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Parte civile, responsabile civile e soggetto civilmente obbligato per la pena pecuniaria

06 Luglio 2015 |

Sommario

Inquadramento | La costituzione di parte civile | (segue) Esclusione e revoca | Il responsabile civile: costituzione | (segue) Intervento | (segue) Esclusione | Citazione del civilmente obbligato per la pena pecuniaria | Casistica | Guida all'approfondimento |

Inquadramento

Il titolo V del libro I del codice di procedura penale è dedicato all’azione civile nel processo penale, individuando le tre parti private che, a diverso titolo, sono interessate dalle pretese civilistiche avanzate in ambito penale, tese, come evincibile dall’art. 74 c.p.p., ad ottenere le restituzioni ed il risarcimento del danno determinati dalla commissione di un reato.

È bene, infatti, chiarire che non tutte le azioni tipiche di impronta civilistica possono essere fatte valere nel processo penale: è, quindi, escluso che si possano richiedere al giudice penale provvedimenti di accertamento, costitutivi, modificativi o estintivi di rapporti giuridici; mentre, come detto, potranno farsi valere il diritto alle restituzioni, che dottrina e giurisprudenza prevalente intendono in un’accezione ampia, comprensiva non solo della riconsegna in senso stretto del bene di cui la persona offesa era stata privata per effetto del reato ma anche della restituito in integrum della situazione preesistente al reato; e soprattutto il diritto al risarcimento del danno, patrimoniale o non patrimoniale.

Oltre alla parte civile, ovvero il soggetto al quale il reato ha recato danno ovvero i suoi successori universali, che si costituisce nel processo penale per far valere le proprie pretese civilistiche nei confronti dell’imputato, il titolo V disciplina anche la posizione processuale del responsabile civile, nei confronti del quale, oltre che dell’imputato, la parte civile rivolge la domanda risarcitoria, e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, chiamata a rispondere del pagamento della pena pecuniaria eventualmente irrogata all’imputato che, tuttavia, risulti insolvente.

La costituzione di parte civile

Il presupposto per la costituzione di parte civile è rappresentato dalla c.d. legitimatio ad causam, ovvero la titolarità di un diritto sostanziale che trae origine dalla commissione di un reato.

In tal senso la parte civile può essere una persona fisica, una persona giuridica pubblica o privata, un ente non riconosciuto, enti od associazioni esponenziali di interessi diffusi o collettivi; ancor più chiaramente, ha diritto a costituirsi parte civile chiunque abbia riportato un danno eziologicamente riconducibile alla condotta (Ex plurimis: Cass. pen., Sez. I, 2 marzo 2005, n. 13408) commissiva o omissiva dell’imputato e, quindi, non necessariamente il soggetto passivo, la persona offesa in senso stretto.

I rapporti tra l’azione civile ed il processo penale sono regolati dall’art. 75 c.p.p.: la ratio del sistema può essere riassunta nella combinazione tra l’interesse del danneggiato ad una sollecita definizione della propria pretesa risarcitoria, al raggiungimento della quale, costituendosi parte civile, concorre attivamente partecipando al processo, e il c.d. favor separationis, cui ambisce invece l’ordinamento, che prevede alcuni meccanismi procedurali finalizzati a semplificare il processo penale, riportando l’azione civile nella propria sede.

Una prima opzione consente alla persona offesa/danneggiata di promuovere l’azione in sede civile ed, eventualmente, trasferirla in sede penale entro la pronuncia della sentenza di merito, anche non passata in giudicato, con lo scopo, evidentemente, di non rimanere inerte nella fase delle indagini preliminari, valutarne l’esito ed, infine, decidere se rinunciare agli atti del giudizio civile, condizione processuale indispensabile.

Naturalmente l’azione civile dovrà proseguire in sede civile laddove sia stata iniziata quando siano già scaduti i termini per la costituzione di parte civile: anche tale regola realizza un contemperamento tra la libertà di scelta della costituenda parte civile, cui tuttavia è assegnato un termine per prendere la propria determinazione, e l’esigenza di evitare pronunce contrastanti sullo stesso fatto.

Effettuata tale scelta, i due procedimenti proseguiranno parallelamente, senza che i rispettivi esiti possano incidere nell’una e nell’altra sede.

La tendenza ad evitare la sovrapposizione dei due giudizi trova, tuttavia, un’eccezione nel caso opposto, in cui venga proposta un’azione in sede civile dopo la costituzione di parte civile nel processo penale o, addirittura, dopo l’emissione di una sentenza penale di primo grado.

In tal caso, l’art. 75, comma 3, c.p.p. prevede la sospensione del giudizio civile fino all’irrevocabilità della sentenza penale che, evidentemente, avrebbe efficacia di giudicato nella causa civile.

