Bussola

Concordato in appello

Sommario

Inquadramento | Soggetti legittimati all'accordo | Forma della richiesta e oggetto dell'accordo | Preclusioni oggettive e soggettive all'accesso al concordato | Forma e contenuto dei provvedimenti decisori conseguenti alla richiesta di concordato: ordinanza, sentenza | Concordato anche con rinuncia ai motivi di appello e patteggiamento disciplinato dagli artt. 444 e ss. c.p.p.: due diversi istituti, brevi cenni |

Inquadramento

Il concordato anche con rinuncia ai motivi di appello è disciplinato dall'art. 599-bis c.p.p. e dall'art. 602, comma 1-bis, c.p.p. inseriti nel codice di rito nell'ambito delle modifiche apportate alla disciplina delle impugnazioni dalla legge 23 giugno 2017, n. 103, recante modifiche al codice penale, di procedura penale e all'ordinamento penitenziario, entrata in vigore il 3 agosto 2017.

Il concordato consente alle parti, prima che inizi il dibattimento in appello (o anche successivamente ex art. 602, comma 1-bis, c.p.p.), di accordarsi sui motivi di appello, rinunciando contestualmente alle altre censure avanzate con l'atto di impugnazione e, nel caso in cui i motivi sopravvissuti incidano sulla misura della stessa, il pubblico ministero, l'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, indicano al giudice anche la nuova pena sulla quale sono d'accordo chiedendone l'accoglimento (art. 599-bis, comma 1, c.p.p.). Il giudice decide in merito in camera di consiglio. Se il giudice ritiene di non poter accogliere, allo stato, la richiesta ordina la citazione a comparire in dibattimento, facendo così proseguire il giudizio nella forma ordinaria. In tal caso la richiesta e la rinuncia ai motivi, perdono effetto ma possono essere riproposte nel dibattimento (art. 599-bis, comma 3, c.p.p.).

Il testo dell'art. 599-bis commi 1 e 3, c.p.p. e l'art. 602, comma 1-bis, c.p.p. riproducono rispettivamente la vecchia disciplina contenuta nei commi 4 e 5 dell'art. 599 e 602, comma 2 c.p.p., abrogata con il d.l. 23 maggio 2008 n. 92, (Pacchetto Sicurezza), convertito con modificazioni nella legge 24 luglio 2008 n. 125, dopo una pronuncia della loro incostituzionalità nel 1990 (Corte cost., 10 ottobre 1990, n. 435), un loro reinserimento nel codice di rito ad opera della legge 19 gennaio 1999, n. 14. Le ragioni dell'abrogazione del concordato sui motivi sono quelle di «aver consentito trattamenti di eccessivo favore […] alcuni patteggiamenti in appello sono avvenuti con riduzioni di pene eccessive […] e di aver disincentivato il patteggiamento nel primo grado» (G. LATTANZI, Il Patteggiamento in appello: un incompreso, in Cass. pen., fasc. 12, pag. 4494B).

Con la legge 103/2007, il Legislatore, in considerazione dell'effettiva portata deflattiva e di semplificazione del giudizio penale di appello di cui il concordato aveva dato prova il concordato, lo ha reintrodotto. Questo istituto, negli anni in cui è stato in vigore, veniva definito patteggiamento in appello, nonostante sussistesse con il patteggiamento disciplinato dagli artt. 444 e ss. c.p.p. diversità di ratio e di struttura, come più volte messe in evidenza dalla giurisprudenza di legittimità formatasi nella vigenza dell'art. 599, commi 4 e 5, c.p.p. (Cass. pen. 14151/2001; Cass. pen. 9879/1998). Come detto la nuova formulazione dell'istituto nella disposizione di cui all'art. 599-bis c.p.p., ricalca sostanzialmente la versione abrogata del 2008 ma, per evidenziare che non si tratta, appunto, di applicazione concordata della pena bensì di concordato sui motivi di appello, è stato denominato concordato anche con rinuncia ai motivi di appello.

