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L’uso dell’arma contro un soggetto a mani nude non esclude la legittimità della difesa

16 Settembre 2016 |

Cass. pen., Sez. V

Difesa legittima

Con la sentenza n. 36987, depositata il 6 settembre 2016, la Corte di cassazione, Sezione V penale, ha fornito alcuni chiarimenti in tema di legittima difesa.

Il ricorrente era stato condannato per il reato di lesioni personali in danno di altro soggetto per avere, durante una colluttazione a mani nude con la stessa vittima, estratto un coltello dalla tasca e con questo colpito la controparte all’addome. Secondo i giudici di merito, non si poteva ravvisare una situazione tale per cui l’imputato potesse aver agito per legittima difesa; a tal fine, sono state valorizzati:

1) la tipologia di lesioni riportate dall’imputato (piccola tumefazione ed escoriazione in zona zigomatica e livido sulla coscia) confrontata con quelle più significative riportate della vittima; 2) l’utilizzo di un’arma.

Di diverso avviso il ricorrente, che lamentava un’erronea applicazione dell’art. 52 c.p. per avere i giudici di merito ritenuto irrilevanti l’elemento della differenza di età e di  costituzione fisica tra l’imputato e la vittima, che era obiettivamente in grado di sopraffare il ricorrente, nonché il fatto che fu la stessa vittima ad aizzare lo scontro: l’imputato si era, quindi, limitato a difendersi con l’unico mezzo disponibile, percependo una situazione di imminente pericolo per la propria incolumità.

I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso fondato, annullando la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’appello competente per una nuova valutazione del caso. La considerazione che l’aggressione della vittima fosse stata posta in essere a mani nude mentre l’imputato aveva fatto uso di un coltello – strumento idoneo a cagionare la morte – non esclude di per sé la legittimità della difesa di quest’ultimo in quanto l’arma utilizzata può ben rappresentare l’unico strumento accessibile. Occorre infatti tenere presente, spiegano i giudici della Cassazione, che in tema di legittima difesa, è regola di esperienza che colui che è reiteramente aggredito reagisce come può, secondo la concitazione del momento e non è tenuto a calibrare l’intensità della reazione, finalizzata a indurre la cessazione della avversa condotta lesiva, salva l’ipotesi di una manifesta sproporzione della reazione.

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