Trattasi, tuttavia, di ipotesi piuttosto residuali nella prassi, essendo, infatti, dispendiosa ed incerta per il danneggiato la scelta di promuovere un giudizio civile dopo essersi già costituito in sede penale, sapendo di doverne comunque attenderne l’esito che resta, comunque, incerto.

La costituzione di parte civile è atto personale del danneggiato dal reato che, come tale, ha facoltà di esercitare personalmente o a mezzo di procuratore speciale, cui trasferisce la posizione sostanziale, conferendogli il diritto di nominare un difensore per il giudizio, di rinunciare agli atti dello stesso o all’impugnazione ex art. 589, comma 2, c.p.p.

Molto spesso, chiaramente, la procura ad litem, ovvero la rappresentanza processuale, è conferita allo stesso procuratore speciale: resta, tuttavia, che si tratta di due atti separati che possono conferire poteri disgiunti a persone diverse.

 

In evidenza. Autentica della firma nella procura speciale

Fino all’entrata in vigore della l. n. 479 del 1999 (c.d. legge Carotti), si riteneva che il difensore potesse autenticare il mandato ad litem ma non, invece, la procura speciale.

In tal senso si erano pronunciate Cass. pen., Sez. un., 18 giugno 1993, n. 8650 e Cass. pen, Sez. un., 19 maggio 1999, n. 12.

Con la modifica apportata all’art. 122 c.p.p., il difensore può autenticare anche la procura rilasciata con scrittura privata allo stesso. 

Resta fermo che il difensore di parte civile può designare un sostituto processuale ai sensi dell’art. 102 c.p.p., che ha facoltà di svolgere ogni attività difensiva, ivi inclusa la presentazione delle conclusioni.

Resta, invece, controverso se al sostituto processuale possano essere delegati poteri rientranti nella procura speciale, quali, in primis, il potere di effettuare la costituzione di parte civile.

La giurisprudenza prevalente propende per la soluzione negativa (ex plurimis: Cass. pen., Sez. V, 3 febbraio 2010, n. 19548. Contra: Trib. Milano, 28 febbraio 2002.

  

L’art. 76, comma 2, c.p.p. codifica, invece, il principio dell’immanenza della parte civile nel processo, già contemplata dal codice previgente.

In virtù di tale principio, la costituzione di parte civile produce i suoi effetti in ogni stato e grado del processo, ovvero una volta che sia stata esercitata, a meno che non venga revocata o venga dichiarata inammissibile o nulla, o la parte civile venga esclusa, e mantiene la sua efficacia senza che sia necessario rinnovarla nel gradi successivi (a differenza di quanto avviene nel processo civile), neanche nel giudizio di rinvio a seguito di annullamento da parte della Corte di cassazione.

Resta invece controversa se l’immanenza sussiste anche nel giudizio di revisione, come ritenuto da parte della dottrina (Mancuso), o se, invece, nel nuovo giudizio la parte civile si debba nuovamente costituire, trattandosi di processo diverso da quello in cui aveva assunto la veste di parte, come affermato dalle Sezioni unite della Corte di cassazione (Cass. pen., Sez. un., 26 settembre 2001, n. 28).

Dal punto di vista formale, la costituzione di parte civile si effettua in due modi:

a) con deposito, fuori udienza, nella cancelleria del giudice che procede; in tal caso deve essere notificata, a cura della parte civile stessa, alle altre parti, producendo effetto per ciascuna di esse dal giorno nel quale è eseguita la notificazione;

b) nell’ipotesi più frequente, presentando l’atto di costituzione in udienza e depositandolo, non essendo ammessa una forma di costituzione orale, riportata a verbale.

Circa il deposito fuori udienza, è discusso se la notifica debba essere effettuata anche nei confronti del P.M.: in senso negativo la giurisprudenza prevalente (Cass. Pen., Sez. IV, 23 aprile 1997, n. 5270), che fa leva sull’interesse a conoscere la pretese risarcitoria soltanto da parte dell’imputato e del responsabile civile.

Controversa anche l’individuazione del termine per la notifica che, nel silenzio della legge, si ritiene essere quello dell’accertamento della costituzione delle parti ex art. 484 c.p.p.

Quanto ai contenuti, l’atto di costituzione di parte civile deve recare, a pena di inammissibilità, alcune indicazioni, elencate nell’art. 78, comma 1, c.p.p., finalizzate ad individuare il soggetto che si costituisce; l’imputato nei confronti del quale ci si costituisce; il difensore e la relativa procura; soprattutto, nell’atto devono essere esposte le ragioni che giustificano la domanda.

Si tratta, mutuando categorie civilistiche, di indicare, oltre al petitum (che rappresenta la richiesta che si fa valere più che altro in sede di conclusioni), la c.d. causa petendi, ovvero il nesso eziologico tra il reato e le relative conseguenze pregiudizievoli per la persona offesa.

