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Archiviazione

04 Agosto 2017 | ,

Sommario

Inquadramento | I termini per la richiesta | Il procedimento | Maggiori tutele per le vittime dei delitti commessi con violenza alla persona e per le vittime del delitto di furto in abitazione e furto con strappo (art. 624-bis c.p.) | Epiloghi del procedimento | Diritto al contradditorio | Imputazione coattiva e nuovi reati | Limiti del potere del giudice | Archiviazione per particolare tenuità del fatto | Nullità del provvedimento di archiviazione e istituto del reclamo | Archiviazione nei procedimenti contro ignoti | Casistica |

Inquadramento

L'articolo 408 c.p.p. del codice di rito disciplina la richiesta di archiviazione per infondatezza della notizia di reato.

Alla conclusione delle indagini preliminari il magistrato del pubblico ministero se ritiene la notizia di reato infondata, presenta al giudice richiesta di archiviazione e trasmette contestualmente il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari.

Identica richiesta viene avanzata dal pubblico ministero quando, in relazione alla notizia di reato, risulti mancante una condizione di procedibilità, che l'indagato non sia punibile ai sensi dell'art. 131-bis per particolare tenuità del fatto, che il reato sia estinto o che il fatto non sia previsto dalla legge come reato. Tali casi sono previsti esplicitamente dall'articolo 411 c.p.p.

Altra causa è prevista dall'articolo 125 delle disposizioni di attuazione c.p.p. che impone al magistrato requirente di formulare richiesta di archiviazione quando ritiene l'infondatezza della notizia di reato perché gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non sono idonei a sostenere l'accusa in giudizio.

L'art. 125 disp. att.c.p.p., come sancito dalla Corte cost. con sentenza n. 88 del 1991, è la traduzione in chiave accusatoria del principio di non superfluità del processo, poichè affermare che gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l'accusa equivale a dire che, sulla base di essi, l'accusa è insostenibile e che, quindi, la notizia di reato, è sul piano processuale infondata.

I termini per la richiesta

La richiesta di archiviazione è presentata al giudice per le indagini preliminari entro i termini previsti per l'esercizio dell'azione penale. Il codice fa esplicito riferimento al contenuto dei termini di cui agli articoli  405 e ss. c.p.p. La richiesta dovrebbe essere presentata normalmente entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il reato sia iscritto nel registro delle notizie di reato, termine che diventa un anno se si procede per uno dei reati indicati nell'articolo 407, comma 2, lett. a) c.p.p.

Naturalmente può avvenire che la richiesta di archiviazione intervenga dopo la proroga del termine delle indagini preliminari di cui all'articolo 406 c.p.p. e comunque il richiamo generale all'applicabilità dei termini contenuto nell'articolo 408 c.p.p. comprende anche quelli di durata massima indicati nell'articolo 407 c.p.p. 

La legge 23 giugno 2017, n. 103 ha modificato l’art. 407 c.p.p. rubricato Termini di durata massima delle indagini preliminari.

Infatti, alla disposizione appena richiamata è stato aggiunto il comma 3-bis ai sensi del quale il P.M. deve esercitare l’azione penale o richiedere l’archiviazione entro tre mesi dalla scadenza del termine massimo di durata delle indagini e comunque dalla scadenza dei termini previsti dall’art. 415-bis c.p.p. Inoltre, nel caso di cui al comma 2, lettera b), dell’art. 407 c.p.p. è stato stabilito che il P.M. prima della scadenza possa richiedere al procuratore generale una proroga che non potrà avere una durata maggiore di tre mesi; il procuratore generale provvederà sulla richiesta con decreto motivato dandone notizia al procuratore della Repubblica.

