Focus

Geologia forense. Le indagini sui terreni e sui loro componenti organici ed inorganici

10 Febbraio 2016 | , Perizia e consulenza tecnica

Sommario

Abstract | Introduzione | Le indagini comparative sui terreni | La composizione dei terreni | L’interdisciplinarità nello studio e l’analisi dei terreni in ambito forense | Le modalità del prelievo e di analisi dei campioni di terreno | Criticità dell'indagine | Guida all'approfondimento | Affiliation |

Abstract

Dai primi anni del nuovo millennio, la geologia forense ha vissuto una grande evoluzione ed ha conquistato l’interesse degli investigatori, degli istituti forensi e delle università. La collaborazione tra inquirenti, professionisti ed enti di ricerca ha permesso non solo di migliorare le procedure analitiche ma anche di introdurre nuove metodiche che hanno dimostrato importanti potenzialità nel fornire utili indizi probanti. In particolare, la pedologia forense, scienza che studia le tracce di terreno in ambito giudiziario, si è rivelata un eccellente strumento a supporto delle indagini penali. In ambito investigativo giudiziario si fa oggigiorno sempre più uso delle tracce di terreno presenti sulla scena di un crimine per ottenere importanti informazioni sia sulla dinamica di un reato che sul suo presunto autore. Il geologo forense, specialista in questa disciplina, può di conseguenza fornire delle indicazioni utili alle indagini, che in alcune circostanze possono rivelarsi risolutive.

Introduzione

La geologia forense comprende differenti discipline delle scienze della terra e studia numerose tecniche scientifiche applicabili alle indagini casi giudiziariche vedono campioni di natura geologica come oggetto di investigazione. Alla geologia forense afferiscono differenti campi delle scienze della terra come la fotointerpretazione, la geomorfologia, la mineralogia, la petrografia, la geochimica, la geofisica, la geologia applicata e la pedologia le cui applicazioni possono fornire un’utile chiave di lettura dell’ambiente che ci circonda, nel contesto di numerose tipologie di reato, sia in ambito penale che civile.

Data la natura di numerose dinamiche criminali svolte in aree all’aperto, l’ambiente, non essendo un sistema chiuso, può interscambiare elementi con chi lo frequenta e può entrare a far parte della dinamica criminale in diverse situazioni. L’ambiente, per esempio, può essere il luogo ove nascondere un cadavere o rifiuti tossici, o può fornire tracce su oggetti utili per ottenere informazioni sull’autore o sulla dinamica del reato. In questa visione la geologia si contestualizza perfettamente il quello che in ambito forense è conosciuto come Principio di interscambio di Locard (1910), che afferma essenzialmente che ogni contatto lascia una traccia che può essere investigata.

La pedologia forense ricerca, studia ed analizza le tracce di terreno collegate ad un crimine. Nel contesto delle analisi forensi, il termine terreno è riferito a qualsiasi materiale di origine geologica costituito da elementi sciolti quali sabbie, fanghi o suoli.

Il terreno può fornire importanti informazioni per collegare un soggetto ad un luogo e per chiarire la dinamica di un crimine, perché può essere trasferito da un luogo all’altro per semplice deposizione su svariate tipologie di superfici. Per esempio, sulle calzature o sugli indumenti del responsabile di una violenza sessuale possono essere presenti particelle di sabbia provenienti dal luogo in cui si è consumato l’abuso; attrezzi da lavoro possono presentare tracce di suolo riconducibili al luogo ove sono state sotterrate armi; in un’abitazione dove è avvenuto un crimine possono essere presenti tracce di fango sul pavimento che potrebbero indicare la provenienza o la localizzazione del probabile autore del reato.

Il terreno è un materiale geologico complesso che è costituito da numerose e diverse componenti. A causa di tale complessità si osservano notevoli differenze tra un campione e l’altro, tali da poter registrare variazioni considerevoli, delle componenti e delle loro proporzioni, in zone di limitate estensioni, in cui il terreno viene erroneamente considerato omogeneo. L’analisi accurata dei terreni, permette una caratterizzazione dei campioni al punto da poterli distinguere anche se raccolti a pochi metri di distanza. Per tali evidenze, l’impiego delle analisi geologiche e pedologiche dei terreni è eccellente come supporto alle indagini giudiziarie.

 

 

  

In Italia, il primo caso di alto profilo in cui furono svolte per la prima volta indagini di geologia forense fu il sequestro e l’assassinio dell’onorevole Aldo Moro nel 1978, in cui furono analizzate tracce di sabbia rinvenute sul corpo e sugli indumenti della vittima.

 

Case Report

Nel 1978, l’onorevole Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse; dopo cinquantacinque giorni di prigionia fu ucciso ed il suo corpo fu rinvenuto nel portabagagli di una Renault 4 al centro di Roma.