La giurisprudenza prevalente interpreta la norma con buon senso, non richiedendo argomentazioni diffuse per giustificare la costituzione, che resta un atto introduttivo, ma ritenendo sufficiente una domanda sommaria, contenente anche un mero richiamo al capo di imputazione, soprattutto quando lo stesso sia formulato in termini che rendono assai chiaro il collegamento tra il reato e la richiesta risarcitoria (Cass. pen., Sez. VI, 15 novembre 2002, n. 39695).L’art. 79, comma 1, c.p.p. si occupa, invece, della individuazione dei termini per la costituzione di parte civile, fissati a pena di decadenza.

Anteriormente al dibattimento, recita testualmente la norma, la costituzione può avvenire “per l’udienza preliminare”, locuzione piuttosto indeterminata che ha comportato diversi dubbi interpretativi.

A dividersi il campo la lettura (Giunchedi) che individua il termine, all’interno dell’udienza preliminare, nel momento degli accertamenti relativi alla costituzione delle parti ex art. 420 c.p.p., combinando la norma con l’art. 80 c.p.p. che regola la richiesta di esclusione della parte civile; con quella, prevalente, che àncora il termine all’apertura della discussione ex art. 421, comma 1, c.p.p. (Mancuso; Cass. pen., Sez. III, 17 aprile 2002, n. 21408).

Nel caso in cui l’imputato richieda il giudizio abbreviato, la costituzione di parte civile sarà ammessa dopo l’emissione dell’ordinanza che dispone la conversione del rito.

La costituzione in dibattimento, invece, deve essere effettuata “fino a che non siano compiuti gli accertamenti previsti dall’art. 484”, locuzione che la giurisprudenza prevalente fa coincidere la con la dichiarazione di apertura del dibattimento che, ai sensi dell’art. 492 c.p.p., ricomprende anche la trattazione delle questioni preliminari ex art. 491 c.p.p.

Si osserva, tuttavia, che sarebbe più logico che il termine finale fosse rappresentato dagli accertamenti sulla costituzione delle parti in senso stretto, considerando che, altrimenti, sarebbe impossibile discutere sugli aspetti inerenti proprio la costituzione delle parti, se questa non è avvenuta (Cass. Pen., Sez. III, 15 aprile 2009, n. 25133).

La costituzione di parte civile oltre la scadenza del termine previsto dall’art. 468, comma 1, c.p.p., comporta la decadenza del diritto della parte civile a presentare le liste dei testimoni, periti o consulenti tecnici.

Ciò non toglie che alla parte civile costituita è comunque riservata la prova contraria rispetto alle prove orali di cui alle liste testi delle altre parti, nonché rispetto ai documenti prodotti nel corso dell’esposizione introduttiva.

Per una parte della giurisprudenza, peraltro, la possibilità di depositare la lista testimoniale si riapre in caso di rinvio dell’udienza prima dell’apertura del dibattimento (Cass. pen., Sez. V, 31 ottobre 1996, n. 390).

(segue) Esclusione e revoca

Il pubblico ministero, l’imputato e il responsabile civile hanno, con diverse finalità, la facoltà di richiedere l’esclusione della costituita parte civile, con atto motivato con il quale si possono evidenziare eterogenei aspetti: il difetto di requisiti formali, come visto prescritti a pena di inammissibilità; intervenute preclusioni o decadenze; la stessa infondatezza nel merito della domanda, qualora la stessa sia già evidentemente carente del fumus boni iuris.

La ratio dell’istituto risiede nella salvaguardia della speditezza del processo penale nel caso in cui, ictu oculi, si manifesti la superfluità della presenza della parte civile che, anzi, rappresenti una deviazione dai primari obiettivi dell’accertamento giudiziale.

Alcuni dubbi si sono posti in giurisprudenza su due aspetti della procedura di esclusione della parte civile: i termini per la richiesta e il regime di impugnazione dell’ordinanza con la quale il giudice provvede ex art. 80, comma 4, c.p.p.

Se è considerato infatti pacifico che il termine per la presentazione della richiesta di esclusione in dibattimento è rappresentato dalle questioni preliminari ex art. 491 c.p.p., è stato necessario un intervento delle Sezioni unite (Cass. pen., Sez. un., 19 maggio 1999, n. 12) per sancire che l’esclusione della parte civile costituitasi in udienza preliminare può essere richiesta non solo nell’ambito della stessa ma anche, a pena di decadenza, fino al momento degli accertamenti relativi alla costituzione delle parti nel dibattimento; salva la possibilità, naturalmente, di reiterare in dibattimento la richiesta di esclusione disattesa dal Gup.

