Giurisprudenza commentata

Guida in stato di ebbrezza, anche lo sforamento decimale determina la condanna

18 Marzo 2016 |

Cass. pen., Sez. IV

Circolazione stradale

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni | Guida all'approfondimento |

Massima

In tema di guida in stato di ebbrezza ai fini del superamento della soglia di punibilità rileva anche lo sforamento decimale.

Il caso

Nei confronti di Tizio il pubblico ministero presso il tribunale di Asti presentava richiesta emissione di decreto penale di condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza di cui all'art. 186, comma 2 lett. b) cod. strada, essendo stato l'indagato trovato alla guida con tasso alcolemico pari a 0,85 g/l, alle ore 00:36 e di 0,82 g/l, alle ore 00:45, con l'aggravante di cui al comma 2-sexies del già citato articolo per aver commesso il fatto tra le ore 22:00 e le ore 7:00.

Il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Asti non accoglieva la richiesta ed assolveva Tizio per essere il fatto non previsto dalla legge come reato, visto il combinato disposto degli artt. 129 e 459 c.p.p.

Avverso la decisione presentava ricorso per Cassazione il sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Asti lamentando violazione della legge penale.

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso evidenziando che il giudice per le indagini preliminari può emettere sentenza di proscioglimento solo ed unicamente quando ricorre una delle ipotesi tassativamente indicate dall'art. 129 c.p.p. e non anche in ipotesi di mancanza, contraddittorietà o insufficienza della prova ricavabile dal fascicolo del pubblico ministero ai sensi dell'art. 530, comma 2, c.p.p., giacché in quella fase la prova non è stata ancora assunta.

Richiamando un principio giurisprudenziale già espresso in passato, la Corte ha rilevato come nel caso di specie non ricorreva quella mancanza assoluta della prova non integrabile nelle fasi successive […] che sola può legittimare un proscioglimento adottato ex art. 129 cod. proc. pen. dal gip investito della richiesta ex art. 459 cod. proc. pen.

Ancora, la Corte ha preso posizione sull'argomentazione del giudice per le indagini preliminari secondo cui, essendo stato nel caso di specie di poco superata la soglia di 0,80 g/l, non poteva essere affermata con certezza la corrispondenza tra la contestazione che era stata cristallizzata nel capo di imputazione e l'effettivo stato di alterazione dell'imputato al momento del controllo.

Il giudice aveva argomentato sul punto evidenziando:

  1. che il minimo superamento del tasso soglia di per sé potrebbe essere frutto della connaturale imprecisione degli strumenti impiegati dalle forze dell'ordine per l'accertamento tecnico del tasso alcolemico, imprecisione ineliminabile per accertamenti di così minima entità;
  2. che, alla luce della sopra menzionata imprecisione delle apparecchiature, l'allegato al d.m. 196/1990 introduce una soglia di rilevanza pari al 4% in valore relativo per una concentrazione tra 0,4 mg/l e 1 mg/l inclusi;
  3. che alla luce dell'indicato margine di errore della misurazione, nel caso di specie si sarebbe dovuti pervenire ad un risultato inferiore al tasso di 0,8 g/l, con conseguente configurabilità della fattispecie di illecito amministrativo. 

La questione

La questione in esame è la seguente: se in tema di guida in stato di ebbrezza abbiano o meno rilevanza i valori centesimali dei grammi per litro ai fini dell'individuazione della fascia di riferimento. 

Le soluzioni giuridiche

Come noto, l'art. 186 cod. strada disciplina la guida sotto l'influenza dell'alcool prevedendo al secondo comma tre diverse fasce di rilevanza della condotta: ove sia accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 g/l, il trasgressore è sottoposto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 531 a euro 2.125, oltre alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi; ove sia accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 g/l, il fatto assume rilevanza penale ed è punito con la sanzione dell'ammenda da euro 800 a euro 3.200 e l'arresto fino a sei mesi, unitamente alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno; infine, ove sia accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, il fatto è punito con la sanzione dell'ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l'arresto da sei mesi ad un anno unitamente alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. In tale ultimo caso è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato.

Il legislatore ha dunque individuato più soglie di tasso alcolemico attribuendo diversa rilevanza alla condotta a seconda della fascia in cui la stessa si inserisce; poiché la norma fa riferimento a valori decimali (0,5 g/l, 0,8 g/l e 1,5 g/l), si è posto il problema della rilevanza o meno dei valori centesimali dei grammi per litro ai fini dell'individuazione della fascia di riferimento e, in definitiva, della fattispecie integrata nel caso concreto.

In più occasioni, la dottrina e la giurisprudenza di merito si sono chiesti se per superare la soglia di rilevanza penale di 0,8 g/l sia sufficiente il rilievo di un tasso alcolemico di 0,81 g/l oppure sia necessario il rilievo di un valore almeno pari a 0,9 g/l.

