Contrasti giurisprudenziali

Natura della nullità derivante dall'omessa notificazione all'imputato dell'avviso di fissazione dell'udienza preliminare

15 Marzo 2017 |

Cass. pen., Sez. unite

Nullità degli atti

QUESTIONE CONTROVERSA

Nonostante la questione sia già stata oggetto di un precedente arresto delle Sezioni unite (sentenza n. 35358/2003, Ferrara), in giurisprudenza continua ad essere controverso se il vizio derivante dall'omessa notificazione all'imputato dell'avviso dell'udienza preliminare integri una nullità assoluta ed insanabile ovvero una nullità a regime intermedio.

 

L'art. 419 c.p.p. prevede, ai commi 1 e 4, che il giudice notifichi all'imputato (oltre alle altre parti processuali) l'avviso della data, dell'ora e del luogo di celebrazione dell'udienza preliminare, almeno dieci giorni prima dell'udienza stessa. Le prescrizioni sono assistite dalla comminatoria di nullità, prevista dal comma 7 dello stesso art. 419 c.p.p.

La natura della nullità conseguente dall'omessa notificazione di tale avviso all'imputato è da sempre dibattuta in giurisprudenza ed è stata, in passato, oggetto di rimessione alle Sezioni unite della suprema Corte.

 

L'orientamento secondo il quale il vizio integra una natura assoluta ed insanabile. Secondo l'orientamento interpretativo fatto proprio dalle Sezioni unite nella sentenza n. 35358/2003 (ric. Ferrara), l'omessa notifica all'imputato dell'avviso di fissazione dell'udienza preliminare determina una nullità assoluta ed insanabile dell'udienza medesima e di tutti gli atti successivi, deducibile e rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento. A sostegno del decisum, le Sezioni unite, dopo avere premesso che la natura della nullità dipende direttamente dalla natura dell'avviso, avevano rilevato che detto atto va notificato all'imputato unitamente alla richiesta di rinvio a giudizio, nella quale è racchiusa l'imputazione e sono indicati i mezzi di prova. A prescindere dal profilo nominalistico (cioè dall'utilizzo del termine avviso anziché di citazione), l'atto assume dunque l'aspetto sostanziale e contenutistico di una citazione, essendo volto a consentire la partecipazione dell'imputato all'udienza e la possibilità di esplicare appieno la difesa.

Ad ulteriore conforto, la Corte aveva evidenziato, per un verso, che il comma 4, ultima parte, del citato art. 419 c.p.p. prevede la citazione del responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, sicché sarebbe del tutto priva di qualsiasi giustificazione una distinzione tra la posizione di questi soggetti e quella dell'imputato. Per altro verso, che l'art. 420, comma 2, c.p.p. stabilisce che, all'udienza preliminare, il giudice procede agli accertamenti relativi alla costituzione delle parti, concetto logicamente consequenziale a quello di citazione. D'altra parte, le Sezioni unite avevano rimarcato che, in virtù delle innovazioni legislative attuate con le leggi 479/1999 e 397/2000 – su di una linea di continuità rispetto alla novella con legge 105/1993 (che incise sui presupposti della sentenza di non doversi procedere) – l'udienza preliminare ha perso la sua iniziale connotazione di mero momento processuale e le valutazioni affidate al giudice sul merito dell'accusa sono ormai prive di quella sommarietà tipica di una delibazione tendenzialmente circoscritta allo stato degli atti: l'accresciuta importanza dell'udienza preliminare nell'economia del processo non può non avere inciso sulla natura e sulla disciplina dell'atto introduttivo finalizzato alla costituzione dell'imputato e, dunque, all'integrazione del contraddittorio nell'udienza stessa. 

La successiva giurisprudenza di merito e di legittimità si è in prevalenza conformata all'insegnamento delle Sezioni unite, ribadendo che l'avviso per l'udienza preliminare è del tutto assimilabile ad una vocatio in iudicium, con la conseguenza che l'invalidità derivante dalla sua omissione ricade nel regime delle nullità assolute di cui all'art. 179 c.p.p.  (Cass. pen., Sez. IV, 30 novembre 2011, n. 3978 e Cass. pen., Sez. V, 4 giugno 2013, n. 1147).

