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Giudizio immediato e facoltà dell’imputato di chiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova

20 Febbraio 2020 |

Corte Cost., 30 gennaio 2020 (dep.14 febbraio 2020), n. 19

Giudizio immediato

L’art. 456, comma 2, c.p.p. è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede che il decreto che dispone il giudizio immediato contenga l’avviso della facoltà dell’imputato di chiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova.

 

La questione. Sul tema la Corte Costituzionale con la sentenza n. 19/20; depositata il 14 febbraio, decidendo sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 456, comma 2, c.p.p. nella parte in cui non prevede che il decreto di giudizio immediato debba contenere l’avviso della facoltà dell’imputato di chiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova. Secondo il giudice rimettente, la disciplina sarebbe in constato con l’art. 24 Costi in quanto dall’omesso avviso nel decreto di giudizio immediato della facoltà di formulare la richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova entro 15 giorni dalla notifica dello stesso deriverebbe «una lesione irreparabile del diritto di difesa» dell’imputato, al quale non verrebbe «offerta la possibilità di conoscere il suo diritto di accedere a tale rito alternativo» nei «rigidi termini decadenziali». Viene dunque dedotta l’irragionevolezza della disparità di trattamento creata dalla disposizione tra il regime della facoltà dell’imputato di chiedere il giudizio abbreviato o l’applicazione della pena ex art. 444 c.p.p., di cui deve essere dato avviso a pena di nullità nel decreto di giudizio immediato, e il diverso trattamento riservato alla facoltà di chiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova, ai sensi dell’art. 464-bis c.p.p., per la quale la disposizione censurata non prevede alcun obbligo di avviso.

 

Illegittimità costituzionale. La Consulta ricorda in primo luogo che «la sospensione del procedimento con messa alla prova, di cui agli artt. 168-bis e seguenti del codice penale, si configura come un istituto di natura sia sostanziale, laddove dà luogo all’estinzione del reato, sia processuale, consistente in un nuovo procedimento speciale, alternativo al giudizio». Di conseguenza, «quando il termine entro cui chiedere i riti alternativi è anticipato rispetto alla fase dibattimentale, sicché la mancanza o l’insufficienza del relativo avvertimento può determinare la perdita irrimediabile della facoltà di accedervi, “[l]a violazione della regola processuale che impone di dare all’imputato (esatto) avviso della sua facoltà comporta [...] la violazione del diritto di difesa” (sentenza n. 148/04)». Tale conclusione viene dunque ribadita anche con riferimento alla questione sollevata nel caso di specie.
L’art. 456, comma 2, c.p.p. viene in conclusione dichiarato costituzionalmente illegittimo «nella parte in cui non prevede che il decreto che dispone il giudizio immediato contenga l’avviso della facoltà dell’imputato di chiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova. Ne discende – come già da tempo precisato da questa Corte con riferimento all’omesso o inesatto avviso della facoltà di chiedere il giudizio abbreviato nel decreto che dispone il giudizio immediato (sentenza n. 148/04), e come esattamente ritenuto dal giudice a quo – che l’omissione dell’avviso qui in considerazione non potrà che integrare una nullità di ordine generale ai sensi dell’art. 178, comma 1, lett. c), c.p.p.».

 

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

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