Bussola

Riparazione per ingiusta detenzione

08 Settembre 2015 |

Sommario

Inquadramento | Collocazione e natura dell’istituto | Le “custodie riparabili”: ingiustizia sostanziale o formale | Le cause di esclusione | Aspetti processuali | Casistica | Guida all'approfondimento |

 

Pur rientrando astrattamente nel genus “errore giudiziario”, soltanto dopo un lungo percorso legislativo e giurisprudenziale, il nostro ordinamento ha codificato, oltre alla riparazione dell’errore giudiziario emerso in seguito alla revisione di una sentenza di condanna (artt. 643-647 c.p.p.), pacificamente considerata una derivazione dell’art. 24, comma 4, Cost., anche la riparazione per l’ingiusta detenzione, finalmente disciplinata dagli artt. 314-315 c.p.p. Considerata l’impossibilità intrinseca di eliminare radicalmente l’errore giudiziario, ciascun ordinamento è tenuto a dotarsi, da un lato, di meccanismi procedurali che, ove possibile, evitino il verificarsi dell’errore stesso, e dall’altro di rimedi riparatori che quanto meno garantiscano ex post un ristoro all’interessato. La codificazione della riparazione per l’ingiusta detenzione ha rappresentato, peraltro, il recepimento delle norme delle convenzioni internazionali ratificate dal nostro ordinamento, tra le quali vanno annoverate: la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che, all’art. 5, par. 5, prevede che “ogni persona vittima di arresto o detenzione in violazione di una delle disposizioni del presente articolo ha diritto a una riparazione”; il Patto internazionale sui...

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