Giurisprudenza commentata

Non è consentita al GIP la valutazione della rilevanza penale del fatto in sede di ammissione della persona offesa al patrocinio a spese dello Stato

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni | Guida all'approfondimento |

Massima

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 74, decreto del Presidente della Repubblica n. 115/2002, in relazione all'art. 3 della Costituzione, laddove non preveda la possibilità per il giudice chiamato a decidere sulla ammissione al beneficio del cittadino non abbiente, persona offesa da reato, di valutare l'eventuale evidente assenza di fatti di rilevanza penale con conseguente esclusione dall'ammissione al patrocinio a spese dello Stato. 

Il caso

A seguito della ricezione di denunzia - querela il PM procedeva alla iscrizione di notizia di reato e, poco tempo dopo, formulava richiesta di archiviazione non ravvisando ipotesi di reato sulla scorta di quanto denunciato dal querelante. Successivamente, la persona offesa avanzava istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Il GIP, pur riscontrando la sussistenza dei requisiti reddituali per l'ammissione al beneficio, riteneva che i fatti esposti dal querelante fossero assolutamente privi di rilevanza penale; si poneva pertanto il dubbio sulla legittimità costituzionale della norma che disciplina l'istituto laddove non consenta di escludere dal godimento del beneficio del patrocinio a spese dello Stato l'istante che, ictu oculi, non rivesta la posizione di persona offesa. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Macerata disponeva di conseguenza la trasmissione degli atti alla Consulta devolvendo questione di legittimità costituzionale dell'art. 74 d.P.R. n. 115/2002 in relazione all'art. 3 Cost. Ad avviso del rimettente, la mancata previsione della possibilità per il giudice di valutare la “eventuale evidente assenza di fatti penalmente rilevanti” contrasterebbe con “fondamentali criteri di logica e di razionalità” poiché configurerebbe “un diritto assoluto dei soggetti iscritti come persone offese, alle condizioni [di legge], di godere del beneficio del patrocinio a spese dello Stato”. Di tal guisa si lascerebbe aperta la possibilità “di coltivare <a costo zero> conflittualità private”.

 

La questione

La questione verte sull'oggetto del sindacato del giudice in sede di pronunciamento sull'ammissione della persona offesa al patrocinio a spese dello Stato.

Può il giudice rigettare l'istanza del soggetto, munito dei requisiti reddituali, ove ritenga la lampante assenza di fatti penalmente rilevanti?

Può il giudice superare la formale iscrizione della notitia criminis o deve limitarsi piuttosto a prendere atto della qualità rivestita dall'istante?

 

Le soluzioni giuridiche

La risposta della Consulta al quesito di legittimità costituzionale è netta: il dubbio sollevato è manifestamente infondato. L'iter argomentativo della Corte Costituzionale muove dalla natura della disposizione impugnata. L'istituto del patrocinio a spese dello Stato è trattato alla stregua di una disciplina di matrice processuale. A tal fine si raffrontino le ordinanze che hanno dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del dimezzamento dei compensi in materia civile prevista dell'art. 130 del d.P.R. n. 115/2002 Corte Cost., ord. n. 122/2016 e ord. n. 270/2012, e pertanto il solo limite alla discrezionalità del legislatore è quello della manifesta irragionevolezza o arbitrarietà del dettato normativo. Nel caso di specie, la Consulta ritiene che non sia stato valicato il margine di discrezionalità riservato al legislatore e, anzi, che la norma sia tutt'altro che illogica, diversamente da come sostenuto dal giudice a quo.

In prima battuta, la Corte Costituzionale rammenta che non vi è un indefettibile automatismo tra la presentazione di una denuncia o di una querela e l'iscrizione di una correlata notizia di reato nel registro. L'ordinamento attribuisce al pubblico ministero, titolare dell'esercizio dell'azione penale, il potere di identificare le notitiae criminis e, per l'effetto, in presenza della iscrizione nel registro delle notizie di reato deve ritenersi che il PM abbia già vagliato in senso positivo la configurabilità di un'astratta fattispecie criminosa. Condizione per l'assunzione della qualità di persona offesa è l'avvenuta iscrizione della notizia di reato nel registro di cui all'art. 335 c.p.p. (cfr. Cass. pen., Sez. IV, 12 ottobre 2018, n. 46467; Cass. pen., Sez. IV, 22 settembre 2017, n. 43865).

