Bussola

Arresto

07 Ottobre 2016 |

Sommario

Inquadramento | L'arresto (articolo 25 c.p.) | L'arresto illegale | L'arresto in flagranza | L'arresto come reclusione | L'arresto per custodia cautelare | Questioni di legittimità costituzionale | Profili processuali | Le pene sostitutive delle detentive di breve durata | Guida all'approfondimento |

Inquadramento

La pena, in diritto, è una sanzione giuridica prevista come conseguenza della violazione di un precetto, che comporta una responsabilità giuridica penale.

Generalmente si distingue tra pene principali e pene accessorie. In base all'articolo 17 c.p. le pene principali stabilite per i delitti sono la pena di morte (soppressa prima per i delitti previsti dal codice penale, poi per i delitti previsti dalle leggi speciali diverse da quelle militari di guerra ed infine per gli illeciti preveduti dalle stesse leggi militari di guerra), l'ergastolo, la reclusione e la multa. Invece, le pene principali stabilite per le contravvenzioni sono l'arresto e l'ammenda. L'articolo 20 c.p. precisa che mentre le pene principali sono inflitte dal giudice con sentenza di condanna, quelle accessorie conseguono di diritto alla condanna, come effetti penali di essa.

L'articolo 18 c.p. individua, quali pene detentive, anche dette restrittive della libertà personale, l'ergastolo, la reclusione e l'arresto e, quali pene pecuniarie, la multa e l'ammenda. Invero, reclusione e arresto sono pene detentive temporanee.

Con il termine pena detentiva si fa riferimento ad una pena che consiste nella privazione della libertà personale del condannato. Le pene detentive possono essere eseguite in apposite istituzioni oppure, in alcuni casi, nella dimora del condannato.

Ci sembra opportuno, per ragioni di completezza, passare brevemente in rassegna tutte le pene principali, procedendo con l'ordine previsto dal codice penale. L'ergastolo, disciplinato dall'articolo 22 c.p., è la pena prevista per i delitti più gravi e consiste nella privazione della libertà personale per tutta la vita del condannato. La reclusione, regolata dall'art. 23 c.p., è la pena temporanea per i delitti meno gravi e consiste nella privazione della libertà personale per un periodo determinato che va da un minimo di 15 giorni ad un massimo di 24 anni. Tali limiti sono invalicabili solo per il giudice nella scelta della pena da irrogare nel caso concreto. Il Legislatore può invece fissare liberamente tali limiti. L'arresto, previsto dall'art. 25 c.p., è la pena per le contravvenzioni e consiste nella privazione della libertà personale per un periodo di tempo  determinato che va da un minimo di 5 giorni ad un massimo di 3 anni. La multa, di cui all'articolo 24 c.p., è prevista per i delitti e consiste nel pagamento di una somma di denaro allo Stato da un minimo di euro 50 ad un massimo di euro 50.000. Infine, l'ammenda, regolamentata dall'articolo 26 c.p., è la pena prevista per le contravvenzioni e consiste nel pagamento di una somma di denaro allo Stato da un minimo di euro 20 ad un massimo di euro 10.000.

L'arresto (articolo 25 c.p.)

Il termine arresto nasce dalla parola francese arrêt. La sua origine storica viene individuata nella facoltà attribuita, nel diritto romano, ai presidi di far rinchiudere in carcere le persone per motivi di sicurezza.                                           

L' arresto, in diritto, indica un atto con il quale si priva una persona della sua libertà, al fine di prevenire la ulteriore commissioni di crimini, tutelare lo sviluppo delle indagini, prevenire che la persona possa fuggire sottraendosi alla giustizia o assicurare l'esecuzione della pena.

