Indagini scientifiche

Entomologia forense in ambito medico-legale e veterinario

Sommario

Abstract | Introduzione | L’entomologia come scienza forense | L'ecosistema cadaverico | Gli insetti necrofagi | L’analisi entomologico-forense | Il tempo intercorso dalla morte: P.M.I. e C.I. | Tempo di infestazione | Il tempo dall’interramento, immersione, emersione, depezzamento e carbonizzazione | Spostamento di un corpo | Presenza di ferite | Dati tossicologici e insetti: entomotossicologia | Dati biomolecolari | Gli insetti sulla scena del crimine | Criticità dell'indagine | Guida all'approfondimento | Affliation |

Abstract

L’entomologia forense è quel ramo della zoologia che si dedica allo studio degli insetti dal cui esame è possibile ricavare elementi decisivi per la persecuzione di un reato. In particolare, l’entomologia medico-legale studia il coinvolgimento degli insetti in eventi quali morti sospette, omicidi, negligenza e violenza. Le informazioni che possono essere ottenute dagli insetti presenti sul corpo e nel luogo del reato possono rivelarsi stremamente importanti perché la presenza di degli insetti non è mai casuale e le indagini sui motivi e le tempistiche di questa presenza permettono di ottenere dati potenzialmente utili alle indagini. Tra questi, il tempo di morte, la presenza e la natura di lesioni, lo spostamento del corpo, la presenza di sostanze tossiche e di DNA estraneo.

Introduzione

Le variabili che governano una scena del crimine sono notoriamente in numero estremamente alto; il quadro investigativo va però a complicarsi ulteriormente nel caso del rinvenimento di un cadavere umano o di una carcassa animale. Fortunatamente, allo scopo di affiancare il lavoro delle Forze dell’Ordine e dei Magistrati, è possibile contare un grande numero di discipline specialistiche che sono in grado di dare un valido contributo alla soluzione dell’evento criminoso.

Medicina legale e tossicologia sono le scienze criminalistiche meglio conosciute, studiate e applicate. Queste discipline vantano esperienza secolare e studiosi di tutto il mondo hanno lasciato numerosissime pubblicazioni relative a sperimentazioni ed alla risoluzione di casi reali. L’applicazione forense di altre branche di studio è stata invece messa in luce solo nell’ultimo secolo e/o negli ultimi anni, e solo recentemente molte di queste hanno registrato una crescita esponenziale sia nella campo sperimentale che nell’utilizzo nelle aule di tribunale. Nel campo della biologia molecolare, della chimica e della balistica tecniche e metodologie si sono affinate in maniera decisiva ma relativamente ad altre discipline mediche e naturalistiche come antropologia, odontoiatria, botanica ed entomologia, questa crescita si è espressa realmente solo negli ultimi decenni e in modo discreto, rimanendo nel nostro Paese per lo più sconosciute, poco sfruttate ed a volte addirittura ignorate (MAGNI - DI LUISE, Le tracce orfane).

L’entomologia forense appartiene a questo secondo gruppo, nonostante la sua “nascita” venga comunemente fatta risalire al 1894, data di pubblicazione del primo lavoro relativo a questo argomento che rispettasse il metodo galileiano (MÉGNIN). Conosciuta a livello internazionale come Forensic Entomology, viene definita come quel ramo della zoologia che si dedica allo studio degli insetti e degli altri artropodi (raggruppamento sistematico, Phylum Arthropoda, di animali invertebrati che comprende trilobiti, crostacei, aracnidi, millepiedi e insetti), dal cui esame è possibile ricavare elementi decisivi per la persecuzione di un reato (MAGNI e altri, Entomologia forense; MAGNI - DI LUISE, Gli insetti nelle scienze forensi). Questa disciplina affonda le sue radici nell’entomologia classica, cioè nello studio della biologia e del comportamento degli insetti ma l’applicazione di questa materia al campo criminalistico si basa sul fatto che questi animali entrano molto facilmente in contatto con l’uomo e con i suoi prodotti; inoltre, questi animali sono i maggiori responsabili della decomposizione della materia organica, quindi del deterioramento di cadaveri e carcasse. Per le loro caratteristiche biologiche la loro attività e il loro sviluppo si modulano in risposta all’ambiente di vita ed alle sue variazioni e, quindi, se l’ambiente in questione è una scena del crimine, la comunità degli insetti può diventare uno specchio degli eventi occorsi. Lo specialista di questa disciplina, l’entomologo forense, grazie alla sua preparazione naturalistica e criminalistica, è in grado di leggere la chiave biologica lasciata dagli insetti sulla scena del crimine e di interfacciarsi attivamente e positivamente con le altre figure che lavorano alle indagini.

Attualmente le competenze in ambito di entomologia forense si sono moltiplicate grazie ai validi contributi sperimentali ottenuti dai centri di ricerca di tutto il mondo e l’applicazione di queste conoscenze anche in Italia sta riscuotendo sempre più consensi grazie alla sempre maggiore apertura del mondo medico e giuridico alle scienze forensi di recente affermazione.

Rimane comunque fondamentale che tutti i titolari delle indagini, non solo gli specialisti, siano a conoscenza delle potenzialità fornite dall’entomologia forense e delle procedure da adottare in sopralluogo. Questo è infatti l’occasione unica e fondamentale dove il corretto approccio investigativo e la selezione e raccolta delle evidence sono responsabili del buon esito dei successivi accertamenti tecnici di laboratorio e quindi del successo nelle indagini.

L’entomologia come scienza forense

Il termine forense viene dal latino forum e significa attinente al tribunale (foro) e alla discussione pubblica. Le scienze forensi, quindi, comprendono quelle scienze la cui applicazione avviene allo scopo di risolvere casi giudiziari. Nella realtà dei fatti non esistono “scienze forensi” per antonomasia, ma qualunque scienza, intesa come attività che persegue il metodo scientifico sperimentale, che trovi applicazione in un caso giudiziario si “trasforma” in una scienza forense. Nel caso dell’entomologia forense sono le informazioni biologiche ed ecologiche sugli insetti e sulla loro relazione con l’uomo e i suoi prodotti ad essere “trasferite” in un contesto giudiziario.

Il collegamento tra presenza di un cadavere e attività degli insetti viene per la prima volta contestualizzata in ambito giudiziario nel XIII secolo, in Cina. La storia narra che gli insetti che si depositarono sul falcetto di un contadino fecero insospettire l’agente della Polizia locale, in cerca dell’assassino di altro lavoratore delle risaie (MAGNI e altri, cit.). In questo caso si viene a delineare per la prima volta il profilo di un nuovo indirizzo di studio, che mette in relazione la presenza degli insetti con casi di morte violenta o altri crimini (DI LUISE - MAGNI - SARAVO). È però solo alla fine del 1800 che questa relazione viene trattata seguendo il metodo scientifico sperimentale. Il medico francese Jean Pierre Mégnin fu così in grado di determinare il parallelismo tra l’avanzamento della decomposizione cadaverica e il susseguirsi di gruppi di insetti decompositori, che chiamò squadre di lavoratori della morte, e nel 1894 pubblicò il suo lavoro, ancora attualmente considerato la pietra miliare di questa disciplina: La faune des cadavres. Application de l’Entomologie à la Médicine Légale (MÉGNIN).

