Focus

La qualificazione giuridica dell'art. 590-bis c.p. e il problema della procedibilità delle nuove lesioni stradali gravi o gravissime

Sommario

Abstract | La prassi | La tesi dell'autonoma fattispecie di reato e la procedibilità d'ufficio | La tesi della natura circostanziale | In conclusione | Guida all'approfondimento |

Abstract

E se ad aver ragione fosse (solo) il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano?

 

 

Come noto, con la l. 23 marzo 2016, n. 41 il riferimento alle lesioni gravi e gravissime determinate dalla violazione della disciplina della circolazione stradale è stato espunto dal comma 3 dell'art. 590 c.p., per essere inserito nel comma 1 dell'art. 590-bis c.p.

Il problema relativo alla qualificazione giuridica di tale nuova norma non risponde soltanto a un'astratta quanto oziosa esigenza dogmatico-accademica ma assume rilevanza eminentemente pratica ai fini dell'individuazione del regime di procedibilità.

Infatti, laddove il nuovo art. 590-bis c.p. dovesse essere qualificato quale autonoma fattispecie di reato sarebbe caratterizzato – stante la mancanza di specifica previsione in merito – dalla procedibilità ex officio; diversamente, laddove dovesse essere configurato quale contenitore di un catalogo di circostanze aggravanti della fattispecie base di cui all'art. 590, comma 1, c.p. il delitto, ai sensi dell'ultimo comma di tale norma, sarebbe punibile a querela di parte.

La prassi

Entrata in vigore la novella, grazie alle linee guida offerte in tal senso dalle diverse procure (cfr., tra le altre, Velletri, Macerata, Udine, Bergamo, Firenze), migliaia di procedimenti penali per lesioni stradali, già sub condicio, sono stati consegnati ex officio alla competenza del tribunale in composizione monocratica.

La tesi dell'autonoma fattispecie di reato e la procedibilità d'ufficio

In favore dell'autonomia di tale figura, oltre alla prevalente dottrina, si è pronunciata di recente anche la IV Sezione penale della Corte di cassazione, con la sentenza 15 settembre 2017 n. 42346.

Questi i fattori evidenziati.

Innanzitutto, l'intestazione della l. 41/2016 che reca introduzione […] del reato di lesioni personali stradali.

Peraltro, la ratio della legge in esame è quella «di operare un efficace contrasto al crescente numero di vittime causate da condotte di guida colpose o sotto l'effetto di alcol e di sostanze stupefacenti, al fine di emanare un assetto normativo idoneo a regolamentare specificamente – in maniera autonoma e indipendente dalle generali figure colpose di […] lesioni – i reati che conseguono alle indicate condotte».

Inoltre, sotto il profilo testuale, risulta significativo che la nuova disciplina sia stata inserita in articoli autonomi, recanti anche un differente nomen juris, «e con previsione di specifiche e distinte pene edittali».

Ancora, l'art. 590-quater qualifica espressamente come circostanze solo le ipotesi recate dai commi da 2 a 6 dell'art. 590-bis c.p.

Infine, l'art. 222 cod. strada, come modificato dalla l. 41/2016, qualifica come reato l'art. 590-bis c.p. cui consegue, in caso di condanna, la revoca della patente di guida.

In conclusione, secondo la Suprema Corte, l'art. 590-bisc.p. «delinea una figura autonoma di reato e non una circostanza aggravante ad effetto speciale del delitto di cui all'art. 590 c.p.»; pertanto, ai fini della sua procedibilità, non necessita di querela.

In altre parole, l'art. 590-bis c.p. costituirebbe una norma speciale rispetto alla generale ipotesi di lesioni colpose previste dall'art. 590 c.p., in cui il quid pluris, che costituisce il coefficiente distintivo, è dato dal riferimento alla violazione delle norme in materia di circolazione stradale. Di qui, il regime officioso di procedibilità.

La tesi della natura circostanziale

Di tutt'altro avviso, il più approfondito esame operato dal Gip di Milano che, con decreto in data 4 maggio 2017, ha disposto, a seguito di apposita richiesta presentata dal P.M., l'archiviazione della notitia criminis in ordine al reato di cui all'art. 590-bis c.p., relativo a un'ipotesi di lesioni stradali con prognosi di 60 giorni, per difetto di querela.

