Bussola

Procedimenti speciali

29 Settembre 2017 |

Sommario

Inquadramento | Le scelte processuali della difesa | Il giudizio abbreviato (artt. 438 – 443, 556 c.p.p.) | Il patteggiamento (artt. 444 – 448, 556 c.p.p.) | Il giudizio direttissimo (artt. 449 – 452 e 558 c.p.p.) | Il giudizio immediato (artt. 453 - 458 c.p.p.) | Il procedimento per decreto (artt. 459 – 464, 557 c.p.p.) | Oblazione (artt. 162 e 162 – bis c.p. e 464, comma 2, c.p.p.) |

Inquadramento

Il codice di procedura penale indica con il termine procedimenti speciali quei riti caratterizzati da differenze tecniche rispetto all'archetipo del procedimento “ordinario”, tendenti tutte a semplificare i meccanismi processuali o ad abbreviare la durata del processo mediante forme di definizione anticipata rispetto alle forme del giudizio dibattimentale (cfr. Relazione al progetto preliminare al c.p.p.).

La dottrina ha definito tali riti alternativi, semplificati, differenziati, acceleratori o anticipatori. Essi vanno distinti in due categorie:

1) quelli deflattivi rispetto al dibattimento, cioè che escludono il dibattimento, con definizione anticipata rispetto ad esso: giudizio abbreviato, applicazione della pena su richiesta, procedimento per decreto penale, procedimento di oblazione;

2) anticipatori rispetto al dibattimento, che, lungi dal deflazionare il dibattimento, giungono più rapidamente ad esso, anticipandolo: giudizio immediato e giudizio direttissimo. Nell'intenzione del legislatore, il loro comune denominatore va individuato, non nell'alternatività al dibattimento, bensì nello snellimento processuale, nell'economia dei giudizi, nella riduzione dei costi, nella contrazione del processo: nella massima semplificazione dello svolgimento processuale (direttiva n. 1 dell'art. 2 legge delega).

I singoli istituti hanno, infatti, in comune l'accelerazione dei tempi del processo. Tutte le procedure alternative deviano rispetto al modello processuale ordinario, articolato sulla sequenza indagini - udienza preliminare-dibattimento. Essi, tuttavia, non sono stati concepiti quali riti eccezionali ma per garantire l'efficienza del sistema. Sul piano strutturale, alcuni riti saltano l'udienza preliminare, così il giudizio immediato e quello direttissimo, altri si concludono senza dibattimento, quali il giudizio abbreviato e l'applicazione di pena su richiesta; altri sono definiti con apparente mancanza di processo, come il procedimento per decreto penale e l'oblazione.

Le scelte processuali della difesa

Terminate le indagini preliminari, il P.M. formula richiesta al Gip di rinvio a giudizio per i reati in cui è prevista la celebrazione dell'udienza preliminare oppure dispone la citazione diretta a giudizio (art. 550 c.p.p.). La difesa dovrà, quindi, decidere la strada processuale ritenuta più utile alla tutela degli interessi del proprio assistito: affrontare l'udienza preliminare e l'eventuale successivo dibattimento, oppure optare per una definizione alternativa. Nei casi in cui sia prevista l'udienza preliminare la scelta dovrà essere compiuta, a pena di decadenza, entro il termine dell'udienza preliminare. In caso di citazione diretta a giudizio, invece, la formulazione dell' istanza di giudizio abbreviato, di applicazione della pena su richiesta o di oblazione, dovrà avvenire prima della dichiarazione di apertura del dibattimento (art. 492 c.p.p.); il decreto di citazione a giudizio dovrà contenere, a pena di nullità (artt. 178, lett. c), 180 c.p.p.) tale espresso avviso (art. 552 c.p.p.).

In alternativa all'udienza preliminare, l'imputato potrà:

  1. richiedere il giudizio immediato: personalmente o a mezzo di procuratore speciale, mediante dichiarazione depositata in cancelleria entro tre giorni dalla data dell'udienza preliminare (art. 419, comma 5, c.p.p.); il giudice emetterà decreto di giudizio immediato, l'udienza preliminare verrà saltata e gli atti trasmessi direttamente al giudice dibattimentale;
  2. presentare istanza di applicazione della pena su richiesta (c.d. patteggiamento): con la quale l'imputato, direttamente o a mezzo di procuratore speciale, può proporre al   P.M. un accordo in merito alla pena applicabile, prevedendo una riduzione fino ad un terzo della pena concordata. Il giudice potrà accogliere la richiesta o rigettarla, in tal caso diverrà incompatibile; l'istanza può essere proposta entro il termine previsto dall'art. 421, comma 3, c.p.p. per la formulazione delle conclusioni delle parti;
  3. presentare istanza di giudizio abbreviato non condizionato (c.d. secco): in questo caso l'imputato, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, accetta la definizione del giudizio allo stato degli atti senza nessun altra integrazione probatoria, c.d. patteggiamento sul rito; il Gup ammetterà il rito senza che il P.M. possa opporsi o chiedere nuovi elementi di prova e l'imputato avrà diritto di ottenere, in caso di condanna, uno sconto della pena di un terzo rispetto alla pena irrogabile all'esito del giudizio nel caso di delitto e della metà in caso di contravvenzione (infra modifica art. 442, comma 2, ad opera della legge 103/2017); l'istanza può essere proposta entro il termine previsto dall'art. 421, comma 3, c.p.p. per la formulazione delle conclusioni delle parti;
  4. presentare istanza di giudizio abbreviato condizionato: a differenza dell'ipotesi precedente, l'imputato potrà richiedere l'acquisizione di altri elementi di prova rispetto a quelli raccolti dal P.M. in fase d'indagini preliminari. Il P.M. avrà diritto ad interloquire ed essere ammesso alla prova contraria. Il giudice sarà libero di accogliere o rigettare l'istanza. Anche questa istanza potrà essere proposta entro il termine previsto per la formulazione delle conclusioni e permetterà, in ipotesi di condanna, di ottenere lo sconto di pena di un terzo. 

