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Revoca anticipata dell’espulsione dal territorio dello Stato. Il giudice deve sempre verificare le condizioni per la protezione sussidiaria

08 Novembre 2017 |

Sez. I, 18 maggio 2017( dep. 26 ottobre 2017), n. 49242

Espulsione dello straniero dallo Stato

La Corte di cassazione, Sez. I, 18 maggio 2017( dep. 26 ottobre 2017), n. 49242 ha affrontato il tema della verifica dell’ammissibilità della revoca anticipata della misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio dello Stato, sotto il profilo del rapporto che intercorre tra la misura di sicurezza dell’espulsione (art. 86 d.P.R. 309/1990) e la condizione del soggetto avente diritto alla protezione sussidiaria o che in ogni caso esponga l’esistenza di uno dei rischi che caratterizzano tale condizione (nel caso specifico il rischio di essere destinatario  di condanna alla pena di morte).

Il Collegio ha ricordato anzitutto la doverosità  della suddetta verifica, data l’esistenza di un margine irrinunciabile di protezione, anche in via mediata (attraverso il divieto di respingimento), dei valori quali il rifiuto alla pena di morte, tortura e trattamento inumano o degradante sul soggetto ristretto, che si pone come condizione ostativa – anche in tema di espulsione – con carattere assoluto e preminente anche rispetto ad una condizione di constatata pericolosità sociale del destinatario (previo apprezzamento della “serietà” del paventato rischio) e, dopo un ampia e dettagliata disamina delle fonti internazionali e interne, ha affermato i seguenti principi di diritto:

  • in sede di apprezzamento della domanda di revoca o di ineseguibilità in via anticipata  della misura di sicurezza dell’espulsione, il magistrato e il tribunale di sorveglianza sono tenuti a esaminare i profili in fatto e in diritto introdotti dalla parte, risolvendo, ove necessario ed in via incidentale ogni questione in tema di sussistenza dei presupposti per l’ammissione allo status di rifugiato o di persona avente il titolo alla protezione sussidiaria;
  • la disposizione di cui all’art. 20, d.lgs. 251/2007 in tema di protezione dell’espulsione, nella parte in cui consente di procedere al respingimento per motivi di ordine e sicurezza interna non è applicabile alle ipotesi in cui il soggetto istante corra, ove ricondotto nel paese di origine, serio rischio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.
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