Nel risvolto dei pantaloni e sulle scarpe di Moro furono rinvenute tracce di sabbia, frammenti di vegetali, vernice e fibre di poliestere. Fu chiesto al professor Lombardi, geologo dell’Università Sapienza di Roma, di eseguire le analisi delle sabbie per determinarne la probabile provenienza, al fine di individuare il covo dei brigatisti.

Le analisi fornirono forti indicazioni che i campioni di sabbia potessero provenire da spiagge di litorale marino. L’approfondito studio mineralogico permise di identificare la presenza di numerose tipologie di minerali e frammenti di rocce tipici dell’area costiera tirrenica, che si estende per circa 150 chilometri da Tarquinia a Terracina nei dintorni di Roma.

In mancanza di dati bibliografici relativi alla composizione delle sabbie in tali aree ed al fine di poter effettuare una comparazione con i campioni prelevati dagli indumenti di Moro, il professor Lombardi raccolse campioni di sabbia lungo i 150 chilometri di costa. Lombardi campionò circa 92 sabbie e li confrontò con le tracce di sabbia prelevate dagli indumenti di Aldo Moro. Da tale confronto il professor Lombardi delimitò un’area costiera nei pressi dall’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino lunga circa 11 chilometri, da dove presumibilmente potevano provenire le tracce di sabbia rinvenute sul corpo di Moro.

Gli inquirenti senza successo cercarono in questa zona possibili covi delle Brigate Rosse. Anni più tardi i brigatisti, successivamente al loro arresto, confessarono di aver depositato la sabbia di litorale sui vestiti di Moro per depistare le indagini. A tutt’oggi ancora ci sono forti dubbi sulla plausibilità di queste confessioni, tuttavia il caso rimane uno dei più famosi in tutto il mondo per il lavoro di dettaglio svolto dal professor Lombardi sui campioni di sabbia.

Le indagini comparative sui terreni

In sede di analisi sui terreni in ambito forense, generalmente, si effettua una comparazione tra le tracce di terreno presenti sulla scena di un crimine e quelle trovate su vari oggetti appartenenti o riconducibili ad un sospettato. Può capitare che, in mancanza di traccia di comparazione, si esamini la composizione di tracce di terreno valutandone la probabile provenienza geografica.

È necessario evidenziare che la tipologia dei terreni esistenti è pressoché infinita e che, come accade per tutti gli elementi naturali, è impossibile trovare campioni identici. Il pedologo forense, quindi, analizza e valuta il grado di compatibilità (o similarità) tra campioni di terreno e, in virtù di conoscenze geologiche specifiche, è in grado di stabilirne l’eventuale provenienza dal medesimo microambiente geologico o pedologico.

Il lavoro del pedologo forense comprende due fasi principali:

  1. in sede di scena del crimine, quando il pedologo osserva, interpreta ed elabora i dati geologici, pedologici e ambientali che permettono di localizzare i siti idonei al repertamento dei terreni e di comprovare la dinamica di un reato;
  2. in sede di laboratorio, mediante lo studio dei dati ottenuti, quando il pedologo caratterizza i campioni ed interpreta i risultati.

 

Dottrina e protocolli

Le analisi dei terreni possono essere svolte per ottenere due tipi di indicazioni, a seconda della tipologia del crimine e della sua dinamica e delle esigenze investigative:

  1. il grado di compatibilità tra più campioni;
  2. la localizzazione geografica di una traccia.

Nel primo caso è necessario analizzare due o più campioni, nel secondo caso si possono ottenere dati utili anche con un solo reperto. Tuttavia, in entrambi i casi, la quantità di materiale utile alle analisi deve essere consistente (di regola si preleva un quantitativo pari ad un volume di circa 50 ml). Infatti, una quantità di materiale troppo scarsa può limitare la validità delle analisi non permettendo l’acquisizione di sufficienti dati per svolgere le comparazioni o per determinare di una possibile zona di origine.

Il grado di compatibilità tra campioni di terreno viene stimato per mezzo del confronto di numerosi dati (geologici, fisici e chimici, qualitativi e quantitativi). Alcuni autori hanno proposto delle scale numeriche al fine di fornire un riferimento univoco per la valutazione della similarità tra campioni di terreno. In Gran Bretagna alcuni geologi forensi hanno proposto una scala (Morgan & Bull 2007) basata sulle similitudini qualitative e quantitative dei caratteri mineralogici, petrografici, sedimentologici e cromatici dei terreni in esame) che comprende valori numerici da 1 a 10, dove 1 corrisponde ad una sostanziale differenza tra i campioni e 10 al massimo della compatibilità. Tuttavia l’adozione di tale scala può risultare troppo limitativa per i seguenti motivi:

  • i valori numerici inseriti nelle scale di comparazione dei terreni ai fini forensi non sono frutto di elaborazioni matematiche o algoritmi di calcolo ma indicano, in via assolutamente qualitativa, un possibile grado di compatibilità tra i campioni;
  • in tutti quei casi in cui le tracce da confrontare hanno subito modificazioni dalla loro deposizione alla loro analisi (fenomeni di dispersione, deposizione selettiva o miscelazione) i parametri individuati dalla scala non sono assolutamente significativi.