L'arresto si attua mediante carcerazione del condannato e, quindi, mediante la privazione della sua libertà personale. L'articolo 25 c.p., disciplinante l'istituto in questione e, di conseguenza, la pena detentiva prevista per le contravvenzioni, stabilisce che la pena dell'arresto si estende da cinque giorni a tre anni ed è scontata in uno degli istituti a ciò destinati o in sezioni speciali, con l'obbligo del lavoro e con isolamento notturno. Le uniche deroghe legislative al limite massimo, previsto dall'articolo di cui si discute, sono stabilite dall'art. 66 n. 2, c.p. in presenza di più circostanze aggravanti (arresto fino a cinque anni) e dall'art. 78 n. 2, c.p. in caso di concorso di reati (arresto fino a sei anni).

Si precisa che la legge parla di arresto tanto nel caso di detenzione in carcere come pure nel caso di arresti domiciliari e/o detenzione domiciliare.

L'arresto illegale

L'art. 606 c.p. secondo cui Il pubblico ufficiale che procede ad un arresto, abusando dei poteri inerenti alle sue funzioni, è punito con la reclusione fino a tre anni disciplina l'arresto illegale ovvero quello disposto non seguendo le prescrizioni imposte dalla legge.

L'arrestoillegale è un delitto contro la libertà personale. Infatti, l'oggetto giuridico tutelato viene individuato dalla dottrina non solo nella libertà personale ma anche nell'interesse della Pubblica Amministrazione ad un corretto esercizio delle pubbliche funzioni.

Si tratta di un reato permanente in quanto presuppone il protrarsi della condotta antigiuridica nel tempo. 

L'arresto in flagranza

L'arresto in flagranza di reato altro non è che un provvedimento provvisorio limitativo della libertà personale, cui può seguire una misura cautelare.

Presupposto necessario dell'arresto in flagranza è lo stato di flagranza o di quasi flagranza. L'art. 382 c.p.p. definisce lo stato di flagranza come quello di chi viene colto nell'atto di commettere il reato;  mentre attribuisce quello di quasi flagranza a chi, subito dopo il reato,  è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone, ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima.

Si distingue l'arresto in flagranza obbligatorio o facoltativo. È obbligatorio se la sua attuazione costituisce un atto dovuto. Viceversa è facoltativo.

È eseguito solitamente da ufficiali e agenti della polizia giudiziaria (ai sensi degli artt. 380 ss. c.p.p.). Tuttavia, limitatamente ai casi di arresto obbligatorio previsti dall'art. 380 c.p.p. e purché si tratti di reati perseguibili d'ufficio, l'art. 383 c.p.p. stabilisce che ogni persona è autorizzata a procedere all'arresto in flagranza, con l'obbligo di senza ritardo consegnare l'arrestato e gli oggetti costituenti il corpo del reato alla polizia giudiziaria, la quale redige il verbale della consegna e ne rilascia copia (vedi Bussola Arresto in flagranza e fermo).

L'arresto come reclusione

La pena della reclusione, a differenza dell'arresto che è la pena detentiva prevista per le contravvenzioni, è una pena detentiva prevista dalla legge penale per i delitti. Come nel caso dell'arresto, anche la pena della reclusione prevede la privazione della libertà del condannato e la sua detenzione in un'apposita struttura per un determinato periodo di tempo. Tuttavia, la reclusione è la pena detentiva prevista per i reati più gravi, ovvero i delitti. La reclusione  è, dunque, la pena detentiva temporanea prevista dall'art. 23 c.p. per i delitti, per un periodo che può andare da un minimo di 15 giorni ad un massimo di 24 anni; essa consiste nella limitazione della libertà personale del trasgressore, che viene infatti recluso all'interno di apposite strutture detentive.

La reclusione si distingue, poi, dalla pena dell'ergastolo la cui durata è per tutta la vita.

L'arresto per custodia cautelare

Le misure cautelari, disciplinate dagli artt. 272 ss. c.p.p., sono misure adottate dall'autorità giudiziaria nel corso delle indagini preliminari o nella fase processuale e che hanno effetti limitativi sulla libertà personale o sulla disponibilità di determinati beni. Ciò al fine di evitare che il tempo necessario alla conclusione del processo comprometta l'attività giudiziaria penale, pregiudicandone lo svolgimento e il risultato.