Mentre, per quanto riguarda i reati di cui al comma 2, lettera a), numeri 1), 3) e 4) dell’art. 407 c.p.p. (delitti di: devastazione, saccheggio e strage, guerra civile, associazione per delinquere di stampo mafioso, strage, contrabbando aggravato di tabacchi lavorati esteri, associazione finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri; delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’articolo 416 bis c.p.; delitti commessi per finalità di terrorismo o eversione dell’ordinamento costituzionale, associazioni sovversive, banda armata) il termine entro il quale il P.M. deve assumere le sue determinazioni in merito all’esercizio dell’azione penale è pari a quindici mesi.

Infine la modifica legislativa prevede che, qualora il P.M. non provveda nei tempi indicati, dovrà darne immediata comunicazione al procuratore generale presso la corte di appello.

Conseguentemente anche l’art. 412 c.p.p. è stato modificato prevedendo che, qualora il P.M. non eserciti l’azione penale o non richieda l’archiviazione entro i termini di cui all’art. 407, comma 3-bis, c.p.p., il procuratore generale presso la Corte di appello disporrà l’avocazione delle indagini con decreto motivato. Ai sensi dell’articolo 127 disp. att. c.p.p. la segreteria del pubblico ministero deve trasmettere settimanalmente al procuratore generale presso la corte di appello l’elenco delle notizie di reato contro noti per le quali non è ancora stata esercitata l’azione penale o richiesta l’archiviazione entro il termine previsto dalla legge o prorogato dal giudice.

Le modifiche apportate dalla l. 103/2017 relative ai termini di durata massima delle indagini preliminari si applicano alle  notizie di reato iscritte nel registro ex art. 335 c.p.p. successivamente alla data di entrata in vigore della legge 103/2017 e, quindi, successivamente al 3 agosto 2017.

 

Il procedimento

L'avviso della richiesta di archiviazione viene notificato, a cura del pubblico ministero, alla persona offesa che nella notizia di reato o successivamente alla sua presentazione, abbia chiesto di essere informata. Nell'avviso deve essere indicato (è precisato) che nel termine di venti giorni (a seguito delle modifiche introdotte dalla legge 103/2017) la persona offesa può prendere visionen degli atti e presentare opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini.

 

In evidenza

L’avviso della richiesta di archiviazione deve essere notificato presso il difensore nel caso di persona offesa che abbia chiesto di essere informata e abbia nominato un difensore di fiducia. È nullo per violazione del diritto al contraddittorio il decreto di archiviazione nel caso in cui la richiesta sia stata notificata in tal caso presso la residenza della persona offesa per compiuta giacenza. Il domicilio si intende eletto presso il difensore nominato ai sensi dell’articolo 33 disp. att. c.p.p. (Cass.  pen., Sez. IV, 29 gennaio 2015, n. 15739).

 

L’avviso ex art. 408, comma 3, c.p.p. deve essere notificato anche all’ente pubblico che ne aveva fatto richiesta anche quando vi è stata una soppressione ex lege e una successione ad altro ente delle medesime competenze (come avvenuto nella soppressione dell’Inpdap con il trasferimento delle competenze all’Inps) (Cass. pen., Sez. II, 4 marzo 2015 n. 12631).

In  caso di richiesta di archiviazione, dopo la notifica dell’avviso ex art. 408 c.p.p., il fascicolo del P.M. viene trasmesso al giudice per le indagini preliminari solo dopo la presentazione dell'opposizione da parte della persona offesa ovvero dopo la scadenza del termine indicato dal novellato comma 3 dell'articolo 408 c.p.p. oggi corrispondente a 20 giorni (così come previsto dall'art. 126 disp. att. c.p.p.).

 

In evidenza

Nessuna decadenza è prevista nel caso in cui la persona offesa non presenti l'opposizione nel termine di dieci giorni (art. 408, comma 3,c.p.p.). È illegittima la declaratoria d’inammissibilità dell'opposizione fondata sul mancato rispetto del termine di 10 giorni, in quanto la mancanza dell'espressa previsione di una decadenza, ex art. 173 c.p.p., comma 1, conferisce al predetto termine natura meramente ordinatoria. La conseguenza sarebbe una violazione del principio del contraddittorio, legittimamente azionabile con ricorso per cassazione (Cass. VI, 27 maggio 2014, n. 39778).