Del tutto nuova, invece, rispetto alla precedente disciplina abrogata nel 2008, è la previsione contenuta nel comma 2, con la quale si è esclusa la possibilità di concordato per alcuni reati di particolare gravità e per i soggetti dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza. Altrettanto nuova è la previsione che il procuratore generale presso la corte di appello indichi, sentiti i magistrati dell'ufficio e i procuratori della Repubblica del distretto, i criteri secondo i quali, nel rispetto dell'autonomia dell'udienza, orientare le valutazioni relative alle richieste di concordato.

Quanto al nuovo comma 1-bis dell'art. 602 c.p.p., analogamente a quanto previsto nell'originario art. 602, comma 2, c.p.p. stabilisce, per la fase dibattimentale, che qualora le parti richiedano concordemente l'accoglimento, in tutto o in parte dei motivi di appello a norma dell'art. 599-bis c.p.p., il giudice provvede immediatamente quando ritenga di accogliere la richiesta, altrimenti dispone la prosecuzione del dibattimento, e che, la richiesta e la rinuncia ai motivi non hanno effetto se il giudice decide in modo difforme dall'accordo.

La decisione del Legislatore di ripristinare con la l. 103/2017 il concordato sui motivi in grado di appello, pone rimedio ad una scelta legislativa, quella di aver abrogato un efficace meccanismo di semplificazione ed economia processuale, «[…] incoerente sul piano sistematico e poco mediata sul versante delle conseguenze di ordine processuale penale (La riforma Orlando, Modifiche al Codice penale, Codice di procedura penale e Ordinamento penitenziario, a cura di G. Spangher, il Concordato sui motivi di appello, 249, Pisa). 

Soggetti legittimati all'accordo

I soggetti legittimati a concludere l'accordo sono le parti del processo in senso stretto, anzitutto il pubblico ministero e l'imputato. Inoltre l'art. 599-bis, comma 1, c.p.p., per il caso di accordo che generi una nuova determinazione della pena, indica come soggetti legittimati a partecipare all'accordo, anche la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria. Poiché la posizione di parte nel processo individua coloro che devono esprimere il consenso, sono escluse dalla partecipazione all'intesa la persona offesa dal reato non costituitasi parte civile e gli enti o associazioni rappresentativi degli interessi offesi dal reato di cui all'art. 91 c.p.p.

Relativamente alla persona offesa costituitasi parte civile, nel vigore del previgente art. 599, comma 4, c.p.p., la giurisprudenza escludeva che l'accordo potesse interferire sull'appello della parte civile, sul quale il giudice dell'impugnazione era tenuto, comunque, a pronunciarsi (Cass. pen. Sez. VI, 5 maggio 1998, n. 9879).

Forma della richiesta e oggetto dell'accordo

L'art. 599-bis, comma 1, c.p.p. prevede che la richiesta di concordato formulata dalle parti avvenga nelle forme previste dall'art. 589 c.p.p. ossia quelle prescritte per la rinuncia all'impugnazione. Pertanto la richiesta deve provenire personalmente dalla parte o a mezzo di procuratore speciale. A tal proposito la giurisprudenza formatasi durante la vigenza dell'art. 599, comma 4,c.p.p. ha sancito la nullità del c.d patteggiamento della pena in appello per il caso in cui il difensore ne abbia fatto richiesta senza essere munito della prescritta procura speciale (Cass. pen., Sez. VI, 16 giugno 2003, n. 29731).