 

Dottrina e protocolli

I luoghi in cui può essere consumato un reato sono molteplici ma per le caratteristiche proprie degli insetti è molto difficile evitare la loro presenza. Per questo motivo l’entomologia forense risulta avere un campo di azione molto ampio che non unicamente in presenza di un cadavere. La letteratura riporta una suddivisione dell’entomologia forense in diverse branche, non necessariamente distinte nel contesto della scena del crimine (HASKELL -  WILLIAMS):

  • entomologia urbana: si occupa di procedimenti legali che coinvolgono insetti che influenzano manufatti dell’uomo e dell’ambiente umano;
  • entomologia dei prodotti immagazzinati: tratta di procedimenti giudiziari che coinvolgono insetti che infestano beni conservati e/o loro involucri ed in particolare i prodotti alimentari;
  • entomologia medico-legale: scienza che studia il coinvolgimento degli insetti in eventi di interesse tipicamente medico-legale ed altri reati;
  • entomologia veterinaria: indaga con mezzi entomologici su reati che coinvolgono animali domestici e selvatici (maltrattamenti, bracconaggio, etc.).

Le informazioni che possono essere ricavate dalla raccolta e dalla determinazione degli insetti e degli altri artropodi che si trovano sul luogo del reato, qualunque esso sia, possono rivelarsi molto importanti perché la presenza di questi animali non è mai casuale e le indagini sui motivi di questa presenza permettono di ottenere dati interessanti, che possono risultare estremamente utili alle indagini (MAGNI - JOURDAN). Ciò risulta ancor più comprensibile vista la naturale predisposizione del codice italiano a recepire tali strumenti: il Libro III Titolo II del codice di procedura penale impone infatti  l’assunzione delle prova, anche non codificata, se essa risulta idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti (art. 189 c.p.p.), quindi gli insetti, nonostante la repulsione che spesso esercitano, rappresentano a titolo di legge, mezzi di prova, utili ad assicurare l’accertamento dei fatti.

In questo contesto verrà presa in particolare considerazione la branca dell’entomologia medico-legale e veterinaria.

L'ecosistema cadaverico

In condizioni di clima temperato (in ambiente terrestre e con temperature non eccessivamente alte o basse) la presenza di un cadavere o di una carcassa determina importanti e drastici cambiamenti in pochissimo tempo: l’odore della consunzione organica richiama l’attività di molti animali che si trovano improvvisamente a disporre di una fonte di cibo che non fa resistenza ad essere predata.

Tutti gli ecosistemi di nuova formazione sono caratterizzati dalla colonizzazione da parte di organismi detti pionieri, che modificano l’ambiente; in un secondo momento il substrato viene raggiunto da altri organismi, che si succedono con un ordine temporale preciso. Via via che l’ambiente subisce dei mutamenti, le specie cambiano, restano o lasciano i residui del loro passaggio, raggiungendo infine uno stato di equilibrio sia con il substrato che li circonda, che con le altre specie (MAGNI - JOURDAN).

A seconda della situazione ambientale in cui giace la carcassa, potranno rendersi protagonisti della decomposizione grandi animali (uccelli, mammiferi, pesci), microfauna (piccoli mammiferi, rettili, insetti, etc.) e/o microrganismi (funghi, protozoi, batteri).

La fauna cadaverica è costituita sia da organismi specializzati nella demolizione della materia in disfacimento (necrofagi, dal greco necro e phagos = che si nutrono di ciò che è morto), sia da specie opportuniste e/o occasionali, che tipicamente si alimentano di altre sostanze ma che non disdegnano questa fonte di cibo. Potranno inoltre essere presenti specie onnivore e parassiti di altri organismi: sul substrato cadaverico si viene quindi a sviluppare una interessante e complessa catena alimentare, ovvero la struttura trofica (dal greco throphe = nutrimento) che caratterizza l’ecosistema stesso.

Di tutti gli organismi che concorrono alla distruzione della materia organica la classe più rappresentativa e attiva sia a livello qualitativo (numero di specie) che quantitativo (numero di organismi) è quella degli Insetti.

Il tempo che occorre a questi organismi eterotermi (ossia, animali la cui termoregolazione prevede la variazione del proprio metabolismo in relazione a alla situazione ambientale, quindi una diminuzione della propria attività in condizioni di stress termico come basse temperature o in condizioni di assenza di fonti alimentari) per la demolizione della materia organica è ambiente e clima-dipendente e sarà in linea di massima più veloce in condizioni di alte temperature ed un moderato tasso di umidità, mentre più lento in ambienti secchi o molto freddi. Il ciclo di vita e l’avvicendamento degli insetti ad un substrato cadaverico sono inoltre in stretta dipendenza da fattori artificiali quali presenza di sostanze tossiche, coperture più o meno ermetiche, fattori incendiari e masse d’acqua, che limitano sia la presenza che la sopravvivenza di questi animali (MAGNI e altri).

L’attività degli insetti determina un’importante perdita della massa iniziale in un tempo più o meno lungo. La diminuzione della massa cadaverica si traduce in una perdita di informazioni relative al cadavere o alla carcassa stessa, quindi per il medico legale sarà estremamente complesso acquisire informazioni relative al tempo dalla morte, alla presenza di ferite, all’uso o all’abuso di sostanze tossiche, all’avvenuta violenza, etc. L’entomologo forense, analizzando la fauna cadaverica nel suo complesso e rapportandola al particolare contesto della specifica scena del crimine, è in grado di recuperare quelle informazioni andate perdute a causa della decomposizione e in mancanza delle quali la ricostruzione degli eventi risulta essere estremamente complessa.

Va da sé che sia necessario che l’esperto di questo settore abbia una preparazione approfondita in termini di entomologia, scienze naturali, criminalistica e gestione del sopralluogo.

Gli insetti necrofagi

Gli organismi appartenenti alla Classe Insecta costituiscono attualmente la percentuale più numerosa del regno animale, perché le grandi capacità di adattamento e di colonizzazione dovute alla loro biologia ne hanno permesso l’insediamento in qualunque ambiente.

Gli insetti necrofagi hanno la caratteristica di possedere organi di senso altamente specializzati all’individuazione del substrato cadaverico fin dalle prime fasi post-mortali, quando la degradazione della materia organica determina lo sviluppo di gas e di odori particolari. Grazie alle proprie caratteristiche morfologiche, fisiologiche ed ecologiche, gli insetti sono solitamente i primi organismi che trovano ed iniziano a modificare una sostanza in disfacimento, sia essa carogna animale o derrata vegetale; anche la degenerazione del corpo umano, in condizioni naturali, è accompagnata dalla presenza di questi importanti decompositori (MAGNI e altri).

È stato osservato che gli insetti attratti dai resti in via di decomposizione sono un numero molto ampio, oltre 400 specie (BYRD - CASTNER), ma gli Ordini che giocano un ruolo attivo nel processo di decadimento e che risultano essere maggiormente indicativi ai fini forensi sono in particolare due: i ditteri (Ordine Diptera, tipiche “mosche” e “larve”) ed i coleotteri (Ordine Coleoptera, tipici piccoli “scarafaggi”). Oltre questi animali può essere presente anche una massiccia fauna non specializzata nella decomposizione: questi organismi posso assumere ruolo di competitori, predatori e parassiti della fauna cadaverica. Queste specie possono avere un’azione trascurabile o a volte importante, tanto da inibire in parte o del tutto lo sviluppo di alcune specie normalmente utilizzate come principali indicatori forensi.