Il tema del discrimen tra essentialia e accidentalia delicti è stato affrontato dalla nota sentenza delle Sezioni unite penali, 10 luglio 2002, n. 26351, richiamata dal Gip, secondo la quale gli elementi costitutivi e quelli circostanziali si distinguono «solo in base alla disciplina positiva che ne stabilisce il Legislatore».

Il testo degli artt. 61, 62 e 84 c.p. è univoco al riguardo, laddove riconosce esplicitamente che il medesimo fatto materiale possa essere considerato dalla legge, sia come elemento costitutivo, che come circostanza del reato.

Per risolvere la vexata quaestio risulta, quindi, necessario accertare quale sia stata la voluntas legis.

In merito, i criteri offerti dalle Sezioni unite per verificare la qualificazione circostanziale o costitutiva di una fattispecie – specie quando, come accade nel caso di specie, la disciplina è frutto di una semplificatoria, quanto imperfetta, tecnica legislativa – sono di natura testuale, di natura strutturale o di natura teleologica.

Quelli di ordine “formale”, pongono l'accento su elementi letterali: il dato lessicale della norma, la rubrica, la collocazione topografica. Si tratta, tuttavia, di criteri non risolutivi che non costituiscono univoco indice dell'intentio legis.  

Quelli di ordine “strutturale”, attengono alla costruzione del precetto penale: la presenza di un mero rinvio alla fattispecie base, nonché le modalità di determinazione della pena – ad esempio, con le espressioni classiche degli accidentalia delicti, quali «la pena è aumentata» o «la pena è diminuita», possono costituire un valido ausilio per determinare la natura giuridica della norma.  

Il canone “teleologico” si concentra sulle finalità del precetto in relazione al bene giuridico protetto. Nello specifico: se la fattispecie penale tutela un bene diverso rispetto a quello della fattispecie di riferimento, ci si trova di fronte a un'autonoma figura di reato; se, invece, gli elementi della fattispecie non modificano né l'obiettività giuridica né la struttura essenziale del reato ma vi attribuiscono solo una diversa valenza offensiva o grado di pericolosità, sono elementi di carattere accidentale e accessorio.

 

 

Stante il carattere comunque insoddisfacente e non risolutivo degli indici sopra esaminati, il Gip di Milano ritiene che «l'indagine della natura giuridica della norma in esame dev'essere svolta con scrupolosa osservanza della singola norma nonché del più ampio contesto legislativo in cui essa s'inserisce, in modo tale da addivenire all'esegesi più corretta possibile del dato positivo, specie ove l'intervento normativo non si contraddistingua per precisione e chiarezza».

Su tali premesse, il giudice meneghino evidenzia numerosi, oltre che validi, argomenti «che militano a favore dell'inversa opzione ermeneutica» del thema decidendum.

 

a) Innanzitutto, l'individuazione di autonome cornici edittali non risulta sufficiente per affermare la natura autonoma del reato, potendo trattarsi di aggravanti a efficacia speciale.

Peraltro, si ritiene opportuno osservare che nel caso di specie, le pene detentive già previste dalla circostanza aggravante recata dal comma 3 dell'art. 590, risultano esattamente identiche (senza alcuna variazione quantitativa: «reclusione da 3 mesi a 1 anno per lesioni gravi e da 1 a 3 anni per le lesioni gravissime») a quelle oggi previste dal comma 1 dell'art. 590-bis c.p.

Nemmeno rilevante può ritenersi il tenore della rubrica della nuova norma: da un lato, perché rubrica legis lex non est; dall'altro, proprio il fatto che nella stessa sia stato omesso il riferimento all'aggettivo colpose, consente di argomentare la natura circostanziale dell'art. 590-bis rispetto alla norma base dell'art. 590.

Inoltre, sotto il profilo strutturale, il precetto recato dal comma 1 dell'art. 590-bis si limita a fare riferimento alle lesioni gravi o gravissime, con rinvio alle nozioni delineate dall'art. 583 come circostanze aggravanti, connotate dalla specificazione della colpa costituita dalla violazione delle norme sulla circolazione stradale, al pari di quanto già prevedeva la precedente formulazione del comma 3 dell'art. 590.    

In altre parole, la norma in esame si limita a introdurre una circostanza dell'ambito in cui la lesione si realizza e della regola cautelare che viene violata, «posto che l'art. 590-bis, comma 1, riproduce in sé tutti gli elementi propri della fattispecie base e vi aggiunge, soltanto in via di specificazione, gli accidentalia […] indicati».

