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Violenza domestica: allontanamento dalla casa familiare anche quando la vittima è il figlio naturale o il convivente

24 Dicembre 2018 |

Corte cost., 7 novembre 2018 (dep. il 14 dicembre 2018), n. 236

Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli

La Corte costituzionale – sentenza n. 236 depositata il 14 dicembre 2018 – ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4, comma 1, lett. a), d.lgs. 274/2000, Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, come modificato dall’art. 2, comma 4-bis, d.l. 93/2013, Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, conv. con modif., l. 119/2013, nella parte in cui non esclude dai delitti, consumati o tentati, di competenza del giudice di pace anche quello di lesioni volontarie, previsto dall’art. 582, comma 2, c.p., per fatti commessi contro l’ascendente o il discendente di cui al n. 1 del primo comma dell’art. 577 c.p.

In via consequenziale, la Corte ha dichiarato incostituzionale l’articolo 4, comma 1, lett. a), d.lgs. 274/2000 anche nella parte in cui non esclude i suddetti articoli anche quando siano commessi  contro gli altri soggetti elencati dal n. 1) del comma 1 dell’art. 577 c.p., come modificato dalla l. 4/2018 (Modifiche al codice civile, al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani per crimini domestici): il coniuge, anche legalmente separato, l’altra parte dell’unione civile ovvero contro la persona legata al colpevole da relazione affettiva e con esso stabilmente convivente.

 

Pertanto, il tribunale potrà ora ordinare l’allontanamento dalla casa familiare anche di chi è indagato o imputatodi lesioni volontarie lievissime nei confronti di figli naturali, di discendenti e ascendenti in generale, nonché del coniuge anche separato, o divorziato, dell’altra parte dell’unione civile, anche cessata, del convivente in modo stabile con cui ha un rapporto affettivo.

Il Legislatore, con l’intervento del 2013, ha elevato il livello di repressione della violenza introducendo una serie di misure di contrasto tra cui il trasferimento della competenza dal giudice di pace al tribunale ordinario del reato di lesioni lievissime di cui all’art. 582, comma 2, c.p. escludendo, in questo modo, la preclusione all’adozione di misure personali cautelari, quali appunto l’allontanamento della casa familiare, commesso in danno dei soggetti elencati dall’art. 577, comma 2, c.p.p.

Alla base della scelta legislativa c’era la consapevolezza che «non di rado le condotte di lesioni, anche lievissime, costituiscono comportamenti cosiddetti “spia”, con cui , cioè, si manifestino fatti di prevaricazione e violenza che spesso sfociano in condotte ben più gravi e connotate da abitualità».

Tale intervento però lasciava esclusi le ipotesi di lesioni lievissime contro il figlio naturale creando un regime differenziato tra figlio naturale e legittimo, dichiarato irragionevole dalla Corte costituzionale, oltreché lesivo del principio di uguaglianza e pertanto discriminatorio.

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