Bussola

Patrocinio a spese dello Stato

29 Dicembre 2016 |

Sommario

Inquadramento | Il procedimento | Beneficio per casi particolari: il testimone assistito e le persone giuridiche | Casistica |

Inquadramento

Il testo unico in materia di spese di giustizia, in vigore dal 1 luglio 2002 regola l'istituto del patrocinio a spese dello Stato. È la Carta costituzionale che consacra il diritto all'accesso alla giustizia per i soggetti meno abbienti in virtù dell'art. 24, comma 1, Cost. secondo il quale è garantita la facoltà di stare in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi. Lo Stato, ex art. 3, comma 2, Cost. ha il dovere di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Devono essere assicurati, per la piena espressione del diritto di difesa, idonei istituti che permettano ai ceti più deboli di accedere alla giurisdizione, quale mezzo per il riconoscimento delle proprie ragioni. Le garanzie costituzionali del nostro ordinamento sono omologhe alle espressioni di carattere generale sovranazionale: la Cedu all'art. 6, comma 3, afferma che ogni accusato, se non ha i mezzi per pagare un difensore, ha diritto ad essere assistito gratuitamente quando lo esigano esigenze di giustizia, così come l'art. 14 par. 3 lett. d) del Patto internazionale sui diritti civili e politici e l'art. 47, comma 3, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea stabiliscono che a coloro che non dispongono di mezzi sufficienti è concesso il patrocinio a spese dello Stato. Infine tali principi sono stati adottati dalla Costituzione europea agli artt. II-107 e III 269 lett. e).

 

In evidenza

Un tempo, secondo il r.d. 30 dicembre 1923 n. 3282 l'assistenza legale gratuita per i meno abbienti costituiva un munus onorifico ed irrinunciabile i cui requisiti di ammissibilità rappresentavano lo stato di povertà ed il probabile esito favorevole della controversia patrocinata.

Il procedimento

Il requisito base per l'ammissione al beneficio è rappresentato, secondo l'art. 75 T.U. spese di giustizia, dalla capacità reddituale che, sino all'entrata in vigore del decreto del ministero della giustizia del 7 maggio 2015 si attestava su un valore massimo di € 11.369,24 (adeguamento del d.m. 1 aprile 2014). La pubblicazione di siffatto provvedimento in Gazzetta ufficiale del 12 agosto 2015 n. 186, ha elevato il limite ad € 11,528,41. Infatti l'art. 77 del testo unico delle spese di giustizia (d.P.R. 115/2002), prescrive l'adeguamento dei limiti di reddito per l'ammissione al beneficio con cadenza biennale sulla base delle variazioni degli indici dei prezzi al consumo stabiliti dall'Istat.

Rilevato che nel periodo relativo al biennio 2012-2014, dai dati accertati dall'Istat, risulta una variazione in aumento dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati pari all'1,4%, il limite è stato quindi elevato ad euro 11.528,41.

Il computo viene determinato in virtù di ogni forma reddituale del richiedente cumulando ad esso, altresì, i proventi dei familiari conviventi; esclusivamente in materia penale vi è una elevazione pari ad € 1.032,91 per ogni componente a carico. Si prescinde, per evidenti ragioni di politica criminale relative alla più efficace tutela processuale, al limite suddetto, per le sole parti offese nei reati tassativamente indicati dal comma 4 dell'art. 76 T.U. spese di giustizia concernenti delitti di particolare allarme sociale contro la persona: artt. 572 (maltrattamenti in famiglia), 583-bis (mutilazione organi genitali femminili), 609-bis, 609-quater, 609-octies e 612-bis, nonché, ove commessi in danno di minori, dai reati di cui agli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602, 609-quinquies e 609-undecies c.p. riguardanti atti di natura sessuale.