  

La persona offesa con l'opposizione chiede la prosecuzione delle indagini preliminari. Ai sensi dell'articolo 410 c.p.p. la persona offesa deve indicare - a pena di inammissibilità dell'opposizione - le indagini richieste e i relativi elementi di prova.

Costante orientamento della Cassazione afferma che ai fini della valutazione circa l’ammissibilità dell’opposizione della persona offesa, il giudice deve valutare «la pertinenza e la rilevanza degli elementi di prova su cui l’opposizione si fonda e quindi l’idoneità delle prove richieste ad incidere sulle risultanze delle indagini preliminari, senza tuttavia effettuare alcun giudizio prognostico sull’esito della investigazione suppletiva richiesta possibile solo dopo la celebrazione dell’udienza camerale» (Cass. pen., Sez. III, 18 giugno 2015 n. 31647; Cass. pen., Sez. V, 27 settembre 2013, n. 7437; Cass. pen., Sez. VI, 10 luglio 2012, n. 35787; Cass. pen., Sez. III, 14 gennaio 2009, n. 9184).

Nel caso di inammissibilità dell'atto di opposizione ovvero quando sia infondata o quando non vi sia opposizione e risultano condivisibili le conclusioni del P.M., il giudice pronuncia decreto motivato di archiviazione.

Maggiori tutele per le vittime dei delitti commessi con violenza alla persona e per le vittime del delitto di furto in abitazione e furto con strappo (art. 624-bis c.p.)

L'articolo 2, comma, 1, lett. g), l. 14 agosto 2013, n. 93, convertito con modificazioni nella l. 15 ottobre 2013, n. 119, ha introdotto il comma 3-bis dell'articolo 408 c.p.p. che prevede che, per i delitti commessi con violenza alla persona, la persona offesa dal reato riceva in ogni caso la notifica dell'avviso della richiesta di archiviazione e che il termine per presentare opposizione sia pari a venti giorni.

La richiamata legge 103/2017 è intervenuta anche sul comma 3-bis dell’art. 408 c.p.p., aggiungendo alla preesistente categoria dei delitti commessi con violenza alla persona, quella del delitto di cui all’art. 624-bis c.p. ed elevando, inoltre, il termine per proporre opposizione a trenta giorni.

 

Epiloghi del procedimento

Secondo quanto disposto dall’art. 409, comma 1, c.p.p. fuori dei casi in cui sia stata presentata l’opposizione ex art. 408 c.p.p., il giudice, se ritiene di accogliere la richiesta del P.M., pronuncia decreto motivato e restituisce gli atti al pubblico ministero.

Diversamente il giudice entro tre mesi (tale termine è stato aggiunto dalla l. 103/2017) deve fissare la data dell’udienza camerale avvisando il P.M., l’indagato e la persona offesa.

All'esito del contraddittorio tra le parti assicurato in udienza il giudice, se accoglie l'opposizione o comunque non condivide la richiesta di archiviazione, dispone – con ordinanza – che il P.M. svolga ulteriori indagini che individua specificamente, indicando anche il termine indispensabile entro cui devono essere svolte, altrimenti provvede entro tre mesi sulle richieste.

Il giudice può anche disporre con ordinanza che, entro dieci giorni, il pubblico ministero formuli l'imputazione con l'esercizio dell'azione penale. In questo caso il codice prevede un’accelerazione dei termini per la fissazione dell'udienza preliminare (l'articolo 409, comma 5, c.p.p., prevede che, entro due giorni dalla formulazione dell'imputazione, il giudice fissi l'udienza preliminare). Si tratta della così detta imputazione coatta.

Poiché il giudice ha espresso un convincimento sulla sostenibilità dell'accusa in giudizio, diventa incompatibile a celebrare l'udienza preliminare (art. 34, comma 2-bis, c.p.p.).

In questi casi il p.m. deve formulare una imputazione contro il suo naturale convincimento.