In generale i ditteri sono i primi insetti che colonizzano il substrato cadaverico. Le mosche adulte depongono uova o individui immaturi che danno inizio alla colonizzazione, mentre solo in un secondo momento altri gruppi, in particolare alcuni coleotteri, si introducono nei resti e continuano il processo di decomposizione, fino a che non rimane nulla di commestibile. Il susseguirsi di gruppi costituiti da diverse specie di insetti e altri artropodi caratteristici dello stadio di degradazione cadaverica in atto prendono il nome di ondate di successione (successional waves) (BYRD - CASTNER).

Su un corpo in decomposizione gli insetti possono essere presenti nei loro diversi stadi di sviluppo, quindi apparire in diverse forme: uova, larve, pupe, pupari e adulti. 

Lo stadio di sviluppo è indicativo dell’età dell’insetto. Dalla deposizione dell’uovo o delle larve si susseguono diverse fasi di crescita (specie-specifiche e ambiente-dipendenti, definite stadi di vita o stadi di sviluppo o instar), fino al raggiungimento, a seguito della metamorfosi, dello stadio di insetto adulto.
 
 
Dottrina e protocolli

Ditteri

Mosche e mosconi ma soprattutto le larve generate da essi, sono i protagonisti più attivi della fauna necrofaga ed i responsabili dell’impressionante distruzione dei tessuti organici.

Il ciclo vitale delle mosche (Fig. 1) prevede inizialmente la deposizione di uova o larve da parte di femmine adulte in distretti anatomici tipici quali orifizi (narici, bocca, occhi, orecchie, e zona urogenitale se esposta) e ferite. Queste zone vengono scelte in base a particolari caratteristiche: presenza di anfratti che proteggono le ovature, livello di umidità necessaria per la loro sopravvivenza e facilità di accesso verso l’interno per larve.

 

 

Le larve dischiuse dalle uova si alimentano dei tessuti dell’ospite, addentrandosi nelle cavità corporee dove possono trovare nutrimento, riparo e umidità. Accumulata una quantità sufficiente di cibo si allontanano dal substrato alimentare e cercano un luogo riparato dove entrare nella fase di pupa: all’interno del pupario si realizzerà la metamorfosi della larva in mosca adulta.

Le uova (Fig. 2) sono piccole, bianche, ancorate ad un substrato (soprattutto orifizi del corpo e ferite). Possono presentarsi in piccoli cumuli o separate.

 

 

Le larve sono lunghe da pochi mm a più di 2 cm, in relazione allo stadio di crescita e alla specie in questione. Lisce, di colore bianco-giallastro ma a volte più scure e con processi spinosi sul corpo, si trovano sopra o sotto carcassa, spesso nelle pieghe dei vestiti o nell’ambiente circostante il corpo. Non sono particolarmente veloci ma rifuggono la luce. In alcune condizioni particolari molte larve formano uno o più gruppi dimensionalmente consistenti, indicati come masse larvali. Quando le larve sono al culmine della loro crescita è possibile intravedere attraverso la loro pelle una piccola struttura rossastra: è la, struttura intestinale in cui viene immagazzinata la sostanza di cui si nutrono.

Le pupe somigliano a piccoli barilotti più o meno scuri (Figg. 6-7), si trovano sul corpo, sotto il corpo o lontano da esso. Sono l’espressione dello stadio di metamorfosi delle mosche (come i bozzoli nel caso delle farfalle): inizialmente sono dello stesso colore delle larve, bianco-giallastre, poi si scuriscono tendendo al rossiccio, poi al marrone, fino al bruno. È lo stadio di vita più lungo e delicato, al termine del quale la pupa si apre e dal pupario (Fig. 8) si libera la mosca adulta, che in poche ore sarà in grado di volare e nutrirsi e in pochi giorni completerà la maturazione sessuale e potrà accoppiarsi e depositare una nuova generazione.

 

I tempi in cui si realizzano queste fasi di sviluppo sono modulati dalle condizioni ambientali e in letteratura sono state proposte diverse tabelle di crescita specie-specifiche alle diverse temperature, che permettono di inquadrare il tempo di emivita degli insetti presenti sul substrato in esame.

I ditteri vivono in stretto contatto con l’uomo e possono costituire veicolo di trasmissione per diverse infezioni e malattie. Possono inoltre cagionare delle miasi, particolari infestazioni dovute all’azione distruttiva delle larve di ditteri su tessuti vivi o necrotici dell’ospite, particolarmente indicative in entomologia forense (MAGNI e altri, cit.).

 

Coleotteri

I coleotteri raggiungono il substrato in disfacimento attratti sia dall’odore della putrefazione che dalla presenza di altri insetti: possono registrare abitudini necrofaghe ma possono essere anche predatori di larve di mosca.

Le larve sono molto mobili e morfologicamente diverse dalle larve di mosca e dagli adulti di coleotteri. Questi ultimi si presentano in diverse forme, scuri o colorati.

I coleotteri possono lasciare tracce del loro passaggio come esuvie (esoscheletro perso nel processo di crescita) e residui fecali. Questi ultimi, estremamente caratteristici, possono dare indicazioni forensi.

I tempi di sviluppo dei coleotteri sono meno conosciuti e sfruttati rispetto a quelli dei ditteri ma il confronto con questi può servire a confermare e perfezionare la stima proposta in base alle sole osservazioni sui ditteri.

 

Altri insetti e altri artropodi

In generale la biocenosi cadaverica tende ad aumentare il proprio livello qualitativo quanto più vengono a mancare le barriere chimiche e fisiche: ad esempio, un cadavere verrà presumibilmente colonizzato da un maggior numero di specie se si trova all’esterno, in ambiente rurale, rispetto che all’interno di un appartamento. Il quantitativo di insetti potrà inoltre subire un ulteriore incremento a causa del protrarsi del tempo di permanenza del cadavere nell’ambiente, perché su di esso, oltre ai necrofagi arrivati per primi, giungeranno organismi predatori, parassiti, occasionali, etc.

Oltre ai ditteri e ai coleotteri vengono spesso repertati insetti o residui di insetti di diverse Famiglie, in ambiente terrestre soprattutto piccole vespe parassite, formiche, farfalle e tarme dei vestiti, mentre in zone umide larve di zanzare e di altri insetti che vivono le fasi immature in acqua. Inoltre non è esclusa la presenza di altri artropodi, come ragni e acari (MAGNI e altri; BYRD - CASTNER).

Alcuni artropodi interessati al substrato cadaverico, come ad esempio scarafaggi e formiche, sono in grado di produrre particolari lesioni post-mortem sul corpo, le quali possono essere erroneamente confuse con ferite causate da traumi o da sostanze chimiche, quindi la raccolta degli stessi può essere d’aiuto nell’interpretazione di questi segni. Le informazioni ottenibili da questi campioni sono aggiuntive a quelle dell’entomofauna necrofaga specializzata, ma l’operatore non deve in alcun modo trascurare questo aspetto della biocenosi cadaverica perché sono proprio queste che potrebbero fare la differenza all’interno di un’indagine (MAGNI e altri, cit.; MAGNI - JOURDAN ). 