Nel confronto tra più campioni, invece che determinare il grado di compatibilità tra campioni di terreno, alcuni geologi forensi preferiscono determinarne il grado di non similarità, vale a dire che in fase di confronto seguono l’esigenza di escludere e non di collegare.

La localizzazione di un’area attraverso la caratterizzazione dei terreni può essere svolta efficacemente solo quanto i caratteri geologici, pedologici, mineralogici e petrografici sono essere estremamente peculiari di un microambiente e variare a brevi distanze. I dati vengono interpretati attraverso lo studio cartografico e geologico, per risalire ad una probabile zona geografica di provenienza. In fase di analisi è essenziale la corretta interpretazione della cartografia disponibile supportata dalle informazioni investigative. Infine, individuata una possibile area di provenienza, si procede alla raccolta dei campioni al fine di confrontarli con la traccia a disposizione e quindi di confermarne o di escluderne la provenienza.

 

Case Report

Nel dicembre del 2011 il corpo semi-carbonizzato di una ragazza nigeriana, schiavizzata come prostituta, fu ritrovato nelle campagne del palermitano. Nelle prime fasi delle indagini fu sospettato un uomo che, secondo testimonianze, era stato l’ultimo cliente della donna.

In sede autoptica furono rinvenute delle tracce di terreno sulla suola delle calzature della vittima, parzialmente carbonizzate. Durante il sopralluogo presso il luogo del ritrovamento del corpo, finalizzato al repertamento di campioni di terreno e di altre tracce utili all’indagine, furono notate, proprio vicino al cadavere, alcuni frammenti e brandelli di radici secche, di presumibile papiro, che presentavano aggregati di terreno. Era chiaro che le radici secche fossero estranee a quel luogo perché la vegetazione spontanea e le colture di quella zona erano rappresentate da altre specie e che, quindi, fossero state portate lì di proposito. Nel giardino della casa del sospettato fu ritrovata una catasta di papiri secchi, le cui radici presentavano anch’esse aggregati di terreno. Fu inoltre effettuato il campionamento dei terreni all’interno della proprietà. Gli investigatori ipotizzavano che il sospettato, dopo aver portato la donna nella sua abitazione, l’avesse uccisa e caricata sul suo fuoristrada ricoprendola con i papiri secchi; dopo aver scaricato il corpo in aperta campagna lo avrebbe dato alle fiamme. Lo scopo delle analisi pedologiche era quello di comparare i campioni di terreno prelevati dalla casa del sospettato con quelli presenti sulle scarpe della vittima, per accertare la presenza della donna in quel luogo, e di comparare i terreni sulle radici di papiro rinvenute vicino il cadavere con quelli presenti sulle radici rinvenute nel giardino della casa del sospettato, per accertarne la medesima provenienza.

Le analisi dimostrarono che i campioni di terreno proventi dal giardino dell’abitazione del sospettato e quelli repertati dalle scarpe della vittima presentavano caratteri molto simili nel colore, nelle dimensioni e nella tipologia delle particelle e nella mineralogia. Le elevate similitudini si riscontrarono anche tra i campioni prelevati delle radici dei papiri rinvenute nel giardino ed in prossimità della vittima, mentre i terreni repertati sul luogo del ritrovamento del cadavere ed all’esterno della proprietà del sospettato presentavano sostanziali differenze rispetto agli altri. Inoltre, per mezzo di uno studio microscopico di dettaglio fu possibile evidenziare la presenza di piccolissimi frammenti di colore rosso scuro nei terreni prelevati da entrambe le radici di papiro, che sembravano essere di origine antropica. Se tali peculiari e rari frammenti avessero mostrato la stessa composizione chimica, congiuntamente alla elevata analogia tra i componenti inorganici dei terreni, si sarebbe potuto sostenere un forte collegamento tra il sospettato ed il luogo di ritrovamento del corpo. Dettagliate analisi chimiche, permisero di stabilire che entrambi i frammenti presenti nei terreni prelevati dalle radici di papiro consistevano in pasta argillosa per uso edile e vernice alchidica. Tali risultati suggerivano che i frammenti potessero essere materiali da costruzione. Le radici di papiro rinvenute vicino il cadavere e nel giardino di proprietà del sospettato furono identificate entrambe come Cyperus Alternifolius L. (Poales: Cyperaceae).

