Bussola

Udienza preliminare

Sommario

Inquadramento | La richiesta di rinvio a giudizio | La costituzione delle parti | Lo svolgimento dell'udienza | La decisione |

Inquadramento

La scelta del legislatore di evitare processi con modeste chance di successo risponde ad una pluralità di esigenza processuali: il processo accusatorio è una risorsa preziosa, troppo impegnativa per essere dispersa, e si risolve in una afflizione in sé per l’imputato che può trovare giustificazione in una domanda di punizione convincente.

L’esigenza di un filtro alle imputazione azzardate ha ricevuto nel tempo sempre maggiore tutela con il rafforzamento dei poteri decisori del G.U.P. fino al punto di comprendere la possibilità di adottare la sentenza di non luogo a procedere con formula dubitativa (art. 425, comma 3, c.p.p.), di effettuare il giudizio di bilanciamento delle circostanze (art. 425, comma 2, c.p.p.) e di applicare la confisca (art. 425, comma 4, c.p.p.).

L’udienza preliminare è riservata ai reati con una pena edittale superiore nel massimo a 4 anni di reclusione; negli altri casi, salve le eccezioni dell’art. 550 c.p.p., il pubblico ministero procederà con la citazione diretta a giudizio.

La possibilità di evitare l’istruttoria dibattimentale può anche derivare da una scelta dell’imputato di accedere ad un rito alternativo, possibile fino alle richieste finali, quali il rito abbreviato, il patteggiamento o la messa alla prova.

La richiesta di rinvio a giudizio

Le indagini svolte dal pubblico ministero possono condurre ad una richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio a seconda del materiale raccolto e a quello offerto dall’indagato anche, e soprattutto, dopo la notifica dell’avviso di cui all’art. 415-bis c.p.p. che realizza la discovery dell’accusa; in tale momento la difesa dell’indagato può – per la prima volta – esplicarsi consapevolmente e, per tale ragione, l’art. 416 c.p.p. sanziona con la nullità la richiesta di rinvio a giudizio non preceduta da tale avviso.

Se il pubblico ministero decide per l’imputazione deposita nella cancelleria del giudice dell’udienza preliminare la richiesta di rinvio: è il momento in cui il procedimento diventa carico pendente (consultabile, quindi, al casellario giudiziale) e l’indagato acquista lo status di imputato.

Con la legge 21 febbraio 2006, n. 102 è stato fatto obbligo al pubblico ministero di depositare la richiesta entro trenta giorni dalla chiusura indagini quando si procede per il reato di omicidio colposo in materia stradale o d’infortuni sul lavoro: manca una sanzione processuale della violazione del termine che potrà, quindi, rilevare solo sul piano disciplinare.

L’art. 417 c.p.p. prevede i requisiti della richiesta di rinvio a giudizio: le generalità dell’imputato, le fonti di prova (ma il deposito degli atti di indagine consente il superamento della lacuna), la data e la sottoscrizione, la domanda di emissione del decreto e la contestazione in forma chiara e precisa del fatto e delle circostanze.

 

In evidenza

Sulle conseguenze della mancanza di una accusa chiara e precisa il codice non ha previsto la sanzione della nullità come per il decreto che dispone il giudizio né altra sanzione; per tale ragione la giurisprudenza ha deciso di fare carico al G.U.P. di rimediare all’empasse invitando il pubblico ministero a modificare o integrare l’imputazione. Le Sezioni unite, con la sentenza n. 5307 dell’20 dicembre 2007, hanno individuato tale potere del giudice con una elastica interpretazione dell’art. 423, comma 1, c.p.p.; laddove il pubblico ministero decidesse di non accogliere il suggerimento fornito in udienza la giurisprudenza ha previsto la restituzione degli atti alla pubblica accusa estendendo, in mancanza anche in questo caso di una previsione normativa ad hoc, la previsione dell’art. 521, comma 1, c.p.p. in via analogica.

  

Il codice prevede una serie di termini acceleratori, privi di sanzioni, dal momento del deposito della richiesta: il G.I.P. deve fissare entro 5 giorni l’udienza, che non deve essere fissata oltre trenta giorni; il difensore e l’imputato hanno diritto ad un termine dilatorio di dieci giorni per preparare la difesa.

La costituzione delle parti

L’udienza si svolge in camera si consiglio con la partecipazione necessaria del difensore dell’imputato, che pertanto ove non compaia deve essere sostituito ex art. 97, comma 4, c.p.p., e del pubblico ministero.

Accanto a tali parti necessarie possono comparire le eventuali: la persona offesa, in particolare, può decidere di costituirsi parte civile in sede di udienza preliminare, conferendo dunque al difensore facoltà di intervenire nella discussione e nel contradditorio, o attendere le questioni preliminari del giudizio di primo grado.

Nel sistema previgente il giudice si limitava a verificare la correttezza della notifica all’imputato e, ove non comparso, ne dichiarava la contumacia; tale sistema è stato rivoluzionato dalla novella apportata dalla l. 28 aprile 2014, che ha completamente sostituito gli artt. 420-bis, 420-quater e 420-quinquies c.p.p.

Oggi non esiste più l’istituto della contumacia, che aveva mostrato notevoli difficoltà di coesistenza con gli altri ordinamenti europei, in particolare per le sentenze di condanna nei confronti degli irreperibili più volte stigmatizzate dalla Cedu; il sistema attuale si caratterizza per una dicotomia netta: ove l’imputato ha conoscenza certa della pendenza del procedimento si può procedere anche in sua assenza, andrá invece disposta la sospensione necessaria ove tale conoscenza sia dubbia.

