Bussola

Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli

Sommario

Inquadramento | Evoluzione normativa | Nozione di famiglia e convivenza | Elemento oggettivo e abitualità | Elemento soggettivo | Circostanze aggravanti speciali | La reazione della vittima | La violenza domestica a cui assiste il minore | I maltrattamenti in ambito non familiare | Concorso di reati | Reato continuato | Aspetti processuali |

 

Il reato punito dall'art. 572 c.p. consiste nel procurare sofferenze fisiche o morali nei confronti di: a) un familiare o convivente; b) una persona affidata all’autorità, all’educazione, all’istruzione, alla cura, alla vigilanza, alla custodia o all’esercizio di una professione o di un’arte dell’agente che instaura con la vittima un rapporto qualificato. La norma colloca sullo stesso piano la consumazione del reato avvenuto in un contesto familiare e quello commesso in un rapporto di assistenza o di istruzione in cui si crea, di fatto, una forma di supremazia (casa di cura, scuola, ambienti di lavoro para-familiari, carcere, ecc.), il che disvela un’accezione arcaica della famiglia intesa come struttura sociale fondata anch’essa sull’assoggettamento. Questa infelice strutturazione della norma, unitamente alla sua collocazione sistematica nel titolo XI del codice penale “Dei delitti contro la famiglia”, rischia inconsapevolmente, in sede interpretativa, di attribuire alla famiglia i connotati dei rapporti di potere con ricadute devastanti, come quelle di escludere il reato quando nell’ambito familiare la vittima mostri di reagire ai soprusi, pur continuando a subirli. L'ordinamento, finalmente, oggi prende atto che la relazione affettivamente connotata, aldilà della convivenza...

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