I dati ottenuti dalle analisi dei terreni, dei materiali da costruzione e delle particolari specie vegetali, dimostrarono un elevatissimo grado di similarità tra i campioni e permisero di comprovare un forte legame fra il sospettato ed il luogo dove era stato rinvenuto il corpo della donna. Tali risultati, affiancati alle informazioni investigative ottenute dagli inquirenti, confermarono la dinamica criminale ipotizzata nelle prime fasi dell’indagine.

La composizione dei terreni

I terreni forensi sono costituiti da tre tipologie di componenti, presenti in rapporti reciproci molto variabili: la componente inorganica, la componente organica e la componente antropogenica (l’insieme di vari materiali la cui presenza nel terreno è attribuibile ad attività umane). Mentre la componente inorganica non manca mai, le altre due componenti possono anche non essere presenti nel terreno in esame ma spesso possono risultare estremamente qualificanti nel caso in cui i campioni provengano da un area con caratteristiche pedologiche omogenee.

La componente inorganica dei terreni, frazione più abbondante, è costituita da minerali e frammenti di rocce. La componente inorganica fornisce indicazioni sull’ambiente di formazione e provenienza di un terreno e dipende da numerosi fattori, quali il tipo di roccia sottostante il suolo, i processi di alterazione agenti su di essa, dagli apporti di nuovi materiali per azione delle acque o del vento, ecc.. La formazione, la presenza e la distribuzione dei minerali e delle rocce dipendono quindi da particolari processi geologici ed ambientali, che possono essere esclusivi anche in aree di limitate estensioni.

 

Dottrina e protocolli

I minerali presenti in un terreno vengono generalmente suddivisi in due grandi gruppi: i minerali primari, ovvero quelli derivanti dai processi chimico-fisici di disgregazione delle rocce (principalmente silicati, quali quarzo ed, in minor misura, miche, anfiboli, pirosseni e feldspati) ed i minerali secondari, di nuova formazione, detti minerali delle argille, aventi dimensioni inferiori a 4 micrometri. L’identificazione dei minerali primari è essenziale quando si tratta di comparare campioni di terreno ai fini forensi.

La genesi dei minerali delle argille avviene nel corso del processo di formazione del suolo; la loro composizione riflette l’ambiente e la storia del suolo. I minerali delle argille si presentano sottoforma di cristalli molto piccoli. Sono stati identificati almeno una cinquantina di minerali presenti nei terreni ma generalmente solo un numero non superiore ad una quindicina di specie si trova contemporaneamente in un campione di suolo. Nella tabella seguente sono indicate le specie minerali che si rinvengono più frequentemente nei terreni, suddivise in minerali leggeri, minerali pesanti, e minerali delle argille.

 

Minerali primari

Minerali delle argille

Minerali leggeri

Minerali pesanti

Berillo

Calcite

Dolomite

Feldspati potassici

Feldspati sodici

Glauconite

Gesso

Quarzo

Talco

 

Andalusite

Anidride

Apatite

Aragonite

Biotite e Muscovite

Granato

Gruppo dei pirosseni

Gruppo delle olivine

Ossidi e solfuri di ferro

Spinello

Zircone

Allofane

Caolinite

Gibbsite

Glauconite

Gruppo delle cloriti

Gruppo dei serpentini

Gruppo delle smectiti

Halloysite

Illite

Vermiculite

 

 

I frammenti di roccia presenti in un terreno sono numerosi e possono provenire dall’alterazione delle rocce o rappresentare nuovo materiale apportato per opera delle acque o del vento. I singoli individui e particolari associazioni di essi possono registrare importanti variazioni da un luogo all’altro, fornendo utili indicazioni sulle caratteristiche geologiche dei luoghi di provenienza dei campioni di terreno.

Le particelle rocciose vengono identificate tramite l’utilizzo del microscopio polarizzatore, attraverso il quale vengono determinate la struttura e la tessitura, i componenti minerali e le loro abbondanze, le inclusioni, ecc. Nella tabella seguente sono riportate le tipologie di rocce che si trovano più frequentemente nei terreni, suddivise in base al loro processo di formazione.

 

 

 

 

La componente organica del terreno è costituita da organismi vegetali ed animali, in vario stadio di decomposizione o fossilizzazione ed il complesso delle sostanze dell’humus. Dato che la frazione organica è indicativa dei caratteri ambientali che hanno influenzato la formazione e l’evoluzione di un terreno, il suo studio può rivelarsi un utile metodo di comparazione tra i campioni di terreno.