Anche tali scelte processuali, come ogni altra, dovranno essere attentamente valutate dal difensore insieme al proprio assistito il quale dovrà essere posto in grado di comprendere le diverse implicazioni di una scelta rispetto ad un'altra. L'avvocato è deontologicamente tenuto ad informare il cliente, per tutta la durata del mandato, sia in merito alla vicenda processuale, sia alle scelte e strategie che intende intraprendere (art. 27 c.d.f.): è un dover fondamentale del difensore che è strettamente correlato ai doveri di fedeltà, diligenza, competenza e alla fiducia su cui si fonda il rapporto con la parte assistita.

Per tutti i reati procedibili a querela soggetta a remissione, la riforma Orlando ha introdotto l’art. 162-ter il quale prevede una nuova ipotesi di estinzione del reato a seguito di condotte riparatorie. Il difensore dovrà, quindi,valutare insieme all’assistito anche questo nuovo strumento deflattivo prima di ogni altra scelta processuale.

Il giudizio abbreviato (artt. 438 – 443, 556 c.p.p.)

La scelta del giudizio abbreviato può avere diverse giustificazioni. In primo luogo si valuterà seriamente tale opzione ogni qualvolta non si ritenga di poter addivenire ad una sentenza assolutoria e non sia stato possibile proporre istanza di patteggiamento. In questo caso la scelta si giustifica con l'intento di ridurre, quanto meno, l'entità della pena e poter, eventualmente, ottenere la sospensione condizionale della stessa. Diversamente, si potrà optare per tale definizione quando si ritenga che gli elementi di prova raccolti dal P.M. non siano sufficienti a fondare un giudizio di condanna, soprattutto se si siano svolte indagini difensive, consulenze e relazioni tecniche che possano neutralizzare l'ipotesi accusatoria. Ancora, si potrà scegliere il giudizio abbreviato quando si ipotizzi che nel corso del giudizio ordinario la posizione del proprio assistito possa, addirittura, aggravarsi in ragione delle testimonianze che potranno rendere i testi dell'accusa al dibattimento. La riforma Orlando (l. 103/2017) ha modificato l’art. 438, rendendo meno appetibile il rito soprattutto nel caso in cui si proceda per delitto, per il quale è rimasto fermo lo “sconto” di pena di un terzo (art. 442, comma 2). Sono state, infatti, introdotte importanti preclusioni alla rilevabilità delle nullità, delle inutilizzabilità e dell’incompetenza territoriale (art. 438, comma 6-bis). A seguito della pronuncia della Corte costituzionale 26 giugno 2009 n. 184, non è più necessario richiedere il giudizio abbreviato condizionato nel caso in cui si intenda produrre la documentazione relativa alle indagini difensive. Tuttavia la legge 103/2017 ha previsto che nel caso in cui il rito venga richiesto dopo il deposito delle indagini difensive il giudice provveda solo dopo che sia decorso il termine non superiore a sessanta giorni, eventualmente richiesto dal pubblico ministero, per lo svolgimento di indagini suppletive limitatamente ai temi introdotti dalla difesa. Poiché all’esito di tale integrazione probatoria riservata al pubblico ministero il compendio accusatorio potrebbe aggravare la posizione dell’imputato, è stato previsto che questi possa revocare la richiesta di giudizio abbreviato (art. 438, comma 4).

Sarà, invece, necessario formulare istanza di giudizio abbreviato condizionato nel caso in cui si intenda richiedere l'ammissione di elementi di prova diversi dalle sole indaginbi difensive. In questo caso il Gup potrà ammettere il rito solo se la richiesta sia ritenuta necessaria ai fini della decisione e compatibile con le finalità di economia processuale proprie del rito. Il giudice potrà, quindi, ammettere o rigettare la relativa istanza negli esatti termini in cui è formulata, mentre non potrà accogliere solo in parte la richiesta di integrazione probatoria; in difetto, il relativo provvedimento sarà abnorme e, quindi, ricorribile in cassazione, in quanto in grado d'incidere in maniera impropria ed irreversibile sulle strategie difensive (da ultimo: Cass. pen., Sez.VI, 9 aprile 2015, n. 17661). L’art. 438, comma 5-bis, introdotto dalla l. 103/2017, ammette la possibilità di formulare istanza di giudizio abbreviato condizionato, subordinando al suo rigetto il giudizio abbreviato “secco” o il patteggiamento. La richiesta di giudizio abbreviato è revocabile fino all'adozione del provvedimento del giudice che dispone il rito se proposta ai sensi dell'art. 438, mentre può essere revocata solo fino alla adozione del decreto di fissazione dell'udienza per la ammissione del procedimento speciale, se presentata a seguito di decreto di giudizio immediato (Cass. pen, Sez. V, 19 marzo 2015, n. 21568). 

