Contrasti giurisprudenziali

Mancata comparizione della persona offesa e prestazione del consenso ai fini della dichiarazione di tenuità del fatto

QUESTIONE CONTROVERSA

Nel procedimento innanzi al giudice di pace, l'applicazione dell'istituto della particolare tenuità del fatto – che comporta esclusione di procedibilità – richiede, in caso di avvenuto esercizio dell'azione penale, la mancata opposizione dell'imputato e della persona offesa, in base alla chiara formulazione letterale dell’ art. 34, comma 3,  d.lgs. 274/2000. La questione controversa inerisce all’ipotesi in cui la persona offesa non compaia in udienza.

 

Un primo orientamento esclude che la mancata comparizione della persona offesa in udienza possa essere interpretata come volontà di non opporsi; difatti, l’assenza della persona offesa, che può essere segno di disinteresse sopravvenuto, ovvero di determinazione di non coltivare più l'azione civile nel processo penale, non equivale alla volontà di non opporsi, in via preventiva ed incondizionata, alla eventualità che il giudice opti per la statuizione di proscioglimento dell'imputato per speciale tenuità del fatto a lui ascritto (Cass.pen., Sez. V, 21 settembre 2012, n. 49781), sebbene la mancata opposizione della persona offesa (e dell’imputato) possa essere verificata, oltre che per spontanea dichiarazione dell’interessato o per esplicita richiesta, anche per fatti sintomatici, non prevedendo l’art. 34 particolari modalità acquisitive, sempreché essi siano univoci e concludenti, ossia specificamente rivelatori della volontà di non opporsi ad un eventuale proscioglimento per particolare tenuità del fatto, proprio in ragione dell'apprezzamento della particolare tenuità del fatto da parte del giudicante (Cass. pen., Sez. V, 3 marzo 2004, n. 16689; Cass.pen., Sez. V, 2 dicembre 2004, n. 7573; Cass.pen., Sez. V7 maggio 2009, n. 33689; Cass.pen., Sez. V, 21 settembre 2012, n. 49781). È stato anche  affermato che l’assenza della persona offesa, se  irreperibile, non può essere "interpretata" come non opposizione "all'epilogo decisorio in questione, dovendo, viceversa, essere considerata un fatto neutro, certamente non espressivo di tale volontà” (Cass.pen.,Sez. V, 9 luglio 2013, n. 33763).

 

Secondo un diverso orientamento giurisprudenziale, invece, la decisione di non comparire all'udienza va ritenuta come inequivoca espressione di una precisa strategia processuale e cioè della volontà di rinuncia all'esercizio di tutte le facoltà consentite dalla legge, come la possibilità di opporsi alla dichiarazione di non procedibilità dell'azione per la particolare tenuità del fatto (Cass.pen., Sez. V, 5 dicembre 2008, n. 9700). Tale argomentazione trova il suo fondamento nella ratio sottesa alla disciplina del procedimento innanzi al giudice di pace, ispirata alla creazione di un diritto penale "mite", efficace, ma non ingiustificatamente afflittivo, e tendenzialmente votato alla ricomposizione del conflitto causato dalla commissione del reato.

Per l'applicazione del disposto dell'art. 34, quindi, secondo tale esegesi, non è necessaria, neppure la presenza di una persona offesa (Cass. pen., Sez. IV, 8 aprile 2003, n. 25917) ed è configurabile l'esercizio di un potere discrezionale ma non arbitrario, non sindacabile se non nei limiti propri del giudizio di legittimità (Cass. pen., Sez. IV, 20 settembre 2004, n. 41702).

 

RIMESSIONE ALLE SEZIONI UNITE

All’udienza del 10 aprile 2015, la V Sezione penale ha rimesso al Primo Presidente della Corte Suprema di cassazione un ricorso che propone la seguente questione oggetto di contrasto giurisprudenziale:

se al comportamento di per sé neutro della assenza in giudizio della persona offesa possa ascriversi il significato positivo di opposizione alla dichiarazione di improcedibilità.

VALUTAZIONE DEL PRIMO PRESIDENTE

Il Primo Presidente della Corte Suprema di cassazione ha assegnato alle Sezioni Unite, fissando per la trattazione l’udienza pubblica del 16 luglio 2015, un ricorso che propone la seguente questione, ritenuta dalla V Sezione penale oggetto di contrasto giurisprudenziale:

se al comportamento di per sé neutro della assenza in giudizio della persona offesa possa ascriversi il significato positivo di opposizione alla dichiarazione di improcedibilità.

DECISIONE

All’udienza del 16 luglio 2015, le Sezioni unite penali hanno deciso che:

la mancata comparizione in udienza della persona offesa, nei procedimenti davanti al giudice di pace, equivale a manifestazione della volontà di non opporsi alla dichiarazione di improcedibilità dell'azione penale per la particolare tenuità del fatto.

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