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La riforma Orlando: un perfetto esempio di manuale Cencelli legislativo

17 Marzo 2017 | Giudizio

Nel contesto dei nuovi equilibri, resi evidenti dalla campagna elettorale delle primarie del Pd, e scollinata con l’approvazione del milleproroghe la questione dell’età pensionabile dei magistrati, il Senato ha approvato senza entusiasmi, quasi per rassegnato sfinimento, la riforma della giustizia penale.

Dopo numerosi stop and go, a conferma di quanto sia intriso di politica un tema come quello del processo penale, la legge Orlando si appresta, con l’approvazione della Camera, al varo definitivo da ritenersi scontato al di là di qualche isolato atteggiamento del tutto velleitario.

Il provvedimento rappresenta un assemblaggio di sollecitazioni da parte del mondo articolato dei vari “protagonisti” che si confrontano sul terreno della giustizia penale con una tecnica da manuale Cencelli legislativo.

Per venire incontro ai “solleciti” di una parte politica e di qualche organismo internazionale si vara una riforma della prescrizione che nella sospensione dei termini dopo la condanna di primo grado trova un momento di equilibrio, ancorché – come per altri profili del provvedimento – non da tutti condiviso ma ineludibile per la sopravvenuta debolezza di qualche oppositore.

Si recuperano consensi di altri settori politici attraverso l’inasprimento delle pene per alcuni reati che destano diffusa insicurezza e per altro si annunciano provvedimenti a deflazionare il carico giudiziario attraverso una marginale depenalizzazione.

Viene recuperata una parte dei lavori della commissione Canzio in tema di impugnazioni, integrata dall’accoglimento delle istanze di decongestionamento della procedura del ricorso per cassazione, provenienti da precise sollecitazioni della suprema Corte.

Per venire incontro alle proposte di qualche procura molto attiva nella lotta alla criminalità si incrementano i profili processuali del doppio binario e soprattutto si rafforzano e si estendono le situazioni dei dibattimenti a distanza, superando le resistenze del mondo dell’avvocatura. Ai procuratori che avevano elaborato circolari in materia di intercettazioni si consegna la delega in materia, da espletare in tempi brevi.

Se il dato potrà incidere – forse – sul problema della diffusione di elementi estranei alle indagini, sicuramente non avrà riflessi sul ricorso allo strumento intercettativo, anche perché i presupposti non sono toccati.

Alla procura generale della Cassazione, che aveva accolto con forte dissenso la sentenza delle Sezioni unite in tema di riesame dei provvedimenti cautelari reali, viene ripristinata la previsione dell’udienza camerale partecipata.

Il Ministro incassa i risultati degli Stati generali dell’esecuzione penale attraverso l’ampia delega per la riforma complessiva dell’ordinamento penitenziario.

Nonostante la “resistenza” dell’A.N.M., non è modificata – ancorché sia stata prevista una deroga – la tempistica relativa ai termini entro i quali va esercitata l’azione penale dopo la fine delle indagini preliminari. Un bilanciamento delle sentite insoddisfazioni dell’avvocatura.

Si segnalano altresì alcune scelte timide come quelle sul concordato in appello e sul tempo dell’iscrizione nel registro delle notizie di reato, per l’incapacità (impossibilità) di superare le resistenze delle procure; si segnalano, all’opposto, le scelte in tema di sanatoria delle invalidità del rito abbreviato, in un contesto che già vede declassato per via giurisprudenziale, il regime delle sanzioni per le violazioni processuali, nonostante le riserve dell’avvocatura.

Come si può facilmente dedurre da queste brevi considerazioni si tratta di un provvedimento incapace di visione strategica, così da affrontare i profili strutturali del processo, mancando o identità di vedute sull’idea stessa di processo penale, in particolare, e di giustizia penale, in generale.

Non si è affrontato, fra gli altri, il problema della durata ragionevole del processo, contrabbandato con la disciplina della prescrizione; il tema del controllo sull’attività del pubblico ministero nella prospettiva segnalata dal primo presidente della Cassazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario; il tema dell’uso del virus informatico con riferimento alle attività che vanno ben al di là delle intercettazioni telefoniche.

Si sono operate scelte di compromesso. Si potrà dire che si tratta di scelte che, per il loro equilibrio, forniscono una risposta adeguata ai problemi della giustizia. Forse, più opportunamente, deve dirsi che si tratta dell’impotenza della politica ad affrontare temi che col tempo si sono a tal punto incrementati da rendere difficile – negli attuali contesti – soluzioni efficaci. Si continua a navigare a vista.

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