Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Arresti domiciliari con braccialetto elettronico: un inutile optional?

13 Novembre 2015 | di Enrico Campoli

Cass. pen., Sez. I

Braccialetto elettronico

Il giudice non può vincolare l’applicabilità della misura domiciliare alla concreta disponibilità dei dispositivi di controllo, in quanto la novella ha quale finalità solo quella di imporre al giudice una valutazione rafforzata laddove opera la scelta di applicare la misura cautelare maggiormente afflittiva della custodia in carcere.

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Il favoreggiamento personale del sanitario per le cure prestate ad un latitante

12 Novembre 2015 | di Francesca Rocchi

Cass. Pen., Sez. VI

Favoreggiamento personale e reale

In tema di favoreggiamento ascritto a un soggetto esercente la professione sanitaria, la situazione di illegalità in cui versa il soggetto che necessita di cure non può costituire in nessun caso ostacolo alla tutela della salute. Non integra favoreggiamento personale la prestazione di assistenza medica a favore di un latitante o di un indiziato di reato, resa da un sanitario consapevole della condizione d’illegalità in cui versa il paziente

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Indagato straniero già espulso. Ai fini delle notifiche non può considerarsi irreperibile

11 Novembre 2015 | di Leonardo Iannone

Cass. pen., Sez.

Notificazioni

Quando dagli atti del procedimento risulta che l’imputato si trova all’estero nel proprio paese di origine perché ivi coattivamente riaccompagnato in esecuzione di un decreto di espulsione, per le notifiche allo stesso non può farsi luogo alla disciplina di cui all’art. 159 c.p.p. presupponendo e decretando la irreperibilità, ma a quella che l’art. 169 c.p.p. dettata con riferimento a tale condizione personale.

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La "dimestichezza" con l'ambiente carcerario non incide sul calcolo dell'indennità per ingiusta detenzione

11 Novembre 2015 | di Antonella Marandola

Cass. pen., Sez. IV

Riparazione per ingiusta detenzione

Nel liquidare l'indennità di riparazione per ingiusta detenzione, il giudice è vincolato esclusivamente al tetto massimo normativamente stabilito e non al parametro aritmetico, fondato su tale limite, individuato dalla giurisprudenza per determinare la somma dovuta per ogni giorno di detenzione sofferto. La pregressa esperienza carceraria non può costituire un valido elemento da cui desumere, automaticamente e necessariamente, una minore afflittività del periodo di detenzione.

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Arruolamento con finalità di terrorismo. Il confine del tentativo punibile e il concetto di “serio accordo”

10 Novembre 2015 | di Angelo Valerio Lanna

Cass. pen., Sez. I

Terrorismo

Il termine arruolamento, adoperato dal legislatore nel testo dell’art. 270-quater c.p., deve essere inteso non quale espressione dell’ingresso formale in un ruolo propriamente inteso, ossia dell’effettivo inserimento del soggetto arruolato in formazioni di tipo militare, che siano gerarchicamente organizzate, bensì come avvenuto perfezionamento di un serio accordo tra i soggetti.

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Bancarotta impropria da reato societario e nuova formulazione del reato di false comunicazioni sociali

09 Novembre 2015 | di Andrea Lazzoni

Cass. pen., Sez. V

Reati societari

A seguito delle modifiche apportate dalla l. 69 del 2015 agli artt. 2621 e 2622 c.c., l'ambito di operatività delle due nuove fattispecie di false comunicazioni sociali risulta ridotto, con esclusione dei cosiddetti falsi valutativi. Devono essere verificati, alla luce dei criteri previsti dall'art. 2 c.p. in materia di successione di leggi penali, gli ambiti applicativi della nuova fattispecie di false comunicazioni sociali i cui fatti sono richiamati dall'art. 223, comma 2, n.1 della legge fallimentare.

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Sulla configurabilità del reato di tratta di persone. La strage dei migranti di Lampedusa

06 Novembre 2015 | di Leonardo Marino

Corte di assise

Stranieri

Sotto il profilo oggettivo, mentre l’art. 600 c.p. punisce chi contribuisce a rendere una persona schiava dell’altra, ossia parificabile ad un oggetto, ad esempio vendendola, cedendola gratuitamente o prestandola a terzi, o assoggettandola continuativamente al fine dello sfruttamento sessuale o lavorativo; con l’art. 601 c.p. (Tratta di persone) si sanziona chi di quella stessa situazione di sudditanza.

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Guida in stato di ebbrezza: gli effetti dell’esito positivo del lavoro di pubblica utilità quando il veicolo appartiene a terzi

05 Novembre 2015 | di Alessandro Trinci

Corte costituzionale

Circolazione stradale

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 186, comma 9-bis, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione, nella parte in cui non prevede, per il caso di svolgimento con esito positivo del lavoro di pubblica utilità, che la riduzione alla metà della sanzione accessoria della sospensione della patente, già irrogata con la sentenza di condanna in misura doppia per essere risultato appartenente a terzi estranei al reato (e dunque non suscettibile di confisca) il veicolo condotto in stato di ebbrezza, possa essere operata senza tener conto dell’indicato raddoppio.

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Prime oscillazioni interpretative sulla determinazione del criterio quantitativo per la messa alla prova

04 Novembre 2015 | di Antonella Marandola

Cass. pen., Sez. VI

Sospensione del procedimento con messa alla prova

L'art. 168-bis c.p. riproduce integralmente il "perimetro normativo" previsto dell'art. 550, commi 1 e 2, c.p.p. per individuare i delitti per i quali possa essere richiesta la sospensione del processo con la messa alla prova, in tal modo caratterizzando il criterio "qualitativo", nel senso di stabilire normativamente i delitti per i quali non rileva che la pena sia anche stabilita da aggravanti per le quali la legge prevede una specie di pena diversa da quella ordinaria o da quelle ad effetto speciale. Mentre, resta fermo il criterio "quantitativo" soggetto ai limiti di pena stabiliti e determinati ex art. 4 c.p.p. richiamato dall'art. 550, comma 1, c.p.p. e implicitamente fatto proprio dall'art. 168-bis c.p.

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La sospensione condizionale della pena in fase esecutiva. La pronuncia delle Sezioni unite

03 Novembre 2015 | di Luigi Levita

Cass. pen. Sez. un.

Sospensione condizionale della pena

Il giudice dell’esecuzione deve revocare la sospensione condizionale della esecuzione della pena concessa in violazione dell’art. 164, comma 4, c.p. in presenza di cause ostative, salvo che tali cause risultassero documentalmente al giudice della cognizione. A tal fine il giudice della esecuzione acquisisce, per la doverosa verifica al riguardo, il fascicolo del giudizio.

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