 

art. 438 – Presupposti del giudizio abbreviato.1. L'imputato può chiedere che il processo sia definito all'udienza preliminare allo stato degli atti, salve le disposizioni di cui al comma 5 del presente articolo e all'articolo 441, comma 5.

2. La richiesta può essere proposta, oralmente o per iscritto, fino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli articoli 421 e 422.

3. La volontà dell'imputato è espressa personalmente o per mezzo di procuratore speciale] e la sottoscrizione è autenticata nelle forme previste dall'articolo 583, comma 3.

4. Sulla richiesta il giudice provvede con ordinanza con la quale dispone il giudizio abbreviato.

5. L'imputato, ferma restando la utilizzabilità ai fini della prova degli atti indicati nell'articolo 442, comma 1-bis, può subordinare la richiesta ad una integrazione probatoria necessaria ai fini della decisione. Il giudice dispone il giudizio abbreviato se l'integrazione probatoria richiesta risulta necessaria ai fini della decisione e compatibile con le finalità di economia processuale proprie del procedimento, tenuto conto degli atti già acquisiti ed utilizzabili. In tal caso il pubblico ministero può chiedere l'ammissione di prova contraria. Resta salva l'applicabilità dell'articolo 423.

6. In caso di rigetto ai sensi del comma 5, la richiesta può essere riproposta fino al termine previsto dal comma 2.

art. 438 – Presupposti del giudizio abbreviato.1. L'imputato può chiedere che il processo sia definito all'udienza preliminare allo stato degli atti, salve le disposizioni di cui al comma 5 del presente articolo e all'articolo 441, comma 5.

2. La richiesta può essere proposta, oralmente o per iscritto, fino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli articoli 421 e 422.

3. La volontà dell'imputato è espressa personalmente o per mezzo di procuratore speciale] e la sottoscrizione è autenticata nelle forme previste dall'articolo 583, comma 3.

4. Sulla richiesta il giudice provvede con ordinanza con la quale dispone il giudizio abbreviato. Quando l’imputato chiede il giudizio abbreviato  immediatamente dopo il deposito dei risultati delle indagini difensive, il giudice provvede solo dopo che sia decorso il termine non superiore a sessanta giorni, eventualmente richiesto dal pubblico ministero, per lo svolgimento di indagini suppletive limitatamente ai temi introdotti dalla difesa. In tal caso, l’imputato ha facoltà di revocare la richiesta.

5. L'imputato, ferma restando la utilizzabilità ai fini della prova degli atti indicati nell'articolo 442, comma 1-bis, può subordinare la richiesta ad una integrazione probatoria necessaria ai fini della decisione. Il giudice dispone il giudizio abbreviato se l'integrazione probatoria richiesta risulta necessaria ai fini della decisione e compatibile con le finalità di economia processuale proprie del procedimento, tenuto conto degli atti già acquisiti ed utilizzabili. In tal caso il pubblico ministero può chiedere l'ammissione di prova contraria. Resta salva l'applicabilità dell'articolo 423.

5-bis. Con la richiesta presentata ai sensi dell’art. 5 può essere proposta, subordinatamente al suo rigetto, la richiesta di cui al comma 1, oppure quella di applicazione della pena ai sensi dell’art. 444.

6. In caso di rigetto ai sensi del comma 5, la richiesta può essere riproposta fino al termine previsto dal comma 2.

6-bis. La richiesta di giudizio abbreviato proposta nell’udienza preliminare determina la sanatoria delle nullità, sempre che non siano assolute, e la non rilevabilità delle inutilizzabilità, salve quelle derivanti dalla violazione di un divieto probatorio. Essa preclude altresì ogni questione sulla competenza per territorio del giudice.

 

Come detto, al fine, inoltre, di rendere più appetibile un rito che non ha mai trovato la diffusione auspicata dal Legislatore del 1988, ne è stata ampliata la premialità in caso di contravvenzioni. L’art. 442, comma 2 prevede, infatti, che in caso di condanna la pena che il giudice determina tenendo conto di tutte le circostanze sia diminuita della metà se si procede per una contravvenzione, mentreresta lo “sconto” di un terzo se si procede per un delitto.

Il patteggiamento (artt. 444 – 448, 556 c.p.p.)

