Bussola

Confisca per equivalente

11 Giugno 2015 |

Sommario

Inquadramento | Prelievo pubblico a compensazione di prelievi illeciti: “il crimine non deve pagare” | Misura di sicurezza o sanzione punitiva? | Ambiti di applicazione | Profitto: definizione e problematiche applicative | La cd. confisca allargata | L’applicazione della confisca per equivalente in caso di concorso di persone nel reato | Quid iuris in caso di patteggiamento? |

 

La confisca per equivalente (anche detta “confisca di valore”) scaturisce dall’evoluzione che, nel corso degli anni, ha interessato l’istituto della confisca, quale trasferimento coattivo allo Stato di beni correlati alla commissione di un reato. Nell’originario impianto codicistico, la confisca, disciplinata dall’art. 240 c.p., è qualificata come misura di sicurezza patrimoniale.  Tale inquadramento, nella visione del legislatore del 1930, si giustificava in virtù della pericolosità derivante dalla disponibilità di cose che, in quanto “contaminate” dalla commissione di un reato, manterrebbero viva l’idea e l’attrattiva dello stesso: fine della misura di sicurezza patrimoniale sarebbe, in breve, quello di prevenire la realizzazione di ulteriore reati. Per principio generale, la confisca è facoltativa (cfr. comma 1 dell’art. 240 c.p.); l’archetipo codicistico, comunque, prevede anche alcune ipotesi di confisca obbligatoria, elencate nel secondo comma del citato art. 240 c.p. Va rammentato che, nel corso del tempo, sono stati previsti ulteriori casi di confisca inderogabile; ad es. la confisca dei proventi mafiosi ex art. 416-bis, comma 7 c.p., o quella ex art. 335-bis c.p. L’istituto in parola, negli anni, ha perso i tratti di misura omogenea e dai contorni ben delineati, essen...

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