Contrasti giurisprudenziali

Contrasti giurisprudenziali

Concorso di circostanze ad effetto od efficacia speciale e termini di custodia cautelare

22 Ottobre 2015 | di Sergio Beltrani

Termini di custodia cautelare

Nonostante una decisione delle Sezioni unite (sentenza n. 16 del 1998, Vitrano ed altro) è riemerso, in giurisprudenza, un contrasto in merito all’individuazione dei termini di durata massima della custodia cautelare nel caso di concorso di più circostanze aggravanti ad effetto od efficacia speciale.

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Sequestro preventivo della P.G. e obbligo di dare avviso all’indagato della facoltà di assistenza di un legale

21 Ottobre 2015 | di Antonella Marandola

Sequestro preventivo

La Sezione III della Corte di cassazione è stata chiamata a verificare la validità del diniego alla decisione da parte del tribunale del riesame sull'eccezione, tempestivamente dedotta in sede di riesame dal difensore, di nullità del sequestro preventivo operato in via d'urgenza dalla polizia giudiziaria per violazione del combinato disposto degli artt. 356 c.p.p. e art. 114, disp. att. c.p.p. e sulla conseguente nullità dell'autonomo decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip, successivamente alla convalida del sequestro preventivo.

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La prescrizione per il delitto punito con l’ergastolo commesso prima delle modifiche all’art. 157 c.p.

12 Ottobre 2015 | di Sergio Beltrani

Prescrizione del reato

Vi è contrasto in giurisprudenza in merito al termine di prescrizione della pena dell’ergastolo per delitti commessi prima della modifica dell’art. 157 c.p. per effetto della l. n. 251 del 2005, in presenza del riconoscimento di circostanza attenuante dalla quale derivi l’applicazione di pena detentiva temporanea.

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Il rito applicabile ai ricorsi per cassazione contro provvedimenti cautelari reali

06 Ottobre 2015 | di Sergio Beltrani

Ricorso per cassazione

Nonostante due espresse pronunzie delle Sezioni unite (sentenze n. 4/1990, e n. 14/1993, Lucchetta), è all’improvviso riemerso in giurisprudenza un contrasto in merito al rito da seguire per la trattazione dei ricorsi in cassazione contro i provvedimenti in materia di misure cautelari reali. In generale, con riferimento ai ricorsi per cassazione contro provvedimenti non emessi nel dibattimento, il rito previsto è quello di cui all’art. 611 c.p.p., camerale non partecipato, costituente forma speciale e generale per la sede di legittimità, "se non è diversamente stabilito e in deroga a quanto previsto dall'art. 127 …".

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La validità delle notifiche via Pec effettuate dal tribunale e dalla procura della Repubblica di Torino dal 1° ottobre 2012 al 15 dicembre 2014

23 Settembre 2015 | di Genziana Leto

Notificazioni

La questione che le Sezioni Unite penali hanno risolto attiene alla validità delle notifiche effettuate per via telematica a persona diversa dall’imputato e dall’indagato nel periodo successivo al primo di ottobre 2012 e prima del 15 dicembre 2014. La decisione nasce da un contesto normativo contrassegnato dal rapido susseguirsi di provvedimenti d’urgenza che hanno reso più magmatico il quadro regolamentare di riferimento.

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Agevolazione della latitanza di esponente di spicco di associazione mafiosa e configurabilità dell’aggravante di cui all’art. 7, d.l. 152/1991

03 Settembre 2015 | di Antonio Corbo

Favoreggiamento personale e reale

Discussa risulta in giurisprudenza la questione se l’attività agevolativa della latitanza del capo-mafia possa, di per sé, ritenersi finalizzata ad agevolare l’attività dell’associazione nel suo complesso, ed integri, quindi, anche la circostanza aggravante prevista dall’art. 7, d.l. 152/1991, convertito in legge n. 203 del 1991, o se, invece, per ritenere la sussistenza di tale finalità sia necessario accertare in concreto la oggettiva funzionalità del contributo all’attività dell’associazione. Accanto alle due tesi in contrapposizione radicale, sono state prospettate anche soluzioni intermedie. La tipologia di problema affrontato, inoltre, fa sì che la questione si riproponga, in termini analoghi, anche in relazione ad altre fattispecie di reato (ad esempio, la rapina) commesse al fine di agevolare la latitanza di un esponente di vertice del sodalizio.

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Sul ricorso alla procedura ex art. 130 c.p.p. per integrare il dispositivo della sentenza di condanna dell'imputato alla rifusione delle spese di parte civile

06 Agosto 2015 | di Antonella Marandola

Correzione degli errori materiali in provvedimenti del giudice

La Corte di cassazione, a Sezioni unite, con sentenza 31 gennaio 2008, n. 7945, facendo leva sull'applicazione dell'art. 130 c.p.p. ha ammesso che possa essere utilizzata la procedura di correzione di errore materiale per integrare il dispositivo della sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, laddove il giudice abbia omesso di condannare l'imputato alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile.

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Sospensione condizionale e condizioni economiche dell’imputato: in attesa delle Sezioni Unite

29 Luglio 2015 | di Luigi Levita

Sospensione condizionale della pena

Le Sezioni semplici della Corte di cassazione consapevolmente perpetuano un contrasto giurisprudenziale sulla natura della sospensione condizionale della pena, dalla quale discende – come logico precipitato – la necessità ovvero la superfluità di un accertamento in concreto delle condizioni economiche dell’imputato, laddove l’applicazione dell’istituto venga subordinata dal giudice di merito all’avvenuto risarcimento del danno a vantaggio della persona offesa.

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Estinzione del reato ex art. 445, comma 2 c.p.p.: necessità e natura del provvedimento del giudice dell’esecuzione

28 Luglio 2015 | di Alessio Innocenti

Cause di estinzione del reato

In seno alla S.C. si sono formati due contrapposti orientamenti giurisprudenziali in ordine alla necessità di un provvedimento dichiarativo/ricognitivo del giudice dell’esecuzione che accerti l’intervenuta estinzione del reato conseguente al c.d. “patteggiamento tradizionale” ex art. 445, comma 2, c.p.p.

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Concorso tra il reato di abuso di ufficio e i delitti di falso in atto pubblico

28 Luglio 2015 | di Antonio Corbo

Abuso di ufficio

Il tema del rapporti tra le fattispecie di abuso di ufficio e di falso ideologico in atto pubblico risulta controverso nell’elaborazione giurisprudenziale. Un consistente numero di decisioni ritiene configurabile il concorso tra i due reati; altre decisioni lo escludono. Una soluzione intermedia – che sembra in sintonia con un ampio indirizzo dottrinale – incentra l’attenzione sull’unicità o pluralità di condotte materiali, escludendo il concorso solo quando la condotta si esaurisce nella commissione di un fatto qualificabile come falso ideologico in atto pubblico.

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