Si ricorre al patteggiamento nel caso in cui le prove a carico siano schiaccianti ed anche la prescrizione, che rappresenta comunque un obiettivo lecito per l'imputato, sia difficilmente raggiungibile. In questo caso occorrerà valorizzare la premialità del rito, che permette di poter concordare la pena con il P.M. ottenendo una riduzione dell'entità della stessa fino ad un terzo, nonché la rapidità della definizione della pendenza. L' applicazione di una pena non superiore ai due anni di reclusione (sola o congiunta con pena pecuniaria) non comporta la condanna al pagamento delle spese processuali, comprese quelle di mantenimento in carcere durante la custodia cautelare (Cass. pen., sez. V, 1 ottobre 2014, n. 6787), né l'applicazione di pene accessorie e di misure di sicurezza; se trascorsi cinque anni nel caso di delitti, e due anni per le contravvenzioni, l'imputato non commette reati della stessa indole, il reato si estingue. Occorrerà, fare presente all'assistito che la sentenza penale di patteggiamento, pur non implicando un accertamento capace di fare stato nel giudizio civile, contiene comunque un'ipotesi di responsabilità di cui il giudice di merito non può escludere il rilievo senza adeguatamente motivare (confermata, nella specie, la domanda del curatore di un fallimento, proposta ai sensi degli artt. 146 r.d. 267 del 1942, artt. 2393 e 2394 c.c., nei confronti dell'ex-amministratrice della società, che veniva quindi condannata al risarcimento dei danni cagionati in solido con un altro amministratore, atteso che i giudici del merito avevano ritenuto provata la sua responsabilità anche in base al patteggiamento per il reato di bancarotta fraudolenta – Cass. pen., sez. I, 13 marzo 2015, n. 6582). Il patteggiamento può anche essere richiesto e disposto nel corso delle indagini preliminari evitando di dover attendere la fissazione dell'udienza preliminare (art. 447 c.p.p.): l'anticipazione della scelta sarà sempre utile al fine di escludere che la persona offesa possa costituirsi parte civile nella successiva udienza preliminare.

La legge 103/2017 è intervenuta sia sull’art. 448 che sull’art. 130 introducendo, rispettivamente, i commi 2-bis e 1-bis.  L’art. 448, comma 2-bis prevede che il pubblico ministero e l'imputato possano proporre ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento esclusivamente per motivi attinenti: l'espressione della volontà dell'imputato, al difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza, all'erronea qualificazione giuridica del fatto e all'illegalità della pena o della misura di sicurezza. Secondo quanto stabilito dall’art. 130, comma 1-bis, sarà invece lo stesso giudice che ha emesso la sentenza a provvedere, anche d’ufficio, alla correzione relativa alla specie o alla quantità della pena, per  errore di denominazione o di computo, mentre vi provvederà la Corte di cassazione, ex art. 619, comma 2, nel caso in cui i provvedimento sia stato impugnato.

Mentre per l’art. 130, comma 1-bis non è stata prevista alcuna disciplina transitoria e, quindi, dovrebbe trovare immediata applicabilità ai giudizi pendenti in Cassazione, l’art. 1, comma 51 della l. 103/2017, ha previsto che le nuove disposizioni in tema di ricorso per cassazione avverso la sentenza di patteggiamento (art. 448, comma 2-bis) non si applichino nei procedimenti nei quali la richiesta di applicazione della pena sia stata presentata anteriormente alla data di entrata in vigore della legge (3 agosto 2017). 

Il giudizio direttissimo (artt. 449 – 452 e 558 c.p.p.)

