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Indizi

Sommario

Inquadramento | La nozione di indizi ex art. 192 c.p.p.: la prova critica | La nozione di indizio a fine cautelari | Gli indizi di reato richiesti per procedere a intercettazioni | Guida all'approfondimento |

 

L’indizio, cioè il segno, la traccia di un quid, che muta di volta in volta, assume una nozione diversa, a seconda dell’oggetto cui è correlato. Di talché anche all’interno del medesimo codice di rito tale nozione varia, a seconda della norma in cui il termine indizio è adoperato. Invero, mentre l’art. 192 c.p.p. impiega la nozione tradizionale di indizio quale prova c.d. critica o indiretta di un fatto ignoto, l’art. 273 c.p.p., in tema di misure cautelari, fa riferimento ad elementi indifferentemente di natura rappresentativa o logica idonei a fondare una qualificata probabilità di colpevolezza. Le differenze tra i due significati di indizi permangono anche dopo la novella del 2001 che ha modificato l’art. 273 del codice di rito, sebbene ad un’attenta lettura si rinvengano rilevanti area semantiche di coincidenza tra le due nozioni.  Ulteriormente diversa è la valenza da ascriversi all’indizio in tema di intercettazioni, poiché i gravi indizi di reato di cui all’art. 267 c.p.p. (o i sufficienti indizi, allorché si verta in ipotesi di reati di criminalità organizzata) non hanno un connotato di tipo probatorio in chiave di prognosi di colpevolezza, ma devono manifestare l'esistenza (in chiave altamente probabilistica; o, nel caso dei reati di criminalità organizzata, nel più r...

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