L’analisi entomologico-forense

I reperti entomologici acquisiti nell’ambito di un caso giudiziario o prelevati da allevamenti sperimentali devono essere esaminati con metodologie classiche e con analisi tecnico-forensi. Le prime permetteranno di individuare le specie di insetti presenti, di definire il loro stadio di vita e di inquadrare le condizioni ecologiche di sviluppo, mentre con le metodologie tecnico-forensi gli insetti saranno usati in alternativa ai classici campioni biologici di riferimento nelle analisi biomolecolari e tossicologiche (MAGNI e altri, cit.; HASKELL - WILLIAMS; BYRD - CASTNER; AMENDT e altri).

I due metodi non sono alternativi e permettono di ottenere risposte a svariati quesiti. 

Il tempo intercorso dalla morte: P.M.I. e C.I.

Le osservazioni in sede di sopralluogo sono estremamente importanti per instradare le indagini degli inquirenti ma è solo con l’esame autoptico che molti quesiti troveranno risposta. In questo contesto, solo la competenza del medico legale, la professionalità degli ausiliari da lui scelti e dalle capacità degli altri consulenti tecnici nominati dal pubblico ministero (specialisti in tossicologia, biologia molecolare, entomologia e quant’altro) potranno portare al buon esito del corso delle indagini.

In sopralluogo o durante le indagini di sala settoria, il medico legale si trova di fronte ad una questione estremamente complessa da risolvere: il tempo intercorso dalla morte (comunemente conosciuto con l’acronimo P.M.I., Post Mortem Interval). L’identificazione di questo aspetto è risolutiva nel senso di poter fornire o privare un indiziato di un alibi e, quindi, di far prendere strade diverse alle indagini. Sfortunatamente, questo dato è molto complesso da analizzare e, quando possibile, il medico legale può proporre un range di tempo, mai un orario preciso (come erroneamente viene spesso proposto nelle pellicole cinematografiche).

Al momento, uno dei più utili sistemi di valutazione dell’epoca della morte è il Nomogramma di Henßge (Henßge), basato sul decadimento della temperatura del cadavere. I dati richiesti sono: il peso corporeo del cadavere (moltiplicato per fattori di correzione specifici del nomogramma), la temperatura rettale e la temperatura ambientale rilevata seguendo accorgimenti specifici. La temperatura ambientale deve essere misurata vicino al cadavere e devono essere segnalate la temperatura dell’aria, del suolo, quella al di sotto di tappeti o negli spazi del terreno e se ci fosse una differenza tra temperatura del suolo e del sottosuolo è necessario estrapolarne la media; inoltre, viene richiesta la temperatura delle zone vicino al luogo del rinvenimento del corpo, con particolare attenzione alle fonti di riscaldamento/raffreddamento.

I limiti del metodo sono stati evidenziati dallo stesso Henßge e sono relativi alla variabilità del fenomeno del raffreddamento cadaverico, all’impossibilità di utilizzare il metodo in casi limite e nel caso in cui l’operatore non possa applicare i fattori correttivi. Inoltre, va sottolineato che la mancanza di un solo dato e l’erronea acquisizione dei dati ambientali, può inficiare completamente la sua utilità.

In linea di massima, basandosi sui classici segni post-mortali (algor, livor, rigor mortis), tra le 24 ore e 3 giorni dal decesso i dati che un medico legale può utilizzare per la determinazione del periodo intercorso dal decesso diminuiscono fino a scomparire e viene quindi persa un’informazione fondamentale per le indagini. Fortunatamente, quell’intervallo di tempo è utile agli organismi decompositori per raggiungere il cadavere ed iniziare la loro opera di colonizzazione, dando inizio all’orologio biologico della morte, ultima risorsa utile per ottenere dati relativi alla datazione della morte stessa.

Gli insetti risultano essere ottimi indicatori biologici dei tempi di morte grazie alla loro particolare biologia e al fatto che giungono sul cadavere secondo uno schema tipico che prevede un susseguirsi ondate di colonizzazione, la cui velocità di azione è in dipendenza alle temperature ambientali e micro-ambientali.

Lo specialista, rapportando le specie presenti sulla scena di morte con il loro stadio di vita e con i fattori ambientali che ne hanno governato la crescita, sarà in grado di determinare da quanto tempo gli insetti si trovano sul cadavere e quindi ipotizzare un intervallo di morte. In realtà, il valore temporale che è possibile ottenere dallo studio della fauna cadaverica è l’intervallo di colonizzazione (C.I. Colonization Interval) (MAGNI e altri, cit.; BYRD - CASTNER), cioè il tempo compreso tra la colonizzazione del cadavere da parte degli insetti e il ritrovamento del corpo (o il campionamento degli stessi), non il reale tempo di morte. Questo accade perché è possibile calcolare correttamente il tempo necessario agli insetti per completare il loro sviluppo, non è possibile determinare il lasso di tempo compreso tra il decesso e l’inizio della colonizzazione stessa. Di conseguenza, il C.I. viene anche chiamato P.M.I. minimo. In generale, la colonizzazione da parte degli insetti sarà rallentata se fattori fisici (basse temperature, pioggia, coperture ermetiche, seppellimento, etc.) o chimici (pesticidi, insetticidi, altre sostanze chimiche e tossiche, etc.) agiscono sul luogo di morte e sul corpo. Da questo punto di vista ogni caso è riferibile esclusivamente alle circostanze specifiche ed ai lavori sperimentali accettati dalla comunità scientifica internazionale.

La possibilità di ottenere un dato come il C.I. è di fondamentale importanza soprattutto quando le stime medico-legali non sono più attendibili per via della decomposizione. Sono informazioni che possono essere applicate sia a casi in cui la vittima sia un uomo che un animale, quindi ad indagini sia su morti sospette che su casi, ad esempio, di bracconaggio (MAGNI e altri, cit.).

 

Dottrina e protocolli

Per ottenere una stima del C.I. vengono principalmente utilizzati due metodi di studio, scelti in base alle condizioni di rinvenimento del cadavere:

  • quando sul cadavere è presente un’unica ondata di colonizzazione: le informazioni sulla specie e lo stadio di vita degli insetti presenti vengono rapportati alle condizioni climatico-ambientali di sviluppo. Questo metodo permette di ottenere stime precise, ma ha il limite di essere utilizzabile solo su cadaveri nelle prime fasi della decomposizione.
  • Nel caso in cui il substrato cadaverico abbia subito diverse ondate di colonizzazione: in queste circostanze è l’insieme degli insetti presenti e dei resti di quelli che lo avevano precedentemente colonizzato (biocenosi cadaverica totale) che permette di ipotizzare un indicativo tempo dal decesso. In questo tipo di analisi tutti gli insetti e gli altri artropodi presenti sui resti e nei pressi di essi possono rivelarsi importanti indicatori ecologici e temporali.

Con queste premesse va da sé che è indispensabile, da parte degli operatori sulla scena del crimine, che gli insetti e gli altri artropodi vengano campionati e conservati correttamente, in altro modo le analisi entomologico-forensi risulteranno inficiate. 