Accezione vagamente punitiva assume la presunzione di superamento del limite reddituale come espressa dall'art. 92 T.U. spese giustizia: trattasi di soggetti condannati con provvedimento irrevocabile per particolari figure di reato la cui commissione inerisce la disponibilità di ingenti ricchezze e dunque non meritevoli in via astratta del beneficio i cui principi ispiratori sono la solidarietà sociale ed il diritto di difesa dei meno abbienti. Sul punto è intervenuta la Corte costituzionale con decisione del 16 aprile 2010, n. 139, che pur condividendo le ragioni politico-criminali a base della norma richiamata, ritiene irragionevole ed illegittima ammettere nel caso de quo la assolutezza della presunzione e inibire le dovute verifiche ed indagini finanziarie sul richiedente.

In evidenza

L'art. 92 T.U. spese giustizia si riferisce ai reati di associazione a delinquere a stampo mafioso ex art. 416-bis c.p., associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri ex art. 291-quaterd.P.R. 23 gennaio 1973, n.43 aggravato e compatibile con le ipotesi idi cui agli artt. 74, comma 1, e 80 d.P.R. 309/1990, nonché dei delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'art. 416-bis c.p. e per agevolare le medesime associazioni a delinquere

 

Secondo l'art. 91 T.U. spese di giustizia due ipotesi di specie sono testualmente esclusi dall'ammissione: l'ipotesi sub b) è coerente con lo spirito della disciplina che equilibra le esigenze dell'esercizio del diritto di difesa ai meno abbienti con il minor aggravio di costi per la collettività: infatti dalla formalizzazione di una eventuale seconda nomina decade ex nunc il beneficio. Il caso sub a) presenta, invero, profili problematici ed interpretativi sia per l'estensione soggettiva anche agli indagati ed imputati cui giova il principio di presunzione di non colpevolezza, che per la natura dei reati stessi. Comunemente si ritiene che in materia di delitti in materia di imposte sui redditi o Iva la ricerca della capacità reddituale sia particolarmente ardua tale che giustificherebbe la esclusione in nuce dell'ammissione all'istituto. Inoltre si discute circa l'estensione o l'esclusione per i reati ammissibili, commessi in concorso ex art. 81 c.p. con i delitti ex art. 91. Pare sia coerente una soluzione, confortata da giurisprudenza di legittimità, che ammetta il patrocinio gratuito solo per i reati non ostativi di cui se ne è chiesta l'ammissione (Cass. pen.,Sez.IV, 12 giugno 2009, n.40589).

La richiesta viene fatta su istanza dell'interessato da presentare al giudice presso il quale pende il processo e, se in Cassazione, al Magistrato del secondo grado, quest'ultimo entro 10 giorni, rende decreto motivato di accoglimento o di rigetto in base ai requisiti e condizioni previste nonché da informazioni rese dalla guardia di finanza. Tale decisione è reclamabile dinanzi il presidente del tribunale o Corte di appello cui appartiene l'autorità giudiziaria emittente entro 20 giorni dalla notifica e si svolge previa fissazione di udienza in camera di consiglio secondo il rito ex l. 794/1942 ove è contraddittore necessario l'Ufficio finanziario. L'ordinanza adottata sul reclamo è ricorribile per violazione di legge solo presso la Corte di cassazione.

 

In evidenza

L'istanza del soggetto ristretto in stato di detenzione carceraria o domiciliare presenta la richiesta rispettivamente al direttore dell'istituto o agli ufficiali di polizia giudiziaria.

 

Il provvedimento di ammissione al beneficio è revocabile dal magistrato di ufficio ex art. 79, comma 1, lett. d) T.U. spese giustizia se non vi è menzionato nella istanza, l'impegno alla comunicazione di variazioni di reddito, nonché se le stesse siano variate tali da superare il limite previsto o su richiesta dell'ufficio finanziario per le medesime ragioni ed entro cinque anni dalla definizione del processo. Inoltre, secondo l'art. 94, comma 3, T.U. spese di giustizia la mancanza della certificazione consolare è motivi odi revoca per il cittadino non appartenente Ue Infine a seguito di ulteriori verifiche ed integrazioni sul tenore di vita e altri indici significativi nonché per i reati di maggiore allarme sociale. a seguito di ulteriori verifiche, il giudice può con decreto motivato revocare il beneficio originariamente concesso.