Relativamente all'oggetto dell'accordo la rinuncia può riguardare non solo profili di merito ma anche questioni processuali rilevabili d'ufficio in ogni stato del procedimento. L'art. 599-bis c.p.p. statuisce che se le parti decidono di concordare su uno o più motivi di appello devono rinunciare anche gli altri eventuali motivi non oggetto dell'accordo. Al riguardo, sempre secondo quanto affermato dalla giurisprudenza formatasi prima della abrogazione del concordato, nel 2008, ai fini della validità del patteggiamento in appello è necessario che le parti appellanti rinuncino a tutti i motivi di appello anche non rientranti tra quelli per i quali è stato chiesto concordemente l'accoglimento. Nel caso in cui la rinuncia investa solo alcuni dei motivi mentre altri ne restano fuori, detto negozio sarebbe nullo per la parzialità dell'oggetto che proprio per la natura pubblicistica del negozio sfugge all'autonomia delimitativa delle parti (Cass. pen.,Sez. II, del 1 aprile 1996, n. 6011). 

Preclusioni oggettive e soggettive all'accesso al concordato

L'art. 599-bis c.p.p., nella formulazione introdotta dalla l. 103/2017, prevede una serie di esclusioni, oggettive e soggettive, per l'accesso al concordato.

Sotto il profilo oggettivo il concordato è escluso per le categorie dei delitti di cui all'art. 51, commi 3-bis e 3-quater, c.p.p. ossia delitti di criminalità organizzata, di terrorismo, di associazione mafiosa, di scambio elettorale politico-mafioso, di riduzione in schiavitù, di tratta di persone o acquisto e alienazione di schiavi, di riduzione o mantenimento in schiavitù, sequestro di persona a scopo di estorsione, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, al traffico illecito di rifiuti, a commettere i reati sessuali di cui all'art. 416, comma 7, c.p., di immigrazione di cui all'art. 416 c.p., dei delitti di prostituzione minorile, pedopornografia e violenza sessuale «di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, primo, secondo, terzo e quinto comma, 600-quater, secondo comma, 600-quater.1, relativamente alla condotta di produzione o commercio di materiale pornografico, 600-quinquies, 609-bis, 609-ter, 609-quater e 609-octies del codice penale».

Sul piano soggettivo il concordato in appello è precluso a «coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza»(comma 2)

Le esclusioni dal concordato coincidono quasi del tutto con le preclusioni oggettive e soggettive previste per il c.d. patteggiamento allargato di cui all'art. 444, comma 1-bis, c.p.p., tranne che per l'esclusione dei recidivi reiterati ma le stesse non accomunano i due istituti i quali rimangono strutturalmente e funzionalmente diversi. 

Forma e contenuto dei provvedimenti decisori conseguenti alla richiesta di concordato: ordinanza, sentenza

Il comma 3 dell'art. 599-bis c.p., prevede che il giudice possa accogliere o respingere, allo stato, l'accordo ordinando la citazione a comparire al dibattimento. In tal caso la richiesta e la rinuncia perdono effetto ma possono essere riproposte nel dibattimento. Da tale disposizione si evince che la proposta per l'adozione del concordato al giudice di appello deve intervenire principalmente nella fase predibattimentale. Dunque, proposta l'impugnazione, prima che venga fissata l'udienza per la sua trattazione, se le parti decidono di concordare su uno o più dei motivi di appello, rinunciando contestualmente alle altre censure avanzate con l'atto di impugnazione, ne danno comunicazione al giudice, nelle forme di cui all'art. 589 c.p. Nel caso in cui i motivi dei quali si è chiesto l'accoglimento incidano sulla misura della pena il pubblico ministero, l'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, indicano al giudice anche la nuova pena sulla quale sono d'accordo chiedendone l'accoglimento (comma 1).