 

b) Inoltre, è l'analisi sistematica dell'intero intervento novellistico recato dalla l. 41/2016 a deporre per la qualificazione circostanziale dell'art. 590-bis c.p.

Sotto il profilo delle misure precautelari, nel codice di rito, all'art. 381, comma 2, c.p.p. è stata inserita la nuova lett. m-quinquies) che consente l'arresto facoltativo in flagranza per le “lesioni stradali gravi e gravissime” aggravate ai sensi dei commi 2, 3, 4 e 5 dell'art. 590-bis c.p. Al contempo, nel codice della strada – dopo che inizialmente ne era stata disposta la definitiva abrogazione – è stato riformulato il comma 8 dell'art. 189 cod. strada che esclude l'ipotesi di arresto in flagranza ove il conducente si fermi e presti assistenza ai feriti, mettendosi a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, quando dall'incidente derivi il delitto di lesioni personali colpose – e non quello di lesioni personali stradali gravi e gravissime.

Orbene, laddove l'art. 590-bis c.p. dovesse essere inteso quale fattispecie autonoma, la novella recata al codice della strada risulterebbe inutiliter data.

Infatti, da un lato, non potrebbe essere applicata per il delitto di lesioni personali colpose, stante il fatto che l'art. 590 c.p. non consente il ricorso all'arresto; dall'altro, non sarebbe applicabile nemmeno per il delitto di cui all'art. 590-bis c.p., poiché le lesioni personali stradali gravi e gravissime, non risultano specificamente menzionate.

Laddove, invece, si assumesse la natura circostanziale dell'art. 590-bis c.p., le lesioni stradali rientrerebbero, quale aggravante, nel novero delle lesioni personali colpose; solo in tal modo, il comma 8 dell'art. 189 cod. strada recupererebbe la sua utilità.  

Ne deriva che, al fine di consentire che la legge abbia senso nella sua interezza, l'art. 590-bis c.p. deve essere qualificato «come un catalogo di circostanze aggravanti ad effetto speciale rispetto al precetto previsto e punito dall'art. 590».

 

c) Il codice penale – quando il Legislatore sapeva scrivere – impernia tutta l'architettura delle lesioni sulle fattispecie base previste e punite dagli artt. 582, comma 1, c.p. per le ipotesi dolose e 590, comma 1, c.p. per quelle colpose. Su queste si innestano una serie di accidentalia delicti, rispettivamente previste dagli artt. 583 e 585 c.p., nonché dai commi 2 e 3 dell'art. 590 c.p.

Prima della riforma del 2016 le lesioni colpose risultavano aggravate dalla circostanza (speciale) a efficacia speciale della violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale. Anche il testo dell'art. 590-bis c.p., nei commi successivi al primo, manifesta il medesimo impianto.

In conclusione, anche una lettura storico-sistematica della normativa «suggerisce di intendere l'art. 590-bis c.p. come un'elencazione di circostanze».

In conclusione

Sulla base di queste persuasive quanto condivisibili osservazioni, il regime di procedibilità delle lesioni personali colpose stradali di cui all'art. 590-bis c.p. va individuato ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 590 c.p., di talché le stesse risultano «perseguibili soltanto in presenza di istanza punitiva della persona offesa».     

D'altronde, la cornice empirico-criminologica di questi reati affonda le sue radici in quei conflitti interindividuali in cui ha un ruolo privilegiato il risarcimento del danno più che la pena.

Infine, ragionando a contrariis, si avrebbe che le medesime lesioni stradali, se lievissime o lievi (fino a 40 giorni) resterebbero sottoposte a querela, mentre se gravi – con uno scarto di anche un solo giorno (superiori ai 40 giorni) – arriverebbero a «determinare conseguenze rilevanti nel trattamento giuridico della vicenda».  

Guida all'approfondimento

F. PICCIONI, L'omicidio stradale. Analisi ragionata della Legge 23 marzo 2016 n. 41, Torino, 2016.

F. PICCIONI, I Reati Stradali. Il diritto penale stradale nella pratica professionale, Giuffrè, 2017.

F. PICCIONI - P. RUSSO, Il risarcimento del danno da circolazione stradale. Attualità e prospettive in sede di tutela civile, penale e amministrativa, Milano, 2017.

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