All'esito dell'udienza in camera di consiglio il giudice può anche disporre l'archiviazione con ordinanza, accogliendo la richiesta del pubblico ministero.

Il provvedimento che dispone l'archiviazione è notificato all'indagato solo se nel corso del procedimento sia stata applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare o degli arresti domiciliari, tale previsione è stata introdotta con la legge 479/1999 finalizzata ad assicurare al prevenuto la facoltà di proporre tempestivamente eventuale domanda di riparazione per ingiusta detenzione.

Ne consegue che, non essendo prevista in linea generale la notifica del decreto di archiviazione all'indagato, è ben possibile che un soggetto non venga mai a sapere di essere stato sottoposto a indagini.

 

Diritto al contradditorio

Il contraddittorio orale in udienza è la regola fondamentale del procedimento di archiviazione e il Gip di fronte all’opposizione della persona offesa deve, di norma, provvedere a fissare l’udienza camerale.

Il diritto al contraddittorio (art. 111 Cost. e art. 6 Cedu) ha perimetrato i limiti dei poteri del Gip in tema di opposizione alla richiesta di archiviazione.

Il giudice per le indagini preliminari può dichiarare inammissibile l’opposizione della persona offesa senza fissare l’udienza camerale, così impedendole di accedere al procedimento di archiviazione

  1. quando non sia stata presentata tempestiva opposizione;
  2. quando la parte offesa non abbia ottemperato l’onere imposto a pena di inammissibilità di indicare i temi dell’investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova.

Il giudizio di inammissibilità è riservato ai soli due profili di pertinenza e di specificità degli atti di indagine richiesti, senza alcuna valutazione della capacità probatoria («Non può, infatti, anticipare attraverso il decreto, valutazioni di merito in ordine alla fondatezza o all’esito delle indagini suppletive indicate, dal momento che l’opposizione è rivolta esclusivamente a sostituire il provvedimento de plano con il rito camerale», Cass. pen., Sez. un., 16 marzo 1996, n. 2; Cass. pen., Sez. II, 23 settembre 2008, n. 38534).

Imputazione coattiva e nuovi reati

Il giudice per le indagini preliminari, che investito della richiesta di archiviazione per un determinato reato ne ravvisi anche altri a carico dello stesso indagato o di altri soggetti non indagati, non può ordinare al pubblico ministero di formulare l’imputazione coatta in riferimento ai nuovi reati (Cass. pen., Sez. II, 7 luglio 2015, n. 31912).

La questione imponeva di individuare i limiti dei poteri di controllo attribuiti al giudice per le indagini preliminari sull’operato del pubblico ministero nel rispetto del principio della obbligatorietà dell’azione penale ex art. 112 Cost.

È intervenuta la Cassazione con la sentenza delle Sezioni unite 28 novembre 2013, n. 4319: “Esorbita dai poteri del Gip e costituisce atto abnorme, sia l’ordine d’imputazione coatta ex art. 409, comma 5, c.p.p., nei confronti di persona non indagata, sia il medesimo ordine riferito all’indagato per fatti diversi da quelli per i quali il pubblico ministero abbia chiesto l’archiviazione”.

Si configurerebbe un’indebita ingerenza del giudice nei poteri del magistrato inquirente di indagare nei confronti di una persona non contemplata nella richiesta di archiviazione e di adottare autonome determinazioni all’esito delle indagini preliminari espletate. Ci troveremmo davanti ad una grave lesione dei diritti di difesa (Corte Cost. 15 febbraio 1991, n. 88). 

Limiti del potere del giudice

Se all’esito delle indagini svolte dal pubblico ministero risultino elementi a carico di un soggetto, il Gip può ordinare l’iscrizione nel registro degli indagati. Secondo le Sezioni unite non è abnorme l’ordine d’iscrizione della persona non sottoposta a indagini nel registro delle notizie di reato in relazione a fatti che emergano all’esito  di quelle espletate (esso è compreso nel potere del giudice di ordinare nuove indagini – Cass. pen., Sez. un., 31 maggio 2005, n. 22909).

