Giurisprudenza commentata

L'inosservanza dei protocolli scientifici nei casi di testimonianza del minore vittima di violenza sessuale

30 Settembre 2016 |

Cass. pen., Sez. IV,

Testimonianza

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazione | Guida all'approfondimento |

Massima

Non è causa di nullità o di inutilizzabilità o, di per sé, ragione di inattendibilità delle dichiarazioni raccolte l'inosservanza dei protocolli prescritti – ad esempio dalla cosiddetta Carta di Noto – per l'assunzione della testimonianza del minore vittima di violenza sessuale. Le modalità di escussione del dichiarante sono certamente incidenti nel giudizio di attendibilità ma resta fermo che esso rimane un giudizio di fatto che può essere effettuato in sede di merito mentre è precluso in sede di legittimità, specialmente quando il giudice del merito abbia fornito una spiegazione plausibile della sua analisi probatoria.

Il caso

A seguito di giudizio di rinvio la Corte d'appello di Milano confermava la pronuncia del Gip di Pavia con la quale Tizio era stato condannato, all'esito di giudizio abbreviato, alla pena di 4 anni di reclusione perché ritenuto responsabile del reato di atti sessuali con minorenni. Avverso la suddetta sentenza interponeva ricorso per cassazione l'imputato, lamentando, tra le altre cose, violazione di legge e mancanza ed illogicità della motivazione nella parte in cui la Corte di appello aveva valutato le dichiarazioni rese dalla persona offesa minorenne attendibili senza considerare che esse erano state raccolte con modalità difformi da quelle prescritte dalla legislazione convenzionale. In particolare, si rilevava che l'esame da parte della P.G. era durato ben oltre sessanta minuti, le domande erano state suggestive, la psicologa che aveva assistito non aveva mai conosciuto prima la minore né l'aveva valutata, mentre si doveva ipotizzare che le avesse in precedenza rivolto domande non verbalizzate.

La questione

La questione su cui si è pronunciata la Corte di cassazione è relativa alla valenza da attribuirsi all'osservanza dei protocolli prescritti per l'audizione dei minorenni vittime di abusi sessuali. In particolare, ci si interroga sulle conseguenze in punto di attendibilità delle dichiarazioni testimoniali assunte con modalità difformi da quelle contenute nella c.d. Carta di Noto, la quale – nata dalla collaborazione interdisciplinare di magistrati, avvocati, psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili, criminologi, medici legali e responsabili dei Servizi – raccoglie attualmente le più accreditate linee guida per l'indagine e l'esame psicologico del minore vittima di abusi sessuali.

Le soluzioni giuridiche

La Corte di cassazione, con la pronuncia in commento, rigetta la doglianza in questione e conferma una posizione ormai dominante nella giurisprudenza di legittimità. Infatti, nel premettere come in tema di valutazione della prova testimoniale, l'attendibilità della persona offesa dal reato sia una questione di fatto, che ha la sua chiave di lettura nell'insieme di una motivazione logica, che non può essere rivalutata in sede di legittimità (salvo che il giudice sia incorso in manifeste contraddizioni), ribadisce che si deve escludere che sia causa di nullità o di inutilizzabilità o, di per sé, ragione di inattendibilità delle dichiarazioni raccolte l'inosservanza dei protocolli prescritti – ad esempio dalla cosiddetta Carta di Noto - per l'assunzione della testimonianza del minore vittima di violenza sessuale.

Osservazione

Il tema della valenza da riconoscersi a protocolli e linee guida scientificamente provati in sede di assunzione delle dichiarazioni del minore vittima di abusi sessuali non è nuovo in sede giurisprudenziale. In esso paiono condensarsi tutte le difficoltà di interazione tra la scienza e il diritto, chiamate ad offrire il proprio contributo, nei campi di rispettiva competenza, per l'accertamento della responsabilità penale in simili evenienze. Se è vero quanto affermato dalla scienza, secondo cui le metodiche di intervista del minore non sono affatto ininfluenti circa i risultati cui si perviene, è altrettanto vero che secondo i tecnici del diritto le indicazioni contenute nella Carta di Noto non assumono, nel nostro ordinamento, valore normativo. Esse, infatti, pur considerate di autorevolissima rilevanza nell'interpretazione delle norme che disciplinano l'audizione dei minori (Cass. pen., Sez. III, 28 ottobre 2009, n. 9157) nonché un formidabile strumento di verifica dei dati probatori acquisiti nel processo (Cass. pen., Sez. III, 4 dicembre 2012, n. 17339), costituiscono ad oggi dei meri suggerimenti diretti a garantire l'attendibilità dei risultati degli accertamenti tecnici e la genuinità delle dichiarazioni, assicurando nel contempo al minore la protezione psicologica nel rispetto dei principi costituzionali del giusto processo e degli strumenti del diritto internazionale.

In realtà, non si può mancare di osservare come la definizione di meri suggerimenti non appaia del tutto appagante. Difficilmente si potrà affermare che i protocolli operativi che la polizia scientifica segue per evitare la contaminazione della scena del crimine siano solo dei meri suggerimenti volti alla migliore acquisizione dei reperti di rilievo investigativo, essendo del tutto evidente come il loro mancato rispetto rischi di minare, in maniera irreversibile, la genuinità del contributo acquisito, che potrebbe essere irrimediabilmente perduto. Allo stesso modo, si dovrebbe comprendere che l'audizione del minore svincolata dal severo rispetto delle cautele metodologiche enucleate dagli esperti in materia rischi di far perdere definitiva validità al contributo raccolto; contributo a cui, invero, non si è disposti a rinunciare con leggerezza, considerato anche il fatto che, spesso, la prova della responsabilità del presunto abusante risiede in maniera esclusiva o prevalente proprio nel racconto della giovane vittima.