 

Dottrina e protocolli

La componente vegetale del terreno comprende frammenti di apparati fogliari, cortecce, semi, infiorescenze, alghe, pollini, funghi, spore. Inoltre, lo strato superficiale del terreno contiene particelle di silicio biogenetiche (fitoliti) formate dalla silicizzazione progressiva delle cellule delle piante. Nei terreni frequentemente sommersi vi è una grande diffusione delle diatomee, alghe silicee unicellulari che colonizzano tutti gli ambienti di acque dolci e marine. Lo studio dei pollini presenti nei terreni, oltre ad essere molto utile per circoscrivere la zona di provenienza di un campione, può fornire un efficace metodo di indagine anche in quei casi in cui è necessario stabilire il periodo temporale della deposizione di un terreno su una determinata superficie: l’identificazione e la quantità delle specie polliniche possono indicare la stagione di infiorescenza e di propagazione vegetativa.

I resti animali includono frammenti di conchiglie marine e terrestri, insetti o parti di essi, e microrganismi quali batteri, protozoi, protisti e metazoi. Lo studio degli insetti in ambito criminalistico riveste un ruolo primario negli studi tafonomici, tuttavia, la loro presenza e l’evidenza della loro attività biologica nei terreni può fornire utili informazioni sulla localizzazione di un campione.

 

 

La componente antropogenica del terreno comprende tutti quei frammenti di materiali, la cui presenza in un suolo è attribuibile ad un’attività umana. La caratterizzazione della frazione antropogenica prevede una serie di analisi che variano a seconda della natura del componente da esaminare. Le analisi che si svolgono sui frammenti antropogenici sono l’osservazione morfologica di dettaglio e le analisi chimico-fisiche allo scopo di identificare la tipologia di materiale di cui sono composti. Tali tecniche permettono di identificare il materiale e di capirne l’origine, la funzione e la presenza nel terreno esaminato. Tali materiali, quando presenti nei terreni, possono fornire indicazioni fortemente caratterizzanti al punto da differenziare campioni altrimenti simili tra loro.

 

Dottrina e protocolli

La componente antropogenica del terreno è costituita da frammenti di vari materiali: carta, plastica, vetri, vernici, fibre, metalli, ceramiche, materiali da costruzione. Nella tabella seguente sono elencati materiali di origine antropica che più di frequente si trovano nei suoli forensi.

 

 

 

L’interdisciplinarità nello studio e l’analisi dei terreni in ambito forense

Il terreno è formato da numerosi componenti di natura ed origine diversa; di conseguenza, per ottenere una caratterizzazione dei terreni più completa possibile, emerge la necessità di una procedura analitica di dettaglio per ciascuna componente presente nel campione di suolo che coinvolge inevitabilmente l’interdisciplinarità di specifiche competenze scientifiche.

Gli elementi della componente organica ed antropogenica devono essere analizzati ed identificati da esperti di ogni disciplina afferente al componente in questione. Gli esperti chiamati in causa sono entomologi, chimici, botanici, nonché specialisti nelle scienze dei materiali. Inoltre, nel suolo vi sono componenti organiche ultramicroscopiche (funghi, pollini, batteri ed altri microrganismi visibili solo con tecniche microscopiche ad altissimo ingrandimento) il cui studio deve essere affidato a micologi, palinologi e microbiologi.

L’interdisciplinarietà nello studio dei terreni ai fini forensi è ormai prassi adottata nella maggior parte dei laboratori forensi e risulta fondamentale perché qualsiasi elemento presente nel terreno può rappresentare un ottimo marcatore per determinare il grado di compatibilità tra campioni di terreno.

 

Case Report

Nel 2004, fu riaperto un caso avvenuto nel 1997 nella cittadina di Bellaghy nell’Irlanda del Nord: l’omicidio di un esponente della locale comunità cattolica, rapito mentre rincasava dal club di sport gaelici della zona. Dopo alcune ore, il suo corpo, attinto da colpi di arma da fuoco, fu trovato in prossimità della sua autovettura carbonizzata, a diversi chilometri di distanza da Bellaghy. Il caso fu chiuso poiché gli inquirenti non trovarono evidenze per scoprire gli autori del delitto.

Alla riapertura del caso, nel 2004, erano pochi gli elementi rimasti che potessero aiutare gli esperti che studiavano il caso: le due scene del crimine (l’area antistante il club sportivo ed il luogo ove era stato rinvenuto il cadavere) ed i pantaloni infangati della vittima. I punti cruciali dell’indagine erano chiarire se e quale delle due scene del crimine fosse il luogo dell’omicidio e capire dove si fossero sporcati i pantaloni della vittima. Gli esperti cominciarono le loro indagini dalle due scene del crimine: rivalutarono le foto dei luoghi scattate nel 1997 e le confrontarono con lo stato attuale degli stessi luoghi. Fortunatamente, entrambi i luoghi si presentavano praticamente inalterati rispetto a sette anni prima: la vegetazione, lo stato dei terreni e le pozzanghere presenti erano rimaste sostanzialmente invariate. Da entrambe i luoghi furono prelevati campioni di terreno al fine di compararli con le tracce di fango presenti sui pantaloni della vittima.