Al giudice rimane il controllo sulla legalità e sulla congruità della diversa pena indicata dalle parti. Se il giudice di appello riterrà che la pena concordata tra le parti sia legittima, fisserà l'udienza in camera di consiglio e, citate le parti, pronuncerà sentenza. Qualora il giudice ritenga di non accogliere, allo stato, la richiesta concordata delle parti, emetterà un'ordinanza nella quale indicherà le ragioni del mancato accoglimento e disporrà la citazione per il dibattimento con le forme ordinarie «[...] allo scopo di restituire alle parti le facoltà e i diritti relativi alla discussione e alle conclusioni nel merito; qualora ciò non avvenga ed il giudice pronunci immediatamente il dispositivo, l'intero procedimento e la sentenza sono nulli ai sensi degli artt. 178, lettera c) e 180 c.p.p., per violazione dei diritti della difesa e dell'accusa» (Cass. pen., Sez. I, 5 marzo 2008). La perdita di efficacia della richiesta di concordato con contestuale rinuncia ai restanti motivi di appello conseguente al provvedimento di rigetto del giudice «impedisce l'utilizzabilità ai fini probatori della sequenza procedimentale conclusasi senza la pronuncia della sentenza che sancisce la legittimità della pena concordata» (G. CANZIO – R. BRICCHETTI, Codice di procedura penale, Tomo II, Libro IX – Impugnazioni, art. 599-bis, pag. 4244, Giuffrè). In caso di rigetto la richiesta e la rinuncia perdono effetto ma possono essere riproposte nel dibattimento. Il nuovo comma 1-bis dell'art. 602 c.p.p., stabilisce, infatti, per la fase dibattimentale, che qualora le parti richiedano concordemente l'accoglimento, in tutto o in parte dei motivi di appello a norma dell'art. 599-bis c.p.p., il giudice provveda immediatamente quanto ritenga di accogliere la richiesta; diversamente disporrà la prosecuzione del dibattimento. La richiesta e la rinuncia ai motivi non hanno effetto se il giudice decide in modo difforme dall'accordo.

In caso di accoglimento della richiesta, tanto se il provvedimento venga emesso all'esito del procedimento camerale o in dibattimento il giudice di appello pronuncerà sentenza. Secondo quanto affermato dalla giurisprudenza precedente alla abrogazione del concordato in appello, il giudice quando accoglie la richiesta di concordato formulata dalle parti ex art. 599, comma 4, c.p.p. non deve motivare sul mancato proscioglimento dell'imputato per una delle cause previste nell'art. 129 c.p.p. né sull'insussistenza di cause di nullità assoluta o di inutilizzabilità delle prove in quanto, a causa dell'effetto devolutivo proprio dell'impugnazione, una volta che l'imputato abbia rinunciato ai motivi di appello, la cognizione del giudice deve essere necessariamente limitata ai motivi non oggetto di rinuncia (Cass. pen., Sez. V, 15 ottobre 2009, n. 3391). Come già sopra evidenziato, relativamente alla persona offesa costituitasi parte civile, nel vigore del previgente art. 599, comma 4, c.p.p., la giurisprudenza ha escluso che l'accordo potesse interferire sull'appello della parte civile, sul quale il giudice dell'impugnazione era tenuto, comunque, a pronunciarsi, stante l'inapplicabilità della regola della preclusione del giudice di decidere sulla azione civile prevista esclusivamente per il diverso istituto dell'applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444, comma 2,c.p.p. (Cass. pen.,Sez. VI, 5 maggio 1998, n. 9879).

Il giudice, poiché al c.d. patteggiamento in appello non conseguono benefici premiali, non può eliminare le pene accessorie come conseguenza dell'accordo, ma deve confermarle se ne sussistono i presupposti (Cass. pen., Sez. III,15 novembre 1999, n. 3431); può invece sostituirle con pene accessorie meno gravose, quale effetto della diminuzione di pena conseguente all'accoglimento dell'accordo (Cass. pen., Sez. VI, 18 ottobre 2006, n. 762). 