 

L'orientamento secondo il vizio integra una nullità a regime intermedio. Nella prassi applicativa si sono, nondimeno, registrate pronunce di segno opposto alle indicazioni delle Sezione unite. In particolare, in taluni arresti, la Cassazione ha osservato che, nonostante le modifiche normative, l'udienza preliminare mantiene la preminente funzione di filtro ai fini del rinvio a giudizio, a fronte della primaria importanza riconosciuta al decreto che dispone il giudizio quale atto idoneo a segnare il passaggio alla fase dibattimentale, nel cui ambito avviene la verifica dell'ipotesi accusatoria ed è data all'imputato la facoltà di svolgere compiutamente le proprie difese. La diversa funzione di tali fasi processuali nella dinamica del procedimento giustifica il regime differenziato delle nullità previste rispettivamente dal comma 7 dell'art. 419 c.p.p. e dal comma 2 dell'art. 429 c.p.p. (per omessa notifica del decreto). Ne consegue che l'omessa citazione dell'imputato prevista dall'art. 179 c.p.p. non può che riferirsi alla notifica del decreto che dispone il giudizio, mentre l'avviso per l'udienza preliminare, pur rientrando tra gli atti che determinano un intervento dell'imputato, non costituisce una citazione, termine per lo più inteso come chiamata in sede dibattimentale in connessione con il giudizio (Cass. pen., Sez. IV, 12 novembre 2015, n. 46991; Cass. pen., Sez. V, 9 ottobre 2013, n. 49473; Cass. pen., Sez. VI, 15 aprile 2010, n. 17779).

La sentenza oggetto del ricorso che ha costituito l'occasione per la rimessione alle Sezioni unite si incasella in tale filone interpretativo, là dove la Corte d'appello di Salerno, pur dando atto dell'esistenza di autorevole giurisprudenza in senso contrario, ha ritenuto che l'omessa notifica all'imputato dell'avviso ex art. 419 c.p.p.  dia luogo non ad una nullità assoluta ma soltanto ad una nullità a regime intermedio, ribadendo che l'udienza preliminare, nonostante l'avvicinamento all'udienza dibattimentale a seguito della riforma del 1999, mantiene mera funzione di filtro. 

RIMESSIONE ALLE SEZIONI UNITE

All'udienza 22 settembre 2016, la quarta Sezione penale della Corte di cassazione, con ordinanza n. 42004 ha rimesso alle Sezioni unite la decisione delle seguenti questioni oggetto di contrasto giurisprudenziale: Se l'omessa notifica all'imputato dell'avviso di fissazione dell'udienza preliminare, previsto dall'art. 419, comma 1, cod. proc. pen., configuri un'ipotesi di nullità di ordine generale e assoluta per omessa citazione dell'imputato, ovvero una nullità a regime intermedio.

VALUTAZIONE DEL PRIMO PRESIDENTE

Il primo Presidente ha fissato per il giorno 24 novembre 2016 l'udienza per la trattazione della questione Se l'omessa notifica all'imputato dell'avviso di fissazione dell'udienza preliminare, previsto dall'art. 419, comma 1, cod. proc. pen., configuri un'ipotesi di nullità di ordine generale e assoluta per omessa citazione dell'imputato, ovvero una nullità a regime intermedio.

DECISIONE

All'udienza del 24 novembre 2016, le Sezioni unite penali della Corte di cassazione hanno preso la seguente decisione:
l'omessa notifica all'imputato dell'avviso di fissazione dell'udienza preliminare configura un'ipotesi di nullità assoluta, insanabile e rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento, derivante dall'omessa citazione dell'imputato.