Le analisi spettroscopiche eseguite sui campioni di terreno evidenziarono una sostanziale similitudine mineralogica tra le tracce di terreno presenti sui pantaloni della vittima con i campioni prelevati dal luogo del suo rinvenimento. Tuttavia, la compatibilità mineralogica non era sufficiente per affermare che la vittima fosse stata uccisa nel luogo in cui era stata ritrovata. Siccome i luoghi erano interessati dalla presenza di numerose pozzanghere, gli esperti decisero di testare la presenza di amebe (organismi unicellulari che vivono e si riproducono in acque stagnanti) nei terreni. Gli esperti identificarono nel fango dei pantaloni circa cinquanta individui di amebe appartenenti a cinque specie differenti e tali associazioni si riscontrarono anche nei campioni prelevati dal luogo ove era stata ritrovato il cadavere. Invece, i campioni provenienti dall’area antistante il club sportivo presentavano solo quattordici individui di due specie diverse.

La presenza di amebe delle stesse specie sui pantaloni del cadavere e nei terreni prelevati dal luogo del suo ritrovamento, affiancata alla compatibilità mineralogica dei terreni, permise di ipotizzare che gli indumenti della vittima si fossero infangati proprio in quel luogo, probabilmente perché dopo il suo decesso era stata trascinata sul terreno. In questo caso lo studio dei microrganismi nei terreni dimostrò la sua potenzialità nel proporre utili informazioni per molte tipologie di reato, anche laddove il campionamento delle tracce sia stato effettuato a distanza di tempo.

 

Case Report

In orario di chiusura degli esercizi commerciali, l’officina di un carrozziere era stata oggetto di atti vandalici. Nei giorni precedenti, il proprietario della carrozzeria aveva subito delle richieste di denaro, di conseguenza gli inquirenti indirizzarono le indagini sulla pista dell’estorsione. Le ricerche permisero di individuare due sospettati ai quali furono sequestrate le calzature che presentavano cospicue tracce di terriccio. Lo scopo delle analisi era quello di effettuare una comparazione tra il terriccio presente sulle scarpe dei sospettati con quello presente sul luogo del danneggiamento. Qualora il terreno presente sulle calzature avesse mostrato elevata compatibilità con quello presente fuori dell’esercizio commerciale, si sarebbe potuto collegare i sospettati a quel luogo.

Le analisi dimostrarono che i campioni di terreno presenti sulle calzature degli indagati mostravano una elevata similitudine con il terreno presente nei pressi della carrozzeria. Essi presentavano le stesse specie minerali, lo stesso colore e la stessa morfologia. Inoltre, tutti i campioni di terreno presentavano frammenti di esclusivi materiali antropogenici, tra cui peculiari frammenti di colore blu, piccole sfere di trasparenti, di grandezze variabili tra i 250 ed i 500 micron ed insoliti frammenti di materiale bianco inglobanti piccole sfere trasparenti, con dimensioni variabili tra i 50 ed i 100 micron. Attraverso analisi chimico-fisiche mirate, i frammenti di colore blu risultarono essere pigmenti utilizzati per pitture e vernici ad alta resistenza, tipicamente impiegati nell’industria automobilistica. Le sfere trasparenti, composte da vetro comune; erano verosimilmente riconducibile ad operazioni di pallinatura (un’operazione di lucidatura di superfici delicate quali ingranaggi, particolari meccanici e superfici in metallo che viene abitualmente eseguita nel settore automobilistico e nell’industria meccanica). Infine, i frammenti di materiale bianco inglobanti le piccole sfere trasparenti, risultarono essere frammenti di vernice catarifrangente, generalmente impiegata per la segnaletica orizzontale di strade ed autostrade.

La tipologia degli elementi antropogenici presenti nei campioni di terreno repertati dalle calzature dei sospettati ben si contestualizzava con le attività svolte nella carrozzeria danneggiata. L’elevata similitudine mostrata tra i campioni di terreno fu avvalorata e rafforzata dalla presenza e dalla tipologia di esclusivi materiali antropogenici, fornendo utilissimi elementi per collegare i sospettati al luogo del reato. Le informazioni ottenute dalle analisi geologiche, inserite ed interpretate nello specifico contesto investigativo, coadiuvarono gli inquirenti a dimostrare la colpevolezza degli indagati.

Le modalità del prelievo e di analisi dei campioni di terreno

L’efficacia delle analisi dei terreni è strettamente dipendentedal modo in cui i campioni relativi alla scena, alla vittima e ai sospettati vengono repertati.Tutte le attività che vengono svolte dal sequestro alla conservazione di terreno e oggetti collegati ai luoghi e alle persone sono di fondamentale importanza. Come è facile intuire, il modo in cui un oggetto o un terreno vengono campionati, repertati e conservati possono influire sull’integrità stessa dei campioni e quindi sul successo delle analisi di laboratorio.