Quanto all’ordinanza con la quale il giudice provvede sulla richiesta di esclusione che, in ogni caso ha natura soltanto processuale, non rappresentando alcuna preclusione rispetto al merito della pretesa sostanziale, nulla quaestio circa l’inoppugnabilità se emessa dal Gup.

Mentre per quanto concerne i provvedimenti in materia emessi dal giudice del dibattimento, hanno chiarito le stesse Sezioni unite che l’ordinanza di esclusione della parte civile è sempre inoppugnabile, mentre l’ordinanza di rigetto o che ne dichiari l’inammissibilità è impugnabile dall’imputato unitamente alla sentenza.

In ogni caso, a prescindere dalle domande di parte, il giudice, negli stessi termini e sulla base degli stessi presupposti sin qui esaminati, può disporre d’ufficio l’esclusione della parte civile, con ordinanza non impugnabile, se non per l’abnormità del provvedimento (Cass. pen., Sez. III, 9 luglio 2009, n. 39321).

A prescindere dalle richieste di esclusioni provenienti dalle altre parti, la parte civile ha, in ogni stato e grado del processo (quindi anche nei giudizi di impugnazione, fatta salva l’eventuale formazione del giudicato sull’azione civile) la facoltà di revoca della propria costituzione, con un atto inquadrabile quale negozio processuale unilaterale e recettizio che non necessita di accettazione ed è irrevocabile (Mancuso).

La libertà concessa dal legislatore al danneggiato di scegliere la sede nella quale far valere la propria pretesa risarcitoria è ribadita con l’attribuzione della facoltà di revoca che, tuttavia, preclude al giudice penale di occuparsi delle spese e dei danni che l’intervento della parte civile possa aver cagionato all’imputato e al responsabile civile che, per far valere i relativi diritti, sono tenuti ad adire il giudice civile (Cass. pen., 15 aprile 2004, Sez. IV, n. 31320).

La revoca, che può essere anche parziale perché riferita soltanto ad alcuni degli obbligati, può essere espressa, formalizzata in udienza, anche dandone atto a verbale, dalla parte o dal procuratore speciale, o con deposito in cancelleria e notifica a tutte le altre parti (in tal caso l’efficacia decorre dal completamento delle notifiche); o tacita, sia pure secondo due ipotesi tipizzate: la mancata presentazione delle conclusioni (in primo grado); l’avvio di un’azione civile nella sede propria, successiva alla costituzione nel processo penale.

Il responsabile civile: costituzione

Il responsabile civile, come anticipato in premessa, è il soggetto, persona fisica o giuridica, che, autonomamente o in solido con l’imputato, è chiamato a rispondere patrimonialmente delle conseguenze civili del reato.

Perché sia citato a partecipare al processo penale, è indispensabile che vi sia stata la costituzione di parte civile: la sua citazione, infatti, pur disposta dal giudice, può essere richiesta proprio dalla parte civile o dal pubblico ministero.

La richiesta di citazione proveniente dalla parte civile, finalizzata ad azionare nel processo penale, anche nei confronti del responsabile civile, la propria pretesa risarcitoria, deve essere formulata al giudice che procede (in udienza preliminare o dibattimento) nel termine, assai impreciso, indicato nell’art. 83 c.p.p.: “al più tardi per il dibattimento”.

A fronte della richiesta di citazione, il giudice effettua una valutazione sommaria circa la legitimatio ad causam del responsabile: se la ritiene sussistente, sia pure all’esito di un giudizio prognostico, emette il decreto di citazione, che deve contenere le indicazioni e gli avvisi di cui all’art. 83, comma 3, c.p.p. e deve essere notificato, a cura della parte civile, al responsabile civile, all’imputato ed al pubblico ministero, affinché valutino le rispettive possibilità di chiedere l’esclusione del responsabile civile.

La citazione del responsabile civile è nulla se sono omessi o erroneamente indicati alcuni elementi essenziali, vizi tali da non consentire al responsabile civile di esercitare i propri diritti in udienza preliminare o dibattimento; lo stesso effetto deriva dall’eventuale nullità della notificazione della citazione stessa.

Il legislatore ha, in ogni caso, previsto che il responsabile civile, qualora sia stato regolarmente citato, ha la facoltà di partecipare al processo che può esercitare mediante l’atto di costituzione ex art. 84 c.p.p.; che il responsabile civile goda di discrezionalità circa la scelta processuale di costituirsi in giudizio è ricavabile indirettamente dalla dichiarazione di contumacia che consegue alla mancata costituzione, laddove la citazione e la notifica risultino regolari.

La presenza del responsabile civile nel processo, perché citato o perché intervenuto volontariamente, resta comunque inscindibilmente legata a quella della parte civile che abbia revocato la propria costituzione o sia stata esclusa, come ricordato dall’art. 83, comma 6, c.p.p.

