Bussola

Discriminazioni (razziali, etniche, religiose)

21 Giugno 2018 |

Sommario

Inquadramento | Evoluzione dell'articolo 3 della legge 654/1975 | Il d.lgs. 21/2008 | Questioni di legittimità costituzionale | Fattispecie incriminatrici | Rapporto con altri reati | Rapporto tra la legge 645/1952 e la l. 654/1975 | Profili processuali | Casistica |

 

Il termine discriminazione racchiude in sé molteplici significati ed è possibile utilizzarlo in innumerevoli ambiti. Nel dizionario della lingua italiana, tale parola viene definita come «distinzione, disparità di trattamento». Vi sono varie forme di discriminazione: politica, etnica, religiosa, razziale, di genere. La Costituzione prescrive all'art. 3 il divieto di discriminazione in base, appunto, al sesso, alla razza, alla lingua, alla religione, alle opinioni politiche, alle condizioni personali e sociali. Nel diritto penale le norme che puniscono in particolare la discriminazione razziale traggono origine dalla Convenzione di New York del 7 maggio 1966, Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, che è stata resa esecutiva in Italia con la legge 654 del 1975. L'art. 1 della Convenzione indica con l'espressione discriminazione razziale ogni distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l'ascendenza o l'origine nazionale o etnica, che abbia lo scopo o l'effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l'esercizio, in condizioni di parità, dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale o in ogni altro settore dell...

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