Lo Corte chiarisce, inoltre, come lo spirito della norma sia pienamente coerente con i diritti e le facoltà previsti in favore della persona offesa dal sistema codicistico. Oltre alla possibilità di presentare memorie in ogni stato e grado del procedimento, ai sensi dell'art. 90 c.p.p., il riferimento mirato è al diritto a proporre opposizione all'archiviazione (art. 410 c.p.p.). La rimozione di ostacoli di ordine economico alla difesa tecnica è quindi congegnata a garanzia dell'esercizio delle prerogative difensive attribuite alla persona offesa. Diversamente, la persona offesa non abbiente sarebbe privata della possibilità di farsi assistere da un difensore a detrimento dell'effettività del diritto riconosciutole e ciò in contrasto con il terzo comma dell'art. 24 Cost. e con l'art. 3 Cost. La Corte costituzionale mette in risalto, poi, come l'opposizione della persona offesa, compulsando il controllo del GIP nel procedimento di archiviazione, sia anch'essa funzionale alla salvaguardia del principio di obbligatorietà dell'azione penale (art. 112 Cost.). Si conclude perciò per la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 74 del d.P.R. n. 115/2002.  

 

Osservazioni

L'ordinanza della Consulta è pienamente condivisibile e tutte le considerazioni sviluppate dai giudici costituzionali confermano come l'attuale disciplina dell'ammissione della persona offesa al beneficio del patrocinio a spese dello Stato sia esente da arbitrarietà e, all'opposto, preordinata a valorizzare l'effettività del diritto di difesa della stessa.

Ad avviso del rimettente, la norma devoluta sarebbe affetta da irragionevolezza intrinseca, poiché comporterebbe un onere economico a carico dello Stato del tutto ingiustificato, in quanto sostenuto in favore di chi non potrebbe essere considerato effettivamente persona offesa, per l'irrilevanza penale dei fatti oggetto del procedimento, eppur divenendola in virtù della presentazione di querela. A mente dell'art. 109 disp. att. c.p.p., la Corte Costituzionale puntualizza come sia fallace il presunto automatismo tra l'aver sporto denuncia o querela e l'aver acquisito la posizione di persona offesa giacché è il pubblico ministero a selezionare le notitiae criminis da annotare negli appositi registri. Il Giudice per le indagini preliminari non si troverebbe, quindi, innanzi alla paventata ammissione necessitata di tutti i querelanti o denuncianti in possesso dei requisiti reddituali per l'accesso al beneficio. E, infatti, coloro i quali avessero sporto denunce o querele seguite dall'iscrizione nel registro degli atti non costituenti notizia di reato, sarebbero esclusi dall'ammissione al patrocinio a spese dello Stato. La motivazione della Corte Costituzionale è incentrata poi sui diritti e sulle facoltà della persona offesa durante la fase delle indagini preliminari. In particolare, dal passaggio in rassegna dell'istituto dell'opposizione all'archiviazione, si apprezza come sia tutt'affatto illogico riconoscere alla persona offesa il diritto al patrocinio, precludendo al GIP la valutazione in ordine alla evidente assenza di fatti penalmente rilevanti. Difatti, se il GIP avesse il potere di escludere dall'ammissione al “gratuito patrocinio” l'istante persona offesa, ritenendo che non sia da considerare tale, si frapporrebbe in danno delle persone non abbienti un ostacolo di ordine economico all'esercizio di un proprio diritto. In linea generale, l'opposizione all'archiviazione costituisce lo strumento attraverso cui la persona offesa esplica un'attività di supporto e di controllo dell'operato del pubblico ministero (cfr. Corte Cost., n. 23/2015 e Corte Cost.,n. 353/1991). Nel caso di specie, ossia di istanza di ammissione al “gratuito patrocinio” successiva alla richiesta di archiviazione, l'opposizione rappresenta quel precipuo rimedio che consentirebbe alla persona offesa, prima facie non ritenuta tale, di contraddire sul punto. Ammettendo il filtro valutativo propugnato dal giudice a quo, la persona non abbiente sarebbe privata, invece, della possibilità di avvalersi dell'assistenza tecnica di un difensore (art. 101 c.p.p.) per l'esercizio del diritto di chiedere la prosecuzione delle indagini, indicando proprio quell'oggetto di investigazione suppletiva e quegli elementi di prova da cui ritenga si possa acclarare l'avvenuta lesione del bene giuridico tutelato del quale si reputi portatore.

Giova ricordare, infine, che la facoltà di avvalersi del patrocinio a spese dello Stato rientra tra quelle informazioni che vanno fornite alla persona offesa, in lingua a lei comprensibile, sin dal primo contatto con l'autorità procedente, secondo quanto previsto dalla norma di recente introduzione all'art. 90 bis c.p.p., in attuazione della direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato.

 

 

Guida all'approfondimento

MARINO, Sporge querela ma i fatti denunciati sono penalmente irrilevanti: ha diritto al gratuito patrocinio?, in Diritto & Giustizia, fasc.13, 2020.

DIPAOLA, Il patrocinio dei non abbienti, in Spangher, Trattato di procedura penale, 1, I, p. 819

SECHI, Il patrocinio dei non abbienti nei procedimenti penali, Giuffrè, 2006

 

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