Dal punto di vista del soggetto che ha citato il responsabile civile, invece, in forza del principio dell’immanenza della costituzione, la citazione del responsabile civile correttamente effettuata riverbera i suoi effetti su tutte le successive fasi o gradi del processo, senza che sia necessario riproporla.

 

La costituzione del responsabile civile può essere esercitata personalmente o a mezzo di un procuratore speciale (munito di procura ex artt. 85 e 122, con la quale viene attribuita la rappresentanza processuale), mediante il deposito di una dichiarazione nella cancelleria del giudice che procede o mediante la presentazione della stessa in udienza.

Per la partecipazione al giudizio, inoltre, il responsabile civile deve essere rappresentato da un difensore, munito di un mandato ad litem (con il quale si conferisce la rappresentanza tecnica in giudizio), analogamente a quanto previsto per le altre parti private dall’art. 100 c.p.p.. Difensore che, evidentemente, potrà essere lo stesso procuratore speciale nominato ai fini della costituzione.

L’atto di costituzione del responsabile civile, ai sensi dell’art. 84, comma 2, c.p.p., deve contenere, a pena di inammissibilità, alcuni requisiti,: le generalità della persona fisica, o la denominazione dell’associazione o ente che si costituisce, e le generalità del suo legale rappresentante (c.d. identificazione del responsabile civile); il nome e cognome del difensore e l’indicazione della procura (c.d. identificazione del difensore); la sottoscrizione del difensore.

Va evidenziato, peraltro, che la costituzione del responsabile civile derivante dalla citazione in giudizio, a differenza dell’intervento volontario di cui all’art. 85 c.p.p. per il quale è previsto un termine, può essere effettuata in ogni stato e grado del processo.

(segue) Intervento

Al di là dell’ipotesi, assai più frequente nella prassi, in cui sia stato citato, il responsabile civile ha comunque la facoltà di esercitare il c.d. intervento volontario nel processo qualora, naturalmente, sia stata esercitata l’azione civile, al fine di salvaguardare i propri interessi con la partecipazione al processo.

Evidente lo scopo della partecipazione: cercare di ottenere una sentenza che escluda la responsabilità civile; supportare, in tal senso, la difesa dell’imputato, anche ai fini degli effetti preclusivi di cui all’art. 652; evitare, in ogni caso, che, in mancanza di attività difensiva, la sentenza penale, non utilizzabile in via diretta nei confronti del responsabile civile, possa tuttavia rappresentare un importante punto di partenza per un’autonoma causa in sede civile.

Fermo restando che anche la sorte dell’intervento è strettamente dipendente dall’azione civile: esso perde efficacia, infatti, nel caso in cui la costituzione di parte civile sia revocata o la parte civile venga esclusa.

 

Analogamente a quanto avviene qualora sia citato, il responsabile civile può intervenire, personalmente o a mezzo di un procuratore speciale, presentando, in udienza preliminare o in dibattimento, una dichiarazione scritta a norma dell’art. 84 c.p.p.

Se tale dichiarazione è presentata fuori udienza, il responsabile civile dovrà provvedere alla notifica alle altre parti dell’atto di intervento stesso che produrrà effetti dal giorno della notifica.

Strettamente connessi alla costituzione di parte civile sono anche i termini per spiegare l’intervento volontario: se la costituzione di parte civile interviene subito dopo l’esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero, l’intervento potrà essere effettuato prima della stessa udienza preliminare o nel corso della stessa; successivamente, finché non sia compiuto l’accertamento della costituzione delle parti ex art. 484 c.p.p.

L’intervento successivo a tale termine, peraltro, comporta la decadenza dal diritto di presentazione della lista testimoniale ex art. 468, comma 1 c.p.p.

(segue) Esclusione

 

L’esclusione del responsabile civile citato o intervenuto può essere richiesta dalle parti (art. 86 c.p.p.) o disposta d’ufficio dal giudice (art. 87 c.p.p.)

Legittimati attivi alla richiesta di esclusione del responsabile civile sono l’imputato, la parte civile, il P.M. e lo stesso responsabile civile:negli ultimi due casi, naturalmente, se non siano stato il P.M. stesso ad effettuare la citazione o se il responsabile civile non sia intervenuto autonomamente.

La richiesta da parte del responsabile civile, ai sensi dell’art. 86, comma 2, oltre ad essere effettuata per far valere la carenza di legittimazione o vizi formali inerenti la vocatio in ius, si propone tipicamente allo scopo di evitare che siano utilizzati ai sensi degli artt. 651 e 654 c.p.p., elementi probatori raccolti, in ipotesi, nelle indagini preliminari, in assenza del responsabile civile stesso, o, analogamente, nel corso di incidente probatorio cui il responsabile civile non abbia partecipato.

