Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Bancarotta impropria da reato societario e nuova formulazione del reato di false comunicazioni sociali

09 Novembre 2015 | di Andrea Lazzoni

Cass. pen., Sez. V

Reati societari

A seguito delle modifiche apportate dalla l. 69 del 2015 agli artt. 2621 e 2622 c.c., l'ambito di operatività delle due nuove fattispecie di false comunicazioni sociali risulta ridotto, con esclusione dei cosiddetti falsi valutativi. Devono essere verificati, alla luce dei criteri previsti dall'art. 2 c.p. in materia di successione di leggi penali, gli ambiti applicativi della nuova fattispecie di false comunicazioni sociali i cui fatti sono richiamati dall'art. 223, comma 2, n.1 della legge fallimentare.

Leggi dopo

Sulla configurabilità del reato di tratta di persone. La strage dei migranti di Lampedusa

06 Novembre 2015 | di Leonardo Marino

Corte di assise

Stranieri

Sotto il profilo oggettivo, mentre l’art. 600 c.p. punisce chi contribuisce a rendere una persona schiava dell’altra, ossia parificabile ad un oggetto, ad esempio vendendola, cedendola gratuitamente o prestandola a terzi, o assoggettandola continuativamente al fine dello sfruttamento sessuale o lavorativo; con l’art. 601 c.p. (Tratta di persone) si sanziona chi di quella stessa situazione di sudditanza.

Leggi dopo

Guida in stato di ebbrezza: gli effetti dell’esito positivo del lavoro di pubblica utilità quando il veicolo appartiene a terzi

05 Novembre 2015 | di Alessandro Trinci

Corte costituzionale

Circolazione stradale

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 186, comma 9-bis, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione, nella parte in cui non prevede, per il caso di svolgimento con esito positivo del lavoro di pubblica utilità, che la riduzione alla metà della sanzione accessoria della sospensione della patente, già irrogata con la sentenza di condanna in misura doppia per essere risultato appartenente a terzi estranei al reato (e dunque non suscettibile di confisca) il veicolo condotto in stato di ebbrezza, possa essere operata senza tener conto dell’indicato raddoppio.

Leggi dopo

Prime oscillazioni interpretative sulla determinazione del criterio quantitativo per la messa alla prova

04 Novembre 2015 | di Antonella Marandola

Cass. pen., Sez. VI

Sospensione del procedimento con messa alla prova

L'art. 168-bis c.p. riproduce integralmente il "perimetro normativo" previsto dell'art. 550, commi 1 e 2, c.p.p. per individuare i delitti per i quali possa essere richiesta la sospensione del processo con la messa alla prova, in tal modo caratterizzando il criterio "qualitativo", nel senso di stabilire normativamente i delitti per i quali non rileva che la pena sia anche stabilita da aggravanti per le quali la legge prevede una specie di pena diversa da quella ordinaria o da quelle ad effetto speciale. Mentre, resta fermo il criterio "quantitativo" soggetto ai limiti di pena stabiliti e determinati ex art. 4 c.p.p. richiamato dall'art. 550, comma 1, c.p.p. e implicitamente fatto proprio dall'art. 168-bis c.p.

Leggi dopo

La sospensione condizionale della pena in fase esecutiva. La pronuncia delle Sezioni unite

03 Novembre 2015 | di Luigi Levita

Cass. pen. Sez. un.

Sospensione condizionale della pena

Il giudice dell’esecuzione deve revocare la sospensione condizionale della esecuzione della pena concessa in violazione dell’art. 164, comma 4, c.p. in presenza di cause ostative, salvo che tali cause risultassero documentalmente al giudice della cognizione. A tal fine il giudice della esecuzione acquisisce, per la doverosa verifica al riguardo, il fascicolo del giudizio.

Leggi dopo

Utilizzabilità delle prove illecite nel processo. Nuove aperture sulla lista Falciani

02 Novembre 2015 | di Natalia Rombi

Trib. Novara

Prova

Non è affetta da inutilizzabilità patologica la documentazione concernente due conti correnti aperti presso la Banca HSBC di Ginevra in cui, in ipotesi di accusa, sarebbero state versate dall'imputato somme di denaro provento di redditi non dichiarati in Italia, sebbene indebitamente sottratta e duplicata da un ex dipendente dell'istituto di credito.

Leggi dopo

Assoluzione dell’autore del reato presupposto e responsabilità “da reato” dell’ente

30 Ottobre 2015 | di Paolo Di Fresco

Cass. pen., Sez. I

Responsabilità degli enti

Ai sensi dell’art. 8 d.lgs. 231/2001, la responsabilità dell’ente sussiste anche quando l’autore del reato non sia stato identificato o non sia imputabile e, pertanto, anche nel caso in cui la persona fisica cui era stata attribuita la responsabilità del reato presupposto venga assolta per non aver commesso il fatto. Con un comunicato stampa del 2003, un manager di Citybank avrebbe diffuso notizie false su un contratto di associazione in partecipazione con una società controllata da Parmalat, allo scopo di sostenere il valore borsistico di quest’ultima e occultarne l’obiettiva situazione di precarietà finanziaria.

Leggi dopo

Le “nuove” false comunicazioni sociali, tra continuità e discontinuità normativa con la disciplina previgente

29 Ottobre 2015 | di Letizia d'Altilia

Cass. pen., Sez. V

Reati societari

Nonostante la legge n. 59 del 2015 abbia espunto dall’oggetto di falsità le valutazioni e introdotto la qualificazione di “rilevanza” per i “fatti materiali”, deve ritenersi che tra la fattispecie previgente e quella di nuova configurazione nell’art. 2621 c.c. sussista un rapporto di c.d. continuità normativa, con conseguente applicazione, ai sensi dell’art. 2, comma 4, c.p., della norma di cui all’art. 2622 c.c. nella sua previgente formulazione, in quanto più favorevole per la maggiore selettività della fattispecie tipizzata.

Leggi dopo

Termini massimi della custodia cautelare: l’incidenza delle aggravanti speciali

27 Ottobre 2015 | di Enrico Campoli

Cass. pen., Sez. un.

Termini di custodia cautelare

In caso di pluralità di circostanze aggravanti, che determinano una pena diversa da quella ordinaria del reato ovvero ad effetto speciale, ai fini del calcolo dei termini massimi di custodia cautelare - per le fasi antecedenti all’emissione della sentenza di primo grado - occorre tenere conto, oltre che della pena stabilita per il reato all’esito dell’applicazione della circostanza più grave, anche dell’ulteriore (e facoltativo) aumento non superiore al terzo di cui all’art. 63, comma 4, c.p.

Leggi dopo

Rimessa alle Sezioni unite la questione su quale rito seguire in caso di ricorso per Cassazione ex art. 325 c.p.p.

26 Ottobre 2015 | di Viviana Torreggiani

Cass. pen., Sez. VI

Misure cautelari reali

Quando il ricorso per Cassazione non è proposto contro un provvedimento emesso nel dibattimento o contro una sentenza deliberata ex art. 442 c.p.p., il rito ordinario davanti alla Corte di cassazione è quello camerale con il solo contraddittorio scritto, secondo la disciplina dell’art. 611 seconda e terza parte. Il rito camerale partecipato, nelle forme dell’art. 127 c.p.p. e in particolare con l’intervento orale delle parti, costituisce un’eccezione, che deve essere espressamente prevista dal legislatore.

Leggi dopo

Pagine