Durante un sopralluogo finalizzato al repertamento dei terreni, le fasi preliminari sono quelle dell’osservazione e della descrizione dell’area di interesse, nella quale vengono evidenziati i caratteri geologici, geografici e geometrici. Attraverso lo studio di questi elementi, in aggiunta alla necessaria conoscenza di ciò che è accaduto sulla scena del crimine, si ricercano tracce di terreno utili o si individua l’area più idonea al campionamento dei terreni. 

 
 

Dottrina e protocolli

I campioni di terreno devono essere repertati da personale specializzato in tecniche forensi e conservati in maniera idonea, rispettando le procedure di polizia giudiziaria. Il repertamento dei campioni di terreno richiede una logica sequenza di operazioni che devono essere video o foto documentate in ogni fase e che possono essere elencate, in via generale, come segue:

  1. si divide la zona di interesse in aree secondo le differenti tipologie di terreno presenti, di conseguenza, ogni area sarà rappresentata da una tipologia di terreno tendenzialmente omogenea;
  2. se le aree sono molto estese si suddividono in settori di dimensioni adeguate (dell’ordine di pochi mq), da valutare a seconda del caso specifico;
  3. all’interno di ogni settore si campiona un solo campione di terreno al centro e in vari punti intorno ad esso, unificando il tutto in un unico campione medio rappresentativo del settore;
  4. si deve sempre indicare, con una lettera o un numero, il punto dal quale è stato prelevato il campione di terreno, localizzandolo con riferimenti metrici rispetto ad un punto fisso ed effettuando il rilievo fotografico;
  5. i campioni devono essere prelevati usando appositi strumenti monouso, quali pinzette, spatole, pennelli; alternativamente, si possono utilizzare strumenti in acciaio che tra un campionamento e l’altro devono essere puliti con acetone;
  6. qualora i campioni si presentino umidi, devono essere lasciati asciugare all’aria prima di essere posti in adeguati contenitori; in caso contrario, l’attività biologica potrebbe causare il deterioramento dei componenti organici e/o la formazione di nuovi;
  7. i campioni devono essere posti in recipienti quali fiale, bustine di teflon o scatole sterili, in modo da assicurarne la maggiore integrità possibile. È importante sottolineare che utilizzare esclusivamente contenitori di carta potrebbe permettere il passaggio di umidità esterna che determinerebbe la putrefazione della componente organica;
  8. i campioni raccolti devono essere indicati con la stessa sigla utilizzata per individuare il loro punto di prelievo e documentati fotograficamente;
  9. la quantità di campione sufficiente per le analisi dipende dal tipo accertamento richiesto; di regola si preleva un quantitativo pari ad un volume di circa 50 ml.

Quando si raccolgono i terreni al fine di compararli con le tracce pertinenti al crimine commesso, il numero dei campioni è molto variabile e dipende da numerosi fattori, quali l’ampiezza e la geometria dell’area di interesse, la variabilità dei caratteri dei terreni all’interno dell’area, nonché la presunta dinamica criminale. In genere, si consiglia di raccogliere campioni anche in aree estranee e limitrofe all’area d’interesse, al fine di studiare la variabilità dei caratteri pedologici in una macroarea e di ben delimitare un microambiente pedologico.

Una volta effettuata la raccolta dei campioni e delle tracce di terreno, deve essere assicurata la catena di custodia dei reperti fino al termine degli accertamenti tecnici, quando essi vengono riconsegnati all’Autorità Giudiziaria.

 

La caratterizzazione dei terreni in ambito forense prevede l’applicazione di procedure analitiche mirate ad ottenere più informazioni possibili. I terreni che interessano le analisi forensi sono generalmente campioni rimaneggiati. Il rimaneggiamento va ad eliminare o ad alterare le proprietà prettamente chimiche di un terreno (per esempio il pH, il potenziale di ossidoriduzione o la capacità di scambio cationico) ed alcune proprietà fisiche (quali la temperatura o la porosità) che hanno valore caratterizzante se analizzate in situ o su campioni indisturbati. Per tale motivo, le analisi dei terreni sono per lo più dedicate alla caratterizzazione chimico-fisica delle varie tipologie di particelle che li compongono e allo studio dei caratteri fisici che non vengono alterati dal rimaneggiamento. Lo studio dei terreni, quindi, deve essere svolto seguendo procedure analitiche che siano in grado caratterizzare i campioni sulla base dei loro elementi distintivi. Solo negli ultimi decenni i geologi forensi hanno iniziato a redigere procedure al fine di fornire delle linee guida per l’analisi dei terreni in ambito forense. Sebbene al momento attuale non vi sia una procedura universalmente accettata come norma di riferimento, i laboratori forensi specializzati nelle analisi sui terreni applicano le loro procedure basate su una logica sequenzialità analitica e sull’ottimizzazione delle tecniche al fine di ottenere risultati il più possibile univoci ed indicativi degli specifici caratteri dei campioni esaminati.