La richiesta del pubblico ministero è tendenzialmente finalizzata all’esclusione di un soggetto non legittimato.

La richiesta delle parti private ha connotazioni che rispondono alle contingenti strategie processuali.

Dal punto di vista contenutistico, la richiesta di esclusione, ai sensi dell’art. 86, comma 3 c.p.p.,deve essere motivata, anche se la relativa prescrizione appare priva di sanzione e, conseguentemente, l’eventuale carenza motivazionale influirà esclusivamente sulla decisione del giudice.

È invece previsto, a pena di decadenza, il termine per la presentazione della richiesta di esclusione: non oltre il momento dell’accertamento relativo alla costituzione delle parti nell’udienza preliminare o nel dibattimento (e, più in particolare, entro la trattazione delle questioni preliminari ex art. 491, comma 1, c.p.p.).

Sulla richiesta di esclusione avanzata dalle parti, rispetto alle motivazioni delle quali non è affatto vincolato, il giudice provvede senza ritardo con ordinanza; tre i possibili esiti: inammissibilità della domanda per carenza di legittimazione o decadenza dai termini; accoglimento, con esclusione del responsabile civile; rigetto.

Come anticipato, tuttavia, il giudice ha anche il potere di escludere d’ufficio il responsabile civile citato o intervenuto, quando ritiene che non sussitono i relativi requisiti.

Il termine è quello dell’apertura del dibattimento di primo grado e la relativa ordinanza può essere emessa anche se la richiesta era già stata proposta e rigettata in udienza preliminare.

Va sottolineato, infine, che l’esclusione deve essere disposta necessariamente, senza ritardo, quando l’imputato abbia richiesto il giudizio abbreviato.

Citazione del civilmente obbligato per la pena pecuniaria

Tale atto è finalizzato a chiamare nel processo la persona (fisica o giuridica) civilmente obbligata per la pena pecuniaria per farne valere la responsabilità ai sensi degli artt. 196 e 197 c.p.

Si tratta di una responsabilità, in primo luogo, eventuale, derivando, come detto, dalla condanna dell’imputato; sussidiaria, poiché emerge soltanto in caso di insolvibilità del condannato; in ogni caso limitata ad un’obbligazione pecuniaria pari all’importo della multa o dell’ammenda inflitta al condannato.

Legittimati attivi per la citazione del civilmente obbligato per la pena pecuniaria sono l’imputato, che ha l’evidente interesse a chiamare in causa il soggetto che, in caso di propria insolvenza, dovrà sostenere il pagamento dell’eventuale pena pecuniaria, con il beneficio ulteriore di evitare la conversione della pena pecuniaria stessa con la pena sostitutiva ex art. 136 c.p., ed il P.M. che mira a garantire il pagamento della pena pecuniaria.

L’art. 89 c.p.p. opera, poi, un rinvio alle disposizioni relative alla citazione (art. 83, comma 1, c.p.p.) e alla costituzione del responsabile civile (art. 84, comma 1, c.p.p.) per quanto concerne i requisiti della citazione, i termini e le modalità di costituzione e di esclusione.

In ogni caso la citazione del civilmente obbligato può avvenire sia per l’udienza preliminare sia per il dibattimento ed è disposta dal giudice che procede con decreto, da notificare al fine della costituzione in giudizio.

Da notare che al civilmente obbligato per la pena pecuniaria deve essere notificato anche il decreto penale di condanna che ne affermi la responsabilità.

 

In evidenza

Al fine di razionalizzare il sistema, la c.d. commissione Canzio (istituita con decreto del 10 giugno 2013 presso l'ufficio legislativo del Ministero della giustizia "per elaborare una proposta di interventi in tema di processo penale"; commissione che ha concluso i propri lavori in data 30 novembre 2013) ha proposto che anche la costituita parte civile venga esclusa automaticamente nel caso di richiesta di giudizio abbreviato da parte dell’imputato. Sul punto v. Galluzzo, Il giudizio abbreviato, in Aprati, La Regina, Marandola (a cura di), Il processo penale accelerato, Jovene, 2015.

Casistica

Costituzione di parte civile: esposizione della causa petendi

In tema di costituzione di parte civile, l'indicazione delle ragioni che giustificano la domanda risarcitoria è funzionale esclusivamente all'individuazione della pretesa fatta valere in giudizio, non essendo necessaria un'esposizione analitica della causa petendi sicché, per soddisfare i requisiti di cui all'art. 78, lett. d), c.p.p., è sufficiente il mero richiamo al capo di imputazione descrittivo del fatto, allorquando il nesso tra il reato contestato e la pretesa risarcitoria azionata risulti con immediatezza.  (Cass. pen., Sez. VI, 17 aprile 2014, n. 32705).