Il giudizio direttissimo è un rito speciale dibattimentale, non premiale, azionabile unicamente dal P.M., che, nella maggior parte dei casi, salta la fase delle indagini preliminari e salta, sempre, l'udienza preliminare. La formazione del fascicolo dibattimentale è formato dal P.M. e le parti private potranno formulare le proprie istanze istruttorie, anche testimoniali, direttamente all'udienza, senza il deposito delle liste previste dall'art. 468 c.p.p. Al rito si applicano le regole previste dall'art. 391 c.p.p. per l'udienza di convalida, in quanto compatibili. L'instaurazione del rito ha quali presupposti oggettivi: 1) l'arresto in flagranza (art. 449, comma 1, c.p.p.); 2) l'arresto già convalidato (449, comma 4, c.p.p.); 3) la confessione resa dall'indagato (449, comma 5, c.p.p.); 4) l'adozione della misura cautelare dell'allontanamento dalla casa familiare ex art. 384-bis c.p.p. L'esistenza dei presupposti è valutata dal giudice che decide in udienza. Nel caso di arresto in flagranza: entro quarantotto ore dall'arresto, il  P.M. condurrà l'arrestato davanti al giudice per la convalida e per il contestuale giudizio; nelle successive quarantotto ore, dovrà, quindi, essere celebrata l'udienza di convalida e convalidato l'arresto. Se l'arresto è convalidato, si procederà immediatamente al giudizio direttissimo; in difetto, il giudice restituirà gli atti al  P.M. ma potrà procedere, ugualmente, a giudizio direttissimo se vi sia l' accordo tra imputato e P.M. Secondo la giurisprudenza di legittimità, lo svolgimento del processo con rito direttissimo rende inapplicabile l'istituto della sospensione dei termini nel periodo feriale, anche in assenza di espressa rinuncia. (Cass. pen, Sez. III, 20 aprile 2011, n. 19982: in motivazione la Corte ha precisato che l'inapplicabilità consegue, da un lato, all'urgenza del rito connaturata alla necessità di convalidare l'arresto in flagranza nei ristretti termini previsti e, dall'altro, da quanto previsto nel comma 3 dell'art. 449, c.p.p., che impone, successivamente alla convalida dell'arresto, di procedere immediatamente al giudizio, determinando così l'inoperatività dell'art. 2 della legge n. 742 del 1969). Il P.M. procederà al giudizio direttissimo, nel caso in cui l'arresto sia già stato convalidato, presentando l'imputato in udienza, non oltre il trentesimo giorno dal suo arresto, salvo che ciò possa pregiudicare gravemente le indagini. Il P.M. disporrà il giudizio direttissimo anche nei confronti dell'indagato che, nel corso dell'interrogatorio, assunto dallo stesso P.M. (artt. 364, comma 1, 374, comma 2, 388 c.p.p.) o dal giudice (art. 294 c.p.p.), abbia reso confessione; è esclusa l'ipotesi di dichiarazioni confessorie resa alla polizia giudiziaria ex art. 350 c.p.p. L'imputato libero è citato a comparire ad un'udienza, fissata non oltre il trentesimo giorno dalla iscrizione nel registro delle notizie di reato; nello stesso termine è condotto anche l'imputato che si trovi in custodia cautelare per il medesimo reato per cui si procede. Secondo la giurisprudenza costante della suprema Corte: la violazione da parte del P.M. del termine per la presentazione dell'imputato al giudice per il procedimento con il rito direttissimo non comporta una nullità di ordine generale, ma relativa, che, in quanto tale, deve essere dedotta e nei termini di cui all'art. 491, comma 1, c.p.p., rientrando fra quelle previste dall'art. 181 stesso codice. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto sanata la nullità dall'opzione dell'imputato per il rito abbreviato – Cass. pen., Sez. VI, 7 maggio 2014, n. 34558). L'art. 2 del d.l.14 agosto 2013, n. 93, convertito con modifiche dalla l. 119/2013 (disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere), ha previsto una quarta ipotesi in cui il P.M. può disporre il giudizio direttissimo, a mezzo della polizia giudiziaria, nei confronti della persona allontanata d'urgenza dalla casa familiare ex art. 384-bis c.p.p., provvedendo alla sua citazione, entro 48 ore, sia per la convalida dell'arresto che per la celebrazione del giudizio direttissimo, nel caso in cui ciò non pregiudichi gravemente le indagini. Nel corso del giudizio direttissimo troveranno applicazioni le norme che regolano il dibattimento (470). La persona offesa ed i testimoni potranno essere citati oralmente da un ufficiale giudiziario o da un agente di polizia giudiziaria, oppure essere presentati direttamente in udienza senza citazione e potranno essere sentiti senza necessità di preventiva indicazione delle circostanze su cui saranno esaminati. L'imputato potrà richiedere un termine a difesa non superiore a dieci giorni ed avrà la facoltà di proporre istanza di patteggiamento o di giudizio abbreviato; in quest'ultimo caso il giudice disporrà, con ordinanza, la trasformazione del rito celebrando il giudizio abbreviato; tuttavia, se nel corso del giudizio abbreviato il P.M. proceda a nuove contestazioni ex art. 441-bis, e l'imputato ne faccia richiesta, il giudice revocherà l'ammissione del rito fissando l' udienza per proseguire nelle forme del rito direttissimo.

La legge 103/2017 ha integrato l’art. 452, comma 2, prevedendo  che, nel caso in cui l’imputato richieda il giudizio abbreviato, trovi applicazione l’art. 438, comma 6-bis

Il giudizio immediato (artt. 453 - 458 c.p.p.)

L'istanza di giudizio immediato può essere formulata dall'imputato, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, nei casi in cui si ritenga improbabile che l'udienza preliminare possa concludersi con sentenza di non luogo a procedere ex art. 129 e, pertanto, si ritenga di poterla saltare, evitando, così, che l'accusa venga posta a conoscenza, anticipatamente, della strategia difensiva. Il P.M. potrà richiedere il giudizio immediato se: 1) la prova risulti evidente e l'indagato sia stato interrogato, o non si sia presentato all'interrogatorio senza addurre legittimo impedimento, o, ancora, 2) se l'indagato si trovi in custodia cautelare, c.d. immediato cautelare (453, 454). Poiché l'interpretazione della giurisprudenza maggioritaria aveva , di fatto, snaturato l'essenza del rito, le Sezioni Unite, con la sentenza n. 42979/2014, hanno stabilito che i termini, rispettivamente di novanta e centottanta giorni, assegnati al P.M. per richiedere il giudizio immediato ai sensi del comma 1 (c.d. immediato ordinario) e comma 1-bis (c.d. immediato cautelare) dell'art. 454 devono intendersi perentori e decorrere, l'uno dall'iscrizione, anche non nominativa, nel registro delle notizie di reato, l'altra dall'esecuzione della misura cautelare. La giurisprudenza di legittimità è costante nell'evidenziare come l'art. 453 non preveda che la richiesta di giudizio immediato debba essere preceduta dall'avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415-bis (da ultimo: Cass. pen., sez. I, 17 dicembre 2014, n. 9429). Il rito salta l'udienza preliminare anticipando al fase dibattimentale. Il decreto che dispone il giudizio immediato, a pena di nullità, contiene l'avviso che l'imputato può chiedere l'applicazione delle pena su richiesta o la celebrazione del giudizio abbreviato; in entrambi i casi, la relativa richiesta deve essere proposta, a pena di decadenza, entro quindici giorni dall'ultima notifica all'imputato o al difensore. Competente a provvedere in merito all'istanza di patteggiamento, ritualmente presentata, sarà il gip e non il giudice del dibattimento (Cass. pen., Sez. un., 17 gennaio 2006, n. 3088). Nell'udienza fissata per la richiesta di applicazione della pena, presentata a seguito della emissione del decreto di giudizio immediato a norma dell'art. 456, comma 2, non sarà possibile per la persona offesa costituirsi parte civile ed è pertanto illegittima la condanna dell'imputato al pagamento delle spese sostenute dal danneggiato dal reato la cui costituzione sia stata ammessa dal giudice nonostante tale divieto (Cass. pen, Sez. un. n. 47803/2008). 