DEPOSITO DELLA MOTIVAZIONE

Nel risolvere il contrasto rimesso al proprio vaglio, le Sezioni unite della cassazione si allineano al principio di diritto già affermato a composizione allargata nella sentenza n. 35358/2003 (ric. Ferrara), secondo il quale, dall'omessa notificazione all'imputato dell'avviso di fissazione dell'udienza preliminare, discende una nullità assoluta ed insanabile dell'udienza medesima e di tutti gli atti successivi, deducibile e rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento. Nel riprendere le considerazioni delineate nell'arresto del 2003, le Sezioni unite ribadiscono come l'avviso ex art. 419 c.p.p. abbia assunto nel tempo l'aspetto sostanziale e contenutistico di una citazione, essendo finalizzato a consentire all'imputato di presenziare personalmente e di esplicare la propria difesa in una fase processuale destinata a concludersi con una decisione, con conseguente applicazione all'omissione di tale avviso della disciplina prevista dall'art. 179 del codice di rito. Diversi sono gli argomenti posti a fondamento della ritenuta assimilabilità delle due comunicazioni: a) la necessaria allegazione all'avviso per l'udienza preliminare della richiesta di rinvio a giudizio, nella quale – giusta modifica operata con l. 479/1999 – il P.M. è tenuto ad enunciare il fatto in forma chiara e precisa, in chiaro parallelismo con quanto previsto nel decreto che dispone il giudizio; b) la previsione nell'art. 479, comma 4, c.p.p. della citazione del responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, con la conseguenza che una differenziazione – quanto a valenza della vocatio – tra la posizione di parti eventuali e quella dell'imputato risulterebbe priva di qualsiasi razionale giustificazione; c) gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti nell'udienza preliminare, concetto consequenziale a quello di citazione, simmetricamente a quanto previsto per il dibattimento; d) il trasferimento topografico (ad opera della medesima novella del 1999) della disciplina della contumacia e dell'impedimento a comparire nel Titolo IX – appunto - dedicato all'udienza preliminare; e) la trasformazione dell'udienza preliminare - come ridisegnata per via legislativa e pretoria dalle Corti di legittimità e costituzionale - da mero filtro processuale a vero e proprio giudizio di merito, sebbene circoscritto alla sostenibilità dell'accusa ed alla utilità del dibattimento; f) la concretezza dell'interesse dell'imputato a partecipare ad un'udienza suscettibile di sfociare nella sentenza di non luogo a procedere ex art. 425 c.p.p.; g) l'assimilazione alla citazione degli avvisi in tema di ricorso per riesame e di incidente di esecuzione, riconosciuta dalla giurisprudenza; h) le chiare indicazioni contenute nella Relazione al Progetto preliminare al c.p.p. nel senso di ritenere insanabile l'omessa citazione riferita non solo al solo dibattimento, ma anche a momenti diversi, quali – espressamente - l'udienza preliminare; i) la aspecificità dell'omessa citazione sanzionata ex art. 179, a fronte della previsione specifica dell'omessa citazione per il giudizio contenuta nel precedente art. 178 c.p.p. 

Di particolare momento è il passaggio successivo nel quale le Sezioni unite hanno colto l'occasione per rimarcare come la nomofilachia – in quanto volta a garantire l'uniforme interpretazione delle norme – sia posta a garanzia dell'uguaglianza di trattamento dei cittadini di fronte alla legge e come, pertanto, costituisca diretta espressione del principio costituzionale contenuto nell'art. 3 Cost. Il supremo Collegio ne ha ineccepibilmente inferito come una decisione distonica rispetto ad un principio di diritto affermato a Sezioni unite possa comportare l'affermarsi di una diversa linea ermeneutica a condizione che il contrasto sia consapevole e sostenuto da un tessuto argomentativo rafforzato rispetto al precedere autorevole. Presupposti che la Corte ha ritenuto di non poter ravvisare nelle pronunce di segno contrario rispetto all'insegnamento della sentenza Ferrara.   

Merita di essere segnalata anche la chiusura del percorso argomentativo della decisione in commento, nella quale, dopo avere ribadito la natura di nullità assoluta ed insanabile dell'omesso avviso ex art. 419 c.p.p., il massimo consesso di legittimità ha ricordato come – secondo la più recente elaborazione dottrinale e giurisprudenziale – la nullità degli atti procedimentali abbia natura non meramente formale, dovendo essere sempre vagliata alla luce del criterio del pregiudizio effettivo. L'error in procedendo  deve cioè essere valutato secondo il principio di offensività processuale, in forza del quale - perchè possa dirsi sussistente una nullità tale da minare l'efficacia di un atto - non è sufficiente registrare la non conformità al modello legale, ma è necessario verificare che la difformità abbia effettivamente compromesso le garanzie che l'ipotesi di invalidità era destinata a presidiare. L'atto processuale non può, pertanto, essere dichiarato nullo allorquando non abbia in concreto dato luogo ad un danno misurabile e non abbia aggredito il nucleo della garanzia oggetto di tutela, realizzandosi – in tale caso – una sanatoria per conseguimento dello scopo. Nessuna sanatoria le Sezioni unite hanno, nondimeno, stimato essersi compiuta nel caso in oggetto, nel quale la notifica dell'avviso ex art. 419 c.p.p. era stata eseguita ad un indirizzo diverso da quello di residenza e domicilio dell'imputato, ad una persona erroneamente indicata quale madre e convivente del medesimo, ed il prevenuto non aveva presenziato all'udienza e non aveva fornito alcuna manifestazione di attiva partecipazione da cui desumere l'effettiva conoscenza dell'atto.

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