Giurisprudenza commentata

Le indispensabili (ed inviolabili) esigenze di vita: l'umanizzazione degli arresti domiciliari

25 Maggio 2016 |

Cass. pen., Sez. II

Arresti domiciliari

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni |

Massima

Le indispensabili esigenze di vita di cui all'art. 284, comma 3, c.p.p., laddove nel corso della giornata il detenuto non può altrimenti provvedervi, consentono di ottenere l'autorizzazione del giudice ad assentarsi dal luogo in cui si è ristretti agli arresti domiciliari, per il tempo strettamente necessario, anche per soddisfare bisogni personali di natura non materiale. 

Il caso

L'imputato, detenuto agli arresti domiciliari, chiede alla Corte di assise di appello di potersi allontanare dal luogo di restrizione durante i fine settimana – dalle ore 16,30 del sabato alle ore 21,30 della domenica –  per poter trascorrere tale arco temporale continuativo con la figlia minore, così come disposto in sede di separazione consensuale, tuttora in fase di omologa, dal giudice civile.

Il giudice competente rigetta la richiesta dell'imputato sotto diversi profili, uno dei quali quello che la richiesta di autorizzazione di allontanamento dal domicilio, per l'oggetto della domanda, non rientra nella previsione dell'art. 284, comma 3, c.p.p. atteso il riferimento della norma ad esigenze di natura strettamente materiale.

L'imputato propone ricorso per cassazione reclamando, tra l'altro, la violazione di legge (art. 606, comma 1, lett. b), c.p.p.) con riguardo all'applicazione ed interpretazione del disposto di cui all'art. 284, comma 3, c.p.p., disposto che – ad avviso del ricorrente – non attiene solo alle esigenze materiali del detenuto agli arresti domiciliari.

La questione

Con il provvedimento a mezzo del quale vengono concessi gli arresti domiciliari (ed, atteso il rinvio operato dall'art. 47-ter dell'ordinamento penitenziario all'art. 284 c.p.p., anche per il caso della detenzione domiciliare) il giudice prescrive al detenuto di non allontanarsi dai luoghi in cui è ristretto, se non in presenza delle specifiche, ed esclusive, condizioni dettate dal comma 3 dell'art. 284 c.p.p.

Quest'ultime, che determinano una sospensione della restrizione domiciliare per l'arco di tempo concesso, presuppongono entrambe una situazione di eccezionalità, atteso che l'autorizzazione ad assentarsi dal luogo di detenzione nel corso della giornata deve riguardare una situazione non altrimenti ovviabile.

La valutazione che il giudice deve operare nell'ambito della previsione di eccezionalità sancita dall'art. 284, comma 3, c.p.p. va improntata a criteri di particolare rigore e può trovare ingresso solo in presenza di situazioni obiettivamente riscontrabili che impediscano al soggetto ristretto di poter far fronte, in altro modo, all'esigenza di vita rappresentata (Cass. pen., Sez. VI, n. 553/2015).

Ebbene, fermo restando tale imprescindibile e propedeutico presupposto, le condizioni affinché il giudice possa accedere alla richiesta di regolamentazione – valutando, con rigore, la compatibilità delle stesse con le esigenze cautelari da tutelare in concreto – sono :

  • quella di versare in situazione di assoluta indigenza, da intendersi quest'ultima non in senso esclusivamente pauperistico, schiacciando, quindi, le necessità materiali solo sulle esigenze relative alla fisica sopravvivenza (vitto; alloggio; vestiario; etc.);
  • quella di soddisfare bisogni anche di natura non economica (spirituali, religiosi, etc.) che attengono ai diritti inviolabili dell'uomo, costituzionalmente riconosciuti (art. 2 Cost.) e riconosciuti anche dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. 

Per quanto riguarda quest'ultimi, la norma-manifesto del garantismo cautelare è quella dettata dall'art. 277 c.p.p., la quale – sebbene avulsa da qualsiasi sanzione e tale da rientrare, per questo motivo, sotto l'egida dell'obbligo dell'osservanza delle norme processuali sancito dall'art. 124 c.p.p. – statuisce che le modalità di esecuzione delle misure devono salvaguardare i diritti della persona […], il cui esercizio non sia incompatibile con le esigenze cautelari del caso concreto.

La suprema Corte, ed ancor più la giurisprudenza di merito e la dottrina, in più circostanze, oscillano tra un orientamento che esclude, dalle indispensabili esigenze di vita, previste dall'art. 284, comma 3, c.p.p., quelle riguardanti il soddisfacimento dei bisogni spirituali e religiosi dell'indagato (Cass. pen., Sez. IV, n. 32364/2012) ed un altro che, come nella sentenza in commento, amplia la visione delle stesse declinandole anche sotto il profilo dei bisogni spirituali (Cass. pen., Sez. V, 2 aprile 2015, dep. il 23 settembre 2015, n. 38733, non massimata).