 

Case Report

Nel pomeriggio del 17 maggio venne rinvenuto il corpo senza vita di una donna anziana, in un appartamento all’ultimo piano di un palazzo della città di Torino. La stanza scena di morte presentava persiane alzate e termosifoni spenti, la temperatura rilevata alle 15.00 era di 24°C. Il corpo giaceva supino sul pavimento del tinello, si trovava in avanzato stato di decomposizione, con parziale mummificazione del volto, delle mani e dei piedi, senza segni di natura traumatica. La colonizzazione da parte di ditteri e coleotteri in diversi stadi di vita era diffusa sul corpo, nell’ambiente intorno e nelle stanze attigue al luogo di ritrovamento del cadavere. Durante l’autopsia, che certificò la morte per cause naturali, fu possibile campionare ditteri anche nelle cavità interne del corpo. Gli insetti vennero identificati con le chiavi dicotomiche presenti in letteratura, misurati e rapportati alle temperature ambientali del periodo antecedente al ritrovamento. Il P.M.I. minimo venne stimato in 34 giorni e venne confermato dalla testimonianza di un conoscente della donna, che ricevette una sua lettera datata 12 aprile (MAGNI e altri, cit.).

Tempo di infestazione

Parassitosi definite miasi (infestazione su soggetti in vita dovuta a larve di ditteri attive su piaghe, ferite e orifizi) sono tipiche di persone maltrattate e che necessitano cure, come anziani e bambini. L’analisi entomologica in questi casi permetterà di individuare da quanto tempo tali soggetti sono infestati ipotizzando quindi il periodo di negligenza subita e, nel caso del rinvenimento di un cadavere, lo specialista sarà in grado di discernere il tempo di infestazione (durante la vita) e di colonizzazione (dopo la morte) e fornire ulteriori elementi agli inquirenti (MAGNI e altri, cit.; BYRD - CASTNER).

Anche in questo caso le indagini possono essere portate avanti sia sull’uomo che sugli animali.

 

Case Report

In un appartamento che versava in cattive condizioni di ordine e pulizia alle 6.35 del mattino venne rinvenuto il corpo senza vita di una donna di 89 anni, che abitava insieme alla figlia. Il cadavere venne rimosso senza l’intervento di un medico e dall’osservazione delle condizioni del corpo gli inquirenti datarono la morte a molti giorni prima.

Venne aperto un procedimento per occultamento di cadavere nei confronti della figlia, che però affermava di aver servito cena alla madre la sera prima del ritrovamento. Il corpo venne sottoposto ad accertamento medico legale, l’esame esterno mise in evidenza estese piaghe da decubito sulla schiena e sulle gambe e in queste zone furono campionate larve di ditteri al II e III stadio. Il cadavere alle 11.15 della stessa mattina aveva una temperatura di 34,7°C.

Le analisi anatomo-patologica ed entomologica permisero di appurare un’infestazione da parte degli insetti iniziata alcuni giorni prima del decesso, avvenuto solo poche ore prima del ritrovamento del corpo e che le piaghe infestate erano state erroneamente interpretate dagli inquirenti come segni di putrefazione. Caddero quindi i requisiti per il procedimento di occultamento di cadavere ma aperti quelli di negligenza della figlia nei confronti dell’anziana madre (GHERARDI - COSTANTINI). 

Il tempo dall’interramento, immersione, emersione, depezzamento e carbonizzazione

Questo tipo di analisi si basa sul fatto che solo alcuni insetti hanno la possibilità di raggiungere luoghi come il sottosuolo e l’acqua e che il loro sviluppo, quantificabile, è nettamente diverso, o subisce importati modificazioni, rispetto quello registrato in condizioni tipiche.

Un corpo sepolto determina modificazioni sia nell’andamento della decomposizione organico-istologica, sia nella presenza e nelle attività degli insetti cadaverici. Molti insetti, infatti, non sono in grado di scavare per raggiungere il cadavere, e sotto terra la decomposizione è rallentata a causa della protezione dagli agenti esterni. Inoltre fattori come profondità e compattezza del suolo possono determinare diversi gradi di colonizzazione e tempi di decomposizione.

Nel caso in cui il cadavere venga occultato in acqua dolce o salata la colonizzazione ad opera di ditteri sarà impossibile sino al momento dell’emersione del corpo, perché le mosche non possono addentrarsi in ambiente acquatico (MAGNI e altri, cit.).

In situazioni in cui invece il cadavere venga mantenuto sott’acqua per un periodo di tempo lungo (con dei pesi, o all’interno di una vettura) è in primo luogo fondamentale ricordare che in ambiente acquatico sia marino che dulciacquicolo non esiste una fauna prettamente specializzata nella demolizione delle carcasse. Ad intervenire saranno quindi per la maggior parte animali opportunisti (pesci, rettili, mammiferi), mentre alcuni insetti potranno sfruttare il corpo come ricovero o substrato di sviluppo. Gli studi sperimentali e l’osservazione di casi reali in queste situazioni sono molto esigui, ma permettono comunque di ottenere indicazioni importanti, soprattutto grazie ai caratteristici cicli di vita stagionali (MERRITT - WALLACE).

Il depezzamento può avvenire immediatamente alla morte o dopo un certo periodo: colonie di insetti diversificate nei distretti corporei possono essere indice dei tempi in cui è avvenuto il vilipendio.

Un cadavere completamente carbonizzato generalmente non viene colonizzato per mancanza effettiva di substrato alimentare. Se evento incendiario non fosse estremamente drastico gli insetti sono in grado di colonizzare le parti illese e le lesioni causate dall’azione del fuoco sul corpo (HASKELL - WILLIAMS).

Spostamento di un corpo

È possibile supporre lo spostamento di un corpo se l’analisi degli insetti attivi su di esso indica la presenza di organismi “atipici” rispetto il luogo di rinvenimento. Questa conclusione si basa sull’assunto che ogni ambiente è abitato, oltre che da insetti cosmopoliti, da esapodi specifici della nicchia ecologica in studio, quindi il campionamento di artropodi non facenti parte dell’ambiente di rinvenimento del cadavere può rivelarsi un’indicazione preziosa (HASKELL - McSHAFFERY - WILLIAMS). Questo vale per la rimozione e gli spostamenti sia di cadaveri che di merci e sottolinea il fatto che l’operatore non deve soffermarsi sul campionamento esclusivo degli insetti tipici della decomposizione, ma di tutti quelli che sono presenti sul cadavere o nei pressi di esso. 

Presenza di ferite

Le mosche adulte, nel rilasciare le proprie uova, utilizzano delle zone di deposizione preferenziali. Queste zone sono caratterizzate da alto tenore di umidità (perchè le uova necessitano di essere idratate per sopravvivere) e facile accesso verso le parti interne del corpo (per facilitare l’alimentazione delle piccole larve appena schiuse). Di conseguenza, le zone preferenziali sono gli orifizi e le ferite presenti su un corpo.

Quando però le larve iniziano a nutrirsi nei pressi della ferita, la loro attività vorace andrà a modificare la struttura stessa della ferita, facendo perdere informazioni importanti. Allo stesso tempo, la presenza di larve in luoghi inusuali, può far sospettare la presenza di ferite non considerate precedentemente.