Costituzione di parte civile: termini

La costituzione di parte civile deve avvenire, a pena di decadenza, entro il termine stabilito dall'art. 484 c.p.p. e, dunque, fino a che non siano stati compiuti gli adempimenti relativi alla regolare costituzione delle parti e non fino al diverso termine coincidente con l'apertura del dibattimento. (Cass. pen., Sez. VI, 24 febbraio 2015, n. 10958).

Costituzione di parte civile: rinvio udienza

È legittima l'ordinanza con la quale il giudice, senza dichiarare l'apertura del dibattimento, rinvii ad altra udienza per consentire alla parte civile di eliminare eventuali irregolarità della costituzione. (Cass. pen., Sez. VI, 25 giugno 2009, n. 29442).

Parte civile: lista testi

Il termine di presentazione della lista dei testimoni per il dibattimento va riferito alla prima udienza di trattazione e non anche alle successive udienze di rinvio; ne consegue che la parte riacquista il diritto di presentare la propria lista, fino a sette giorni prima della data della nuova udienza, soltanto nell'ipotesi in cui il dibattimento sia stato rinviato a nuovo ruolo, ovvero in caso di rinvio ad udienza fissa disposto prima dell'apertura del dibattimento. (Cass. pen., Sez. VI, 21 gennaio 2010, n. 7352).

Esclusione della parte civile: abnormità

L'ordinanza di esclusione della parte civile, non rientrante tra i provvedimenti soggetti ad impugnazione, è tuttavia suscettibile di ricorso per cassazione ove affetta da abnormità, in quanto caratterizzata da un contenuto di tale assoluta singolarità da porsi in posizione extra-vagante rispetto al sistema ordinamentale ed al diritto positivo. (Nella specie la Corte ha ritenuto abnorme l'ordinanza di esclusione dal dibattimento di numerose parti civili fondata su ragioni di economia processuale come tali estranee ai parametri dell'art. 81 c.p.p.). (Cass. pen., Sez. III, 9 luglio 2009, n. 39321).

Non è abnorme l'ordinanza con cui il giudice esclude la costituzione della parte civile per la mancanza di un rapporto di causalità diretta tra il danno ed i fatti di cui all'imputazione, in quanto rientra nel potere-dovere del giudice valutare l'ammissibilità della costituzione di parte civile. (Cass. pen., Sez. III, 18 gennaio 2012, n. 4364).

Aspetti   processuali: citazione e intervento del responsabile civile

Ai fini della regolarità della citazione del responsabile civile non è necessario che l'istanza provenga da tutte le parti civili già costituite, purché al responsabile civile venga indirizzata la domanda risarcitoria anche dalla parte civile che non abbia proposto la predetta istanza di citazione. (Cass. pen., Sez. IV, 27 settembre 2012, n. 3273).

 

L'irregolare citazione del responsabile civile per il mancato rispetto del termine a comparire non integra una nullità assoluta rilevabile d'ufficio e può essere pertanto fatta valere soltanto dall'interessato. (Cass. pen., Sez. V, 27 giugno 2012, n. 35581).

 

L'omessa citazione nel giudizio di impugnazione del responsabile civile, presente nel giudizio di primo grado, integra una nullità di ordine generale a regime intermedio che può essere eccepita esclusivamente dalla parte illegittimamente pretermessa e non anche dall'imputato, il quale non vanta un interesse giuridicamente apprezzabile all'osservanza della disposizione violata. (Cass. pen., Sez. IV, 9 ottobre 2014, n. 47288).

 

In tema di costituzione delle parti private, la preclusione stabilita dall’art. 491, comma 1 per la deduzione delle questioni riguardanti la citazione e l’intervento del responsabile civile ha la finalità di stabilire un preciso sbarramento temporale per la proposizione delle questioni relative all’individuazione del soggetto nei cui confronti possono validamente essere pronunciate ai sensi dell’art. 538 le statuizioni civili con la sentenza che definisce il procedimento; ne consegue che le diverse questioni relative alla ritualità e regolarità della costituzione del responsabile civile possono essere dedotte successivamente, anche ai fini della valutazione dell’ammissibilità dell’impugnazione da questi proposta. (In applicazione di questo principio la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore del responsabile civile, perché proposto in mancanza della prova documentale di una valida delega defensionale). (Cass. pen., Sez. IV, 14 novembre 2001, n. 1603).

 

Alla morte della persona costituita parte civile non conseguono gli effetti della revoca tacita né quelli interruttivi del rapporto processuale previsti dall'art. 300 c.p.c. – inapplicabili al processo penale, ispirato all'impulso d'ufficio – in quanto la costituzione resta valida ex tunc. Nessuna conseguenza può quindi ricavarsi dalla mancata comparizione in grado di appello degli eredi del defunto titolare del diritto e neppure dall'assoluta inerzia da parte degli stessi, in quanto l'art. 82, comma 2, c.p.p., limita i casi di revoca presunta o tacita della costituzione di parte civile alle sole ipotesi di omessa presentazione delle conclusioni nel corso della discussione in fase di dibattimento di primo grado. (Cass. pen., Sez. II, 17 ottobre 2013, n. 7021.