La riforma Orlando ha modificato l’art. 458, commi 1 e 2, relativamente al giudizio abbreviato. In particolare, troverà, anche in questo caso, applicazione l’art. 438, comma 6-bis, ovvero la preclusione a far valere le nullità diverse da quelle assolute e le inutilizzabilità che non riguardino divieti probatori, ma sarà invece possibile eccepire l’incompetenza territoriale.

 

art. 458 –Richiesta di giudizio abbreviato. 1. L'imputato, a pena di decadenza, può chiedere il giudizio abbreviato depositando nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari la richiesta, con la prova della avvenuta notifica al pubblico ministero, entro quindici giorni dalla notificazione del decreto di giudizio immediato.

2. Se la richiesta è ammissibile il giudice fissa con decreto l'udienza dandone avviso almeno cinque giorni al pubblico ministero, all'imputato, al difensore e alla persona offesa. Nel giudizio si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441-bis, 442 e 443; nel caso di cui all'articolo 441-bis, comma 4, il giudice, revocata l'ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l'udienza per il giudizio immediato.

3. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando il giudizio immediato è stato richiesto dall'imputato a norma dell'articolo 419, comma 5

art. 458 –Richiesta di giudizio abbreviato. 1. L'imputato, a pena di decadenza, può chiedere il giudizio abbreviato depositando nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari la richiesta, con la prova della avvenuta notifica al pubblico ministero, entro quindici giorni dalla notificazione del decreto di giudizio immediato. Si applicano altresì le disposizioni di cui all’art. 438, comma 6-bis; con la richiesta l’imputato può eccepire l’incompetenza per territorio del giudice.

2. Il giudice fissa con decreto l’udienza in camera di consiglio  dandone avviso almeno cinque giorni prima al pubblico ministero presso il giudice competente. Nel giudizio si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441-bis, comma 4, il giudice, revocata l’ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l’udienza per il giudizio immediato.

3. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando il giudizio immediato è stato richiesto dall'imputato a norma dell'articolo 419, comma 5.

Il procedimento per decreto (artt. 459 – 464, 557 c.p.p.)

Tra tutti i procedimenti speciali il procedimento per decreto è quello che maggiormente attua le esigenze di speditezza ed economia processuale, con evidenti finalità deflattive del carico processuale. Anche per questo rito non è prevista la previa notifica dell'avviso della conclusione delle indagini preliminari e la sua adozione è rimessa all'autonoma valutazione del P.M. in presenza dei presupposti previsti dall'art. 459 c.p.p. Il P.M., entro sei mesi dall'iscrizione del nome dell'indagato nel registro delle notizie di reato, può richiedere al gip l'emissione di decreto penale di condanna, quando ritenga che si possa applicare la sola pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione della pena detentiva; tale pena può essere diminuita sino alla metà del minimo edittale. Il giudice se non accoglie la richiesta e non ritenga di dover provvedere ex art. 129 c.p.p., restituirà gli atti al P.M., altrimenti emetterà il decreto di condanna applicando la pena nella misura richiesta senza l'instaurazione di alcun contraddittorio. L'art. 459, nel caso di reati perseguibili a querela, prevedeva che il P.M. potesse emettere decreto penale di condanna solo se il querelante non si fosse opposto a tale definizione anticipata. Successivamente, la Corte costituzionale ha escluso che il querelante sia portatore di un interesse, meritevole di tutela, ad opporsi all'adozione del rito: Il querelante, quale persona offesa dal reato, non ha alcun interesse meritevole di tutela che giustifichi la facoltà di opporsi a che si proceda con il rito semplificato, fermo restando che qualora l'imputato proponga opposizione, questi è rimesso nei pieni poteri della persona offesa (o della parte civile) per le successive fasi del giudizio. L'art. 459, comma 1, c.p.p. (come sostituito dall'art. 37, comma 1, l. n. 479/1999), nella parte in cui prevede la facoltà del querelante di opporsi, in caso di reati perseguibili a querela, alla definizione del procedimento con l'emissione di decreto penale di condanna, determina, pertanto, una lesione del principio della ragionevole durata del processo, senza che la stessa sia giustificata dalle esigenze di tutela del querelante o della persona offesa, che devono ritenersi congruamente garantite ( Corte cost. 27 febbraio 2015, n. 23). Il rito esclude l'instaurazione sia dell'udienza preliminare che del dibattimento. L'imputato, nel termine perentorio di quindici giorni dalla notifica del decreto penale di condanna (art. 172 c.p.p.), potrà accedere al fascicolo processuale, estrarne copia, e valutare se gli sia più conveniente accettare la pena inflittagli oppure proporre opposizione eliminando gli effetti del provvedimento di condanna, chiedendo, contestualmente, la celebrazione del giudizio immediato o degli altri procedimenti speciali. Se nell'atto di opposizione non viene esplicitata alcuna richiesta, non sarà necessario per il difensore essere munito di procura speciale, e si procederà al giudizio immediato.

