Bussola

Giudizio direttissimo

07 Settembre 2015 |

Sommario

Inquadramento | Gli ulteriori interventi modificativi del legislatore | La tipizzazione dei casi | La convalida dell'arresto | La presenza del difensore e la partecipazione del pubblico ministero | I termini | L’arresto in flagranza già convalidato | La confessione dell’imputato | L’instaurazione del giudizio direttissimo | Svolgimento del giudizio direttissimo | La trasformazione del rito |

 

Codificato agli artt. 449 e ss., da combinarsi con gli artt. 390, 391 e 558 c.p.p., il giudizio direttissimo è un procedimento speciale privo di elementi premiali che consente, a discrezione del pubblico ministero, di anticipare lo sviluppo dibattimentale laddove ricorrano presupposti tipici, quali l'arresto in flagranza, ovvero la confessione dell'imputato. In gran parte riformato rispetto alla previgente formulazione (del codice Rocco), che contemplava l'applicabilità del rito ad una considerevole gamma di ipotesi, nel sistema attuale il giudizio direttissimo si caratterizza per la sua natura eventuale. Ciò non toglie, come affermato in dottrina, che ancor oggi l'esigenza di una più celere definizione del procedimento finisca talora per identificarsi con l'altrettanto avvertita necessità di garantire una pronta risposta giudiziaria in relazione a fattispecie che destano allarme sociale: si consideri la celebrazione del procedimento speciale, anche al di fuori dei casi di cui agli artt. 449 c.p.p., per i reati concernenti le armi e gli esplosivi (introdotta dall'art. 12  bis, d.l. 8 giugno 1992, n. 306; l'art. 6, d.l. 26 aprile 1993 n. 122, in materia di discriminazione etnica, razziale e religiosa; l'art. 12, comma 4, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 in materia di favoreggiamen...

Leggi dopo

Esplora i contenuti più recenti su questo argomento