 

In evidenza

Secondo l'art. 96, comma 3, T.U. spese di giustizia quando si procede per uno dei delitti previsti dall'articolo 51, comma 3-bis c.p.p., ovvero nei confronti di persona proposta o sottoposta a misura di prevenzione, il giudice deve chiedere preventivamente al questore, alla direzione investigativa antimafia ed alla direzione nazionale antimafia e antiterrorismo le informazioni necessarie e utili relative al tenore di vita, alle condizioni personali e familiari e alle attività economiche eventualmente svolte dai soggetti richiedenti, che potranno essere acquisite anche a mezzo di accertamenti da richiedere alla guardia di finanza.

 

Il regime di impugnazione del decreto di revoca è difforme se è stato disposto su richiesta dell'ufficio finanziario; in tal caso è ricorribile direttamente presso la Corte di cassazione, in tutte le altre ipotesi si propone con reclamo presso l'autorità giudiziaria superiore (presidente del tribunale o Corte di appello) e successivo grado presso la Corte di cassazione. 

Beneficio per casi particolari: il testimone assistito e le persone giuridiche

Si è discusso sulla esclusione testuale dal beneficio di particolari figure processuali come il c.d. testimone assistito ex art. 197-bis c.p.p. cui è equiparato l'imputato ex art.210 c.p.p. e degli enti esponenziali/persone giuridiche.

Non previsti nel novero dei beneficiari per espressa ma controversa scelta legislativa, sono stati riabilitati e quindi ammessi per effetto di interpretazione estensiva dell'art. 74 T.U. spese di giustizia operata dalla giurisprudenza di legittimità corredata da successive pronunce di merito, secondo la quale all'indagato ed all'imputato può affiancarsi il testimone assistito e l'imputato “connesso”. Soccorre inoltre la dizione espressa dell'art. 75 T.U. spese giustizia che estende l'ammissibilità del patrocinio all'instaurazione di tutte le procedure derivate ed incidentali e connesse al processo principale, dunque ricomprendendo, eadem ratione, le figure indicate. Le fasi processuali eventuali ove si svolga l'esame dell'imputato o indagato costituiscono un iter strutturale del processo e nella cui sede il soggetto ha diritto di farsi assistere perché sia garantito il diritto di difesa.

Ulteriore argomento che pone fondamento all'ammissibilità del patrocinio deriva dalla ratio costituzionalmente orientata dell'art. 197-bis,comma 3, c.p.p. che permette la difesa anche di ufficio in assenza di una nomina fiduciaria. Ebbene, in questa fase procedimentale la difesa tecnica obbligatoria, è necessaria così da permettere la verifica tecnica nell'esercizio delle garanzie connesse durante l'escussione e tutelare il testimone dalla osservanza delle regole inerenti l'obbligo di testimoniare; il testimone, in tali ipotesi, non perde il suo status principale di imputato o indagato. Pertanto quando vi è obbligo di difesa anche d'ufficio, sarebbe irragionevole escludere la facoltà di accedere al beneficio della prestazione a carico dello Stato. La mancata menzione del ruolo processuale ex art. 197-bis c.p.p. da parte dell'art. 74 T.U. spese giustizia viene colmata da una opzione ermeneutica conforme allo spirito dell'Istituto.

 

In evidenza

Vi è tuttora contrasto anche in dottrina se l'originario imputato ammesso ad usufruire del patrocinio a spese dello Stato debba o meno ripresentare nuova istanza di ammissione allorquando assuma la diversa figura processuale di testimone.

 

Riguardo il beneficio accordabile alle persone giuridiche è stato già oggetto di scrutinio di legittimità da parte della Corte di cassazione che, con sentenza Cass. pen., Sez. I 25 gennaio 2001 dichiarò manifestamente infondata la questione degli artt. 2 e 3 legge 217/1990, allora vigente, che escludevano, nel caso di specie, le amministrazioni fallimentari dal beneficio, sul presupposto che disponevano di fondi idonei per la rappresentanza come parte civile nel processo. Successivamente, introdotto il testo unico n. 115, la giurisprudenza ha rivisto la originaria posizione di intransigenza riconoscendo l'accesso al beneficio nella sola fase preliminare del processo, limite temporale ultimo per la costituzione di parte civile.