Concordato anche con rinuncia ai motivi di appello e patteggiamento disciplinato dagli artt. 444 e ss. c.p.p.: due diversi istituti, brevi cenni

Con la l. 103/2017 è stato reintrodotto nel codice di rito un istituto, quello disciplinato nell'art. 599-bis c.p.p. intitolato Concordato anche con rinuncia ai motivi di appello, il cui contenuto normativo riproduce sostanzialmente quello dei commi 4 e 5 dell'art. 599 c.p.p. abrogati nel 2008; istituto che negli anni in cui vigeva la disciplina dei commi 4 e 5 dell'art. 599 veniva definito patteggiamento in appello. Occorre sottolineare, come peraltro più volte messo in evidenza anche dalla giurisprudenza di legittimità sviluppatasi nel periodo in cui era in corso il precedente sistema (Cass. pen. 762/2006; Cass. pen. 14151/2001; Cass. pen. 9879/1998; Cass. pen. 3431/1999), che tra il patteggiamento disciplinato dagli artt. 444 e ss. c.p.p. ed il patteggiamento in appello, oggi opportunamente denominato concordato anche con rinuncia ai motivi di appello sussiste diversità di ratio e di struttura.

L'applicazione della pena su richiesta delle parti è un procedimento speciale caratterizzato da un accordo tra il pubblico ministero e l'imputato (o persona sottoposta alle indagini) per la richiesta al giudice di applicazione della pena tra loro concordata in relazione alla fattispecie di reato oggetto di contestazione.

Il patteggiamento ex art. 444 c.p.p. è un rito avente carattere premiale. Infatti, chi vi aderisce rinuncia allo svolgimento del giudizio ordinario e, quindi, a far valere le proprie difese, a favore della riduzione fino ad un terzo della pena sulla quale si forma l'accordo e di una serie di altri benefici premiali indicati nell'art. 445 c.p.p. Questi ultimi consistono nella mancata applicazione di pene accessorie e delle misure di sicurezza, fatta salva la confisca nei casi di cui all'art. 240,comma 2, c.p.p. la mancata condanna al pagamento delle spese processuali e nessuna efficacia della sentenza nei giudizi civili o amministrativi. Non solo: se l'imputato non commette un delitto o una contravvenzione della stessa indole, rispettivamente nei cinque anni o nei due anni dalla condanna, il reato si estingue assieme ad ogni effetto penale. Si tratta di un rito alternativo al dibattimento di primo grado che può essere chiesto a partire dalla fase delle indagini preliminari (art. 447 c.p.p.) ma non dopo l'udienza preliminare o, nei casi in cui essa manchi, dopo l'apertura del dibattimento di primo grado, se non quando il dissenso del pubblico ministero o il rigetto del giudice siano stati considerati ingiustificati.

Con il concordato anche con rinuncia ai motivi di appello le parti si accordano sui motivi di appello ed eventualmente sulla nuova pena, nel caso in cui i motivi dei quali si è chiesto l'accoglimento incidano sulla misura della stessa, chiedendone al giudice l'accoglimento, rinunciando agli altri eventuali motivi avanzati con l'atto di impugnazione.

Il concordato, a differenza del patteggiamento ex art. 444 c.p.p., non è un rito alternativo. È un istituto che trova applicazione nel grado di appello ed ha una funzione deflativa in quanto, limitando l'oggetto devoluto al giudice ai motivi sui quali è intervenuto l'accordo con rinuncia alle censure non rientranti nell'accordo, semplifica le sue incombenze riducendone l'onere motivazionale con conseguente maggiore speditezza dell'iter di svolgimento del giudizio di appello e del successivo ricorso in Cassazione. È un accordo sui motivi e non sulla pena. Inoltre, come risulta dal testo della norma, il concordato, a differenza del patteggiamento di cui all'art. 444 c.p.p. non ha natura premiale. Innanzitutto la rideterminazione della pena che consegue al concordato non è, come per l'applicazione della pena predeterminata per legge, ossia fino ad un terzo, ma dipende dal contenuto dei motivi accolti. In secondo luogo non sono applicabili al concordato tutti gli altri benefici previsti dall'art. 445 c.p.p. per l'applicazione della pena“. La sentenza conseguente al concordato è una sentenza di condanna a tutti gli effetti, emessa all'esito di un giudizio di secondo grado (G. SPANGHER – A. MARANDOLA, Concordato in appello: basta equivoci). 

Leggi dopo