Parte della giurisprudenza di merito (App. Trieste, sent., 21 aprile 2008, n. 507; Trib. Alessandria, sent., 19 luglio 2010; App. Ancona, sent., 4 febbraio 2013, n. 435) ha sostenuto la seconda tesi e negato la rilevanza dei centesimi di g/l evidenziando che nel porre il discrimine tra le ipotesi di illecito amministrativo e quelle di illecito penale il legislatore ha deciso di non utilizzare il secondo decimale; detto elemento è stato da questa giurisprudenza letto alla stregua di una precisa volontà di impiegare esclusivamente un'unità decimale di primo ordine.

Secondo la tesi in esame, dovendo far scorrere la successione numerica da decimo a decimo, il primo numero rilevante della sequenza successiva a 0,8 g/l sarebbe 0,9 g/l, con la conseguenza che, stante il divieto di interpretazioni in malam partem, il tasso alcolemico di 0,89 g/l non potrebbe integrare la fattispecie di rilevanza penale di cui alla lettera b) dell'art. 186 cod. strada, fattispecie integrata unicamente da rilevazioni superiori a 0,9 g/l.

Di diverso avviso la suprema Corte, che in più occasioni si è espressa nel senso di dover riconoscere rilevanza anche ai valori centesimali, evidenziando che un diverso intendimento comporterebbe di fatto l'innalzamento dei valori soglia rispettivamente di un decimo di grammo/litro per ciascuna delle fattispecie di cui alle lett. a), b) e c) dell'art. 186 elevando il valore di rilevanza penale della fattispecie di cui alla lettera b) del secondo comma dell'art. 186 cod. strada a 0,9 g/l e quello di rilevanza della fattispecie di cui alla lettera c) a 1,6 g/l (in tal senso v. Cass. pen., Sez. IV, 4 marzo 2010-6 aprile 2010, n. 12904; Cass. pen., Sez. IV, 7 luglio 2010-18 agosto 2010, n. 32055; Cass. pen., Sez. IV, 14 ottobre 2010-27 ottobre 2010, n. 38130; Cass. pen., Sez. IV, 7 marzo 2013-18 settembre 2013, n. 38409; Cass. pen., Sez. IV, 16 ottobre 2013-4 febbraio 2014, n. 5611).

Secondo i giudici di legittimità tale ultima conclusione contrasterebbe con la volontà del legislatore, che con la legge 160 del 2007 ha novellato la disciplina della guida in stato di ebbrezza introducendo le sopra menzionate soglie al dichiarato scopo di arginare il fenomeno della guida in stato di alterazione dovuta all'assunzione di alcolici, il tutto con l'obiettivo di imporre la giusta risposta sanzionatoria a seconda della gravità della violazione commessa.

Ancora, la suprema Corte non ha mancato di evidenziare come già nel 2007 il legislatore era senza dubbio consapevole del fatto che la tecnologia esistente permetteva di individuare il tasso alcolemico con un'approssimazione al centesimo di g/l.

L'omessa indicazione della seconda cifra decimale non starebbe dunque ad indicare la volontà del legislatore di approssimare ai soli decimi di g/l gli accertamenti forniti dalla strumentazione disponibile, non essendo desumibile detta intenzione né dai lavori preparatori della legge 160/2007, né dalle conoscenze tecniche dell'epoca.

In definitiva, secondo ormai costante orientamento della suprema Corte, non vi è alcun dato razionale che possa indurre a ritenere che il legislatore, attraverso la mancata indicazione della seconda cifra decimale, abbia voluto approssimare ai soli decimi di grammo/litro le indicazioni che gli strumenti di misurazione esprimono in centesimi, con la conseguenza che «e misurazioni da 0,81 in poi, essendo superiori alla misura limite di 0,8, si collocano nell'ambito dell'illecito di cui all'art. 186, comma 2, lett. b) C.d.S. (così Cass. pen., Sez. IV, 14 ottobre 2010-27 ottobre 2010, n. 38130) ed analogamente deve dirsi in ordine alle misurazioni da 1,51 g/l in poi.

Osservazioni

Le conseguenze del secondo dei sopra menzionati orientamenti possono essere significative, basti pensare che a fronte di una rilevazione di un tasso alcolemico pari a 1,51 g/l, superato di un solo centesimo il livello fissato dalla lettera c) del secondo comma dell'art. 186 cod. strada, scatta il sequestro preventivo dell'auto in vista della confisca, a meno che il veicolo appartenga a persona estranea al reato (in tal senso v. Cass. pen., Sez. IV, 4 marzo 2010-6 aprile 2010, n.12904).

Tale ultima conseguenza può sembrare eccessiva ma è opportuno evidenziare che diversamente opinando si consentirebbe al reo di evitare la confisca del mezzo con un tasso alcolemico da 1,51 fino a 1,59 g/l, tasso invero piuttosto elevato e che determina un rischio notevole per gli utenti della strada, rischio che il legislatore pare aver voluto scongiurare con la previsione delle soglie di cui si è detto.