Le soluzioni giuridiche

I giudici di legittimità, con la sentenza in commento, hanno affermato i seguenti principi di diritto :

  • Le indispensabili esigenze di vita, di cui al terzo comma dell'art. 284 c.p.p., possono riguardare bisogni non solo materiali ma anche spirituali.
  • Nell'ambito dei bisogni spirituali rientra anche il rapporto con un figlio minorenne, per il limitato arco temporale, solitamente coincidente con il fine settimana, previsto dall'atto di separazione in quanto costituisce espressione del diritto ad esercitare le funzioni genitoriali.
  • Le indispensabili esigenze di vita non possono essere interpretate in termini economici ma devono tenere conto dei diritti inviolabili dell'uomo che la Costituzione tutela sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, in conformità con quanto previsto dall'art. 2.
  • Nell'esaminare la compatibilità delle esigenze cautelari con la concessione dell'autorizzazione ex art. 284, comma terzo, c.p.p. occorre considerare anche il disposto di cui all'art. 277 c.p.p.

Osservazioni

La decisione in commento sterza, in modo sensibile, verso una declinazione costituzionale del disposto dettato dall'art. 284, comma 3, c.p.p. laddove esso prende in esame le indispensabili esigenze di vita cui il soggetto deve attendere nel corso della giornata ed alle quali non può altrimenti provvedere.

La prima riflessione da svolgere è che l'autorizzazione ad assentarsi […] dal luogo di arresto prende in considerazione la restrizione domiciliare intesa tout court, non potendo l'eventuale applicazione dei presidi elettronici di cui all'articolo 275-bis c.p.p. costituire un ostacolo al riguardo: l'arco temporale concesso costituisce, difatti, una sospensione dello status detentivo, soggetto ad eventuali delimitazioni nelle modalità applicative ma non tale da rinvenire nelle particolari modalità di controllo un impedimento assoluto ad accedere a tale beneficio.

Il punto nodale dell'intera questione è l'esatta individuazione del discrimine, sancito dall'articolo 284, comma 3, c.p.p., tra le esigenze materiali del soggetto detenuto e quelle di diversa natura (spirituali, religiose, vita di relazione, etc.): mentre le prime trovano il loro riconoscimento nella situazione di assoluta indigenza del soggetto interessato, tanto da essere finalizzate, esclusivamente, all'esercizio di una attività lavorativa, le seconde rispondono al parametro delle sue indispensabili esigenze di vita, quest'ultime prive di ogni loro contenutistica predeterminazione.

Già l'uso, da parte del legislatore, dell'aggettivazione (sue) per individuare le indispensabili esigenze di vita – a differenza della situazione di assoluta indigenza, la quale ha ad oggetto anche le altre persone conviventi – rende evidente il riferimento alla sfera personale del detenuto ragion per cui il successivo passaggio interpretativo, svolto dai giudici di legittimità, facendo espresso richiamo all'art. 2 della Costituzione ed all'art. 277 del codice di procedura penale, consente di effettuare un ulteriore passo avanti verso la “umanizzazione” degli arresti domiciliari.

Fermo restando il rigore interpretativo cui il giudice deve attenersi riguardo alla compatibilità dell'autorizzazione ex art. 284, comma 3, c.p.p. con le esigenze cautelari da tutelare in concreto, riguardo a quelle di natura spirituale occorre, laicamente, porsi il problema di quali siano le indispensabili esigenze (non materiali) di vita cui il soggetto interessato non può altrimenti provvedere.

Proprio l'individuazione della sfera della personalità, e dei diritti inviolabili dell'uomo (vedi, artt. 1 e ss. della legge 848/1955) – e del loro sviluppo sia come singolo e sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità (art. 2 Cost.), prima fra tutte, per quest'ultime, la famiglia – permette di instradare la lettura costituzionale verso un unico modo di provvedervi e cioè quello necessariamente personale.

Qualsiasi diritto inviolabile dell'uomo, laddove riconosciuto per tale, non può che trovare soddisfacimento a mezzo dell'esercizio del soggetto interessato: la clausola prevista dal legislatore e cioè quella che il soggetto interessato non può altrimenti provvedervi, va, pertanto, contemperata al caso concreto decidendo, volta per volta, su come essa possa coniugarsi con la tutela delle cautele.

Proprio prendendo ad esempio il caso di specie, la sospensione della restrizione domiciliare per il tempo concesso al genitore, ristretto agli arresti domiciliari, di frequentare la figlia minore, – dal pomeriggio del sabato alla domenica sera -, una volta che si è riconosciuto che esso rientra nell'alveo dei diritti inviolabili della persona occorrerà individuare lo spazio, sia temporale che logistico, in cui esso può svilupparsi, con valutazioni di merito da adottare caso per caso.

Il diritto al rispetto della vita privata e familiare, – come quello allo studio, alla libertà religiosa, etc. –, devono svilupparsi in uno Stato di diritto liberamente, senza alcuna interferenza dell'autorità pubblica : quest'ultima può ingerirvi solo nei casi sanciti dalla legge, tra cui quella d'interesse, finalizzata alla sicurezza pubblica ed alla prevenzione dei reati – (art. 8, comma 2, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali).

In definitiva, l'estensione garantista del disposto di cui all'art. 284, comma 3, c.p.p., avente ad oggetto le indispensabili esigenze di vita determina che le stesse non vadano coniugate esclusivamente con quelle di natura materiale ma tale lettura, costituzionalmente orientata, va, di pari passo, con il rigoroso contemperamento delle modalità di accesso alle stesse con la salvaguardia delle esigenze cautelari del caso concreto.  

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