Diversamente il giudice per le indagini preliminari ha il potere di ordinare l’imputazione coatta nei confronti della persona già iscritta nel registro delle notizie di reato per il medesimo fatto, ma in relazione ad altro titolo di reato.

Il Gip che respinga la richiesta di archiviazione non deve ordinare ex novo l’iscrizione dell’indagato nel registro delle notizie di reato ex art. 335 c.p.p. per la nuova fattispecie di reato diversamente qualificata. Il potere di dare una qualificazione giuridica al fatto spetta al giudice e si tratta di una prerogativa riconosciuta in modo costante dal nostro ordinamento processuale. Anche perché la facoltà esercitata dal Gip di dare una diversa qualificazione giuridica è un potere minore rispetto a quello di esercitare l’azione penale riservato al pubblico ministero.

 

In evidenza

Il giudice per le indagini preliminari non può disporre l’imputazione coattiva nei confronti di persona non precedentemente iscritta nel registro degli indagati. Sarebbe un’indebita ingerenza del giudice nei poteri riservati al pubblico ministero, oltre che una grave lesione del diritto alla difesa nei confronti di un soggetto che non ha ricevuto l’avviso di fissazione dell’udienza camerale ex art. 409, comma 1, c.p.p. e non ha partecipato all’udienza (Cass. pen., Sez. IV, 14 luglio 2015, n. 31280). 

Archiviazione per particolare tenuità del fatto

L'art. 2, comma 1, lett. b)d.lgs. 16 marzo 2015, n. 28 ha introdotto la nuova ipotesi di archiviazione per particolare tenuità del fatto, introducendo il comma 1-bis dell'articolo 411 c.p.p. e  prevedendo una disciplina specifica per questi casi.

Quando il P.M. chiede l'archiviazione per particolare tenuità del fatto deve dare avviso alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa che entro dieci giorni (tale termine non è stato oggetto di modifica diversamente da quello previsto all’art. 408, comma 3, c.p.p.)possono prendere visione degli atti e proporre opposizione indicando, a pena di inammissibilità, le ragioni del dissenso. Il giudice procede con la fissazione dell'udienza in camera di consiglio quando l'opposizione non è inammissibile e, dopo aver sentito le parti, se accoglie la richiesta provvede con ordinanza disponendo o ulteriori indagini o l'imputazione coatta.

In mancanza di opposizione o se questa è inammissibile, il giudice provvede senza formalità e se accoglie la richiesta di archiviazione provvede con decreto motivato.

Nullità del provvedimento di archiviazione e istituto del reclamo

La legge 103/2017 ha abrogato il comma 6 dell’art. 409 c.p.p. che prevedeva che l’ordinanza di archiviazione fosse ricorribile per cassazione solo nei casi di nullità previsti dall’art. 127, comma 5, c.p.p.

È stata, invece, aggiunta una nuova disposizione, l’art. 410-bis c.p.p., che disciplina i casi di nullità del provvedimento di archiviazione e i rimedi esperibili.

Il primo comma della norma appena richiamata prevede i casi di nullità del decreto di archiviazione.

Il decreto di archiviazione è nullo se è emesso in mancanza dell’avviso alla persona offesa – e all’indagato nel caso di particolare tenuità del fatto – della richiesta del P.M. ovvero se è emesso prima che il termine per proporre opposizione sia scaduto, senza che sia stato presentato l’atto di opposizione.

Il decreto è altresì nullo allorquando, nonostante la proposizione dell’atto di opposizione, il giudice ometta di pronunciarsi in merito alla sua ammissibilità o dichiari l’opposizione inammissibile anche quando la parte abbia assolto l’onere di specificazione di cui all’art. 410, comma 1, c.p.p.

Il secondo comma dell’art. 410-bis c.p.p. con riferimento all’ordinanza di archiviazione ne prevede la nullità solo nei casi previsti dall’art. 127, comma 5, c.p.p.

