Dir. Pen. Contemp. del 6 novembre 2014;

K. SUMMERER, La pronuncia delle sezioni unite sul caso Thyssenkrupp. Profili di tipicità e colpevolezza al confine tra dolo e colpa, in Cass. pen., 2015, 426;

G. FIANDACA, Le Sezioni Unite tentano di diradare il “mistero” del dolo eventuale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2014, 1925;

M. RONCO, La riscoperta della volontà nel dolo id.

M. ROMANO, Dolo eventuale e Corte di cassazione a sezioni unite: per una rivisitazione della c.d. accettazione del rischio (2015, 559)

L. EUSEBI, Formula di Frank e dolo eventuale in Cass. s.u. 24 aprile 2014 (Thyssenkrupp), ivi, 623.

G. DI BIASE, Il nuovo volto del dolo eventuale, tra criterio del bilanciamento e prima formula di Frank, ne L'indice penale, 2015, 388;

S. RAFFAELE, La rappresentazione dell'evento al confine tra dolo e colpa: un'indagine su rischio, ragionevole speranza e indicatori “sintomatici”, in Dir.Pen.Contemp. del 5 giugno 2015;

A. CAPPELLINI, Il dolo eventuale e i suoi indicatori: le sezioni unite Thyssen e il loro impatto sulla giurisprudenza successiva, in Dir.Pen.Contemp. del 4 giugno 2015;

R. BARTOLI, Luci ed ombre della sentenza delle Sezioni unite nel caso Thyssenkrupp, in Giur. it., 2014, 2566;

S. CAPONERA, Considerazioni sul caso Thyssenkrupp dopo la pronuncia delle sezioni unite, in Riv.pen., 2015, 12;

G. DE SANTIS, Premessa: la vicenda Thyssen Krupp e l'imputazione per omicidio volontario rivolta all'amministratore delegato, in Resp. civ. e previd., 2015, 640.

 

A commento delle sentenze di merito si vedano:

i contributi di una tavola rotonda - pubblicati in Legislazione Penale, 2012, 529 ss. - di R. BARTOLI, La sentenza sul rogo della Thyssenkrupp tra prassi consolidata e profili d'innovazione, F. MUCCIARELLI, Dolo e colpa tra prevedibilità e previsione, D. PETRINI, Consapevolezza del pericolo e accettazione del rischio: anche il datore di lavoro può rispondere di omicidio a titolo di dolo eventuale per la morte dei suoi lavoratori, G. DE FRANCESCO, L'imputazione soggettiva nel campo della sicurezza del lavoro: tra personalismo e rafforzamento della tutela.

S. RAFFAELE, La seconda vita del dolo eventuale tra rischio, tipicità e colpevolezza. Riflessioni a margine del caso Thyssen, in Riv. it. dir. proc. pen., 2012, 1077;

G.P. DE MURO, Sulla flessibilità concettuale del dolo eventuale, in Dir.Pen.Contemp. del 10 gennaio 2012;

R. BARTOLI, Il dolo eventuale sbarca anche nell'attività d'impresa, in Dir. pen. proc., 2012, 703;

G. FIANDACA, Sul dolo eventuale nella giurisprudenza più recente, tra approccio oggettivizzante-probatorio e messaggio generalpreventivo, in Dir. Pen. Cont., n. 1/2012, 152.

F. D'ALESSANDRO, Le problematiche frontiere del dolo eventuale: spunti di riflessione alla luce del caso Thyssen, in Questione giustizia, 2013, 91;

A. NATALE, Il cd. Caso Thyssen: la sentenza di appello, ibid., 65;

P. ASTORINA MARINO, Waiting for the miracle ? Ragionevolezza e speranza nel caso Thyssen: dal dolo eventuale alla colpa cosciente, in Riv.it.dir.proc.pen., 2013, 1557.

 

 

 

Leggi dopo