 

In evidenza

Il principio è tuttora contrastante in giurisprudenza: la sentenza della Corte di cassazione, Sez. IV del 14 gennaio 2005 che operò un primo virata verso l'astratta ammissibilità, ritenne di applicare per analogia in bonam partem la disciplina di cui all'art. 119 testo unico previsto per i giudizi civili ed amministrativi. Meritano comunque menzioni decisioni di netto contrasto come Trib. Milano 14.12.2004 e Trib. Nocera Inf. 21.11.2002

Casistica

Determinazione di compensi al difensore

È inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 607, l. 27 dicembre 2013 n.147 in riferimento agli artt. 3, 24, 117 Cost. nella parte in cui stabilisce che le disposizioni di cui alla lett b) del comma 606 (che ha introdotto nel d.P.R. 115/2002 l'art. 106-bis il quale prevede per il patrocinio nel processo penale la riduzione di un terzo degli importi spettanti al difensore) si applicano alle liquidazioni successive alla data di entrata in vigore della legge (1 gennaio 2014) (Corte cost. 26 febbraio 2015 n. 18)

Dichiarazione sostitutiva. Integrazione extra-penale del precetto

La norma richiamata dall'art. 95 d.P.R.115/2002 costituisce legge extrapenale integratrice del precetto, trattandosi di regola posta al fine di individuare i dati necessari per la valutazione sia della sussistenza delle condizioni per l'ammissione al gratuito patrocinio, sia dell'ammissibilità della relativa istanza (Cass. pen., Sez. IV,  25 novembre 2014 n. 1305)

Parametro di valutazione del reddito

L'ultima dichiarazione dei redditi può essere integrata da altri elementi sia per negare sia per concedere il beneficio, qualora aliunde emerga un tenore di vita di valore superiore o inferiore rispetto al limite legale (Cass. pen., Sez. IV, 14 ottobre 2014, n. 46382)

Omessa comunicazione e revoca del beneficio

L'omessa comunicazione anche parziale, delle variazioni reddituali comporta la revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, anche se tali variazioni siano occasionali e non comportino il venir meno delle condizioni di redito per l'ammissione al beneficio (Cass. pen., Sez. IV, 7 ottobre 2014, n. 43593)

Estensione al procedimento di esecuzione

La disciplina del gratuito patrocinio è applicabile anche nel procedimento avente ad oggetto la richiesta di liberazione anticipata di competenza del Magistrato di sorveglianza, in quanto l'art. 75, comma 2, d.P.R. 115/2002 menziona fase di esecuzione e si riferisce ai procedimenti che si svolgono davanti a tutti gli organi di giurisdizione ivi compreso il Magistrato di sorveglianza (Cass. pen., Sez. IV, 30 settembre 2014, n. 43476

Determinazione reddituale e presunzioni

Il giudice può ricostruire la situazione reddituale del soggetto che richiede l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato anche mediante presunzioni, ma deve individuare ogni elemento rilevante, motivando adeguatamente la propria decisione attraverso il riferimento al tenore di vita e alle condizioni personali o familiari dell'istante (Cass. pen., Sez. IV, 27 luglio 2015, n. 32782).

Competenza sul riesame dell'ordinanza di revoca del beneficio

La richiesta di riesame dell'ordinanza di revoca d'ufficio dell'ammissione al beneficio va qualificata come nuova istanza, sulla quale può legittimamente pronunciarsi la Corte di Appello in composizione collegiale (Cass. pen., Sez. IV, 7 marzo 2014, n. 17842)

Liquidazione delle spese al difensore di ufficio

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 116 e 117 d.P.R. 115/2002 in riferimento agli artt. 3 ed 81, comma 4, Cost., nella parte in cui estendono anche al difensore designato dal giudice in sostituzione di quello di fiducia, il diritto alla liquidazione a carico dello Stato spettante al difensore di ufficio (Corte cost. 12 luglio 2013, ord. n. 191).

 
Leggi dopo

Esplora i contenuti più recenti su questo argomento