Giova infine evidenziare che l'attenzione verso i decimali in parola è aumentata a seguito dell'entrata in vigore della previsione di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto a norma dell'art. 131-bis c.p., introdotto dalla legge 28 aprile 2014, n. 67.

L'applicazione di detta esimente ai reati con soglia di punibilità (come nel caso della guida in stato di ebbrezza, nonché dei reati tributari, societari, ambientali, di cui all'art. 316-ter c.p.), è apparsa da subito problematica.

Alcuni autori hanno ritenuto impraticabile un giudizio sull'entità dell'offesa per i reati che prevedono una soglia di punibilità, avendo il legislatore provveduto a stabilire soglie quantitative di rilevanza penale del fatto. Detta soluzione tuttavia parte da un assunto errato giacché non considera che la funzione della soglia di punibilità ha la funzione di rendere il fatto tipico e non già di renderlo di per sé offensivo.

Bisogna invece considerare che poiché la soglia di punibilità costituisce il quantum minimo di offesa oltre il quale risulta integrato il reato, una volta superata detta soglia l'offesa è comunque graduabile ed è del tutto lecito valutare se i limiti legali siano superati di poco oppure di molto e se, in definitiva, il fatto possa essere considerato di particolare tenuità.

In ipotesi di accertata eccedenza di modesta entità rispetto al limite-soglia, dunque, ove il fatto nel suo insieme possa essere ritenuto di particolare tenuità in concreto, ben può aversi esclusione della rilevanza penale del fatto, anche in presenza di un superamento di un valore soglia che determina la rilevanza penale della condotta. In tal caso il giudice non può limitarsi alla constatazione del mero dato quantitativo, dovendo valutare al contempo anche le modalità della condotta, oltre alla non abitualità del comportamento.

Sebbene la giurisprudenza di legittimità si sia espressa a favore dell'applicabilità dell'art. 131-bis c.p. in tema di guida in stato di ebbrezza ritenendo astrattamente non incompatibile con il giudizio di particolare tenuità del fatto la previsione di diverse soglie di rilevanza penale all'interno della fattispecie tipica (Cass. pen., sez. IV, 24 novembre 2015-10 dicembre 2015, n. 48845), è di tutta evidenza la peculiarità della situazione presentata dai reati con soglie plurime di punibilità cui corrispondono sanzioni di gravità crescente, come accade proprio nel caso della guida in stato di ebbrezza, ove il legislatore ha graduato la risposta sanzionatoria in ragione del tasso alcolemico riscontrato nel conducente prevedendo, come più sopra enunciato, tre autonome ipotesi di illecito.

Se fosse mandato esente da pena ai sensi dell'art. 131-bis c.p. il soggetto trovato alla guida con un tasso di alcool nel sangue di poco superiore a 1,5 g/l, infatti, si avrebbe una irragionevole disparità di trattamento rispetto a chi fosse colto alla guida con un tasso di poco inferiore alla medesima soglia, che invece dovrebbe rispondere del reato di cui all'art. 186, comma 2 lett. b) cod. strada.

Ancora, poiché in ipotesi di particolare tenuità del fatto nella fattispecie di cui all'art. 186, comma 2 lett. c) cod. strada dovrebbe essere applicata la pena prevista dalla lettera b) della medesima norma, l'esenzione da pena a norma dell'art. 131-bis c.p. potrebbe aversi solo per i fatti che rientrano nella soglia di cui alla lettera b), che traccia il confine inferiore dell'illecito penale.

È stato altresì rilevato che a chi guida con un tasso di alcool inferiore a 0,8 g/l, ma superiore a 0,5 g/l, sono applicate le sanzioni amministrative di cui alla lettera a) dell'art. 186, comma 2 lett. b) c.d.s.; poiché il principio di legalità enunciato dall'art. 1, l. 689/1981 vieta l'applicazione della sanzione amministrativa a chi realizza l'illecito penale (sebbene non punito perché valutato come lievemente offensivo), tale soggetto dovrà andare esente da qualsiasi conseguenza, anche di tipo amministrativo, con una evidente disparità di trattamento rispetto a chi abbia commesso l'illecito amministrativo.

Il paradosso è evidente (sembrando  più conveniente commettere il reato con una offesa esigua piuttosto che l'illecito amministrativo).

Al momento il problema dell'applicabilità dell'art. 131-bis al reato di guida in stato di ebbrezza è ancora aperto e si attende la pronuncia sul punto da parte delle Sezioni unite, cui, con ordinanza n. 49824 del 3 dicembre 2015, la quarta Sezioni della Corte di cassazione ha rimesso la questione.

Guida all'approfondimento

LEVITA, Guida in stato di ebbrezza e particolare tenuità del fatto, in ilPenalista.it

TRINCI, Particolare tenuità del fatto, Milano, 2016;

 

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