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Detenzione. Per la valutazione del “trattamento inumano e degradante” la Cassazione si uniforma giurisprudenza europea

Con la sentenza n. 30469/2019, la Quinta Sezione si uniforma ai principi espressi dalla Corte europea, nel caso Mursič c. Croazia, per cui la valutazione della lesione dei diritti umani dei detenuti integrante la soglia minima di gravità di cui all’art. 3 CEDU (per essere tecnicamente qualificata come trattamento e pena inumana e degradante), rilevante ai fini del rimedio di cui all’art. 35-ter ord. pen., è relativa: dipende, infatti, da tutte le circostanze della causa, quali la durata del trattamento, i suoi effetti fisici e mentali e, in alcuni casi, il sesso, l’età e le condizioni di salute della vittima. Nel caso in esame della Cassazione, su ricorso del Ministero della Giustizia, il detenuto lamentava una violazione dei parametri europei in ragione della sua reclusione in una cella singola di 7,70 metri quadrati, con servizi igienici a vista (separati solo da una tenda plastificata).

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