 

Case Report

Il corpo di una giovane donna fu trovato su un terreno del Maryland (USA). I resti presentavano grandi masse di larve sul petto e sul collo, e altre infestazioni si notavano sui palmi delle mani. Gli insetti non vennero campionati ma furono scattate numerose fotografie del corpo e del luogo di rinvenimento: queste furono consegnate agli entomologi perché stabilissero se l’età delle larve fosse coerente con la data della presunta scomparsa della vittima. Analizzando dal materiale fotografico la posizione delle larve sul petto e i palmi gli esperti ipotizzarono la presenza di traumi in quelle sedi.

Quando questa informazione fu esaminata dalle autorità la vittima era stata sepolta e la morte classificata come causata da overdose. Sulla base delle prove entomologiche vennero ordinate l’esumazione e una nuova autopsia, che rilevò evidenze di ferite da coltello dove le larve si alimentavano, quindi la morte causata da un’offesa traumatica (HASKELL - WILLIAMS).

Dati tossicologici e insetti: entomotossicologia

L’entomotossicologia (BYRD - PEACE) si occupa della determinazione qualitativa delle sostanze farmacologiche, tossiche e stupefacenti presenti negli insetti che si sono nutriti del corpo stesso, in alternativa a campioni tipici come organi e fluidi corporei del cadavere. L’utilizzo del campione entomologico risulta particolarmente utile quando la decomposizione cadaverica impedisce il reperimento di urina, sangue e altri tessuti o se l’avanzato stadio di decomposizione ne rende impossibile l’utilizzo.

Gli insetti della prima ondata forniscono le informazioni più complete ma i gruppi successivi, predando i primi, possono accumulare secondariamente le stesse sostanze. L’analisi tossicologica degli insetti avviene secondo le tecniche della tossicologia classica e i dati relativi alla composizione del principio tossico sono in alcune circostanze maggiormente attendibili rispetto a quelle tessuti cadaverici (MAGNI e altri, cit.).

Lo studio della presenza delle sostanze tossiche, stupefacenti, psicotrope, etc. negli insetti è fondamentale per ottenere informazioni aggiuntive sulle cause di morte, ma anche per ipotizzare una modificazione dei tempi di crescita (e quindi di determinazione del C.I.) dovuta alla presenza di questi elementi.

È stato appurato sperimentalmente che le larve di ditteri sono in grado di accumulare le particelle che costituiscono i residui di polvere da sparo (G.S.R., Gunshot residues) e le sostanze acceleranti e infiammabili come petrolio e cherosene (MAGNI e altri, cit.; BYRD - CASTNER).

 

Case Report

Il corpo senza vita di una donna di 22 anni venne trovato da un escursionista in un’area boscosa, vicino al letto di un torrente. Vicino al corpo era presente una lettera e una borsa con all’interno documenti, una scatola di medicinali vuoti e una prescrizione medica.

La vittima venne identificata come una giovane che aveva precedementemente tentato il suicidio.

Le ultime notizie della donna vista in vita risalivano a 14 giorni prima del rinvenimento e la prescrizione medica di 100 pastiglie di Phenorbital era datata 2 giorni prima: la scatola nella borsetta conteneva questi medicinali.

Durante l’autopsia vennero prelevate le larve di insetti per stabilire il P.M.I. ma in mancanza di tessuti per analisi tossicologiche vennero utilizzati gli stessi campioni, che furono positivi al Phenorbital (BEYER - ENOS - STAJC). 

Dati biomolecolari

Gli insetti che si nutrono del substrato cadaverico sono un’importante fonte di dati biomolecolari:

  • gli insetti possono essere identificati a livello di specie a seguito del sequenziamento del DNA (soprattutto mitocondriale);
  • l’analisi del contenuto intestinale delle larve di mosca e di insetti che si nutrono di sangue (ematofagi), di alcuni coleotteri, di alcuni residui fecali di insetti, permette di ottenere dati riguardanti il DNA umano e quindi il profilo genotipico del substrato di cui si sono nutriti.

L’analisi della specie per via biomolecolare è molto importante nel caso in cui i campioni di cui si dispone siano rovinati o molto immaturi e/o risulti impossibile organizzare un allevamento.

La “tipizzazione” del DNA umano contenuto negli insetti risulta particolarmente utile quando il soggetto rinvenuto cadavere si trova in avanzato stadio di decomposizione o, in casi particolari, quando è presente fauna necrofaga ma non una salma e quando non si ha la certezza che gli insetti appartengano alla biocenosi cadaverica. Sperimentalmente è inoltre stata documentata la possibilità di rilevare e caratterizzare il materiale spermatico rinvenuto all’interno del tratto intestinale di larve di ditteri. Ciò è reso possibile dal fatto che le metodologie e le strumentazioni attuali, ormai validate a livello mondiale, possiedono una sensibilità di rilevazione dell’ordine di poche decine di picogrammi, limite raggiunto soprattutto grazie alla messa a punto di protocolli di estrazione specifici. La scoperta di nuovi “marcatori” genetici (una sorta di “contrassegni” molecolari), infine, sta contribuendo ad allargare l’arsenale di strumenti a disposizione dei genetisti forensi, ad accrescere la percentuale di successo nell’analisi di campioni altamente degradati (es. MiniSTR, SNiPs) ed a riconoscere i contributi maschili da quelli femminili in una miscela genotipica (es.: marcatori dei cromosomi X e Y). I marcatori  sono gli stessi utilizzati nella routine dai laboratori delle Forze dell’Ordine consentendo, sotto alcune condizioni biostatistiche, un R.M.P. (Random Match Probability) del profilo genotipico dell’ordine di 1 su 10 (in altre parole 1 su 10.000.000.000.000.000 di individui). I dati ottenuti sono quindi direttamente confrontabili con quelli presenti negli archivi dei laboratori delle Forze di Polizia.

Per lo stress degradativo a cui è sottoposto il DNA nucleare contenuto in tali reperti, particolare attenzione dovrà essere riposta nelle metodiche di conservazione dei campioni e di estrazione del DNA (MAGNI e altri, cit.).

 

Case Report

In Sicilia il cadavere di una prostituta fu trovato tra i cespugli presenti nell’area adiacente ad una spiaggia. L’autopsia rilevò evidenti segni di strangolamento ma nessuna traccia utilizzabile ai fini dell’identificazione dell’autore del reato. Qualche tempo dopo, le indagini degli investigatori concentrarono i sospetti su un distinto uomo d’affari residente in una provincia dell’entroterra, lontana decine di chilometri dalla spiaggia. Il sopralluogo nell’abitazione del sospettato sembrava essere destinato ad un fallimento investigativo dal momento che la casa appariva caratterizzata da un perfetto ordine e da una maniacale pulizia. Agli esperti della scena criminis non sfuggì però, su una delle pareti, una zanzara schiacciata ed interessata da una piccolissima macchia rossastra. Alcuni frammenti fogliari presenti sui vestiti ed un vecchio paio di scarpe furono sequestrati per le successive analisi. L’analisi sul DNA, espletata secondo metodologie tali da ridurre i fenomeni di inibizione e da incrementare la soglia di sensibilità, stabilì che il sangue assorbito dalla zanzara apparteneva alla vittima (DI LUISE e altri, Genotyping of human nuclera DNA).

Gli insetti sulla scena del crimine

La scena del crimine si pone all’interno delle indagini come un evento unico ed estremamente complesso ma soprattutto irripetibile. La sua accurata analisi, in sede di sopralluogo giudiziario, è quindi l’operazione più importante e delicata durante il corso di un’investigazione.