La riforma Orlando (legge 103/2017, in vigore dal 3 agosto 2017) ha integrato l’art. 459 c.p.p. aggiungendo il comma 1-bis, il quale, in deroga a quanto previsto in via generale dall’art. 135 c.p., prevede che in caso di sostituzione della  pena detentiva con la pena pecuniaria, il giudice possa individuarne l’ammontare a partire dalla somma di € 75,00 sino al triplo (€ 225,00) per ciascun giorno di pena detentiva, tenendo conto della condizione economica complessiva dell’imputato e del suo nucleo familiare. La novella, tuttavia,  non precisa quali accertamenti debba compiere il gip al fine di procedere alla verifica prevista dalla norma per determinare l’importo da applicare in concreto; accertamenti che potrebbero compromettere, di fatto, la speditezza del rito.

È stato, inoltre, previsto che il giudice, sempre avuto riguardo alle condizioni economiche del condannato, possa applicare l’art. 133-ter c.p., ovvero disporre che la pena pecuniaria possa essere pagata in rate mensili da 3 a 30 d’importo minimo di € 15,00. Anche tale previsione presuppone un accertamento preventivo da parte del gip in merito alle condizioni economiche del condannato.

Il difensore potrebbe presentare memoria, ex  art. 121 c.p.p., al pubblico ministero o al gip, prima dell’emissione del decreto penale di condanna, al fine di rappresentare e documentare la situazione economica del proprio assistito, formulando contestualmente richiesta, in caso di emissione di decreto penale di condanna, di rateizzazione della pena pecuniaria.

Resta aperta la questione relativa ai decreti penali di condanna emessi anteriormente all’entrata in vigore della riforma ma notificati successivamente, nei quali si sia proceduto al ragguaglio della pena detentiva in pena pecuniaria applicando la somma di € 250,00 al giorno. Tale pena deve, infatti, considerarsi oggi illegale.

 

art. 459 – Casi di procedimento per decreto. 1. Nei procedimenti per reati perseguibili di ufficio ed in quelli perseguibili a querela se questa è stata validamente presentata e se il querelante non ha nella stessa dichiarato di opporvisi *, il pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare soltanto una pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva, può presentare al giudice per le indagini preliminari, entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale il reato è attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato e previa trasmissione del fascicolo, richiesta motivata di emissione del decreto penale di condanna, indicando la misura della pena.

2. Il pubblico ministero può chiedere l'applicazione di una pena diminuita sino alla metà rispetto al minimo edittale.

3. Il giudice, quando non accoglie la richiesta, se non deve pronunciare sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo 129, restituisce gli atti al pubblico ministero.

4. Del decreto penale è data comunicazione al querelante.

art. 459 –Casi di procedimento per decreto. 1. Nei procedimenti per reati perseguibili di ufficio ed in quelli perseguibili a querela se questa è stata validamente presentata e se il querelante non ha nella stessa dichiarato di opporvisi *, il pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare soltanto una pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva, può presentare al giudice per le indagini preliminari, entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale il reato è attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato e previa trasmissione del fascicolo, richiesta motivata di emissione del decreto penale di condanna, indicando la misura della pena.

1-bis. Nel caso di irrogazione di una pena pecuniaria in sostituzione di una pena detentiva, il giudice, per determinare l’ammontare della pena pecuniaria, individua il valore giornaliero al quale può essere assoggettato l’imputato e lo moltiplica per i giorni di pena detentiva. Nella determinazione dell’ammontare di cui al periodo precedente il giudice tiene conto della condizione economica complessiva dell’imputato e del suo nucleo familiare. Il valore giornaliero non può essere inferiore alla somma di euro 75 di pena pecuniaria per un giorno di pena detentiva e non può superare di tra volte tale ammontare. Alla pena pecuniaria irrogata in sostituzione della pena detentiva si applica l’art. 133-ter del codice penale.

