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Il patteggiamento “riformato” arriva davanti al giudice di legittimità

13 Febbraio 2018 |

Cass. pen., Sez. II, 11 gennaio 2018 (dep. 1 febbraio 2018), n. 4727
Cass. pen., Sez. VI, 8 gennaio 2018 (dep. 23 gennaio 2018), n. 3108

Patteggiamento

La Corte di cassazione, Sez. VI, con sentenza dell’8 gennaio 2018, n. 3108, ha affermato il seguente principio di diritto:

«La l. 23 giugno 2017, n. 103, art. 1, comma 51, ha interpolato l'art. 448 c.p.p. inserendovi la nuova disposizione del comma 2-bis, che restringe la possibilità di impugnare la sentenza di patteggiamento di primo grado con riferimento a quattro tassative ipotesi di ricorso per cassazione (motivi attinenti all'espressione della volontà dell'imputato; difetto di correlazione tra richiesta e sentenza; illegalità della pena o della misura di sicurezza e, giustappunto, l'erronea qualificazione giuridica del fatto), configurando la previsione come una norma speciale rispetto al canone generale delineato nell'art. 606 c.p.p.».

A distanza di pochi giorni, la II Sezione della Cassazione penale, sentenza n. 4727 dell’11 gennaio 2018,ribadendo il medesimo principio ha, altresì, precisato che «il Legislatore non è intervenuto sulla struttura della sentenza ex art. 444 c.p.p., essendo rimasto immutato il comma 2 di tale articolo, secondo il quale il giudice deve sempre procedere ad accertare che non sussista una della cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p.; ne deriva quindi affermare che per effetto del nuovo combinato disposto degli artt. 444 e 448 citati, è obbligo del giudice chiamato a pronunciare la sentenza di patteggiamento accertare l'insussistenza delle condizioni per pronunciare il proscioglimento ma l'eventuale omissione della motivazione sul punto non è più censurabile con ricorso per cassazione. È evidente che l'intento perseguito dal Legislatore è quello di evitare un'analisi della motivazione della sentenza di patteggiamento sull'affermazione di colpevolezza dinanzi al giudice di legittimità, dovendosi invece dare rilievo al consenso prestato dall'imputato, personalmente o a mezzo procuratore speciale, e quindi all'implicito riconoscimento di responsabilità che rende poi contraddittorio e superfluo un giudizio di impugnazione sullo svolgimento dei fatti».

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