Gli insetti oggetto delle indagini dell’entomologo forense possono fornire stime oggettive del tempo intercorso dalla morte ed offrire valide informazioni relative alle circostanze del decesso solo se vengono correttamente raccolti e conservati sia durante il sopralluogo sulla scena del crimine che nell’ambito l’attività necroscopica.

In seguito a numerosi lavori sperimentali e al confronto tra le esperienze pratiche di professionisti di tutto il mondo è stato possibile definire alcuni standard (AMENDT e altri, Best practice in forensic entomology), attualmente accettati dalla comunità scientifica, che permettono all’entomologia di elargire un contributo sempre più ampio e preciso alle indagini. Queste direttive riguardano sia il campionamento e la conservazione degli insetti che la registrazione dei parametri climatico-ambientali indispensabili per una corretta valutazione entomologica.

 

Dottrina e protocolli

Il sopralluogo

Il sopralluogo rappresenta il momento più importante e delicato per il corretto approccio investigativo perchè è dal lavoro di selezione e raccolta delle evidence durante la fase ispettiva che dipende il buon esito dei successivi accertamenti tecnici di laboratorio e quindi il successo delle indagini.  Nonostante l’evoluzione delle tecniche investigative, l’elevata specializzazione del personale operante, il potenziamento delle strumentazioni e l’implementazione di protocolli operativi standardizzati, gli elementi utili forniti dagli insetti vengono molto spesso trascurati proprio dagli inquirenti (MAGNI e altri, cit.; BYRD - CASTNER; AMENDT e altri, cit.).

Durante le attività di sopralluogo è ovviamente indispensabile che l’operatore che si occupa dei rilievi entomologici non intralci le attività degli altri specialisti ma, al contrario, entri in sinergia con essi.

Le attività dell’entomologo forense, in queste fasi, dovranno rispettare ed integrarsi nell’ordine della gerarchia operativa del sopralluogo dettato dalla "invasività" dell’attività poste in essere: si darà quindi priorità alle operazioni meno invasive (rilievi videofotografici, planimetrici, topografici e descrittivi), seguite dai trattamenti a media invasività (rilievo e repertamento di tracce biologiche, dattiloscopiche, entomologiche, etc.) e lasciando per ultime tutte le operazioni che modificano significativamente lo stato dei luoghi e delle cose (asportazione/sequestro di oggetti, perquisizione dei locali).

Per ciò che concerne la ricerca degli esemplari l’entomologo forense dovrebbe applicare la combinazione di uno dei pattern a base geometrica (tipo a “griglia” o a “spirale”) con un ricerca di tipo “point to point”: l’ispezione sistematica dello spazio andrebbe realizzata sul cadavere e nell’area immediatamente circostante, mentre la “ricerca mirata” risulterebbe la più utile per risalire alle vie d’accesso ed alle zone di allontanamento e impupazione degli insetti.

Nel caso in cui non sia possibile osservare la biocenosi cadaverica in sede di sopralluogo, in sede autoptica sarà possibile rinvenire gli insetti sul corpo, sui vestiti e nel sacco mortuario. Risulta comunque importante poter tornare sul luogo di rinvenimento del cadavere per ulteriori accertamenti sulla fauna presente.

Sia in sede di sopralluogo che in sala autoptica prima di procedere nella raccolta e conservazione dei campioni è indispensabile fotografare la scena di morte e le zone di colonizzazione degli insetti (con scala metrica di riferimento) e prendere nota dei dati climatico-ambientali.

 

La ricerca e la raccolta degli insetti

A seconda delle caratteristiche della scena del crimine che si va ad analizzare gli insetti potranno essere:

  1. in numero esiguo e limitate esclusivamente alle zone limitrofe al cadavere, situazione tipica che si viene a creare quando il corpo si trova in un luogo di difficile accesso per gli insetti (bauli, bagagliai, buste di plastica, etc.), o in situazioni di basse temperature o in presenza di un cadavere in stadio fresco;
  2. presenti in grande quantità, distribuiti sia sul corpo che nell’ambiente circostante o concentrati in masse in alcuni distretti anatomici (massa larvale).

 

In situazioni tipiche i coleotteri e altri artropodi, sia in stadio di larva che adulti, si trovano sul corpo e nell’ambiente circostante, si muovono velocemente e si nascondono sotto tappeti, mobili, detriti, etc.

I ditteri invece, in base allo stadio vitale, potranno essere rinvenuti come:

  • ovature: disperse o in piccoli cumuli, presenti soprattutto a livello degli orifizi del corpo (occhi, narici, bocca, orecchie, zona genitale), ferite, capelli e pieghe dei vestiti impregnate di liquame putrefattivo.
  • larve: sul corpo, negli orifizi, nelle cavità interne del corpo (trachea, esofago, scatola cranica) e in zone riparate (inguine, ascelle). In base allo stadio di vita e alla specie, la loro dimensione può variare da pochi mm a più di 2 cm. Spesso si presentano in gruppi e a volte formano grosse masse compatte. Possono trovarsi anche lontano dal corpo, lo spostamento dalla fonte di cibo indica che stanno per entrare nello stadio di pupa.
  • pupe e pupari: si trovano lontano dal corpo, in zone riparate. Si possono osservare anche tra le pieghe dei vestiti e sotto il corpo. In ambiente aperto possono essere infossate nel terreno, in ambiente chiuso sotto mobili, tappezzeria, tappeti, etc..
  • adulti: se appena emersi dalla pupa si trovano vicino al pupario e presentano ali non ancora distese, invece adulti completamente formati (“mosche”) si possono trovare sul corpo e nell’ambiente circostante (vivi o morti).

 

La raccolta degli insetti sia in sede di sopralluogo che in sala autoptica può essere eseguita con pinzette o cucchiai, questi ultimi consigliati per evitare di rovinare i delicati campioni. In sede autoptica l’operazione sarà facilitata perché le basse temperature delle celle frigorifere dove il corpo è stato mantenuto determinano un rallentamento della motilità degli insetti.

È fondamentale “non scegliere” i campioni da prelevare ma raccogliere un numero rappresentativo di insetti (almeno “una cucchiaiata”) da diversi distretti anatomici e nei pressi del cadavere.

Tutti i campioni prelevati devono essere posti in barattoli, contenitori o provette puliti (o sterili nel caso di analisi del DNA), ed è fondamentale che gli insetti provenienti da diversi distretti corporei o dall’ambiente siano conservati separatamente.

I contenitori devono riportare i dati del campionamento su un’etichetta posta all’esterno e, per sicurezza, su un label all’interno del barattolo, in entrambi i casi scritti a matita (l’inchiostro può scomparire a causa della presenza di alcool):

  • Nome o codice di identificazione del soggetto/caso;
  • Data;
  • Luogo di repertazione;
  • Distretto corporeo campionato;
  • Eventuali note (ad esempio il tipo di conservazione).

 

Tutti i campioni prelevati possono essere conservati subito (vedi paragrafo successivo) oppure posti in contenitori/barattoli con coperchio forato (con fori piccoli che permettano il passaggio dell’aria ma non degli insetti o chiuso con calza collant mantenuta da un elastico), a contatto con una fonte fredda (frigorifero o ghiaccio secco) e consegnati al più presto a un entomologo. In questo modo verrà momentaneamente rallentato il processo di crescita degli insetti ai fini delle analisi entomologiche (e verrà minimizzato il problema di una predazione interspecifica tra i campioni raccolti nello stesso barattolo).

