Contrasti giurisprudenziali

Contrasti giurisprudenziali

L’aggravante dell’aver provocato un incidente stradale si applica anche al rifiuto di sottoporsi all’accertamento dello stato di ebbrezza?

13 Novembre 2015 | di Sergio Beltrani

Circolazione stradale

Vi è contrasto in giurisprudenza in merito all’applicabilità della circostanza aggravante dell’aver provocato un incidente stradale (art. 186, comma 2-bis, cod. strada) anche al reato di rifiuto di sottoporsi all’accertamento per la verifica dello stato di ebbrezza (art. 186, comma 7, cod. strada).

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La responsabilità penale per violazione di sigilli del custode giudiziario inerte

10 Novembre 2015 | di Luca Della Ragione

Sequestro conservativo

Discussa risulta in giurisprudenza la questione se la condotta omissiva del custode giudiziario, quale soggetto destinatario di uno specifico obbligo di vigilanza sulla cosa affinché ne venga assicurata o conservata la integrità, di fronte ad attività altrui, integri ipso iure il delitto di violazione dei sigilli. La recente giurisprudenza ha sottoposto a critica l’orientamento maggioritario, volto ad ampliare l’ambito di operatività della fattispecie di cui all’art. 349 c.p. a discapito dell’agevolazione colposa ex art. 350 c.p. La questione, poi, chiama in causa i principi che reggono il sistema penale ad orientamento costituzionale, quali quello di stretta legalità e di penale responsabilità per fatto proprio colpevole.

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Revocabilità in sede di esecuzione della sentenza di condanna in presenza di abolitio criminis

05 Novembre 2015 | di Sergio Beltrani

Successione nel tempo di norme penali

Vi è contrasto in giurisprudenza in merito alla revocabilità, in sede di esecuzione, ex art. 673 c.p.p., della sentenza di condanna pronunciata dopo una abolitio criminis non presa in esame dal giudice della cognizione. Un orientamento (Cass.pen., Sez. I, n. 13411/13 e n. 34154/14) ritiene che, nei casi in cui l'abrogazione della norma incriminatrice sia intervenuta prima della decisione del giudice, l'istituto della revoca della sentenza ex art. 673 c.p.p., non sarebbe mai applicabile, perché si verterebbe in ipotesi di errore del giudice, cui non è possibile rimediare in sede esecutiva.

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La rinuncia del difensore privo di procura speciale all’impugnazione da lui proposta

29 Ottobre 2015 | di Sergio Beltrani

Difesa e difensore

Nonostante una decisione delle Sezioni unite (sentenza n. 6 del 1991), è riemerso, in giurisprudenza, un contrasto in merito alla possibilità o meno che il difensore non munito di procura speciale rinunzi all’impugnazione che egli stesso abbia autonomamente proposto. Superando il contrasto in proposito emerso, le citate Sezioni unite avevano ritenuto che al difensore che non agisce quale procuratore speciale non compete la facoltà di rinunciare all’impugnazione anche quando egli stesso abbia proposto il gravame.

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Concorso di circostanze ad effetto od efficacia speciale e termini di custodia cautelare

22 Ottobre 2015 | di Sergio Beltrani

Termini di custodia cautelare

Nonostante una decisione delle Sezioni unite (sentenza n. 16 del 1998, Vitrano ed altro) è riemerso, in giurisprudenza, un contrasto in merito all’individuazione dei termini di durata massima della custodia cautelare nel caso di concorso di più circostanze aggravanti ad effetto od efficacia speciale.

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Sequestro preventivo della P.G. e obbligo di dare avviso all’indagato della facoltà di assistenza di un legale

21 Ottobre 2015 | di Antonella Marandola

Sequestro preventivo

La Sezione III della Corte di cassazione è stata chiamata a verificare la validità del diniego alla decisione da parte del tribunale del riesame sull'eccezione, tempestivamente dedotta in sede di riesame dal difensore, di nullità del sequestro preventivo operato in via d'urgenza dalla polizia giudiziaria per violazione del combinato disposto degli artt. 356 c.p.p. e art. 114, disp. att. c.p.p. e sulla conseguente nullità dell'autonomo decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip, successivamente alla convalida del sequestro preventivo.

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La prescrizione per il delitto punito con l’ergastolo commesso prima delle modifiche all’art. 157 c.p.

12 Ottobre 2015 | di Sergio Beltrani

Prescrizione del reato

Vi è contrasto in giurisprudenza in merito al termine di prescrizione della pena dell’ergastolo per delitti commessi prima della modifica dell’art. 157 c.p. per effetto della l. n. 251 del 2005, in presenza del riconoscimento di circostanza attenuante dalla quale derivi l’applicazione di pena detentiva temporanea.

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Il rito applicabile ai ricorsi per cassazione contro provvedimenti cautelari reali

06 Ottobre 2015 | di Sergio Beltrani

Ricorso per cassazione

Nonostante due espresse pronunzie delle Sezioni unite (sentenze n. 4/1990, e n. 14/1993, Lucchetta), è all’improvviso riemerso in giurisprudenza un contrasto in merito al rito da seguire per la trattazione dei ricorsi in cassazione contro i provvedimenti in materia di misure cautelari reali. In generale, con riferimento ai ricorsi per cassazione contro provvedimenti non emessi nel dibattimento, il rito previsto è quello di cui all’art. 611 c.p.p., camerale non partecipato, costituente forma speciale e generale per la sede di legittimità, "se non è diversamente stabilito e in deroga a quanto previsto dall'art. 127 …".

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La validità delle notifiche via Pec effettuate dal tribunale e dalla procura della Repubblica di Torino dal 1° ottobre 2012 al 15 dicembre 2014

23 Settembre 2015 | di Genziana Leto

Notificazioni

La questione che le Sezioni Unite penali hanno risolto attiene alla validità delle notifiche effettuate per via telematica a persona diversa dall’imputato e dall’indagato nel periodo successivo al primo di ottobre 2012 e prima del 15 dicembre 2014. La decisione nasce da un contesto normativo contrassegnato dal rapido susseguirsi di provvedimenti d’urgenza che hanno reso più magmatico il quadro regolamentare di riferimento.

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Agevolazione della latitanza di esponente di spicco di associazione mafiosa e configurabilità dell’aggravante di cui all’art. 7, d.l. 152/1991

03 Settembre 2015 | di Antonio Corbo

Favoreggiamento personale e reale

Discussa risulta in giurisprudenza la questione se l’attività agevolativa della latitanza del capo-mafia possa, di per sé, ritenersi finalizzata ad agevolare l’attività dell’associazione nel suo complesso, ed integri, quindi, anche la circostanza aggravante prevista dall’art. 7, d.l. 152/1991, convertito in legge n. 203 del 1991, o se, invece, per ritenere la sussistenza di tale finalità sia necessario accertare in concreto la oggettiva funzionalità del contributo all’attività dell’associazione. Accanto alle due tesi in contrapposizione radicale, sono state prospettate anche soluzioni intermedie. La tipologia di problema affrontato, inoltre, fa sì che la questione si riproponga, in termini analoghi, anche in relazione ad altre fattispecie di reato (ad esempio, la rapina) commesse al fine di agevolare la latitanza di un esponente di vertice del sodalizio.

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