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Il “rigoroso accertamento” del giudice per l’applicazione della confisca

La Corte di cassazione, con sentenza n. 54882 depositata il 6 dicembre 2017, ha stilato una sorta di vademecum per il giudice che deve redigere la motivazione in ordine alla confisca di beni immobili ex art. 24 d.lgs. 159/2011.

Il Collegio ha evidenziato la necessità che il giudice proceda a «un rigoroso accertamento nella stima dei valori in raffronto, considerando il reddito dichiarato o le attività economiche, non al momento dell’adozione della misura e rispetto a tutti i beni presenti nel patrimonio, ma in riferimento ai rispettivi periodi dei singoli acquisti mediante comparazione del loro valore e dei mezzi leciti a disposizione del proposto».

In particolare è necessario:

  • affrontare le specifiche censure mosse in chiave difensiva e fornire esauriente e apprezzabile disamina, eventualmente anche in chiave confutativa;
  • escludere che le deduzioni sulla disponibilità da parte del proposto di somme di denaro provenienti da elargizioni da parte di familiari abbienti, da lavoro svolto come dipendente, da eredità, da attività d’impresa svolta personalmente ovvero da lucrosi investimenti immobiliari, possano comportare una diversa lettura della vicenda;
  • in caso di confisca per equivalente chiarire le cause dell’impossibilità di procedere alla confisca in via diretta, nonché verificare la sussistenza dei presupposti applicativi, tenendo conto della natura sanzionatoria della confisca per equivalente e del conseguente divieto di applicazione retroattiva;
  • in merito alla confisca dei frutti civili esporre gli argomenti a sostegno precisando, ad esempio, se tale confisca investa l’accumulo di canoni locativi, rinvenuti in quanto tali nel patrimonio del soggetto inciso perché esistenti in un deposito bancario o di altra natura, ovvero se abbia riguardato il relativo controvalore.
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