Il secondo comma dell’art. 420-bis indica una serie di presunzioni di conoscenza del procedimento che non sempre però ne comportano una conoscenza effettiva: la elezione del domicilio e la nomina del difensore di fiducia, infatti, posso essere effettuate anche senza fornire alcun elemento dell’imputazione.

Ove si ci fermasse alla lettera della norma e si riconoscesse sufficiente la conoscenza di un procedimento penale anche in assenza dell’imputazione, non è difficile prevedere che tale previsione normativa troverebbe una correzione giurisprudenziale per evitare al nostro ordinamento nuove disarmonie in ambito comunitario, sanzionate da condanne della Cedu.

Se l’imputato non è presente e non si ha prova della conoscenza del processo, il G.U.P. rinvia l’udienza e dispone che l’avviso dell’udienza gli sia notificato personalmente ad opera della polizia giudiziaria.

Nel caso tale notificazione non possa avere luogo il giudice dispone la sospensione del processo per la durata di un anno al termine del quale dispone nuove ricerche, da rinnovare ogni anno fino all’esito positivo delle stesse; nel corso di tale periodo si potrà procedere esclusivamente all’assunzione di prove non rinviabili.

Sembra dunque trovare accoglimento nel nostro ordinamento una progressiva effettività del principio del contradditorio con la eliminazione della possibilità di processare un irreperibile, rinunciando alla possibilità di un suo apporto conoscitivo: le conseguenze paradossali imponevano l’arresto di un soggetto che (in alcuni casi) non ha mai avuto conoscenza di essere stato accusato di un reato e successivamente condannato.

Lo svolgimento dell'udienza

Esauriti i controlli sulla vocatio in ius delle parti, il giudice decide su eventuali produzioni documentali e l’imputato può chiedere di rendere dichiarazioni spontanee o di essere interrogato; l’interrogatorio viene condotto direttamente dal giudice a meno che una parte richieda la cross examination.

Segue la discussione che vede protagonisti, nell’ordine, pubblico ministero, difensori (eventuali) della parte civile, del responsabile civile e della persona civilmente obbligata e il difensore (necessario) dell’imputato che conclude: è ammessa una sola replica.

Al termine si ha, normalmente, la decisione del giudice di emettere una sentenza di non luogo a procedere o il decreto che dispone il giudizio.

Resta da analizzare la fase, del tutto eventuale, prevista dall’incipit dell’art. 421-bis, dell’impossibilità di decidere allo stato degli atti, empasse alla quale il G.U.P. deve porre rimedio indicando al pubblico ministero specificamente i temi di indagine incompleti, fissare il termine per il loro compimento e la data della nuova udienza preliminare.

Nella nuova udienza, già fissata con l’ordinanza, si procederà ad una nuova discussione e, se le lacune sono state colmate, si arriverà all’epilogo naturale della sentenza di non luogo a procedere o del decreto che dispone il giudizio; se l’inerzia permane o l’indagine non ha dato risultati significativi, il G.U.P. può fare ricorso ad una diversa ordinanza di integrazione probatoria ad opera del giudice, ove ritenga la stasi superabile, ma solo se decisiva ai fini della sentenza di non luogo a procedere.

Anche per tale ordinanza, la norma richiede l’impossibilità di decidere allo stato degli atti, ponendo il potere istruttorio in rapporto sussidiario e complementare alla richiesta di indagini al pubblico ministero: mentre l’art. 421-bis è diretto a colmare ogni lacuna investigativa che pregiudichi la decisione, l’art. 422 si attiva in presenza di un materiale processuale che riveli con evidenza la possibilità di proscioglimento dell’imputato con una prova mancante ma desumibile dagli atti.

Il G.U.P. può dunque procedere ad una attività di integrazione probatoria quando:

  • non è possibile decidere allo stato degli atti;
  • non ritiene utile ordinare al pubblico ministero le indagini suppletive;
  • la prova da assumere appare decisiva ai fini della sentenza di non luogo a procedere.

 

La decisione

Il giudice dell’udienza preliminare deve decidere tra sentenza di non luogo a procedere e decreto che dispone il giudizio sulla base della “idoneità dell’accusa a sostenere il giudizio”: tale formulazione è il vero discrimen tra le alternative decisorie e per comprenderne il reale significato occorre conto di fattori anche di ordine pratico, quali il carico di ruolo del giudicante e l’elevata discrezionalità della decisione.

Il giudizio è infatti di tipo probabilistico e deve tenere conto di possibili sviluppi dell’istruttoria, attività di tipo predittivo estremamente opinabile.

Quando l’intervento del difensore mira ad una sentenza di non luogo a procedere, invocando una formula assolutoria o di improcedibilità, l’attività argomentativa non si discosterà dalla difesa dibattimentale o del giudizio abbreviato, mutando solo il materiale probatorio nel primo caso.

Laddove invece la difesa voglia sostenere la superfluità del dibattimento occorrerà un mutamento di prospettiva peculiare: collegare le prove esistenti al divenire dell’istruttoria per dimostrare l’infondatezza di predizioni nefaste per l’imputato; ogni volta che la discussione lasci trapelare la necessità – per un contrasto o una lacuna di indagine – di un approfondimento si incorrerà il rischio di ottenere decisioni opposte a quelle invocate.

 

Leggi dopo

Le Bussole correlate >