Esclusione del responsabile civile: richiesta dell’imputato

L'estromissione del responsabile civile nel giudizio abbreviato consegue direttamente all'accoglimento della richiesta di instaurazione del rito alternativo, anche in assenza di un apposito provvedimento del giudice che la dichiari. (Cass. pen., Sez. II, 10 ottobre 2014, n. 44571).

Esclusione responsabile civile: richiesta dello stesso responsabile civile

La richiesta, da parte del responsabile civile non intervenuto volontariamente, di essere estromesso dal processo, ai sensi dell’art. 86, comma 2, non può essere respinta per il solo fatto che sia priva della motivazione prescritta dal comma 3 del medesimo articolo (la cui violazione non è sanzionata da nullità), dovendosi al contrario ritenere sufficiente, per il suo accoglimento, la sola effettiva esistenza, in atti, dell’elemento di prova oggettivamente suscettibile di creare pregiudizio alla difesa, in relazione a quanto previsto dagli artt. 651 e 654 c.p.p., nulla rilevando la strategia difensiva che fino a quel momento il responsabile civile abbia inteso seguire (nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte ha ritenuto illegittima la mancata esclusione del responsabile civile basata, oltre che sulla rilevata assenza di motivazione della relativa richiesta, anche sulla considerazione che il responsabile civile, trattandosi di procedimento per violazione della normativa sui rifiuti, non aveva messo in discussione l’esito sfavorevole di alcune analisi effettuate nel corso delle indagini preliminari e destinate ad essere acquisite al fascicolo per il dibattimento). (Cass. pen., Sez. III, 21 ottobre 2004, n. 46746).

 

Ai sensi dell’art. 86, comma 2, per prove pregiudizievoli alla difesa del responsabile civile, in relazione a quanto previsto dagli artt. 651 e 654 c.p.p., debbono intendersi tutte quelle, rilevanti ai fini dell’affermazione della responsabilità penale dell’imputato e/o dello stesso responsabile civile, raccolte – anche nella fase delle indagini preliminari – nel contraddittorio delle parti e riversate nel fascicolo del dibattimento. (Nel caso di specie tale è stata ritenuta una perizia medico legale svolta nella fase delle indagini preliminari con incidente probatorio ed in assenza del responsabile civile). (Cass. pen., Sez. III, 3 dicembre 2003, n. 49456).

Responsabilità civile da reato: nozione

La responsabilità civile derivante da reato ha ad oggetto ogni danno eziologicamente riferibile all'azione od omissione del soggetto attivo del reato, e tale rapporto di causalità sussiste anche quando il fatto reato, pur non avendo determinato direttamente il danno, abbia tuttavia prodotto uno stato tale di cose che senza di esse il danno non si sarebbe verificato. (Nell'affermare il principio, la S.C. ha escluso la configurabilità del nesso causale tra i danni derivanti dalla morte di due lavoratrici conseguente all'incendio della fabbrica in cui le stesse lavoravano e la condotta di omessa denuncia, da parte di appartenenti alla polizia municipale, cui era contestato il reato di cui all'art. 361 c.p., delle irregolarità riscontrate in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro all'esito di un controllo tributario effettuato presso l'azienda oltre un anno prima). (Cass. pen., Sez. VI, 2 dicembre 2014, n. 11295).

 

 

Guida all'approfondimento

Amodio, Estromissione illegittima del responsabile civile e poteri della Corte di cassazione, in Riv. it. dir. proc., 1972, 531

Bortone, voce Parte civile, in Il diritto – Enciclopedia giuridica, X, Il Sole 24 Ore, 2007, 688.

Cantone, Sub art. 74 c.p.p., in Rassegna Lattanzi-Lupo, Giuffrè, 2012, 1279.

Di Chiara, voce Parte civile, in Dig. D. pen., IX, Utet, 1995, 243.

Giunchedi, Sul dies ad quem per la costituzione di parte civile nell’udienza preliminare, in Giur. it., 2001, 1021.

Mancuso, La parte civile, il responsabile civile e il civilmente obbligato per la pena pecuniaria,  in spangher, Trattato, I, t. I, 563.

Valentini, In tema di rifusione delle spese processuali del danneggiato costituitosi parte civile, in Giur. it., 2002, 811.

Varraso, Vademecum delle sezioni unite in materia di azione civile da reato  nel processo penale, in Giust. Pen., 2000, III, 498.

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