A fronte del vizio di nullità del provvedimento di archiviazione il nuovo rimedio previsto dalla novella legislativa, esperibile dall’interessato entro quindici giorni dalla conoscenza del provvedimento, è quello della proposizione del reclamo innanzi al tribunale in composizione monocratica. Nell’ipotesi di reclamo il tribunale adito decide con ordinanza non impugnabile, senza intervento delle parti interessate, previo avviso, almeno dieci giorni prima, alle parti medesime della fissazione d’udienza. Le parti hanno comunque facoltà di presentare memorie non oltre il quinto giorno precedente all’udienza.

Qualora il tribunale ritenga il reclamo fondato, annulla il provvedimento e restituisce gli atti al Gip, altrimenti conferma il provvedimento e condanna la parte che lo ha proposto al pagamento delle spese del procedimento. Nel caso in cui il tribunale ritenga il reclamo inammissibile, la parte è condannata anche al pagamento di una somma in favore della cassa delle ammende nei limiti di cui all’art. 616, comma 1, c.p.p. (da euro 258 a euro 2.065).

Pertanto la novella legislativa ha ampliato i casi di nullità espressamente previsti, facendo venire meno, tuttavia, la possibilità di ricorrere per cassazione ma prevedendo il reclamo come particolare forma di impugnazione (sia per il decreto che per l’ordinanza di archiviazione) proponibile innanzi allo stesso tribunale a cui è assegnato il Gip che ha emesso il provvedimento.

I casi di nullità e il procedimento di reclamo sono espressamente applicabili alle ipotesi di archiviazione previste dall’articolo 411 c.p.p. (quando risulti mancante una condizione di procedibilità, quando la persona non è punibile poiché il fatto è particolarmente tenue, quando il reato è estinto e quando il fatto non è previsto dalla legge come reato).

Archiviazione nei procedimenti contro ignoti

Il codice detta una disciplina specifica per il reato commesso da persone ignote. In questi casi il P.M. entro sei mesi dalla registrazione della notizia di reato può chiedere l'archiviazione o l'autorizzazione a proseguire le indagini. Il Gip può accogliere la richiesta o ritenere che il reato sia attribuibile a persona già individuata e, in quest’ultimo caso, ordina che il nome di questa sia iscritto nel registro delle notizie di reato.

La l. 103/2017 ha aggiunto il comma 2-bis all’art. 415 c.p.p. prevedendo che, nel caso in cui il Gip ordini l’iscrizione nel cosiddetto registro noti, il termine di sei mesi, entro il quale il p.m. deve esercitare l’azione penale, decorre dal provvedimento del giudice.

Le denunce a carico di ignoti sono trasmesse dalla polizia giudiziaria al P.M. con elenchi mensili ai sensi dell'articolo 107-bis delle disposizioni di attuazione c.p.p. del codice di rito. In questo caso la richiesta di archiviazione e il decreto del giudice sono pronunciati cumulativamente con l'eventuale specificazione di denunce da separare per proseguire le indagini.

Il legislatore ha previsto nella procedura di archiviazione un potere di controllo del giudice escludendo la "destinazione" diretta del magistrato del pubblico ministero. Unica eccezione è riconducibile ai casi di iscrizione di fatti non costituenti reato nel registro "modello 45", istituito con d.m.  30 settembre 1989, n. 334. In questo caso si configura un potere di archiviazione diretta derivante dall'articolo 109 delle disposizioni di attuazione c.p.p. che consente al procuratore della Repubblica di selezionare il registro su cui iscrivere la notizia di reato.

 

In evidenza
La competenza a provvedere sull'istanza di restituzione di cose in sequestro, presentata dopo la definizione del procedimento con decreto di archiviazione, spetta al Gip in funzione di giudice dell'esecuzione (Cass.pen., Sez. I, 28 febbraio 2014, n. 15997). 