Tuttavia, nessuna invalidità è riconosciuta dalla Corte di cassazione nel caso in cui la testimonianza sia stata assunta in spregio delle regole contenute nella Carta di Noto. In una pronuncia, ad esempio, essa, pur stigmatizzando la gravità dell'operato di una psicologa che non aveva rispettato quelli che notoriamente sono i criteri di audizione dei minori abusati secondo la c.d. Carta di Noto, ormai generalmente adottata, non essendo stati registrati, volta per volta, gli incontri con il bambino allo scopo di poter verificare le modalità ed il contenuto degli stessi, ha poi concluso nel senso che il mancato rispetto della tecnica di documentazione rappresenta un vizio metodologico dell'assunzione della prova, che non può essere controllata e della cui affidabilità può essere lecito dubitare, non diversamente da quanto potrebbe verificarsi allorché, per mera ipotesi, si dimostrasse che le impronte digitali da cui dipende la responsabilità dell'imputato sono state rilevate con modalità tali da non assicurare la sicurezza del risultato (Cass. pen., Sez. IV, 8 giugno 2006, n. 32281).

Effettivamente, la giurisprudenza di legittimità prevalente, oggi ribadita dalla pronuncia in commento, considera le prescrizioni contenute nella Carta di Noto delle mere indicazioni metodologiche non tassative, che non dettano regole di valutazione vincolanti e la cui violazione non ha conseguenze in punto di nullità o inutilizzabilità della prova (Cass. pen., Sez. III, 25 giugno 2014, n. 41365; Cass. pen., Sez. III, 2 aprile 2014, n. 18702; Cass. pen., Sez. III, 13 marzo 2014, n. 39411; Cass.pen., Sez. III, 16 gennaio 2014, n. 5754; Cass. pen., Sez. I, 13 novembre 2013, n. 37244; Cass. pen., Sez. III, 5 novembre 2013, n. 45607; Cass. pen., Sez. III, 4 dicembre 2012, n. 17339; Cass. pen., Sez. III, 16 novembre 2011, n. 46649; Cass. pen., Sez. I, 13 novembre 2012, n. 15930; Cass. pen., Sez. IV, 18 ottobre 2011, n. 44644; Cass. pen., Sez. III, 16 dicembre 2010, n. 15157; Cass.pen., Sez. III, 28 ottobre 2009, n. 9157; Cass. pen., Sez. III, 10 aprile 2008, n. 20568; Cass. pen., Sez. III, 14 dicembre 2007, n. 6464; Cass. pen., Sez. III, 4 ottobre 2007, n. 42984). Più in particolare, non si avranno conseguenze in tema di nullità stante il principio di tassatività che domina la materia ex art. 177 c.p.p. Non si può, del pari, configurare un'ipotesi di inutilizzabilità della prova in quanto il divieto di utilizzazione di cui all'art. 191 c.p.p. si riferisce alla prova vietata dalla legge nel suo complesso e non alla regolarità dell'assunzione di quella consentita. Invero, nel caso in cui non si siano rispettati i protocolli scientifici non si potrà nemmeno determinare, con un sillogismo astratto, un giudizio di inattendibilità del minore ma si imporrà, solamente, com'è naturale che sia, una particolare attenzione nel delicato momento di valutazione della prova. In tal senso, si è infatti precisato che in tema di testimonianza del minore vittima di abusi sessuali, le dichiarazioni - acquisite in violazione delle linee guida della cosiddetta “Carta di Noto” - nella parte in cui queste ultime non risultano già trasfuse in disposizioni del codice di rito con conseguente disciplina degli effetti derivanti dallo loro inosservanza non sono inutilizzabili, ma in relazione ad esse il giudice ha l'obbligo di motivare perché egli ritiene attendibile la prova assunta con modalità non rispettosa delle cautele e metodologie previste nell'indicato documento (Cass. pen., Sez. III, 13 marzo 2014, n. 39411). L'attenzione viene, così, a spostarsi sul ruolo del giudice, il quale sarà chiamato ad un ben più pregnante onere motivazionale. In particolare, dovendo verificare l'attendibilità delle persone offese nei reati sessuali, egli dovrà operare con una valutazione “in senso globale”, ossia “tenendo conto di tutte le dichiarazioni e circostanze del caso concreto e di tutti gli elementi acquisiti al processo”. Nel corpus motivazionale, dunque, dovrà essere dedicato apposito spazio alle argomentazioni a sostegno della ritenuta attendibilità e credibilità del testimone minorenne, la cui audizione – pur non “tecnicamente invalida” – si sia svolta con modalità irrispettose delle metodologie suggerite dalle migliori evidenze scientifiche e sia stata magari fondata su tecniche non verificabili. 

Guida all'approfondimento

GULOTTA – CAMERINI (a cura di), Linee Guida Nazionali. L'ascolto del minore testimone, Milano, 2014;

DE CATALDO NEUBURGER - GULOTTA, La Carta di Noto e le linee guida deontologiche per lo psicologo giuridico, Milano, 2004;

SCOLARI, Linee guida e protocolli per l'intervista del minore sessualmente abusato: una rassegna, in Maltrattamento e abuso all'infanzia, vol. 18, 2016, 33;

TRIBISONNA, Non è vincolante il ricorso alla Carta di Noto nell'esame del minore, in Dir. pen. e proc., 2015, 1, 73 ss.

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