In generale, tutte le procedure includono tecniche analitiche preliminari, che forniscono indicazioni generali sui caratteri del campione di terreno, e fasi analitiche in grado di dare informazioni sempre più dettagliate delle singole particelle che lo compongono.

 

Dottrina e protocolli

La progressione e l’utilizzo ideale delle tecniche analitiche sui terreni dipendono da diversi fattori quali la quantità del campione disponibile ed i risultati ottenibili nelle primissime fasi analitiche. In tale ottica, i risultati di ogni tecnica analitica suggeriscono le analisi più appropriate da svolgere nelle fasi procedurali successive.

L’iter analitico adottato per le principali tecniche di base può essere riassunto nella figura riportata di seguito. A questo vengono affiancate metodologie analitiche di dettaglio che di solito coinvolgono analisi spettroscopiche (FT-IT, Raman, microscopia elettronica a scansione SEM-EDX, ecc.), la cui scelta varia a seconda dei caratteri delle particelle, delle sostanze e dei materiali presenti nel terreno e delle informazioni che si possono ottenere.

 

 

Lo sviluppo della pedologia forense, avvenuto negli ultimi anni, ha spronato numerosi esperti ad implementare la ricerca e la sperimentazione ed a migliorare sia le tecniche che le procedure analitiche. A tale scopo, sono nati diversi progetti in seno ai gruppi internazionali di geologia forense con lo scopo di approfondire lo studio e l’analisi dei terreni e di redigere linee guida che possano essere considerate come utile riferimento dagli esperti che lavorano in questo campo.

Criticità dell'indagine

Le analisi dei terreni, ai fini forensi, sono particolarmente complesse sia perché le tecniche di indagine adottate possono essere numerose e richiedono esperienza e competenza, sia perché le tracce di terreno, come ogni altro tipo di prova fisica, possono essere soggette a modificazioni. Tali modificazioni, delle quali bisogna tener conto nella fase di elaborazione ed interpretazione dei risultati analitici, possono compromettere la validità del risultato complessivo, al punto da non ottenere risultati soddisfacenti nella determinazione del grado di compatibilità tra  campioni di terreno.

Le modificazioni più comuni delle tracce di terreno, che possono verificarsi anche simultaneamente, durante o successivamente la loro deposizione su una superficie, sono la deposizione selettiva, la dispersione e la miscelazione.

La miscelazione avviene quando su una superficie si trovano terreni differenti depositati in periodi diversi, anche cronologicamente lontani dall’evento criminoso. Per esempio, ogni volta che si entra in un’autovettura, dalle calzature viene rilasciata sui tappetini una quantità di terriccio o vario materiale; quindi, su questo tipo di superficie sarà spesso presente materiale deposto in momenti diversi e sarà difficile discriminare quello collegato ad un evento particolare, anche se questo è l’ultimo in ordine temporale.

La deposizione selettiva avviene quando non tutte le componenti caratteristiche del terreno si trasferiscono su una superficie. Infatti, il trasferimento di materiale, su una superficie, può dipendere dalle dimensioni e/o dal peso specifico delle particelle e dal loro stato di aggregazione. Per esempio, su una calzatura, che viene a contatto con un suolo asciutto, potrebbe depositarsi solo il materiale più fine, mentre quello grossolano e più pesante potrebbe rimanere in situ. In questo caso, la traccia di terreno presente sulla calzatura sarà confrontabile con quello di provenienza solo per le componenti più fini.

La dispersione avviene quando le particelle di terreno, trasferite su una superficie, possono, anche parzialmente, disperdersi prima che possano essere campionate. Per esempio, nel caso dei pneumatici dei veicoli, il movimento può disperdere una congrua quantità di materiale a seconda di quanto è lungo il tragitto effettuato. Anche in questo caso il materiale campionato non sarà rappresentativo di quello di provenienza, mancando numerose componenti.

Quando possibile, è necessario che la raccolta dei campioni di terreno sia svolta da un geologo specializzato in tecniche forensi, che sappia cosa, dove e come repertare e che  sia informato sul modo in cui è stato commesso il crimine e sulle dinamiche che lo hanno interessato. Tali informazioni sono utili al geologo forense non solo per agevolare l’indagine della scena del crimine ed il prelievo di campioni significativi, ma anche per capire come e quanto i campioni depositati su differenti superfici, possano essere confrontabili con quelli campionati sul luogo di un crimine.

Guida all'approfondimento

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Affiliation

Rosa Maria Di Maggio, Geologo forense - Geoscienze Forensi Italia, Team Geo Forense

Paola A. Magni, Entomologo forense - Ph.D. Lecturer in Forensic Science, Murdoch University

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