Casistica

Obbligatorietà azione penale

Il principio di obbligatorietà dell'azione penale esige che nulla venga sottratto al controllo di legalità effettuato dal giudice; ciò comporta non solo il rigetto del contrapposto principio di opportunità che opera, in varia misura, nei sistemi ad azione penale facoltativa; ma, altresì, comporta che in casi dubbi l'azione vada esercitata e non omessa (principio del favor actionis). Azione penale obbligatoria non significa però conseguenzialità automatica tra notizia di reato e processo, né dovere del P.M. di iniziare il processo per qualsiasi notizia criminis. Limite implicito alla stessa obbligatorietà è che il processo non debba essere instaurato quando si appalesi oggettivamente superfluo. Conseguentemente il problema dell'archiviazione sta nell'evitare il processo superfluo senza eludere il principio di obbligatorietà e, a tal fine, col nuovo codice è stato predisposto un articolato sistema di controllo, non solo gerarchico interno agli uffici del pubblico ministero e affidato al procuratore generale, ma anche uno esterno da parte del giudice (possibilità per il Gip di chiedere ulteriori indagini o di restituire gli atti per la formulazione dell'imputazione) ed infine altro strumento è costituito dalla facoltà della parte offesa di opporsi alla richiesta di archiviazione. (Corte cost., 15 febbraio 1991, n. 88)

Provvedimento abnorme

È abnorme il provvedimento con il quale il Gip, dopo aver emesso decreto di archiviazione de plano, accoglie una successiva istanza di restituzione nel termine avanzata dalla persona offesa per proporre opposizione alla richiesta di archiviazione e fissa la relativa udienza camerale, in quanto il decreto di archiviazione è suscettibile di modificazione solo a seguito di un'istanza di riapertura delle indagini del pubblico ministero, ovvero a seguito di decisione di annullamento, in sede di legittimità, per violazione del contraddittorio. (Cass. pen., Sez. VI, 18 marzo 2015, n. 14538)

Iscrizione nel registro indagati

Non è abnorme il provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari, richiesto dal pubblico ministero dell'archiviazione della notizia di reato a carico di ignoti, ordina l'espletamento di ulteriori indagini nei confronti di soggetti identificati e per una ipotesi di reato diversa da quella già iscritta contro ignoti, previa iscrizione del nominativo dell'indagato e del titolo di reato nel registro di cui all'art. 335 c.p.p., trattandosi di decisione che rientra nei poteri di controllo attribuiti al giudice sull'intera notitia criminis(Cass. pen., Sez. III, 11 novembre 2014, n. 5924)

Termini per proporre opposizione  

È inammissibile l'istanza di restituzione in termini per proporre opposizione alla richiesta di archiviazione, in quanto il termine di dieci giorni, previsto dall'art. 408, comma 3, c.p.p. in favore della persona offesa, non ha natura perentoria, bensì meramente ordinatoria (Cass. pen., Sez. VI, 27  maggio 2014, n. 39778

Procedimento

Il pubblico ministero che reiteri la richiesta di archiviazione ha l'obbligo di rinnovare la notifica prevista dall'art. 408, comma 2, c.p.p., alla persona offesa che aveva originariamente dichiarato di volere essere informata circa l'eventuale archiviazione, senza che sia necessario riproporre detta istanza. (Cass. pen., Sez. V, 29  aprile 2014, n. 26594)

Modalità di proposizione dell’opposizione 

L'opposizione alla richiesta di archiviazione può essere proposta anche a mezzo del servizio postale, non essendo richiesta in proposito alcuna formalità dall'art. 408, comma 3, c.p.p. (Cass. pen., Sez. VI, 8 gennaio 2014, n. 17624)

Termini di proposizione dell'impugnazione

Il termine di quindici giorni previsto per l'impugnazione dei provvedimenti emessi in seguito a procedimento in camera di consiglio decorre dal momento in cui il soggetto, cui spetta il relativo diritto, acquisisce la conoscenza effettiva del provvedimento di archiviazione (Cass. pen., Sez. III, 21 aprile 2015, n. 19353)

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