Per la scelta delle misure, il giudice, pur dovendo considerare l'idoneità di ogni misura in relazione alle esigenze cautelari da soddisfare, deve rispettare il principio di adeguatezza ed il principio di proporzionalità. Tuttavia, pur in presenza di gravi indizi di colpevolezza ed esigenza cautelari particolarmente gravi, in taluni casi tassativamente considerati, l'art. 275 c.p.p. dispone il divieto di applicazione della misura della custodia in carcere. Ai sensi dell'art. 275 c.p.p. sussiste il divieto quando si tratta di: a) donna incinta o madre di prole di età inferiore ai tre anni ovvero il padre, se la madre è deceduta o impossibilitata a fornire assistenza alla prole; b) persona di età superiore ai 70 anni; c) persona affetta da AIDS conclamata od altra deficienza immunitaria accertata con le metodologie indicate nell'art. 286-bis c.p.p.; d) persona affetta da una malattia di tale gravità da rendere incompatibile le condizioni di salute con il regime carcerario.

La custodia cautelare in carcere rientra tra le misure cautelari personali e si sostanzia in una piena privazione della libertà. In tal caso l'arresto può essere eseguito su richiesta del pubblico ministero e su ordine del giudice per le indagini preliminari per porre in custodia cautelare un indagato evitando che lo stesso si dia alla fuga, sottraendosi così alla “punizione penale”; che l'indagato possa inquinare le prove del reato; oppure che reiteri il reato.

È bene sottolineare che notevoli cambiamenti, sia sostanziali che processuali, sono stati apportati al tema delle misure cautelari dalla l. 47/2015.

Questioni di legittimità costituzionale

La questione di legittimità costituzionale relativa ai limiti di pena previsti dall'art. 25 c.p., in relazione all'articolo 3 Cost., è stato affrontato dalla giurisprudenza. Il problema di un eventuale contrasto in tal senso è stato risolto dalla Corte di cassazione, con sent. n. 9184/1975. Con tale pronuncia, la suprema Corte ha precisato che la norma di cui si discute non determina situazioni di privilegio o di svantaggio ma si limita a stabilire minimi edittali nei confronti di tutti. Tale questione è, dunque, manifestamente infondata. Infatti, la violazione dell'art. 3 Cost. può ravvisarsi solo quando, in difetto di una giustificazione del precetto ragionevole e desumibile da esigenze obiettive, la norma determina situazioni non consentite di privilegio o di svantaggio.

Profili processuali

L'atto propulsivo dell'esecuzione delle pene detentive è, inevitabilmente, l'ordine di esecuzione. L'ordine di esecuzione deve contenere le generalità della persona nei cui confronti deve essere seguito e quant'altro serve ad identificarla, l'imputazione, il dispositivo del provvedimento e le disposizioni necessarie all'esecuzione. Il pubblico ministero lo emette quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena detentiva. Copia dell'ordine deve essere consegnata personalmente nelle mani dell'interessato. In ogni caso, l'ordine deve essere notificato, entro trenta giorni, al difensore nominato espressamente dall'interessato per la fase dell'esecuzione, oppure, quando tale nomina non sia stata effettuata, a quello designato dal pubblico ministero secondo quanto disposto dall'articolo 97 c.p.p. . Qualora il destinatario del provvedimento da eseguire sia uno straniero, l'ordine di esecuzione deve essere tradotto, a pena di nullità, in una lingua che sia nota al soggetto, tranne che risulti che egli comprenda la lingua italiana. Tale ordine impone alla polizia giudiziaria di condurre immediatamente in carcere il condannato.  