2. Il pubblico ministero può chiedere l'applicazione di una pena diminuita sino alla metà rispetto al minimo edittale.

3. Il giudice, quando non accoglie la richiesta, se non deve pronunciare sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo 129, restituisce gli atti al pubblico ministero.

4. Del decreto penale è data comunicazione al querelante.

5. Il procedimento per decreto non è ammesso quando risulta la necessità di applicare una misura di sicurezza personale.

La Corte cost. 27 febbraio 2015, n. 23, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma «nella parte in cui prevede la facoltà del querelante di opporsi, in caso di reati perseguibili a querela, alla definizione del procedimento con l'emissione di decreto penale di condanna».

 

La legge 103/2017 è intervenuta anche sull’art. 464, prevedendo che in caso di opposizione al decreto penale di condanna con richiesta di giudizio abbreviato si applichi l’art. 438, comma 6-bis, ovvero  la sanatoria delle nullità, sempre che non siano assolute, e la non rilevabilità delle inutilizzabilità, salve quelle derivanti dalla violazione di un divieto probatorio. La scelta del giudizio abbreviato precluderà, anche in questo caso, ogni questione relativa alla competenza per territorio del giudice

Oblazione (artt. 162 e 162 – bis c.p. e 464, comma 2, c.p.p.)

La dottrina, in virtù della finalità deflattiva dell'istituto, ricomprende l'oblazione, che è una delle cause di estinzione del reato disciplinata dal codice penale (artt. 162, 162-bis), fra i riti speciali che consentono una definizione anticipata del giudizio. Anche l'oblazione, infatti, mira ad eliminare il sovraccarico del sistema giudiziario dovuto a reati di minimo rilievo. La sentenza di proscioglimento per oblazione non ha alcuna autorità di cosa giudicata in sede civile e non contiene alcun elemento utilizzabile ai fini del giudizio (art. 654 c.p.p.). L'oblazione è prevista sia per le contravvenzioni punite con l'ammenda sia per quelle punite con l'ammenda in alternativa all'arresto. In queste ipotesi l'imputato potrà valutare se rinunciare alle garanzie tipiche dell'accertamento giudiziale valorizzando l'opportunità di risolvere la pendenza processuale in tempi rapidi, con il minor dispendio di spese ed energie. La relativa istanza andrà presentata prima dell'apertura del dibattimento (art. 492 c.p.p.) o con l'opposizione al decreto penale di condanna (art. 464, comma 2 c.p.p.) e non sarà più revocabile. Il termine entro il quale presentare l'istanze è perentorio. Le Sezioni unite hanno ritenuto immune da vizi, ex art. 99, comma 1, c.p.p. la proposizione della domanda di oblazione da parte del difensore dell'imputato, anche se sprovvisto di procura speciale (Cass. Sez. un., 29 ottobre 2009, n. 47923). Il giudice potrà compiere una valutazione di merito limitata alla verifica della corrispondenza del fatto contestato al modello legale, al controllo che il reato rientri tra le fattispecie oblabili, che la somma versata sia corrispondente all'importo previsto dalla legge, che non vi siano i presupposti per emettere sentenza di non luogo a procedere ex art. 129 c.p.p. Compiuta tale verifica, nell'ipotesi di cui all'art. 162, c.d. oblazione processuale, il giudice sarà obbligato ad ammettere l'imputato all'oblazione, nell'ipotesi di cui all'art. 162-bis, c.d. oblazione discrezionale, il giudice potrà vagliarne l'ammissibilità con riguardo alle conseguenza dannose o pericolose del reato, o alla gravità del fatto. Nel caso in cui il giudice respinga l'oblazione, la domanda potrà essere riproposta sino all'inizio della discussione finale. Se nel corso del giudizio il P.M. proceda a nuove contestazioni ai sensi degli artt. 516 e 517 c.p.p., per un fatto diverso o per un reato concorrente, l'imputato avrà la facoltà di proporre domanda di oblazione relativamente ad essi, sussistendone i requisiti di cui agli artt. 162 e 162-bis (Corte cost. 29 dicembre 1995, n. 530) (141, comma 4-bis, disp. att.). Recentemente, le Sezioni Unite hanno stabilito che l'esercizio del diritto di oblazione può essere esercitato dall'imputato anche nel caso in cui il giudice, con la sentenza, derubrichi il reato originariamente contestato (art. 521 c.p.p.) ma a condizione che vi sia stata una espressa richiesta in tal senso da parte della difesa, in via preventiva o cautelativa (Cass. pen, S.U. 26 giugno 2014, n. 32351). Nel caso in cui l'istanza di oblazione venga richiesta in sede di opposizione al decreto penale di condanna, la Corte Costituzionale ha rilevato come il diritto vivente non escluda l'applicabilità dell'art. 129, in quanto il sub-procedimento di oblazione rappresenta una sedes nella quale può innestarsi la regola di precedenza della declaratoria delle cause di non punibilità rispetto agli altri provvedimenti decisionali adottabili dal giudice, anche per quanto attiene alla gerarchia tra le formule di proscioglimento delineata dall'art. 129, comma 2, c.p.p. (Corte cost. 13 febbraio 2015, n. 14).

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