Tutti i passaggi termici dei campioni dovranno essere registrati e forniti all’entomologo.

Da un punto di vista normativo-procedurale la mera ricerca e raccolta degli insetti sulle superfici accessibili possono essere considerati come “rilievi tecnici e repertazione”, mentre le successive analisi degli esemplari e l’elaborazione critica dei dati costituiscono un accertamento tecnico. Con riguardo a ciò è bene sottolineare che il complesso degli esami di laboratorio esplica, in linea di massima, attività modificative e/o distruttive sul reperto entomologico e deve quindi essere attentamente valutato con riferimento al loro carattere di “non ripetibilità” (ex art. 360 c.p.p.)

 

La conservazione degli insetti

Come accennato in precedenza, i metodi per la conservazione degli insetti variano in modo significativo in base alle finalità delle analisi successive.

Gli insetti possono essere:

  • mantenuti in vita in attesa della nomina di un entomologo: in sede di sopralluogo spesso non è possibile procedere nel fissaggio degli insetti, quindi si consiglia di mantenere in vita i campioni in contenitori con coperchio forato (o calza collant o retina sottile) posti a contatto con una fonte fredda (2/6°C, borsa termica, frigorifero, ghiaccio secco). Ovviamente il quantitativo di insetti nei contenitori non dovrà essere eccessivo (si consiglia che gli insetti su superino il quantitativo sufficiente a coprire la base dei barattoli utilizzati). Il mantenimento in vita è fondamentale per organizzare successivamente allevamenti controllati, quindi, nell’eventualità di poter procedere immediatamente nel fissaggio degli insetti, risulta comunque importante mantenere in vita un campione di essi.
  • conservati per la successiva analisi morfologica: le larve devono essere poste in acqua molto calda (>80°C) per circa 30 secondi, poi conservate in alcool etilico 70-95%. Tutti gli altri insetti e stadi di vita possono essere conservati direttamente in alcool etilico 70% o posti in congelatore.
  • conservati per successive analisi tossicologiche: i campioni devono essere posti in congelatore.
  • conservati per successive analisi biomolecolari: possono essere conservati direttamente in alcool etilico 100% o posti in congelatore

 

Dati climatico-ambientali 

L’analisi entomologica è basata sulla correlazione tra i dati entomologici e i dati climatico-ambientali, è quindi fondamentale prendere nota di:

  • situazione ambientale: descrizione dettagliata del luogo di rinvenimento, fotografie da diverse angolazioni, prima e dopo lo spostamento del corpo. In questo contesto è indispensabile segnalare variazioni rispetto al momento della scoperta del cadavere (apertura di finestre, porte, luci, utilizzo di condizionatori, etc.).
  • Temperature ambientali, micro-ambientali e variazioni delle stesse: la temperatura del corpo, la temperatura sul luogo del rinvenimento, presenza di finestre/porte aperte o chiuse, fonti di riscaldamento accese o spente, copertura del corpo (vestiti o coperte che possono far deviare dalla temperatura esterna, interfaccia con il terreno), presenza di massa larvale (anche più di una e dove, il termometro va infilato in profondità nella massa).
  • Particolarità: fonti luminose accese o spente; presenza di animali domestici; condizioni igieniche; presenza di alimenti vicino al corpo; descrizione delle coperture presenti sul corpo (vestiti, coperte, oggetti); ambiente esterno* (è fondamentale prendere anche campioni di terreno che saranno mantenuti in frigorifero, prima di essere analizzati); ambiente acquatico* (è necessario repertare campioni di acqua e fondo della zona di ritrovamento); cadavere sepolto* (è necessario repertare campioni di terreno, che saranno mantenuti in frigorifero, intorno al corpo, scavando intorno e sotto il corpo).

 

* in questi casi particolari è utile contattare direttamente l’entomologo per ulteriori accorgimenti specifici al caso in questione.

 

In pratica… 

Al momento del sopralluogo e/o dell’autopsia il campionamento entomologico, per dare buoni risultati, deve seguire queste fasi procedurali:

  1. fotografie e descrizione dell’ambiente e del corpo;
  2. campionamento sul corpo e intorno ad esso secondo i criteri descritti;
  3. campionamento di un numero significativo di insetti, senza attuare una scelta sulla taglia, sulla forma e sulla posizione sul corpo o interno ad esso;
  4. corretta conservazione in frigorifero dei campioni di insetti nel caso in cui sia impossibilitata la conservazione o se tra campionamento e il fissaggio dovessero passare ore;
  5. corretta conservazione/mantenimento in vita dei campioni secondo i criteri descritti;
  6. invio del materiale da analizzare, delle schede compilate e delle fotografie del luogo di rinvenimento e repertazione per l’analisi entomologica.

Criticità dell'indagine

Come brevemente accennato in precedenza, l’entomologia forense offre enormi potenzialità alle indagini. L’acquisizione di una sempre maggiore conoscenza delle specie di insetti presenti nei diversi ambienti ed il censimento delle svariate situazioni in cui questi animali possono diventare protagonisti sulla scena di un crimine sono però il passo fondamentale da compiere verso la possibilità di rendere l’entomologia forense un mezzo sempre più efficace per contribuire alla soluzione di casi criminosi.

L’applicazione delle conoscenze in campo entomologico sulla scena del crimine riscontra ogni anno sempre più consensi in Europa e nel Mondo ma attualmente in Italia i centri di studio e di ricerca che rivolgono la propria attività in questa direzione sono in numero estremamente limitato. È fondamentale che coloro che si occupano delle indagini siano a conoscenza del potenziale fornito dall’entomologia forense perché le maggiori problematiche nella gestione della scena criminis sorgono soprattutto a causa dell’imperfetta comunicazione fra le parti interessate, della mancanza di coordinamento e sinergia tra gli operatori che, nel complesso, possono generare una frammentaria rilevazione degli elementi utili alle indagini.

La ricerca delle fonti di prova, le analisi di laboratorio e l’interpretazione dei dati dipendono fortemente dal sopralluogo giudiziario e competenza da parte dello specialista. Ciò impone che il rigore e la metodicità non lascino spazio all’improvvisazione, senza comunque dimenticare che il contesto investigativo di una scena del crimine può essere estremamente dinamico e mutevole.

In generale il binomio vincente per le indagini su una scena del crimine è costituito dalla qualificazione del personale e dal continuo aggiornamento delle metodologie e delle strumentazioni. Ciò è vero anche rispetto all’applicazione delle Scienze Forensi cosiddette “secondarie”. Un importante sforzo deve quindi essere compiuto per ampliare il livello di uniformazione delle procedure e per incrementare il grado di “interoperabilità” tra le tradizionali e le “nuove” figure professionali, quali lo specialista in entomologia forense.

Solo l’armonica gestione del sopralluogo e l’accurata stima delle concrete necessità investigative si tradurranno in un insieme di strumenti atti a contribuire in modo decisivo alle risoluzione del caso, dando risposta ai fondamentali interrogativi della sfera investigativa. 

Guida all'approfondimento

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Affliation

Paola A. Magni, Entomologo forense - Ph.D. Lecturer in Forensic Science, Murdoch University

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