Le pene sostitutive delle detentive di breve durata

Nel caso di esecuzione a condanna a pena detentiva non superiore a tre anni, la legge prevede la possibilità per il condannato di ottenere l'applicazione di pene alternative alla detenzione prima dell'inizio dell'esecuzione della pena. Tali pene sono state introdotte dall'art. 53 l. 689/1981 e sono la semidetenzione, la libertà controllata e la pena pecuniaria. Orbene, il pubblico ministero è tenuto a porre in essere adempimenti ulteriori, valutando subito la presenza di situazioni che escludono il beneficio. Se non sono presenti motivi di esclusione, il pubblico ministero emette l'ordine di esecuzione e il decreto di sospensione dell'esecuzione stessa. Entrambi i provvedimenti devono essere notificati al condannato e al difensore. Entro trenta giorni dalla notifica stessa può essere presentata un'istanza volta ad ottenere la concessione di una delle misure alternative alla detenzione. Tale istanza deve essere presentata allo stesso pubblico ministero che ha emesso l'ordine di esecuzione con contestuale sospensione. Questi trasmette l'istanza, con la relativa documentazione, al tribunale di sorveglianza competente in relazione al luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero. Il tribunale di sorveglianza decide entro quarantacinque giorni dal ricevimento dell'istanza. La documentazione utile alla decisione può essere depositata fino a cinque giorni prima dell'udienza nella cancelleria del tribunale di sorveglianza. Il condannato può beneficiare della misura una sola volta in relazione alla medesima condanna. L'esecuzione della pena non può essere sospesa in tutta una serie di casi tassativamente previsti, ovvero: a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'art. 4-bis, l. 26 luglio 1975, n. 354 e successive modificazioni; b) nei confronti di coloro che si trovano in custodia cautelare in carcere, per lo stesso reato in relazione al quale è stata irrogata la pena da eseguire, al momento in cui diviene definitiva la condanna; c) nei confronti dei condannati ai quali sia stata applicata la recidiva di cui all'art. 99, comma 4, c.p., cioè nei casi di recidiva reiterata; d) nei confronti di coloro che sono stati condannati per incendio boschivo, furto, furto in abitazione o furto con strappo, delitti per i quali ricorre l'aggravante dell'avere il colpevole commesso il fatto mentre si trova illegalmente sul territorio nazionale.

La semidetenzione è la misura sostitutiva della pena detentiva fino a un anno consiste nell'obbligo, per il condannato, di trascorrere almeno dieci ore al giorno negli istituti di pena adibiti all'esecuzione del regime di semilibertà.

La libertà controllata è la misura sostitutiva per le pene detentive fino a sei mesi e comporta il divieto di allontanarsi dal comune di residenza e l'obbligo di presentarsi almeno una volta al giorno negli uffici di pubblica sicurezza.
La pena pecuniaria è invece la sanzione sostitutiva delle pene detentive fino a tre mesi. 

Guida all'approfondimento

L. ALIBRANDI, P. CORSO, Codice penale e di procedura penale e leggi complementari, Piacenza, La Tribuna Editore, 2014.

E. DOLCINI, G. MARINUCCI, Codice penale commentato. Parte generale, Milano, Ipsoa Editore, 2000.

R. GAROFOLI, G. ALPA, Codice penale e delle leggi penali speciali, annotato con la giurisprudenza, Roma, Nel Diritto Editore, 2013.

R. GAROFOLI, G. ALPA, Codice di procedura penale e delle leggi penali speciali, annotato con la giurisprudenza, Roma, Nel Diritto Editore, 2013.

G. FIANDACA, A. GIARDA, Codice penale Codice di procedura penale. Leggi complementari, Milano, Ipsoa Editore, 2015.

G. FIANDACA, E. MUSCO , Diritto Penale. Parte speciale, Bologna, Zanichelli Editore, 2014.

G. FIANDACA, G. DI CHIARA , Una introduzione al sistema penale, Napoli, Jovene Editore, 2003.

S. D. MESSINA, G. SPINNATO , Manuale breve. Diritto penale, Milano, Giuffrè Editore, 2014.

P. TONINI, Manuale di procedura penale, Milano, Giuffrè Editore, 2009.

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